:: PHILIP DICK

Contattami
E-mail e Messenger: philipdick@msn.com

:: IMMAGINARIO

...è tutto quello che forma le nostre idee, il nostro modo di leggere il mondo, di rapportarci ad esso e agli altri. L'immaginario in cui siamo immersi è formato da tante cose: cinema, libri, tv, fumetti, pubblicità, sport e naturalmente ciò che
accade nel mondo. E ancora, lo sviluppo tecnologico, i computer, Internet e tutto ciò che ci fa comunicare con il mondo.

La nostra cultura è fatta di “immagini” che provengono da tutto ciò e che diventano importanti anche senza accorgercene: sono “fantasmi semiotici” in cui si racchiude il significato di quello che è la nostra società, una società che si sostiene anche con l’immateriale delle idee e dei concetti.

IMMAGINA UNA BIBLIOTECA

Sto leggendo: Per ora nulla,
Ultimi libri letti: Boh, chi si ricorda...

Autori e libri preferiti: Philip Dick (UBIK, MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE, LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH, UN'OSCURO SCRUTARE, I SIMULACRI, L'UOMO NELL'ALTO CASTELLO, SCORRETE LACRIME DISSE IL POLIZIOTTO, LABIRINTO DI MORTE, L'ANDROIDE ABRAMO LINCOLN, NOI MARZIANI, CRONACHE DEL DOPOBOMBA, LA TRILOGIA DI VALIS), J.R.R. Tolkien (IL SIGNORE DEGLI ANELLI), William Gibson (NEUROMANTE, AMERICAN ACROPOLIS, LA NOTTE CHE BRUCIAMMO CHROME), J.G. Ballard (CRASH, IL MONDO SOMMERSO, LA MOSTRA DELLE ATROCITA', IL CONDOMINIO, L'IMPERO DEL SOLE), Bruce Sterling (LA MATRICE SPEZZATA, CAOS USA, LO SPIRITO DEI TEMPI, FUOCO SACRO), Haruki Murakami (DANCE DANCE DANCE), Luhter Blisset/Wu Ming (Q, HAVANA GLAM, 54, ASCE DI GUERRA, MANITUANA), Don DeLillo (UNDERWORLD, MAO II, AMERICANA, COSMOPOLIS), David Foster Wallace (INFINITE JEST), Jack Kerouac (SULLA STRADA), Joe R. Lansdale (RUMBLE TUMBLE, MANEGGIARE CON CURA, IN FONDO ALLA PALUDE, ECHI PERDUTI, LA SOTTILE LINEA SCURA), Chuck Palahniuk (SURVIVOR, SOFFOCARE), Kurt Vonnegut (MATTATOIO N. 5, LA COLAZIONE DEI CAMPIONI, LE SIRENE DI TITANO), Edward Bunker (COME UNA BESTIA FEROCE, CANE MANGIA CANE, LITTLE BOY BLUE, EDUCAZIONE DI UNA CANAGLIA), Matt Ruff (ACQUA, LUCE E GAS), Valerio Evangelisti (Eymerich vari, METALLO URLANTE, ANTRACITE), Niccolò Ammaniti (TI PRENDO E TI PORTO VIA), Girolamo De Michele (TRE UOMINI PARADOSSALI, SCIROCCO), Philip Roth (PASTORALE AMERICANA, IL COMPLOTTO CONTRO L'AMERICA), Giuseppe Genna (DIES IRAE, NEL NOME DI ISHMAEL), Robert A. Heinlein (UNIVERSO, STRANIERO IN TERRA STRANIERA) e poi Italo Calvino (SE UNA NOTTE DI INVERNO UN VIAGGIATORE, LE CITTA' INVISIBILI, LE COSMICOMICHE), John Fante (CHIEDI ALLA POLVERE, LA CONFRATERNITA DELL'UVA), Walter Tevis (LA REGINA DEGLI SCACCHI), “Il maestro e Margherita” di Bulgakov, i racconti di E.A. Poe, Isaac Asimov, Johnatan Coe, Nick Hornby, Carlo Lucarelli, Umberto Eco, Daniel Pennac, Stefano Benni, Neil Gaiman, Charles Bukowski e ancora...

IMMAGINA UN CINEMA

Film preferiti: In ordine sparso, tutto Kubrick (su tutti ARANCIA MECCANICA, 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO e FULL METAL JACKET), BLADE RUNNER, tutto Tarantino (PULP FICTION e KILL BILL vol.1 in particolare, ma anche LE IENE), MATRIX, 1997 FUGA DA NEW YORK, THE BLUES BROTHERS, i film di David Cronenberg (EXISTENZ, LA MOSCA, VIDEODROME, IL PASTO NUDO, CRASH), STAR WARS, ALIEN e ALIENS, APOCALIPSE NOW, LA 25a ORA (e altri film di Spike Lee), IL SIGNORE DEGLI ANELLI, METROPOLIS, TRUMAN SHOW, FIGHT CLUB, NATURAL BORN KILLERS, i film di Park Chan Wook (OLD BOY, LADY VENDETTA, MR. VENDETTA), i film di Woody Allen (MANHATTAN, IO E ANNIE, MATCH POINT, IL DITTATORE DELLO STATO LIBERO DI BANANAS, PROVACI ANCORA SAM) i film di Jim Jarmusch (GHOST DOG, DEAD MAN, DAUNBAILO'), L'ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE, BRAZIL, ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND, MULHOLLAND DRIVE, SIN CITY, V PER VENDETTA, e poi una spruzzata di Hitchcock, di Scorsese, dei fratelli Coen (IL GRANDE LEBOWSKI, BARTON FINK, FARGO)

IN TV E DA ALTRE PARTI

I SIMPSON, X-FILES, FUTURAMA, la Roma, il ciclismo, la mia città (Roma), i fumetti DISNEY (Carl Barks e Don Rosa), la fantascienza, Neon Genesis Evangelion, Report, Gli album di Marco Paolini, i programmi di Radio Due, i fumetti di Frank Miller (Sin City), di Jean Giraud, alias Moebius, di Enki Bilal, Sandman (di Neil Gaiman)


[lunedì, 19 marzo 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- Pane e politica

Invito caldamente, chi non lo avesse fatto, a guardarsi, se lo trovate in qualche modo, la terza parte dell'inchiesta di Iacona "Pane e politica" andata in onda ieri sera su Rai Tre. Un viaggio fra le regalie e le clientele della politica italiana, persa fra mercattegiamenti sulle candidature e sugli incarichi (un posto a qualcuno lo si trova sempre, anche a livello locale) e incapace di fare uno scatto di orgoglio morale riducendo gli abissali costi che questo sistema comporta per la collettività, come testimonia la vicenda dell'emendamento che Salvi e Villone hanno presentato in finanziaria per tagliare di qualche miliardo di euro i costi della politica ad ogni livello e affossato se non per qualche briciola.

