:: PHILIP DICK

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:: IMMAGINARIO

...è tutto quello che forma le nostre idee, il nostro modo di leggere il mondo, di rapportarci ad esso e agli altri. L'immaginario in cui siamo immersi è formato da tante cose: cinema, libri, tv, fumetti, pubblicità, sport e naturalmente ciò che
accade nel mondo. E ancora, lo sviluppo tecnologico, i computer, Internet e tutto ciò che ci fa comunicare con il mondo.

La nostra cultura è fatta di “immagini” che provengono da tutto ciò e che diventano importanti anche senza accorgercene: sono “fantasmi semiotici” in cui si racchiude il significato di quello che è la nostra società, una società che si sostiene anche con l’immateriale delle idee e dei concetti.

IMMAGINA UNA BIBLIOTECA

Sto leggendo: Per ora nulla,
Ultimi libri letti: Boh, chi si ricorda...

Autori e libri preferiti: Philip Dick (UBIK, MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE, LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH, UN'OSCURO SCRUTARE, I SIMULACRI, L'UOMO NELL'ALTO CASTELLO, SCORRETE LACRIME DISSE IL POLIZIOTTO, LABIRINTO DI MORTE, L'ANDROIDE ABRAMO LINCOLN, NOI MARZIANI, CRONACHE DEL DOPOBOMBA, LA TRILOGIA DI VALIS), J.R.R. Tolkien (IL SIGNORE DEGLI ANELLI), William Gibson (NEUROMANTE, AMERICAN ACROPOLIS, LA NOTTE CHE BRUCIAMMO CHROME), J.G. Ballard (CRASH, IL MONDO SOMMERSO, LA MOSTRA DELLE ATROCITA', IL CONDOMINIO, L'IMPERO DEL SOLE), Bruce Sterling (LA MATRICE SPEZZATA, CAOS USA, LO SPIRITO DEI TEMPI, FUOCO SACRO), Haruki Murakami (DANCE DANCE DANCE), Luhter Blisset/Wu Ming (Q, HAVANA GLAM, 54, ASCE DI GUERRA, MANITUANA), Don DeLillo (UNDERWORLD, MAO II, AMERICANA, COSMOPOLIS), David Foster Wallace (INFINITE JEST), Jack Kerouac (SULLA STRADA), Joe R. Lansdale (RUMBLE TUMBLE, MANEGGIARE CON CURA, IN FONDO ALLA PALUDE, ECHI PERDUTI, LA SOTTILE LINEA SCURA), Chuck Palahniuk (SURVIVOR, SOFFOCARE), Kurt Vonnegut (MATTATOIO N. 5, LA COLAZIONE DEI CAMPIONI, LE SIRENE DI TITANO), Edward Bunker (COME UNA BESTIA FEROCE, CANE MANGIA CANE, LITTLE BOY BLUE, EDUCAZIONE DI UNA CANAGLIA), Matt Ruff (ACQUA, LUCE E GAS), Valerio Evangelisti (Eymerich vari, METALLO URLANTE, ANTRACITE), Niccolò Ammaniti (TI PRENDO E TI PORTO VIA), Girolamo De Michele (TRE UOMINI PARADOSSALI, SCIROCCO), Philip Roth (PASTORALE AMERICANA, IL COMPLOTTO CONTRO L'AMERICA), Giuseppe Genna (DIES IRAE, NEL NOME DI ISHMAEL), Robert A. Heinlein (UNIVERSO, STRANIERO IN TERRA STRANIERA) e poi Italo Calvino (SE UNA NOTTE DI INVERNO UN VIAGGIATORE, LE CITTA' INVISIBILI, LE COSMICOMICHE), John Fante (CHIEDI ALLA POLVERE, LA CONFRATERNITA DELL'UVA), Walter Tevis (LA REGINA DEGLI SCACCHI), “Il maestro e Margherita” di Bulgakov, i racconti di E.A. Poe, Isaac Asimov, Johnatan Coe, Nick Hornby, Carlo Lucarelli, Umberto Eco, Daniel Pennac, Stefano Benni, Neil Gaiman, Charles Bukowski e ancora...

