:: PHILIP DICK

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:: IMMAGINARIO

...è tutto quello che forma le nostre idee, il nostro modo di leggere il mondo, di rapportarci ad esso e agli altri. L'immaginario in cui siamo immersi è formato da tante cose: cinema, libri, tv, fumetti, pubblicità, sport e naturalmente ciò che
accade nel mondo. E ancora, lo sviluppo tecnologico, i computer, Internet e tutto ciò che ci fa comunicare con il mondo.

La nostra cultura è fatta di “immagini” che provengono da tutto ciò e che diventano importanti anche senza accorgercene: sono “fantasmi semiotici” in cui si racchiude il significato di quello che è la nostra società, una società che si sostiene anche con l’immateriale delle idee e dei concetti.

IMMAGINA UNA BIBLIOTECA

Sto leggendo: Per ora nulla,
Ultimi libri letti: Boh, chi si ricorda...

Autori e libri preferiti: Philip Dick (UBIK, MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE, LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH, UN'OSCURO SCRUTARE, I SIMULACRI, L'UOMO NELL'ALTO CASTELLO, SCORRETE LACRIME DISSE IL POLIZIOTTO, LABIRINTO DI MORTE, L'ANDROIDE ABRAMO LINCOLN, NOI MARZIANI, CRONACHE DEL DOPOBOMBA, LA TRILOGIA DI VALIS), J.R.R. Tolkien (IL SIGNORE DEGLI ANELLI), William Gibson (NEUROMANTE, AMERICAN ACROPOLIS, LA NOTTE CHE BRUCIAMMO CHROME), J.G. Ballard (CRASH, IL MONDO SOMMERSO, LA MOSTRA DELLE ATROCITA', IL CONDOMINIO, L'IMPERO DEL SOLE), Bruce Sterling (LA MATRICE SPEZZATA, CAOS USA, LO SPIRITO DEI TEMPI, FUOCO SACRO), Haruki Murakami (DANCE DANCE DANCE), Luhter Blisset/Wu Ming (Q, HAVANA GLAM, 54, ASCE DI GUERRA, MANITUANA), Don DeLillo (UNDERWORLD, MAO II, AMERICANA, COSMOPOLIS), David Foster Wallace (INFINITE JEST), Jack Kerouac (SULLA STRADA), Joe R. Lansdale (RUMBLE TUMBLE, MANEGGIARE CON CURA, IN FONDO ALLA PALUDE, ECHI PERDUTI, LA SOTTILE LINEA SCURA), Chuck Palahniuk (SURVIVOR, SOFFOCARE), Kurt Vonnegut (MATTATOIO N. 5, LA COLAZIONE DEI CAMPIONI, LE SIRENE DI TITANO), Edward Bunker (COME UNA BESTIA FEROCE, CANE MANGIA CANE, LITTLE BOY BLUE, EDUCAZIONE DI UNA CANAGLIA), Matt Ruff (ACQUA, LUCE E GAS), Valerio Evangelisti (Eymerich vari, METALLO URLANTE, ANTRACITE), Niccolò Ammaniti (TI PRENDO E TI PORTO VIA), Girolamo De Michele (TRE UOMINI PARADOSSALI, SCIROCCO), Philip Roth (PASTORALE AMERICANA, IL COMPLOTTO CONTRO L'AMERICA), Giuseppe Genna (DIES IRAE, NEL NOME DI ISHMAEL), Robert A. Heinlein (UNIVERSO, STRANIERO IN TERRA STRANIERA) e poi Italo Calvino (SE UNA NOTTE DI INVERNO UN VIAGGIATORE, LE CITTA' INVISIBILI, LE COSMICOMICHE), John Fante (CHIEDI ALLA POLVERE, LA CONFRATERNITA DELL'UVA), Walter Tevis (LA REGINA DEGLI SCACCHI), “Il maestro e Margherita” di Bulgakov, i racconti di E.A. Poe, Isaac Asimov, Johnatan Coe, Nick Hornby, Carlo Lucarelli, Umberto Eco, Daniel Pennac, Stefano Benni, Neil Gaiman, Charles Bukowski e ancora...

IMMAGINA UN CINEMA

Film preferiti: In ordine sparso, tutto Kubrick (su tutti ARANCIA MECCANICA, 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO e FULL METAL JACKET), BLADE RUNNER, tutto Tarantino (PULP FICTION e KILL BILL vol.1 in particolare, ma anche LE IENE), MATRIX, 1997 FUGA DA NEW YORK, THE BLUES BROTHERS, i film di David Cronenberg (EXISTENZ, LA MOSCA, VIDEODROME, IL PASTO NUDO, CRASH), STAR WARS, ALIEN e ALIENS, APOCALIPSE NOW, LA 25a ORA (e altri film di Spike Lee), IL SIGNORE DEGLI ANELLI, METROPOLIS, TRUMAN SHOW, FIGHT CLUB, NATURAL BORN KILLERS, i film di Park Chan Wook (OLD BOY, LADY VENDETTA, MR. VENDETTA), i film di Woody Allen (MANHATTAN, IO E ANNIE, MATCH POINT, IL DITTATORE DELLO STATO LIBERO DI BANANAS, PROVACI ANCORA SAM) i film di Jim Jarmusch (GHOST DOG, DEAD MAN, DAUNBAILO'), L'ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE, BRAZIL, ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND, MULHOLLAND DRIVE, SIN CITY, V PER VENDETTA, e poi una spruzzata di Hitchcock, di Scorsese, dei fratelli Coen (IL GRANDE LEBOWSKI, BARTON FINK, FARGO)