Si diventa quasi qualunquisti di fronte a certe cose, ma fortuna che c'è qualche giornalista che ancora fa il suo mestiere, e bene.

Aggiornamento: chi fosse interessato con eMule trova le prime due parti, credo che presto qualcuno metterà in rete anche la terza.

Immaginato da PhilipDick alle 08:46 / p.link
commenti (1) (pop-up) / commenti (1)
# politica, tele visioni

Aggiungi questo link su:
  • Cita il post nel tuo blog
  • Segnala il post
  • Aggiungi su del.icio.us
  • Aggiungi su digg.com
  • Aggiungi su Google
  • Aggiungi su Yahoo
  • Aggiungi su Technorati
  • Aggiungi su Badzu

 

[giovedì, 25 maggio 2006]
-------------------------------------------------------------------------------------- Emozioni e brividi in bici

Si possono avere i brividi se si guarda la tv? Brividi di emozione e nostalgia, si intende. Sì, se si rivedono le immagini delle imprese di Marco Pantani.

In questi giorni di Giro d'Italia l'antica passione viene fuori, spumeggia, erutta come un vulcano, e allora c'è voglia di riprendere la bici, rimettersi in condizioni decenti e ritornare a pedalare, pedalare per pedalare, senza altro scopo. Perché non si fa tanta fatica (anche ad andare piano si fa fatica in bici quando è tanto che non la prendi e non hai nelle gambe nemmeno quella cinquantina di chilometri che una volta facevi solo per sgranchirti). Non è un caso che a forza di vedere il Giro, la festa di maggio, come ogni anno si moltiplica la voglia di mettersi in sella. E così se il mondo del ciclismo e non (soprattutto "e non") scopre la grandezza di un campione come Ivan Basso, io mi metto mi metto a pedalare, e se nessuno lo saprà mai e mai si metterà sul bordo di una strada a tifare per me non conta perché il tifo ce l'ho nella testa, che scandisce il passo pedalata dopo pedalata, e se vai piano non importa, la fatica è la stessa, la gioia pure, e, credetemi, difficilmente mi sento così completo e realizzato come in bici: per qualche ora ci si può estraniare e pensare solo alla strada, al colpo di pedale da tenere, al rapporto, e concentrarsi sui muscoli, sulla respirazione e sulla posizione da tenere in sella.

Ecco, queste righe per far capire l'amore per la bicicletta, che trascende le imprese dei campioni. E così con grande piacere stamattina e giovedì scorso ho visto le due puntate del bel documentario de "La storia siamo noi" di Minoli dedicate alla storia del Giro d'Italia, "La festa di maggio" (i volenterosi potrebbero/dovrebbero trovarle sul sito della trasmissione che, se non raccontano cazzate, contiene un archivio on-line di tutte le puntate). E così, la nascita del Giro, Luigi Ganna, il primo vincitore, i primi campioni e campionissimi, Girardengo, Guerra, Binda, poi Bartali, Coppi e la loro immensa rivalità, fino all'era moderna (era moderna trattata en passant, ma forse è giusto così visto che è stato il ciclismo eroico a fare la leggenda) con Merckx, Gimondi, Saronni, Moser, Bugno (chi mi conosce sa che il grande Gianni Bugno è stato il mio idolo da bambino e tuttora quando lo rivedo mi commuovo) e Marco Pantani, il Pirata, il Panta, chiamatelo come volete, l'unico ciclista moderno che ha saputo far rivivere la leggenda del ciclismo antico con le sue imprese straordinarie e la sua storia di uomo travagliato e con una interiorità difficile da decifrare, eroe e antieroe allo stesso tempo.

Quando il 14 febbraio 2004 morì il Panta, piansi, e dico sul serio, perché se ne andava un uomo che ha dato emozioni alla gente, e le sue imprese me le ricordo, ce le ho stampate in testa, con la telecronaca di Adriano De Zan: due vittorie all'Alpe d'Huez, la tappa dell'Aprica al Giro del 94 dove sul Mortirolo staccò tutti, anche Indurain e Berzin (e sul Mortirolo è stato posto un monumento in ricordo del Pirata: sabato il Giro vi passerà davanti e renderà omaggio al Mito), la tappa di Les Deux Alpes del Tour del 98, quando sul Galibier, in mezzo ad una pioggia fittissima staccò tutti, diede 9 minuti ad Ullrich e conquisto il Tour de France. Ecco, capito perché mi sono emozionato? Come farei a non emozionarmi per un uomo che diceva di spingere più forte che poteva in salita per finire prima l'agonia?

A vedere una bicicletta ci si emoziona perché come dice Fiorenzo Magni nel documentario che vi ho detto il ciclismo è il mondo e il mondo è il ciclismo: finché ci sarà il mondo ci sarà il ciclismo e viceversa, perché, sempre come dice Magni, i bambini con cosa giocano? Con una palla e con un triciclo.

Buon Giro a tutti, vado in bici!

Immaginato da PhilipDick alle 09:39 / p.link
commenti (8) (pop-up) / commenti (8)
# altro, tele visioni, diario e pensieri vari

Aggiungi questo link su:
  • Cita il post nel tuo blog
  • Segnala il post
  • Aggiungi su del.icio.us
  • Aggiungi su digg.com
  • Aggiungi su Google
  • Aggiungi su Yahoo
  • Aggiungi su Technorati
  • Aggiungi su Badzu

 

[martedì, 04 aprile 2006]
-------------------------------------------------------------------------------------- Il mio appello finale

Ieri sera avrete visto, forse, se non avevate niente da fare, il faccia a faccia fra Prodi e Berlusconi. Una sorta di finale di Champions League della politica italiana, ridotta all'attesa del confronto come se da questo dipendesse tutto. Per qualcuno probabilmente era così, e infatti si è presentato più in forma che nell'altro: Berlusconi, of course.

Il Caimano si è presentato in una veste più brillante, spigliata, battagliero, dopo i rimproveri che gli erano stati fatti, soprattutto perché aveva bucato completamente l'appello finale. Ieri Berlusconi si è messo in posa, ha guardato in macchina, ha sorriso, ha recitato la poesia imparata a memoria, da bravo scolaretto, e l'ha sparata grossa, quasi la più grossa di tutte, al livello del famoso milione di posti di lavoro, delle pensioni minime ad un milione di lire, che ancora aspettano (e pensata all'altra burla delle pensioni minime a 800 euro promessa stavolta), o del drastico taglio delle tasse, che non c'è stato. La cancellazione dell'ICI sulla prima casa farà vincere al Caimano le elezioni? Sarà la mossa a sorpresa vincente? Intanto qualcuno dovrebbe spiegare come poi si intende finanziare i comuni, che si reggono solo sull'imposta sulla casa, dopo i tagli continui fatti in questi anni; e per finanziare i comuni si tratta di trovare soldi, e trovare soldi significa tassare da qualche parte. Quindi, non vi aspettate che la taglierà, al massimo, se ne potessimo avere la controprova visto che sapete che spero (credo) chi governerà, la taglierebbe per i redditi più bassi, per alcune fasce sociali, e poi dirà che l'ha tolta a tutti, come per le pensioni aumentate solo a pochi pensionati.