IMMAGINA UN CINEMA

Film preferiti: In ordine sparso, tutto Kubrick (su tutti ARANCIA MECCANICA, 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO e FULL METAL JACKET), BLADE RUNNER, tutto Tarantino (PULP FICTION e KILL BILL vol.1 in particolare, ma anche LE IENE), MATRIX, 1997 FUGA DA NEW YORK, THE BLUES BROTHERS, i film di David Cronenberg (EXISTENZ, LA MOSCA, VIDEODROME, IL PASTO NUDO, CRASH), STAR WARS, ALIEN e ALIENS, APOCALIPSE NOW, LA 25a ORA (e altri film di Spike Lee), IL SIGNORE DEGLI ANELLI, METROPOLIS, TRUMAN SHOW, FIGHT CLUB, NATURAL BORN KILLERS, i film di Park Chan Wook (OLD BOY, LADY VENDETTA, MR. VENDETTA), i film di Woody Allen (MANHATTAN, IO E ANNIE, MATCH POINT, IL DITTATORE DELLO STATO LIBERO DI BANANAS, PROVACI ANCORA SAM) i film di Jim Jarmusch (GHOST DOG, DEAD MAN, DAUNBAILO'), L'ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE, BRAZIL, ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND, MULHOLLAND DRIVE, SIN CITY, V PER VENDETTA, e poi una spruzzata di Hitchcock, di Scorsese, dei fratelli Coen (IL GRANDE LEBOWSKI, BARTON FINK, FARGO)

IN TV E DA ALTRE PARTI

I SIMPSON, X-FILES, FUTURAMA, la Roma, il ciclismo, la mia città (Roma), i fumetti DISNEY (Carl Barks e Don Rosa), la fantascienza, Neon Genesis Evangelion, Report, Gli album di Marco Paolini, i programmi di Radio Due, i fumetti di Frank Miller (Sin City), di Jean Giraud, alias Moebius, di Enki Bilal, Sandman (di Neil Gaiman)


[venerdì, 15 dicembre 2006]
-------------------------------------------------------------------------------------- L'ultima profezia di Sterling

Leggo proprio stamattina che Bruce Sterling, di cui vi ho parlato ampiamente più di una volta come uno dei fondatori del cyberpunk e come uno dei più attenti osservatori dei cambiamenti tecnologici, sociali e culturali legati ai new media e alla Rete, ha terminato con un ultimo articolo la sua collaborazione con la rivista Wired (forse il più importante luogo di discussione sulla società della rete).

Questo ultimo pezzo si intitola non a caso My last prediction. E qual'è l'ultima predizione di Bruce Sterling? Secondo la mia fonte (il Corriere della Fantascienza, ancora non ho letto l'articolo in inglese, lo farò con calma) Sterling cerca di spiegare quale sia la linea di tendenza nelo sviluppo di Internet per i prossimi anni. Le idee più diffuse riguardano una sorta di post-Internet, in cui la rete sarà sempre più pervasiva, presente in sempre più dispositivi ma in modo trasparente, senza che le persone se ne accorgano davvero: una rete in cu agenti agenti software (penso che a questo ci si riferisca) diventino capaci di rispondere alle nostre domande in modo da farsi carico di tutta una serie di compiti che oggi sono svolti quasi manualmente.

La crescita delle reti ad alta velocità favorirà lo sviluppo di comunità collaborative, nelle quali si potrà comunicare, discutere, lavorare nell'ottica di una sempre maggiore creatività (quella che Berners Lee, il creatore del Web, ha chiamato intercreatività). Le dimensioni di reale e virtuale tenderanno a completarsi a vicenda nelle vite di tutti (ma nessuna prospettiva distopica o al contrario utopica: si parla di cose serie); basta pensare al fatto che già oggi (questo ce lo metto io) sono sempre di più le persone che hanno identità molteplici in rete, fra blog, nickname ed avatar (leggevo un articolo sulla proliferazione di avatar in Corea del Sud: ve ne sono milioni e se non si ha un avatar on line si è fuori da molti contesti, e non solo fra i giovani ma anche a livello di professionisti).