IN TV E DA ALTRE PARTI

I SIMPSON, X-FILES, FUTURAMA, la Roma, il ciclismo, la mia città (Roma), i fumetti DISNEY (Carl Barks e Don Rosa), la fantascienza, Neon Genesis Evangelion, Report, Gli album di Marco Paolini, i programmi di Radio Due, i fumetti di Frank Miller (Sin City), di Jean Giraud, alias Moebius, di Enki Bilal, Sandman (di Neil Gaiman)


[lunedì, 14 maggio 2007]
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Quando inizia una nuova settimana si comincia a pensare quello che va fatto; con le sonorità di Ascension di Coltrane nelle orecchie butto giù gli impegni della settimana:

  • lavorare
  • studiare
  • lavorare
  • studiare inglese
  • lavorare
  • cercare di capire come si costruisce un database
  • lavorare
  • studiare inglese
  • andare a lezione di inglese
  • lavorare
  • andare a lezione del master
  • andare ancora al master
  • lavorare

Settimana impegnata direi; avrete notato che non c'è un giorno di riposo (letteralmente, visto che lavoro pure la domenica). E la cosa bella è che come al solito non mi va di fare niente! La cosa che mi preoccupa di più a questo punto è comunque il test di lingua che avrò fra meno di due settimane per poter essere ammesso alla parte americana del mio master; da una parte sento il bisogno di impegnarmi maggiormente ma da un'altra penso che non mi resta altro che sperare.

Dopo tanti mesi di ozio e di vuoto completo sotto molti aspetti, non solo a livello di impegni, ho iniziato un periodo davvero intenso, al termine del quale spero di aver fatto le scelte giuste e di trarne i frutti; ripeto nuovamente che sono molto soddisfatto del corso seguito finora, sto cercando di assorbire quanta più roba posso; poi devo dire che tutto sommato le ore di lezione volano, col resto del corso credo che formiamo un buon gruppo (anche se c'è forse una eccessiva tendenza alla chat durante la lezione...). Non ho nemmeno quasi più tempo per leggere, e per me che sono un lettore vorace, come sanno gli affezionati lettori, è quasi un cambiamento di vita e di personalità; voglio starmene tutto il giorno a leggere quello che dico io, ho un mare di libri che ho comprato ed ancora non ho aperto!

A proposito di libri: sto cercando di trattenermi dagli acquisti folli, visto che ho tanta roba arretrata come detto; ora però sono tentato dall'acquisto dell'antologia free jazz curata da Wu Ming 1, The old new thing (doppio cd più libro), diciamo una costola del lavoro che Wu Ming 1 ha fatto per il suo romanzo solista, New Thing, del quale ho parlato qui. Chi mi conosce sa che non sono un grande esperto di musica ma in questo periodo mi sto appassionando al jazz: visto che mi fido dei Wu Ming sono tentato dall'acquisto (che costa non poco però, va detto). 

Sempre a proposito di Wu Ming (questo è periodo come noterete), mi sono ricordato oggi di fare l'accesso al secondo livello del sito www.manituana.com; dell'ultimo libro, che ho amato moltissimo, mi aveva sorpreso che rispetto al solito il volume non fosse corredato di note bibliografiche e di altre informazioni per guidare il lettore; naturalmente bastava andare a vedere questo famoso secondo livello (per accedere al quale bisogna rispondere ad una domanda su uno degli episodi del romanzo): c'è tutto, le biografie dei personaggi storici realmente esistiti presenti nel libro, i riferimenti bibliografici e sitografici seguiti dagli autori per un lavoro di ricerca e scrittura durate tre anni, capitoli non inseriti nella versione definitiva del romanzo (e c'è la possibilità per i lettori che vogliono cimentarsi con la scrittura di proporre le proprie aggiunte). Sempre a proposito di Manituana, segnalo che qualche post fa, nella mia recensione al romanzo, ho messo, sbagliando, Philip Lacroix fra i personaggi storicamente esistiti: si tratta invece del frutto della fantasia dei Wu Ming, e non credo che sia un caso che si tratti del personaggio in assoluto più affascinante di tutto il libro: guerriero micidiale, che legge Rousseau e Voltaire, che parla come un filosofo ma sa uccidere come pochi, le Grand Diable.

Ok, basta così per oggi. Se trovo tempo torno a scrivere nei prossimi giorni.

Immaginato da PhilipDick alle 08:56 / p.link
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# wu ming, diario e pensieri vari

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[venerdì, 04 maggio 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- Sentirsi come un mohawk

Come avevo accennato la scorsa settimana, ho letto l’ultimo romanzo dei Wu Ming, libro che si aggiunge alla lista di libri che provo a consigliare da questo blog.

Manituana. Cos’è o chi è Manituana? Solo il suono di questa parola affascina, fa pensare a qualcosa di magico e misterioso, ed infatti è così: una antica leggenda indiana individua in Manituana le terre che il Padrone della Vità donò agli indiani che abitavano le zone fra gli attuali Stati Uniti e Canada, terra che si frantumò nelle isole del San Lorenzo (nel romanzo Molly Brant racconta questa leggenda molto meglio ed in modo molto più suggestivo).