E Prodi? Prodi ha fatto Prodi, lo conoscevamo già, e anche Berlusconi a dire il vero, infatti ne parlo solo in merito a questa sparata. Anzi, mi preme far notare una cosa: Berlusconi è forse l'unico in Italia che parla di classe operaia, e che sventola come un pericolo la sinistra al governo che redistribuirà la ricchezza alla classe operaia: il Caimano ha detto, più o meno con queste parole, che la sinistra non conosce il merito, vuole redistribuire la ricchezza per far sì che il figlio del professionista sia come il figlio dell'operaio: allora, i meriti li conosciamo anche noi, "comunisti", ma mi deve spiegare che merito ha il figlio del professionista se non l'atto sessuale con cui è stato concepito dal suddetto professionista, e se non sia giusto assicurare condizioni dignitose, magari permettendogli di studiare senza sacrifici immani della sua famiglia, anche al figlio dell'operaio. Ecco, sappiate che se governerà la destra agli "operai" (ed è ovvio che in questa espressione Berlusconi intende qualsiasi lavoratore dipendente, visto che dell'altra parte Berlusconi ha messo imprenditori e professionisti) non verrà niente, anzi, vi verrà tolto qualcosa probabilmente. Ecco, parla il figlio di un operaio che si è sentito pesantemente offeso ed insultato, come se nel mio tentativo di assicurarmi un futuro migliore avessi fatto qualcosa di sbagliato perché non me ne sono stato al mio posto, invece di studiare, e non sono andato a lavorare subito.

Ecco l'idea di società di Berlusconi, se non l'avete ancora capito: una società in cui le differenze sociali non vanno colmate, in cui la mobilità sociale (che per ragioni svariate, fra cui la precarietà del lavoro e la cattiva situazione economica, è in questo momento all'in giù) non va favorita, al contrario delle posizioni acquisite e di rendita; al massimo per chi sta peggio un po' di paternalistica attenzione con qualche spicciolo ogni tanto. Ecco cosa si mangiano i caimani, la speranza di un futuro migliore per chi ha fatto e farà sacrifici.

Chiudo parlando di questi confronti tv. Intanto credo che quello di ieri sera (così ci togliamo il dente del risultato) sia finito in pareggio: Berlusconi ha assestato un punto vincente con l'ICI (perché purtroppo potrebbe fare presa davvero su qualcuno, anche se credo che ormai a certe panzane la maggioranza non crede più) ma ha passato più tempo a parlare della coalizione di centrosinistra e dei suoi problemi che a rispondere alle domande e soprattutto a illustrare cosa intende fare; Prodi secondo me ha segnato invece un punto a suo favore quando parlando del cuneo fiscale ha spiegato con un esempio concreto che un eventuale taglio (dico eventuale perché anche qui bisognerà davvero capire quali risorse saranno disponibili: il taglio ci sarà, ma come ancora va chiarito; ricordatevi però che un taglio dell'ICI costerebbe a occhio molto di più) favorirebbe anche gli stipendi dei lavoratori dipendenti, oltre che le imprese.

Ma alla fine questi match avranno deciso le elezioni? No, non credo. Ci sono stati 5 anni per farsi un'opinione: chi vota a sinistra certo non si farà abbindolare dall'ennesimo sogno, così come chi, avendo votato a destra in passato, è già stato deluso ; chi vota a destra certo non è stato convinto da Prodi. E gli indecisi, per cui si sono fatti questi confronti? Gli indecisi, se non si sono fatti un'opinione in 5 anni certo non se la sono fatta ieri sera, visto che, poco informati, probabilmente di alcune questioni avranno capito poco (e a loro si rivolge il taglio dell'ICI, promessa che va dritto alla pancia della gente, come se risolvesse i problemi della ripresa economica). Alla fine la maggioranza degli indecisi non voterà e quelli che lo faranno credo che si distribuiranno più o meno equamente. Spero.

Finita l'indigestione mediatica (ormai questi ultimi giorni vedranno ancora qualche dibattito ma il grosso è fatto) tocca al porta a porta (non Porta a Porta): portate a votare più gente che potete, perché un'altra legislatura come quella trascorsa non ce la possiamo permettere. Magari il centrosinistra non sarà la coalizione migliore del mondo e non esprimerà i leader migliori ma dall'altra parte avete visto che c'è? Ormai dovreste essere vaccinati, come auspicava uno che di sinistra non era davvero ma la vedeva lunga.

Immaginato da PhilipDick alle 09:47 / p.link
commenti (3) (pop-up) / commenti (3)
# politica, tele visioni, fatti e opinioni

Aggiungi questo link su:
  • Cita il post nel tuo blog
  • Segnala il post
  • Aggiungi su del.icio.us
  • Aggiungi su digg.com
  • Aggiungi su Google
  • Aggiungi su Yahoo
  • Aggiungi su Technorati
  • Aggiungi su Badzu

 

[giovedì, 23 marzo 2006]
-------------------------------------------------------------------------------------- Par condicizziamo tutto? Per fortuna che esce il Caimano

[nota: post noioso pure me che l'ho scritto, avrei voluto farlo più divertente e toccare più argomenti, invece gira su se stesso e non dice cose nuove o intelligenti]

[nota 2: la nota precedente non è un modo ironico per dire invece che il post è divertente: è noioso per davvero, non leggetelo]


Stamattina vorrei segnalare una sorta di indigestione da politica che stiamo vivendo. Ok, lo so che io a volte parlo di politica, e me ne interesso, mi informo; intendo dire che in questa pessima campagna elettorale c'è stata una sorta di iper-rappresentazione della politica, in tv soprattutto, come politica in quanto tale, non come gestione della cosa pubblica e come ricerca degli accordi e delle soluzioni per governare e gestire le dinamiche sociali ed economiche.

Una delle caratteristiche principali della tv di oggi (e non solo, è già da un bel pò che abbiamo questa neo-televisione: sarebbe ora di trovare nuovi schemi interpretativi) è l'autoreferenzialità, cioè la tv che parla di se stessa e mostra se stessa. La politica, d'altro canto, è autoreferenziale quasi per definizione, almeno in Italia dove l'agenda politica verte sempre sulle polemiche personali e partitiche e quasi mai sui fatti concreti che interessano la gente; la politica trita ogni tema e lo utilizza a suo uso e consumo. Ora, nel momento in cui si mettono insieme politica e tv, che succede? Che proliferano i dibattiti sulla comunicazione politica, sulla par condicio, sui duelli tv, su quello che dicono e fanno i politici in tv creando una sorta di reality in cui si cerca a tutti i costi il sangue e si bada poco a tutto il resto.

A meno di tre settimane dal voto stiamo ancora discutendo sui tempi, su quanto i politici vadano in tv, su chi comunica meglio dell'avversario, e se questo sposterà voti. Beh, diciamolo, di voti ne sposta pochini, anzi forse niente, e se ne sposta lo fa tanto da una parte che dall'altra. Il grande equivoco, della politica e della tv autorefernziali, è di mettersi al centro loro e di guardare tutto il resto, fatti e persone, come se queste ultime aspettino solo il messia. La gente è molto più intelligente, ragazzi, la gente vota guardando a come campa, a quali prospettive ha davanti (escludendo quelli che votano per idee e valori, quindi per partito preso) e la tv ha molta meno influenza di quello che la stessa tv cerca di raccontare, perché le opinioni si formano attingendo a tanti medium e a tante diverse agenzie.

In quest'era ci è toccato vedere anche questo, come se gli italiani votino per chi rispetta di più i tempi della par condicio o quelli dei duelli con le regole "americane" (che sono comunque sempre preferibili alla rissa: noiosi quanto volete ma almeno c'è uno straccio di contenuti; chi poi vuole andare oltre allo straccio ha i giornali, la radio, Internet e i blog per tentare di farsi di un'idea). Ecco, senza questo corto circuito autoreferenziale forse avremmo visto meno discussioni sulla par condicio e più cose concrete.

Il fatto è che è la tv stessa ad essere tale che è raro che escano contenuti di qualche tipo (uno dei rari casi di queste settimane sono le inchieste di Iacona su Rai tre, con Viva l'Italia); ormai tv e politica sono in rapporto stretto, ed è difficile dire quanto l'una usi l'altra e viceversa: la politica è entrata nel meccanismo televisivo senza per questo divenire più vicina alla gente.

Abbiamo avuto il prepartita e il dopopartita del confronto tv, come una finale di Coppa dei Campioni; tutti a domandarsi, chi vincerà, chi vince, chi ha vinto, come se poi il dibattito sul format e su chi ha comunicato meglio (ma comunicato cosa?) fossero il terreno vero di confronto. In questa tv dove conta di più il primo piano su uno sguardo truce piuttosto che il contorno d'insieme in cui si muovono le persone (quelle vere, non quelle chiuse nella scatola), che non rappresenta quasi più una realtà che la gente tocca davvero, si parla troppo di politica e se ne fa poca, di politica, o meglio di informazione.

Certo, anche qui ora ho parlato della politica che parla di se stessa in tv, ma intanto io non sono la tv, ho una audience più bassa, direi (sperando che qualcuno non chieda anche per i blog la par condicio!). E poi non faccio opinione, credo. C'è gente che trascorre più ore fra i blog alla ricerca, oltre che di rapporti personali, anche di notizie ed informazioni, per farsi un opinione o per scambiarle. E questo, il dialogo ed il rapporto interpersonale, anche se mediato dalla tecnologia, può contare di più che tanti dibattiti tv (che hanno un pubblico diverso).

Quello che questa relazione stretta fra politica e tv ha creato è una biscardizzazione della comunicazione politica (e se Biscardi conducesse i faccia a faccia?), con una logica di attesa all'evento successivo (per iniziare una nuova sequela di polemica) che fa gioco soltanto ai protagonisti (senza capire che al di là dell'audience poi l'elettorato mobile davvero, giovane e che cerca di costruirsi un'opinione sta da un'altra parte, penso io, magari sbaglio).

C'entra poco (ma forse sì) con questo post sui meccanismi di comunicazione (doppia deformazione, sia professionale che di studio), ma a proposito di attesa: domani esce Il caimano, l'ultimo film di Nanni Moretti, su cui tanto si è scritto e tanto ci si è interrogati, vuoi per il mistero che Moretti sa sempre celare intorno ai suoi film, vuoi per il contenuto antiberlusconiano annunciato (e magari, anzi probabilmente, il film parlerà anche, e forse soprattutto, di altro). Vedremo.

Immaginato da PhilipDick alle 09:28 / p.link
commenti (1) (pop-up) / commenti (1)
# politica, tele visioni, fatti e opinioni

Aggiungi questo link su:
  • Cita il post nel tuo blog
  • Segnala il post
  • Aggiungi su del.icio.us
  • Aggiungi su digg.com
  • Aggiungi su Google
  • Aggiungi su Yahoo
  • Aggiungi su Technorati
  • Aggiungi su Badzu

 

[mercoledì, 04 gennaio 2006]
-------------------------------------------------------------------------------------- L'altra campagna

Qualche mese fa, dopo aver letto il romanzo Morti scomodi, scritto a quattro mani da Paco Inacio Taibo II e dal subcomandante Marcos, vi segnalai un reportage di Rai News 24 su "L'altra campagna" di Marcos, l'iniziativa che avrebbe portato Marcos a girare con il suo EZLN l'intero Messico, in vista delle elezioni presidenziali che si svolgeranno fra qualche mese.

Come riporta l'Unità on line la campagna è iniziata: Marcos è partito a bordo di una motocicletta e con un gallo come mascotte, per ascoltare le fasce più deboli del paese. Vi segnalo il nuovo reportage di Rai News 24, a cura di Luciano Minerva, che ho visto stamattina.

Immaginato da PhilipDick alle 08:35 / p.link
commenti (2) (pop-up) / commenti (2)
# tele visioni, fatti e opinioni

Aggiungi questo link su:
  • Cita il post nel tuo blog
  • Segnala il post
  • Aggiungi su del.icio.us
  • Aggiungi su digg.com
  • Aggiungi su Google
  • Aggiungi su Yahoo
  • Aggiungi su Technorati
  • Aggiungi su Badzu

 

[giovedì, 08 dicembre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Italiani in guerra

Oggi su Rai News 24 hanno trasmesso un altro filmato interessante, non forte e sensazionale come il reportage sulle bombe al fosforo di Falluja ma comunque importante, secondo me.

Il reportage, intitolato "Nassiriya, agosto 2004: un giorno di guerra" mostra la terza battaglia del ponte, combattuta dai soldati italiani in Iraq. Il documente in sé non mostra niente di clamoroso: ci sono dei nemici che vogliono conquistare il ponte in questione ed i soldati italiani che lo difendono. Ok, che c'è di strano in quello che si vede? Niente, è naturale: sono soldati addestrati per quello, per sparare, per colpire il nemico ed eventualmente "annichilirlo" come dice uno dei soldati che si sentono nel filmato. Quello che colpisce è che è evidente e sotto gli occhi di tutti che allora abbiamo partecipato ad una guerra, se qualcuno aveva dei dubbi; e fa impressione sentire i nostri soldati gioire per aver ammazzato qualcuno come se fosse normale. Certo che è normale, sono militari e sono in guerra. Anche se hanno cercato di convincerci che noi in guerra non ci siamo stati.