I Wu Ming si sono immersi nella Storia e ne sono emersi con una pietra grezza che hanno lavorato fino ad ottenere questo romanzo che non saprei definire in maniera diversa se non affascinante: un romanzo storico, certo, ma anche un romanzo di avventura, di amori, guerra, magie, fantasmi, vento, acqua, terra e fuoco.
Manituana è ambientato principalmente fra il 1775 ed il 1779, gli anni della rivoluzione americana e della nascita di una nazione, gli Usa ovvio. Di quella storia generalmente sappiamo poco, se non, semplificando al massimo, che gli “eroi” della libertà combatterono contro il giogo inglese. Ma le cose andarano veramente così? Dal loro viaggio nella Storia i Wu Ming sono tornati con qualcosa di molto più complesso, perché non fu una guerra fra i cattivi inglesi ed i buoni patrioti americani ma si trattò di una guerra civile, cruenta e sanguinosa, che si combatté anche con la guerriglia, con eccidi, con stupri etnici.

Come recita la quarta di copertina del romanzo, “una storia dalla parte sbagliata della Storia”, quella di chi ne uscì sconfitto, gli americani lealisti ed i nativi americani delle Sei Nazioni Irochesi (Mohawk, Cayuga, Oneida, Onondaga, Seneca, Tuscarora), alleati degli “inglesi”.
Definiamo ancora il contesto. In quello che era il New England, Sir William Johnson era il commissario per gli affari indiani nominato dalla corona inglese; Sir William (che assunse il nome indiano di Warraghiyagey, “Conduce grandi affari”) stabilì rapporti di rispetto reciproco con le nazioni indiane, le quali continuarono a vivere prosperando nelle loro terre e nei loro villaggi; fra coloni ed indiani c’erano relazioni di ogni genere, commerciali, culturali ed anche familiari (lo stesso Sir William sposò una donna mohawk, Molly Brant, che gli diede otto figli). Tutto questo fino alla morte del commissario, poi venne la guerra.

Manituana si rivela subito un romanzo corale, come tipico nei libri del collettivo Wu Ming, ma emergono chiaramente alcuni protagonisti, realmente esistiti, Joseph Brant Thayendanega (“Lega due bastoni”), fratello di Molly, Philip Lacroix Ronaterihonte, detto le Grand Diable per la sua aura di guerriero leggendario, la stessa Molly Brant, dai misteriosi poteri e dal grande carisma sulla sua gente.
Allo scoppio della guerra le Sei Nazioni devono scegliere con chi stare: i Mohawk garantiscono la loro fedeltà alla famiglia Johnson, le altre Nazioni sono più ondivaghe; non tutti gli indiani capiscono che non si tratta soltanto di una guerra tra bianchi ma che in ballo vi sono le proprie terre ma soprattutto la loro esistenza. Questo è un punto cruciale del romanzo e della Storia: sarebbe potuto cambiare tutto, o forse no; forse gli indiani avrebbero continuano a prosperare e vivere pacificamente con i bianchi o forse sarebbero stati comunque sterminati, ma quel che è certo che i Wu Ming hanno colto un nodo importantissimo della Storia.

La guerra prosegue va avanti, il lettore sa come andrà a finire ma i Wu Ming creano una architettura narrativa perfetta che lo incastra e non lascia andar via, nella quale ogni personaggio ha il suo ruolo, cresce, matura, diventa un capo o un guerriero, come Joseph e suo nipote Peter, trasformati da un viaggio a Londra, dove incontreranno il re per suggellare l’alleanza della loro nazione all’Inghilterra.
Il lettore viene trasportato in quell’epoca ed in quei luoghi: sente i profumi delle foreste, la voce del vento ed i rumori della terra attraverso Molly e Philip, guerriero e cacciatore solitario che scende in guerra in nome di un’antica fedeltà; scorrendo le pagine vede le battaglie, cruente, senza censure, gli uomini scalpati, il sangue che scorre a fiumi, il dolore portato da un fronte all’altro.
Ovviamente la guerra è il tema centrale, ma c’è tanto altro in questo libro, quasi un romanzo epico, e vale davvero la pena di scoprirlo.

ERRATA CORRIGE: nel post faccio riferimento ad alcuni personaggi realmente esistiti storicamente; in realtà Philip Lacroix è frutto della fantasia dei Wu Ming

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# libri, immaginario, wu ming

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[martedì, 24 aprile 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- La leggenda di Manituana

Stamattina presto ho deciso di segnalarvi intanto il libro che sto leggendo, Manituana, l'ultima fantastica fatica dei Wu Ming, sul quale mi prolungherò quando lo avrò finito, e poi su una iniziativa veramente originale in merito a questo libro.

Vi invito a visitare il sito Manituana, nel quale non solo si parla del romanzo ma si offre al lettore la possibilità di estendere la propria esperienza di lettura, di avere riferimenti storici, accedere al materiale non utilizzato dagli autori nel libro (spazio aperto anche ai racconti dei lettori nel mondo di Manituana), alla musica ispirata da Manituana (e anche lì si accettano contribuiti), di poter consultare la mappa dei luoghi del romanzo attraverso Google Earth, di poter guardare il trailer del romanzo in flash (che vi invito a vedere seguendo il link), di seguire le notizie sul libro (ma questo è quasi ovvio). Soprattutto, viene offerto al lettore più attento un secondo livello di conoscenze sul romanzo, al quale si accede solo rispondendo a una domanda su Manituana, e per ora non posso entrare perché devo arrivare in fondo.