Chi fosse interessato trova il filmato qui, sul sito di Rai News 24.

Immaginato da PhilipDick alle 21:00 / p.link
commenti (7) (pop-up) / commenti (7)
# tele visioni, fatti e opinioni

Aggiungi questo link su:
  • Cita il post nel tuo blog
  • Segnala il post
  • Aggiungi su del.icio.us
  • Aggiungi su digg.com
  • Aggiungi su Google
  • Aggiungi su Yahoo
  • Aggiungi su Technorati
  • Aggiungi su Badzu

 

[martedì, 06 dicembre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Quanto sei bella Roma...

Alzarsi la mattina e fare colazione davanti alla tv a volte porta qualcosa di buono. Per esempio stamattina ho visto davvero con piacere "La storia siamo noi", con un bellissimo documentario sulla mia città, sui progetti in atto per riqualificare interi quartieri e per creare o ricreare nuovi spazi urbani in cui costruire (e che si costruiscono in funzione di) un nuovo tessuto sociale e culturale della città.

La città eterna insomma sta cambiando e cambierà, sia in centro, che non è più intoccabile, che nelle periferie e nelle zone intermedie. Dell'Auditorium - Parco della musica progettato da Renzo Piano si è parlato tanto e più o meno è l'opera più nota fra quelle nate in questi anni o che stanno per sorgere. Interi quartieri stanno per essere ristrutturati e riqualificati grazie a progetti di architettura contemporanea che uniscono e l'estetica (ma sul gusto si può discutere, e a me non pare il caso) e la funzionalità di nuove strutture che sono destinate a non essere cattedrali nel deserto. Nel quartiere Ostiense già da qualche anno è ricominciata la riqualificazione, con gli edifici dell'Università di Roma Tre, veri e propri esempi di grande architettura, e con il progetto di un architetto olandese per la costruzione della granze mediateca e area culturale e di divertimento nel sito dei vecchi Mercati Generali; così come all'ex Mattatoio di Testaccio nascerà la città degli artisti; così come nascerà la città della scienza fra le due sponde del Tevere con un nuovo ponte pedonale, riqualificando quegli ex complessi industriali dietro casa mia dove già è sito il Teatro India.

In centro già da anni si stanno portando avanti lavori e progetti, come il nuovo MACRO, il museo di arte contemporanea che è già in costruzione, o la nuova sistemazione della Galleria nazionale di arte moderna a Villa Borghese (dove sono nati anche il Globe Theatre e la Casa del Cinema); nuovi edifici che si inseriscono nel tessuto storico del centro, in cui nei secoli si sono stratificate architetture di ogni genere; verranno fatti lavori ed interventi nei quartieri dell'EUR, Flaminio, Tiburtino con la nuova stazione Tiburtina, e tante altre cose che ora mi sfuggono, anche nella viabilità (è in discussione la riqualificazione della zona dei Fori, sventrati dal fascismo con via dei Fori Imperiali, che ne è mangiata una parte e che pare, verrà eliminata e sostituita da una strada più piccola pedonale e per i mezzi pubblici ma questo è davvero ancora lontano).

Al di là dei singoli progetti mi piace vedere Roma trasformarsi, finalmente in meglio, dopo che per decenni è rimasta immobile, e laddove si è mossa lo ha fatto creando periferie-casermone, luoghi automaticamente trasformati in ghetti (e sono previsti lavori anche in questi quartieri, per esempio con la costruzione di tre nuove scuole, in quartieri dove non ce ne era nemmeno una). Si sta tentando di trasformare l'immaginario di una città vissuta sui fasti del passato ma in cui la contemporaneità ha portato più guasti che novità. L'esempio dell'Auditorium è significativo: non solo è un luogo dove si tengono concerti ma è diventato un punto attrattivo di cultura e socialità che da valore ad un intero quartiere.

Lavorare sulle architetture di una città significa lavorare anche sull'immaginario di chi la vive e renderla più a misura d'uomo, cercando di incidere positivamente su chi vive quotidianamente un quartiere, operando laddove è possibile; significa anche far evolvere una città secondo un immaginario tutto nuovo, contemporaneo e proiettato in avanti; ed è anche, secondo me, un modo per vivere meglio anche la storicità di una città come Roma, per valorizzare l'antico accanto al moderno. E passo dopo passo migliorare anche chi abita la città, rendendo le periferie più inclusive e non più dei corpi estranei al resto della città. Includendo così anche larghe fasce sociali.

Banalmente credo che questo sia un metro di giudizio importante per valutare il modo in cui si è governata una città, oltre a tutti gli altri problemi pratici di ogni giorno, ma che derivano anche da un assetto urbanistico insufficiente alle attuali esigenze; per esempio il traffico: Roma è cresciuta negli ultimi 50-60 anni in modo del tutto disorganico ed è naturale che le arterie di comunicazione non siano sufficienti; non si può fare a meno che pensare a lungo termine partendo dalla base, che è la trasformazione della città trasformando e creando nuovi luoghi (per esempio dovrebbe essere avviato il progetto per mandare sottoterra il pezzo di lungotevere davanti all'Ara Pacis, ottenendo uno snellimento del traffico ed una riscoperta dell'area superficiale ora abbrutita dalle auto: questa per ora, come quella dei Fori imperiali è ancora fanta-architettura).

Il discorso è lungo e mi fermo qui, spero di essere riuscito a convincere qualcuno (soprattutto a Roma) sulla bontà di questi progetti come mi sono lasciato convincere io.

Immaginato da PhilipDick alle 09:38 / p.link
commenti (4) (pop-up) / commenti (4)
# tele visioni, immaginario

Aggiungi questo link su:
  • Cita il post nel tuo blog
  • Segnala il post
  • Aggiungi su del.icio.us
  • Aggiungi su digg.com
  • Aggiungi su Google
  • Aggiungi su Yahoo
  • Aggiungi su Technorati
  • Aggiungi su Badzu

 

[martedì, 25 ottobre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Chi è? ed un bel corteo

Un miliardario comincia ad acquistare tutte le televisioni e i giornali, che naturalmente iniziano a parlare bene di lui. Ora il popolo lo ama, e non può essere diversamente se la tv dice che è buono e che è un grand'uomo. Gli manca solo l'ingresso in politica. Chi è?

No, sbagliato, non è lui. Mica penso sempre a lui. Semplicemente è il signor Burns nell'episodio dei Simpson trasmesso ieri e che ho rivisto registrato oggi. Mi sembra attuale, no? Ci mancava solo che facevano entrare il signor Burns in politica.