Trovo una novità questa integrazione fra il romanzo e i suoi, per così dire, contenuti speciali; certo, si potrà dire che c'è una strategia commerciale dietro, ma è evidente l'intento di offrire al lettore qualcosa di nuovo, tenuto conto anche che un romanzo del genere, come sempre accade per i Wu Ming, arriva dopo anni di ricerche storiche e di lavoro.

In breve, come dice la quarta di copertina, si tratta di una storia dalla parte sbagliata della Storia (e spesso parlando dei libri dei Wu Ming ho sottolineato questa connessione fra storia e Storia: ripeto, nei loro libri c'è sempre l'idea, espressa già in Q, che siamo sempre figure di sfondo sul palcoscenico della Storia, e i Wu Ming mettono sempre al centro queste figure di sfondo): 1775, le Sei Nazioni Irochesi devono decidere se restare alleati della Corona inglese e combattere contro i rivoluzionari bostoniani o no; vi sono battaglie, viaggi oceanici, fantasmi, storie d'amore e di morte disperate, un momento epocale della Storia, quando ancora tutto doveva essere scritto. Un romanzo storico e d'avventura, che guarda nel passato per parlare dell'oggi.

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# libri, wu ming, internet e new media

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[lunedì, 05 dicembre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Le storie sono asce di guerra da disseppellire

Interrompo la pausa nel modo a me più congeniale, accennando qualcosa sul libro che sto leggendo, Asce di guerra, di Wu Ming e Vitaliano Ravagli. Ci sarebbe anche una recensione su L'androide Abramo Lincoln di Dick ancora da scrivere, e lo farò perché è un bel libro.

Però vista questa mia pigrizia mentale e dattilografica (soprattutto mentale e intellettuale: ma forse è sbagliato perché riguarda il blog, perché per altri versanti sono preso da raptus di stimoli intellettuali autodidattici che si traducono nella voglia di tuffarsi su alcuni argomenti, fra sociologia e filosofia, ma ne parlerò ancora, forse per sfuggire alla pigrizia emotiva), per ora butto giù qualche riga su questo libro del consorzio narrativo e di Vitaliano Ravagli, anche se ancora devo arrivare a metà.

I componenti di Wu Ming sono arrivati a conoscere Ravagli, come scrivono loro stessi, su indicazione di Carlo Lucarelli mentre cercavano materiali e storie da inserire in 54, libro bellissimo di cui vi parlai già a suo tempo. Vitaliano Ravagli era un ragazzino ai tempi della guerra partigiana, quindi troppo giovane per combattere; comunista, partì ed andò a combattere in Laos contro i francesi al fianco dei comunisti locali e del Vietminh. Una vita a dir poco avventurosa a cui Wu Ming ha deciso di dare respiro autonomo perché troppo intensa e forte per essere solo una sotto-trama di 54.

Asce di guerra (ripubblicato da poco in una nuova edizione) è, per ammissione degli autori, un terzo autobiografia, un terzo fiction e un terzo saggio. E da questo ibrido nasce un libro avvincente che ti riempie la testa di tante cose, che ti spinge a riflettere, che ti fa venire voglia di conoscere e saperne ancora di più. Perché questo libro parla delle guerre di Indocina, ricostruendone, brevemente ma efficaciemente, la storia e le ragioni politiche e culturali; ti racconta tante cose della storia italiana, dell'amnistia di Togliatti che ha lasciato in giro fascisti della prima ora, mentre chi aveva combattuto contro di loro magari veniva perseguito ed era costretto a scappare e rifugiarsi all'estero; una storia, questa, che riguarda i comunisti ed il PCI, ma non solo, con lo scelbismo ed il clericalismo degli anni 50, tenendo conto anche di quel clima di revisionismo storico che negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede.

Quindi, la storia di Ravagli, la Storia e le storie raccontate dai Wu Ming si fondono in modo forse ogni tanto schizofrenico ma il risultato è di alcune pagine eccezionali, in cui si smitizza molta storia patria e si cerca di capire le ragioni dietro certi avvenimenti, e tante cose anche dell'Italia di oggi, se è vero, come si dice nel libro, che questo è un paese che è rimasto fascista nell'anima, perché quando fu giusto non si fecero i conti col passato nel modo che avrebbe chiuso per sempre quella pagina (e di fronte al clericalismo di oggi sembra difficile non pensarci e dare ragione agli autori).
Il tutto con sullo sfondo sempre l'orientamento principale dei romanzi firmati Wu Ming: i fili della Storia che si intrecciano sempre con le storie individuali, quelle di fantasia come quelle vere, che sembrano molto più fantasiose, ancorché facciano parte di un rimosso storico (quanti hanno mai sentito parlare di italiani che partivano per l'Indocina per combattere?). E quelle che emergono sono sempre le radici più profonde di quello che è accaduto negli ultimi 50 anni, delle guerre calde e fredde, fino a quelle di oggi: questi fili fanno tutti parte di una stessa matassa, che può essere sbrogliata solo scegliendo un lato da cui guardarla. Magari di parte, ma almeno sai quale parte.

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# libri, immaginario, wu ming

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[martedì, 13 settembre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- New Thing: jazz e non solo

Cos’è? Attacco come Wu Ming 1 nelle note di chiusura del suo libro, New Thing, in cui spiega un po’ la genesi del suo romanzo solista, che porta con se, però, come sempre, l’impronta del collettivo di cui fa parte.
Appunto cos’è? E soprattutto perché bisogna interrogarsi su questo problema? Come, cos’è? Il fatto è che, come spiega l’autore stesso, questo libro si ispira al new journalism e alle inchieste e ai documentari tv e cinematografici. Non ha un andamento lineare ma è composto da frammenti, legati insieme dall’autore, come nel montaggio cinematografico e tv. L’asse portante del libro è una sorta di inchiesta, svolta da quello che dovrebbe essere un giornalista, sulla new thing e sugli omicidi del Figlio di Whiteman, un serial killer che, a Brooklyn, colpiva musicisti neri, appartenenti, appunto, alla new thing, la nuova corrente del jazz di cui John Coltrane era il capostipite e il nume tutelare. Una musica che prima di tutto è rivoluzione, rivoluzione musicale ma non solo; rivoluzione culturale, di rinascita e di riscatto, di libertà.
 
L’anno in cui si svolgono i fatti raccontati in questa inchiesta è il 1967, anno fondamentale, intanto perché è l’anno della morte di Coltrane, poi perché le Pantere Nere stavano crescendo e facendo proseliti, perché l’antagonismo e la ribellione delle comunità nere ormai aveva messo radici, andando oltre il movimento per i diritti civili del dottor King. E il jazz della new thing è un veicolo ed allo stesso tempo il risultato di questa voglia di uguaglianza e di libertà delle comunità nere.
 
È un romanzo senza un protagonista, corale; se un personaggio spicca più degli altri è Sonia Langmut, giovane giornalista irlandese, amica dei musicisti della new thing, che passa da un locale all’altro per trascorrere le notti ad ascoltare musica, con il suo fedele registratore a bobine a tracolla. Sonia è raccontata da ogni persona intervistata dal fantomatico giornalista, perché Sonia la conoscevano tutti e le volevano tutti bene, e lei voleva bene alla musica. Inutile dire che quando il serial killer comincerà ad ammazzare i suoi amici lei si butterà a capofitto sulla storia, come se fosse una giornalista di nera e non di musica e spettacoli. Forse il vero protagonista del libro è il registratore di Sonia, che raccoglie ogni cosa, in attesa che quei suoni vengano interpretati.
E a parte il ricordo di chi l’ha conosciuta, Sonia parla attraverso i suoi nastri, sua unica presenza nel libro.
 
Alla fine della lettura di New Thing, viene da chiedersi che libro è, appunto. E poi ti accorgi che saltando dal ’67 ai giorni nostri, passando dai ricordi di Trane e di Sonia alle questioni politiche e culturali che permeano tutto il libro, alla fine hai ricevuto un mare di informazioni, che forse hai assimilato e forse no. Ma ti sono rimaste dentro delle idee, idee da approfondire, magari con una seconda lettura, che forse sarebbe indicata per leggere tra le righe.
 
È un libro, poi, incredibilmente documentato (e lo dimostra la bibliografia alla fine, che lo fa sembrare più un saggio che un romanzo), e tutto questo studio e questa documentazione esce fuori da ogni parola. Un libro che è tutta una citazione ed un rimando (come sempre i libri del collettivo), e per questo dico che forse ci vorrebbe una seconda passata. Anche perché la forma, del tutto originale, per un’opera di narrativa, è tale da creare qualche problema al lettore, che può darsi debba un po’ carburare prima di entrare a tempo all’interno delle improvvisazioni; perché è un libro che oltre che parlare di musica, è musicale esso stesso, che sembra una grande improvvisazione, come la new thing (ma è tutto studiato fino all’ultima parola), e non sarebbe male se il lettore fosse capace di improvvisare anche lui, dietro alle note e alle parole.

Immaginato da PhilipDick alle 08:22 / p.link
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# libri, wu ming

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[domenica, 27 marzo 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- 54, dei Wu Ming

(post di ottobre 2004)
 
Giorni fa avevo postato una recensione su un bel romanzo di Philip Roth, Pastorale Americana, dicendo che è un libro di quelli che vanno letti con calma, poche pagine al giorno, almeno per i miei gusti e ritmi di lettura. Questo sia perché il ritmo del romanzo, molto riflessivo e introspettivo, lo richiede sia perché ci sono libri che alla fine non si può non dire che siano belli ma che non “prendono” al punto da mettersi a leggere ossessivamente.
 
Ci sono libri invece che leggi in pochi giorni ma che poi alla fine non lasciano niente e, ancora, libri che divori perché fantastici. E proprio un libro fantastico ho letto in questi giorni, in cui ho macinato le oltre 650 pagine in meno di una settimana.
E un libro fantastico e che ho letteralmente divorato è 54 dei Wu Ming, gruppo volutamente anonimo di scrittori (che anonimi lo restano anche nei loro romanzi individuali) che ho cominciato ad amare da questa estate con Q (pubblicato a nome di Luther Blisset), di cui ho avuto già modo di parlare e che poi ho continuato con Havana Glam, di Wu Ming 5.
Dico subito, per non doverci tornare sopra, che Q è senza dubbio un lavoro inarrivabile per forza narrativa e per presa sul lettore ma 54 è anch’esso un libro che vi consiglio di leggere vivamente, e che devo aggiungere alla lunga lista dei miei libri preferiti.
 