Per il resto non ho grandi cose da raccontarvi, cari lettori che sicuramente ancora state sbadigliando davanti al punto interrogativo del post sotto. Una cosa curiosa che mi è capitata oggi però ve la accenno.
Andando al lavoro (ho l'ufficio in pieno centro) il tram si è fermato un bel pezzo lontano causa manifestazione e mi sono dovuto fare almeno un paio di chilometri a piedi (con pit-stop-gelato per recuperare le forze). Arrivato dalle parti del lavoro c'era tutta una moltitudine di studenti che protestavano contro la riforma Moratti: un sacco di colori, rosso e arancione soprattutto, e un bel po' di arcobaleno, musica, gente allegra. Mentre mi avvicino all'ufficio pensando che forse sarebbe da aggregarsi al corteo disordinato, con gente che va di qua e di là e poi si ricongiunge, ma poi c'è il lavoro e poi mi sono reso conto di essere fuori target: cazzo, tutti più giovani di me! Però ce n'erano anche più vecchi, per esempio un gruppo di assistenti e ricercatori della mia facoltà che ho incrociato ma che non mi ha visto, e non so se è stato un bene o male.

Vabbè, poco altro di interessante da raccontare. Torno a guardare Ballarò. Stasera parlano di 'ndrangheta, di Calabria, di Sud.

Aggiornamento mattutino: ho letto e visto solo ora che ieri poi ci sono stati scontri fra polizia e manifestanti davanti a Montecitorio. Ma si può? Sto giusto vedendo in tv che i giornali di oggi raccontano come alcune personalità della destra abbiano provocato direttamente i manifestanti (come La Russa, come la Santanchè, che ha mostrato un signorile dito medio ai manifestanti). Che schifo.

Immaginato da PhilipDick alle 21:41 / p.link
commenti (1) (pop-up) / commenti (1)
# tele visioni, diario e pensieri vari

Aggiungi questo link su:
  • Cita il post nel tuo blog
  • Segnala il post
  • Aggiungi su del.icio.us
  • Aggiungi su digg.com
  • Aggiungi su Google
  • Aggiungi su Yahoo
  • Aggiungi su Technorati
  • Aggiungi su Badzu

 

[venerdì, 07 ottobre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Un reportage interessante

Stamattina vi faccio una nuova segnalazione. Guardando in tv Rai News24 ho visto un pezzo di reportage che sta andando in onda questa settimana. Si tratta di L'ultima campagna di Marcos, di Luciano Minerva che ha seguito l'assemblea dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale del 16 settembre in cui l'EZLN ha annunciato che Marcos marcerà in tutto il Messico durante la campagna elettorale per il nuovo presidente della repubblica (in Morti scomodi, che ho recensito nei mesi scorsi, Marcos spiegava abbastanza bene come il governo di Fox sia stato uno dei più corrotti degli ultimi anni). Marcos non appoggerà nessun candidato ma darà voce al popolo nella sua marcia.

Il reportage lo trovate anche in rete a questo indirizzo qui. Secondo me vale la pena darci un'occhiata.

Immaginato da PhilipDick alle 08:25 / p.link
commenti (pop-up) / commenti
# tele visioni

Aggiungi questo link su:
  • Cita il post nel tuo blog
  • Segnala il post
  • Aggiungi su del.icio.us
  • Aggiungi su digg.com
  • Aggiungi su Google
  • Aggiungi su Yahoo
  • Aggiungi su Technorati
  • Aggiungi su Badzu

 

[giovedì, 23 giugno 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Le quaglie!

D'estate non c'è mai niente da vedere in tv, però stasera per una volta c'è qualcosa da non perdere, Dove osano le quaglie, su Rai Tre, con Marco Presta e Antonello Dose che in radio da 10 anni sono, invece che quaglie, conigli, con la trasmissione Il ruggito del coniglio su Radio Due, tutte le mattine in onda fino a un paio di settimane fa (ci risentiamo a settembre), e che ascolto da 3 anni, facendomi rallegrare.

Questa prima serata (e la settimana prossima ce ne sarà un'altra) segue le seconde serate che sono andate in onda quest'inverno. La comicità e l'ironia dei due conigli trasportata in tv funziona sempre, con quelle piccole prese in giro di vizi e virtù italiche, e con una satira leggera ma pungente (in radio si sfogano di più però, sarà che la platea è, forse, minore). Vabbè torno a vedere le quaglie, tanto non credo che nessuno si preoccupi.

Immaginato da PhilipDick alle 21:52 / p.link
commenti (pop-up) / commenti
# tele visioni

Aggiungi questo link su:
  • Cita il post nel tuo blog
  • Segnala il post
  • Aggiungi su del.icio.us
  • Aggiungi su digg.com
  • Aggiungi su Google
  • Aggiungi su Yahoo
  • Aggiungi su Technorati
  • Aggiungi su Badzu

 

[martedì, 05 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Berlusconi a Ballarò

Oggi pomeriggio Berlusconi commentando il voto che ha visto prevalere nettamente il centro-sinistra ha detto che se governasse L’Unione «con loro avremo un regime vendicativo e giustizialista mascherato di legalità». Si vede che la sconfitta brucia e stanno perdendo la testa: si è dimenticato di usare la parola comunista.
 
Intanto per la prima volta dopo anni Berlusconi è presente in una trasmissione tv diversa da Porta a Porta, con la presenza, per di più, di esponenti politici dell’altro campo (D’Alema e Rutelli, per inciso). Stasera su Ballarò si sta verificando un evento politico e televisivo che lascia a bocca aperta: se Berlusconi va a mettere la sua faccia per parlare del risultato elettorale significa che sono alla frutta o che invece stanno facendo partire la controffensiva?
 
Intanto il bravo e simpatico Giovanni Floris è eccitato come un bambino che va per la prima volta alle giostre. Si è così calato nella parte del “Santoro” che ha chiesto a Berlusconi (che si è vantato di conoscere la costituzione a memoria) che lo ha stuzzicato chiedendogli se ricorda l’articolo 21 (libertà di espressione e di stampa, per capirci). Stasera tifo decisamente per Floris.