Il romanzo di cui vi parlo si svolge tutto nell’anno 1954, un anno cruciale della nostra storia contemporanea perché molte cose sono accadute e di cui questo romanzo parla direttamente o indirettamente, prendendo la Storia come cornice di una narrazione che però nella Storia (e lo scrivo volutamente con la “S” maiuscola) è immersa, e non potrebbe essere diversamente. E questo anche quando la si inserisce in una vicenda fantascientifica di viaggi nel tempo e di storia alternativa come Havana Glam.
Verso la fine del libro si legge questa frase che riassume molto il progetto Wu Ming: “Guardò oltre il vetro e ancora una volta, come ogni giorno, si sentì parte di un grande ingranaggio. Parte della Storia”. Questo gruppo di scrittori costituisce una “azienda di servizi narrativi” e la definizione è quanto mai calzante, e va letta in positivo. Il lavoro di gruppo mira a raccontare vicende che siano immerse nella Storia, nei fatti realmente accaduti, andando a scomodare personaggi realmente esistiti, perseguendo l’idea base che ogni vicenda non è a sé stante ma ha un contorno che non si può ignorare.
I loro romanzi allora rielaborano, spiegano e rileggono fatti che stanno nei libri di storia ma soprattutto li contestualizzano fornendo sempre un ritratto d’epoca, mostrando come le grandi vicende lascino traccia nelle vite della gente comune e, soprattutto, come le vicende di personaggi insignificanti per la Grande Storia possano però avervi parte anche se rimangono sconosciute ai più.
Una massima che ritroverete sempre applicata nei loro romanzi è che siamo tutti solo figure di sfondo allo scorrere della Storia, di cui comunque tutti facciamo parte.
 
Storia e fiction si mescolano abilmente, secondo regole e criteri che regolano il lavoro di Wu Ming al fine della narrazione di vicende a volte realistiche, altre assolutamente fantastiche, altre ancora surreali. Sembra quasi di assistere ad una narrazione manzoniana, in cui una sorta di provvidenza presiede alle vicende dei protagonisti, vicende che, come detto, vedono fianco a fianco personaggi fittizi e personaggi realmente esistiti. E il libro è pieno di citazioni e di riferimenti che danno ulteriore piacere alla lettura quando si colgono, e chissà quanti me ne sono persi io.
 
Il 1954 è l’anno della grande offensiva dell’esercito di Ho Chi Min contro i francesi in Indocina (e gli USA cominciano a ficcarci il naso). È l’anno in cui nasce il KGB. L’anno del ritorno di Trieste all’Italia (si sono festeggiati i 50 anni proprio in questi giorni, e questa vicenda sarà molto importante nel libro). L’anno in cui il maccartismo in America raggiunge il suo culmine e vede la fine. L’anno in cui muore De Gasperi. L’anno in cui nasce la prima centrale atomica sovietica (e si può dire che lì comincia la guerra fredda). L’anno in cui in Italia per la prima volta si discute di un grande caso di cronaca, il caso di Wilma Montesi.
Soprattutto, e non scherzo, è l’anno in cui nasce in Italia la televisione, che sarà uno degli elementi di maggior sviluppo, e in positivo, del nostro paese.
 
Tutte vicende che i protagonisti del romanzo sfiorano o ci si ritrovano in mezzo senza neanche saperlo. Così ci sono ex-partigiani, chi gestisce un bar, chi è andato a fare la rivoluzione in Jugoslavia, chi è fuori dal partito comunista e si dedica a traffichi illeciti, chi era troppo giovane allora e vorrebbe trovare un senso alla propria vita come il padre e il fratello. C’è il vecchio Lucky Luciano in esilio a Napoli, che gestisce il traffico mondiale della droga. C’è Cary Grant che sono due anni che non fa un film perché depresso a cui viene offerto un incarico particolare; e c’è il suo amico “Hitch” che gli propone di fare un film in Costa Azzurra insieme a Grace Kelly. C’è il generale Serov, direttore del neonato KGB. C’è Josip Broz, alias Tito, che il PCI vede come un fascista perché in rotta con Mosca. E ci sono Pierre, giovane ballerino, re della Filuzzi (che presumo sia un ballo), i clienti del Bar Aurora gestito da lui e da suo fratello Nicola, ex-partigiano; c’è Vittorio, il padre dei due, che sta in Jugoslavia ma non se la passa bene. C’è “Kociss”, guaglione che si ritrova nei guai. E tanti altri personaggi che fanno di questa storia un romanzo corale, dove ognuno ha la sua parte nel grande gioco, pur senza saperlo. E personaggi si aggiungono fino alla fine, quando in Messico incontriamo un certo avvocato cubano che arringa la folla parlando di rivoluzione.
C’è spazio anche per Gulliver, un piccione viaggiatore, e per McGuffin, un televisore americano che passa di mano in mano.
 
Un gran romanzo, che si legge senza problemi e tutto di un fiato (e secondo me è il modo migliore di leggerlo), immergendosi nelle spire della narrazione, che è un po’ thriller e spy story, un po’ romanzo storico, un po’ romanzo sui sentimenti e sui valori. È il ritratto di un’epoca, in cui troviamo le basi del nostro mondo di oggi.

Immaginato da PhilipDick alle 11:29 / p.link
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# libri, wu ming

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[domenica, 27 marzo 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Havana Glam, di Wu Ming 5

(post del 16/9/2004)
 
Se invece della guerra preventiva si desse vita alla guerra retroattiva? In fondo pensando a quanto succede in questi anni, non è mica una ipotesi così peregrina quella che Wu Ming 5 propone nel suo romando Havana Glam, che sto leggendo in questi giorni. Wu Ming 5 è uno dei componenti dell’ “azienda di servizi narrativi” Wu Ming, e questo è un romanzo scritto solamente a due mani…
 
Nel 2045 il governo degli Stati Uniti è riuscito ad ottenere la possibilità di viaggiare indietro nel tempo; ed il viaggio nel tempo è, come un secolo prima la Bomba Atomica, l’Arma Finale per assicurare la vittoria definitiva degli Stati Uniti non in una guerra ma… nella Storia.
E questo romanzo è un viaggio nel tempo, appunto, nella nostra vera storia contemporanea ma anche in una storia alternativa che avrebbe potuto essere e non è stata (niente di nuovo, ovvio. Lo stesso Dick con L’uomo nell’alto castello aveva descritto un mondo in cui la seconda guerra mondiale era finita al contrario, con la vittoria dell’Asse). Un viaggio che entra a fondo anche nel nostro immaginario, nella nostra cultura pop (incontriamo Bob Marley e David Bowie, tanto per fare un esempio…) fatta di tante cose, dalla musica alla tv al cinema (attraverso cui gli inviati indietro nel tempo studiano la vita di un secolo prima…); è un viaggio all’interno della politica del nostro mondo contemporaneo, perché ogni romanzo che parla del futuro (e in questo caso del passato e del presente…) parla anche del mondo di oggi.
 
In seguito ad una guerra nucleare totale (niente di originale, ma la forza di questo libro è che prende elementi ampiamente sviluppati nella letteratura e nel cinema di immaginario e li rielabora) gli Stati Uniti hanno perso il loro ruolo egemone; e l’unico modo di mantenerlo nel presente (del 2045) e nel futuro sarebbe quello di modificare il passato facendo iniziare il piano Totality, per il bombardamento atomico dell’Unione Sovietica. Così «Niente Unione Sovietica, niente guerre di liberazione contro le potenze coloniali. Niente guerre di liberazione, niente Vietnam. Niente Vietnam, niente controcultura. Niente hippie, pantere nere, eccetera, niente 1968 europeo e 1977 italiano. Niente 1977 italiano niente Grande Movimento Popolare. Niente Grande Movimento Popolare, niente Carlo Wilhelm, Guardie d’Assalto e guerra atomica del 2022.» (nello specifico: è la Repubblica Popolare Italiana, di stampo marxista, a provocare la guerra…).
 
È la filosofia della guerra preventiva estesa anche al passato. E notate che il libro è del 2001, quindi molto probabilmente scritto prima dell’11 settembre e dell’affermazione della dottrina Bush (tra le altre cose è significativo, ed esilarante per chi coglie la citazione, un passaggio in cui parlando del presidente-filosofo del 2045, si dica come in passato ci siano stati presidenti anche più colti «e presidenti che non sapevano indicare la Serbia sulla cartina», nota gaffe in cui cadde G. W. Bush durante la campagna presidenziale del 2000).
 
Però (e questo è l’interrogativo che rende affascinante il libro), è possibile che un’agente esterno, proveniente da un’altra epoca possa cambiare il corso della Storia? Forse può semplicemente cambiare la storia… Perché un tema tipico delle storie sui viaggi nel tempo è la possibilità di creare un diverso continuum spazio-temporale ma, almeno fin dove sono arrivato io, questo non è possibile, o meglio non si sa se sia possibile. Nasce un nuovo continuum di realtà? E allora avremo tante realtà tutte diverse per ogni viaggiatore nel tempo che manderemo indietro? E se ci sono più realtà con le quali dobbiamo confrontarci, sono tutte egualmente vere?
Oppure più semplicemente già il mandare indietro qualcuno cambia impercettibilmente il continuum per cui quello vissuto nel presente è un continuum diverso da quello che esisteva prima del viaggio indietro nel tempo ma noi non lo sapremo mai perché per noi quello è il nostro continuum (il discorso è contorto ma è il tema stesso ad essere contorto…). E tutti gli altri mondi possibili che fine hanno fatto? Domande queste a cui la metafisica e la fisica (da Einstein in poi) hanno cercato di dare risposta ma non è che sia così facile. Inventiamola la macchina nel tempo (che tra l’altro nel romanzo funziona grazie ai poteri psichici di un empata, un essere simile in qualche modo ai precog di Dick, come in Minority Report) e poi ne riparleremo.
 
Alla fine la domanda che rimane è quella del titolo: e se George Dabliù avesse la macchina del tempo?
 
 

Immaginato da PhilipDick alle 11:27 / p.link
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# libri, wu ming

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[domenica, 27 marzo 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Q, di Luther Blisset

(post del 23/8/2004)
 
Nei miei giorni abruzzesi ho avuto modo di leggere, finalmente direi, Q di Luther Blisset, lo pseudonimo dietro cui si nasconde un gruppo di giovani scrittori che hanno negli ultimi anni assunto il nuovo nome di Wu Ming.
Spesso si sente tanto parlare di un libro ma non lo si legge mai perché si ha qualche dubbio, ma quando sempre più persone te ne parlano allora la curiosità ti assale e ti viene voglia di leggerlo.  E così ho deciso di affrontare in questo mese di agosto questo libro di 600 pagine abbondanti con tutta l’intenzione di vedere cosa avrei trovato.
E devo dire che poche altre letture sono state così azzeccate. Q è una vera miniera di temi e vicende che si intrecciano tutte con le vicende storiche della prima metà del ‘500 fra Riforma e Controriforma. E sicuramente questo avvincente libro entra di corsa fra le mie letture preferite.
 