Immaginato da PhilipDick alle 21:38 / p.link
commenti (7) (pop-up) / commenti (7)
# tele visioni, fatti e opinioni

Aggiungi questo link su:
  • Cita il post nel tuo blog
  • Segnala il post
  • Aggiungi su del.icio.us
  • Aggiungi su digg.com
  • Aggiungi su Google
  • Aggiungi su Yahoo
  • Aggiungi su Technorati
  • Aggiungi su Badzu

 

[lunedì, 04 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Quel gran circo mediatico intorno al papa

Non vorrei parlare del papa, e cercherò di farlo il meno possibile anche ora. Non vorrei parlarne perché sono tante le cose da dire, gli aspetti da sviscerare, che non sarei in grado, in poche righe, di fare un ritratto esauriente del personaggio e del suo ruolo, e delle contraddizioni che tutti sembrano aver dimenticato in questi giorni. Quindi, per saperne di più leggete qualche buon quotidiano e per il futuro affidatevi alle analisi di storici, politologi, esperti di politica internazionale, filosofi e, perché no, anche religiosi vari.
Io poi sono pochissimo indicato, non essendo religioso, anzi. Però ammetto di averci pensato in questi giorni a tutto ciò che è avvenuto e a quello che ha fatto, e ho le mie idee sulla religione e sul papato. Dico fin da subito che quello che ho da dire ora non tratta di fede e religione, perché sono cose che attengono alla morale di ognuno. Se dico qualcosa che qualcuno non gradisce, sappia subito che rispetto la sua fede, e che era mia intenzione parlare solo di quelle poche cose che seguono. Niente di più, e non tornerò più sull’argomento.
 
In questi ultimi tre giorni c’è stato da dire, si è detto tanto, si è mostrato tanto ma in realtà non si è detto niente, e non si è mostrato niente. Ore e ore di dirette televisive, a parlare sempre delle stesse cose, degli stessi argomenti, gli stessi commenti e spesso da parte delle stesse persone. Un appiattimento delle idee e delle opinioni che è sembrato fatto apposta per confondere e per evitare di parlare di molto di più che del rapporto con i giovani di Giovanni Paolo II (se ne è parlato fino allo sfinimento); del comunismo che è caduto grazie al papa (cosa che è veramente solo propaganda, scusatemi: ma ci sarà stato pure qualche altro fattore, storico, politico, economico, militare, culturale e sociale); del culto mariano; le immagini dell’attentato dell’81; e quello che avete visto e sentito tutti.
Giusto che se ne parlasse, giusto che le tv e i giornali dedichino tutto questo spazio all’avvenimento della morte del papa, ci mancherebbe altro. Anche se sono agnostico e quasi ateo, sarebbe stupido e riduttivo non riconoscere l’importanza del personaggio, sotto tanti aspetti, e non riconoscerne la statura morale.
 
Quello che mi preme sottolineare è però che c’è stata una marmellata mediatica, fatta soprattutto di ipocrisia, per cui non si è andati a scavare gli aspetti più contraddittori di questo papato, come il conservatorismo per tutto quello che riguarda l’autorità della Chiesa e la dottrina cattolica.
Questo è stato il primo papa populista (e uso questo termine in senso positivo), che ha capito l’importanza dei media e della sua stessa esposizione mediatica, per i suoi fini pastorali, e anche politici. Un papa che ha trasmesso un gran messaggio di unità fra i popoli e le religioni, di pace, e non si può pretendere che sia un papa a fermare le guerre.
Però come detto è stato anche un papa molto conservatore sul versante dottrinale; è stato un papa che si è opposto alle politiche contraccettive in Africa e nei paesi poveri del mondo, all’aborto, al divorzio, all’eutanasia (ok, non troverete mai un cattolico che si dica favorevole su queste cose, e infatti non voglio discutere di ciò), ma che in generale in questo conservatorismo ha tentato di rinsaldare una morale cattolica che la secolarizzazione delle nostre società fa sì che tutti sentiamo sempre un po’ meno nostra.
 
Ma a parte questo, c’è un punto che mi spiace. Io sono cattolico solo formalmente, perché ho ricevuto tutti i sacramenti che dovevo ricevere, ma accetto e rispetto la fede degli altri. Mi irrita però l’ipocrisia. L’ipocrisia di non dire tutto quello che c’era da dire da parte di lo fa di mestiere, perché la parola d’ordine è l’appiattimento mediatico per creare la commozione che tutti dovrebbero avere, e guai a non averne. L’ipocrisia di chi piange il papa e lo descrive come il faro della sua vita ma che magari della dottrina cattolica accetta solo ciò che fa comodo (quanti dei giovani del papa si stanno conservando vergini fino al matrimonio? Giusto per tirare fuori l’argomento più facile ed immediato. Sono populista pure io).
 
E poi, infine, l’ipocrisia di chi deve per forza fare ore e ore di trasmissione (o non farle, nel caso dello sport ieri, per esempio), perché sennò sai che polemiche? L’ipocrisia di mettere in piazza tante cose, di mischiare tutto in un bel calderone, e di non arricchire di una virgola quello che chiunque già sapeva. L’ipocrisia di portare in tv la bambina che il papa baciò prima del colpo di pistola di Agca, o un maestro di sci che aveva sciato con lui (indovinate che programma? Ma la terza camera di questo paese, Porta a Porta, naturalmente), o ancora qualsiasi personaggio che potesse averci scambiato qualche battuta; e tutti a dire come lo avevano conosciuto, quando, che impressione gli aveva fatto, l’influenza sulla propria vita, ecc. Tutti a parlare del papa, ma prima di tutto pronti a mettersi in mostra.
E da questo minestrone cosa ne è uscito fuori? Niente, quello che già sapevamo. Tutto questo parlare, tutte queste immagini di repertorio sono servite e serviranno solo alla celebrazione di esequie mediatiche e alla istituzione di una sorta di culto personale intorno a questo grande personaggio, che proprio non merita di finire in questo polpettone.
 

Immaginato da PhilipDick alle 08:41 / p.link
commenti (8) (pop-up) / commenti (8)
# tele visioni, fatti e opinioni

Aggiungi questo link su:
  • Cita il post nel tuo blog
  • Segnala il post
  • Aggiungi su del.icio.us
  • Aggiungi su digg.com
  • Aggiungi su Google
  • Aggiungi su Yahoo
  • Aggiungi su Technorati
  • Aggiungi su Badzu

 

[domenica, 20 marzo 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Gli album di Marco Paolini

Ieri sera stavo vedendo qualche frammento della trasmissione di Fabio Fazio, Che tempo che fa, e ospite era l’attore Marco Paolini, che adoro. Era già qualche tempo che volevo scrivere qualcosa su Paolini e questa apparizione televisiva mi ha convinto a farlo. Sicuramente non renderò giustizia a questo personaggio non solo del teatro o, quando capita, della tv, ma della cultura italiana in genere.
Quei dieci minuti di conversazione con Fabio Fazio che ho visto hanno detto molto più che ore di interviste in tv a personaggi politici e esponenti dell’ “alta” cultura. Qualche chiacchiera, nello stile volutamente understatement del conduttore, sul lavoro di Paolini per parlare però del nostro paese e del nostro tempo. Una battuta su tutte, alla domanda del conduttore “c’è qualcosa che ti fa ridere?”: “Io di mio riderei ma è il mio paese che tende al tragico!”.
 