Q è un romanzo storico, che a partire dalle Tesi di Martin Lutero racconta le vicende di quello che all’inizio è un giovane studente di teologia, che abbraccia l’”eresia” anabattista e di Q, spia delle alte corti del Vaticano nelle fila dell’eresia. E si mescolano perfettamente personaggi reali come il fondatore dell’anabattismo Thomas Muntzer, che il nostro protagonista segue all’inizio, o altri predicatori e personaggi coinvolti nella presa della città di Munster nel 1534 da parte degli anabattisti stessi. E poi cardinali e papi come Giovanni Maria Dal Monte o Giovanni Pietro Carafa. E personaggi realmente esistiti e frutto della fantasia si mescolano. Ma non è solo un romanzo storico: si fondono avventura, giallo, azione, politica e cultura, fino allo scioglimento di tutto il mistero, dettato da un “piano” che il lettore colto (fra cui non rientro…) potrebbe comprendere in base alle sue conoscenze storiche di quel periodo e quello sveglio può capire invece usando il cervello e ricomponendo tutti i pezzi del puzzle man mano che ci vengono mostrati.
 
Il protagonista del romanzo è un personaggio dai mille volti, che cambia sempre nome (e il suo nome vero non lo sapremo mai) e ruolo sociale perché sempre in fuga, ma portando dentro di se il fuoco di un ideale che non è solo religioso, ma soprattutto di riscatto sociale per i poveri e i deboli: la religione che sta al centro di questo romanzo è la grande ideologia che sempre è servita a guidare le masse, per asservirle solitamente ma anche per promettergli riscatto sociale, come nelle vicende narrate in questo libro. Allora abbiamo a che fare con un teologo, con un rivoluzionario, con un soldato, con un commerciante truffaldino, con un tenutario di bordello, ma sempre dello stesso personaggio stiamo parlando, in perenne lotta contro la spia che ha fatto catturare e uccidere il suo primo “maestro”, e molti di quelli che con lui avevano creduto di poter creare il paradiso in terra.
Q è l’avversario di sempre, che trama per conto del suo padrone e che incrocerà dall’inizio alla fine del romanzo il nostro uomo dai mille volti, ora per caso, ora volontariamente, nel suo peregrinare fra Germania, Olanda, Svizzera e Italia.
 
Come detto in questo romanzo si mescolano alla fine generi diversi, su un impianto che dosa perfettamente ogni elemento, al fine di catturare il lettore nella sua rete, proprio come le trame della spia Q. E si è avvinti (a me è successo) all’interno di una narrazione che attraversa oltre trent’anni di storia vera, fra intrighi politici, dispute teologiche, rivoluzioni mancate, riforme sociali. Di tante cose si parla in questo romanzo: della guerre fra i sovrani europei per la supremazia sul continente, del ruolo della religione intesa come istituzione politica e ideologica in quel periodo ma che si riflette fino a tempi recenti, della nascita delle banche e del capitalismo moderno, delle vicende della martoriata Italia, divisa fra mille ducati e principati e terra di conquista per gli stati europei; e poi di arte e letteratura, di usi e costumi che si tramandano ancora oggi, di antisemitismo e di Santa Inquisizione: insomma chi più ne ha, più ne metta.
 
Ma è un romanzo dove si ha spazio per parlare anche di sentimenti e di grandi ideali. Probabilmente questo è frutto della scrittura a tante mani che ha partorito questo libro, ogni autore mettendoci del proprio nel costruire un castello veramente bello e arioso, in cui il lettore può entrare e lasciarsi andare al piacere della lettura.
 
L’effetto di questo libro è stato quello di immergermi subito dentro le pagine, di divorarlo, per il piacere di scoprirne la complessità di temi e situazioni, ma poi, come sempre mi succede quando leggo un libro che mi piace così tanto, rallento nella lettura per non far finire troppo presto questo piacere, comincio a centellinarlo, assaporandone ogni sfumatura. Fino ad avvicinarmi alla conclusione, ed accelerare di nuovo per vederne la conclusione.
Se lo leggerete penso che proverete questa stessa sensazione, perché questa variazione di ritmo è insita nel racconto stesso, vuoi per la varietà di vicende e temi, vuoi perché scritto da più autori.
 
Spero che questa recensione non vi abbia annoiato e costituisca un invito per chi non lo ha ancora fatto a leggere Q.

Immaginato da PhilipDick alle 11:25 / p.link
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“L’irreale è più potente del reale. Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione a cui può spingersi l’immaginazione. Perché soltanto ciò che è intangibile, le idee, i concetti, le convinzioni, le fantasie, dura. Le pietre si sgretolano. Il legno marcisce. La gente, bé… la gente muore.”

Chuck Palahniuk
(Soffocare)

“L'immaginario è un luogo senza tempo e senza spazio, come il delirio degli schizofrenici. C'è chi come loro vi resta impigliato e non riesce più a trovare la strada del suo corpo”

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“Le cose non devono essere avvenute realmente per essere vere. Le storie e i sogni sono verità rivestite d'ombra che sopravviveranno quando i nudi fatti saranno polvere, cenere, oblio”

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