Ecco in questa frase Marco Paolini ha riassunto il suo lavoro e il suo, il nostro, paese.
Vi parlo di Paolini e del suo lavoro, perché sulla tv italiana non vanno solo in onda grandi fratelli, fattorie, mariedefilippe, milionari e qualche fiction su qualche santo. Ma c’è anche qualcosa di più, molto di più. Ed è il bello del mezzo, no? Dentro può andarci tutto, dobbiamo essere noi bravi a scegliere.
 

 
Per chi non lo conoscesse e non avesse capito di chi sto parlando, Marco Paolini è un bravissimo (e uso un  eufemismo) attore che fa teatro, e basta, come dice lui: perché dargli etichette? Però per parlarne qualche etichetta va data, e diciamo che il teatro di Marco Paolini è un teatro sociale e politico (politico nel senso etimologico di “polis”, sempre come dice l’attore stesso) che ha come scopo, se il teatro ha uno scopo, quello di raccontare qualche frammento della storia di questo paese. Paolini, se ancora non l’avete riconosciuto, è quello che qualche anno fa fece uno speciale seguitissimo (e replicato un annetto e mezzo fa) sulla tragedia del Vajont (realizzato nella valle stessa, sotto la diga del disastro). Poi è riapparso in tv (perché, ahimé, è la tv il veicolo più potente, ma lo spettacolo è stato portato in giro per l’Italia) con la vicenda di Ustica.
 

 
L’anno scorso introduceva le puntate di Report, il rotocalco di inchiesta di Rai Tre, con il racconto tipicamente “paoliniano” di eventi purtroppo il più delle volte tragici e “scandalosi”.
E ora, finalmente vengo al punto, va in onda su Rai Tre tutti i giovedì alle 23 e 30 o giù di lì con Gli album di Marco Paolini.
 
Il teatro di Paolini è un teatro spesso di denuncia, orientato sulla realtà, sull’attualità e sulla storia contemporanea. Marco Paolini racconta la storia del nostro paese (e non solo) prendendola spesso dal versante dei più poveri e dei più deboli; racconta gli umori e le sensazioni legate a certi avvenimenti; racconta le vicende di personaggi a volte reali, altre immaginari, ma che raccontano non solo l’Italia, ma anche noi stessi, sia chi certe cose le ha vissute sulla propria pelle sia chi non c’era ma che sente ancora oggi l’influenza di certi fatti e certi flussi, culturali, sociali e politici.
Gli album, in particolare, sono dedicati, ogni puntata, ad un momento storico particolare, attraverso le vicende di Nicola, personaggio fittizio ma in parte autobiografico, che vive la sua giovinezza nella provincia veneta. E fra le vicende di Nicola e la storia del nostro paese a partire dagli anni ‘70, Paolini incolla gli spettatori alle poltrone, per chi ha avuto la fortuna di assistere alla presa diretta degli spettacoli, e alle sedie, divani, letti, poltrone e quant’altro, gli spettatori tv. Perché Paolini racconta vicende serie in modo semiserio, fa immedesimare il pubblico in quello che accade, perché o le ha vissute certe cose o perché sono talmente importanti che non puoi non immedesimarti. E poi lo stile del racconto di Paolini è tale da fare immergere lo spettatore nel clima di un’epoca, facendo sentire odori e rumori di tutto quello che accade intorno a Nicola (nello specifico degli Album ma più in generale in ogni cosa che racconta Paolini), nonostante l’unica cosa presente in scena sia sempre e comunque Marco Paolini, perché è la bellezza dei testi e la capacità affabulatoria dell’attore, nel raccontare e nel dialogare (e anche giocare) con il proprio pubblico, a fare tutto, e a far riuscire questa magia.
Nella migliore tradizione del nostro teatro, Paolini mischia tragedia e umorismo, perché sono due facce della stessa medaglia, come insegnava Pirandello, e perché la sua indole e il suo temperamento sono tali che lacrime e risate possono alternarsi benissimo, e in questo gioco di ruoli riuscire a far riflettere e indignare lo spettatore per tutto quello che non va, non andava o non andrà in questo paese, e fargli provare comunque nostalgia per qualcosa che “era” e ora non è più.
 
 

Immaginato da PhilipDick alle 10:02 / p.link
commenti (8) (pop-up) / commenti (8)
# tele visioni

Aggiungi questo link su:
  • Cita il post nel tuo blog
  • Segnala il post
  • Aggiungi su del.icio.us
  • Aggiungi su digg.com
  • Aggiungi su Google
  • Aggiungi su Yahoo
  • Aggiungi su Technorati
  • Aggiungi su Badzu

 

“L’irreale è più potente del reale. Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione a cui può spingersi l’immaginazione. Perché soltanto ciò che è intangibile, le idee, i concetti, le convinzioni, le fantasie, dura. Le pietre si sgretolano. Il legno marcisce. La gente, bé… la gente muore.”

Chuck Palahniuk
(Soffocare)

“L'immaginario è un luogo senza tempo e senza spazio, come il delirio degli schizofrenici. C'è chi come loro vi resta impigliato e non riesce più a trovare la strada del suo corpo”

Valerio Evangelisti
(Nicolas Eymerich, inquisitore)

“Le cose non devono essere avvenute realmente per essere vere. Le storie e i sogni sono verità rivestite d'ombra che sopravviveranno quando i nudi fatti saranno polvere, cenere, oblio”

Neil Gaiman
(Sandman - A Midsummer Night's Dream)

-------------------------------

:: ULTIMI COMMENTI

utente anonimo in Tre pazze settimane ...
PhilipDick in Fra un mojito e l'al...
utente anonimo in Fra un mojito e l'al...
militante in Fra un mojito e l'al...
utente anonimo in Fra un mojito e l'al...
utente anonimo in Fra un mojito e l'al...
Melina2811 in Fra un mojito e l'al...
zakynthos in Diario americano
utente anonimo in Diario americano

:: CATEGORIE

altro
ballard
cinema
cyberpunk
delillo
diario americano
diario e pensieri vari
fatti e opinioni
fumetti
gibson
ilys corner
immaginario
internet e new media
lansdale
libri
philip dick e immaginaridickiani
politica
racconti
scienza e tecnologia
sofie
sterling
tele visioni
vonnegut
wu ming

:: IMMAGINAZIONI PASSATE

oggi
maggio 2008
aprile 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005

:: HO INCONTRATO (anche per un attimo) e forse se ne sono pentiti

Wiseman
Red Blaze
Fuzzy979
Zakynthos
Ily noire
Sophie
Nikkio
Lady Gladia
Pleiadi
Illogika
Il Militante

:: IMMAGINO CON...

Lu78
Crazybabygirl
The Gatta
My secret room
Floreana
Ubik
Cielinesodo
Venere di acciaio

AnimaVagante

Gattaca

Innovari

Kalamella

K