Si tratta di andare a leggere questo articolo: http://www.wired.com/wired/archive/14.12/posts.html?pg=6 

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# cyberpunk, sterling, internet e new media

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[lunedì, 10 ottobre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- La matrice spezzata

Un salto nella Matrice Disaggregata io, se fossi in voi, lo farei. Potreste incontrare cani solari, puttane d'alto bordo, politici senza scrupoli e politici visionari, pirati, teatranti, strani alieni affaristi, una colonia spaziale di tessuto organico (carne, una massa enorme di carne) e molto altro.

La matrice spezzata (Schismatrix) di Bruce Sterling (libro del 1985) rappresenta una delle vette più alte della fantascienza moderna, ed è sicuramente il libro di respiro più ampio dello scrittore, che, di solito, scrive sempre di un futuro prossimo, di un basso futuro, delineando scenari e prospettive non troppo lontani dalla realtà. Questo libro invece proietta l'umanità nello spazio, fra molti secoli, e ne racconta le vicende nell'arco di oltre un secolo e mezzo, attraverso le avventure di Abelard Lindsay, ribelle politico che viene esiliato dalla Repubblica Circumlunare del Mare della Serentià e da allora inizia a peregrinare per colonie e asteroidi, fra un pianeta e l'altro dell'universo umano conosciuto come Matrice Disaggregata, in cui si fronteggiano politicamente e materialmente le due fazioni in cui l'umanità si è divisa, i Plasmatori e i Mechanist. I primi puntano ad una evoluzione e un miglioramento dell'uomo attraverso l'ingegneria genetica e l'addestramento psichico, i Mech invece si fanno portatori di una ideologia più materiale, in cui gli uomini vanno oltre i loro limiti biologici grazie alla meccanica, e agli innesti biomeccanici ed elettronici nei corpi. Plasmatori e Mech si fronteggiano anche politicamente, economicamente e filosoficamente, sono distanti sotto ogni punto di vista, tranne che per l'artificiale e continuo prolungamento della vita umana.

Lindsay inizia come Plasmatore ma si ritrova ben presto da solo, un cane solare, un ribelle che scappa da una parte all'altra e che porta avanti i suoi piani di crescita personale e dell'umanità stessa. Perché il futuro non è lo scontro fra i blocchi, ma una sorta di anarchia in cui quello che contano non sono le nazioni ma i popoli, che sopravvivono alle nazioni, come ripete lui stesso. Mech e Plasmatori sono il risultato del massimo sviluppo tecnologico dell'umanità ma sono civiltà decadenti, da cui non potrà nascere niente di nuovo perché governate da vecchi centenari. Nuovo sarà invece il post-umanismo, il nuovo ideale che raccoglierà chi non si riconosce nell'una o nell'altra parte.

Un libro che va letto per la ricchezza di idee, di spunti che escono fuori da ogni pagina, per la sfrenata fantasia di Sterling che qui ha dato davvero il meglio di sé, unendo il filone cyberpunk con alcuni temi tipici della fantascienza classica legata ai viaggi nello spazio e alle civiltà spaziali. Lo scrittore butta sul piatto temi come la costruzione dell'identità, l'evoluzione psicologica e biologica che impone di domandarsi se saremo più mech o plasmatori, il conflitto fra generazioni, l'affermarsi di nuove religioni e di nuovi culti, il superamento di ogni logica democratica nei regimi politici a cui si contrappone l'ideale anarchico di ricostruire la civiltà per piccoli gruppi auto-organizzantisi.
Insomma un romanzo pregno di tante cose che gli amanti del genere non possono non leggere (o aver letto), ma che mi sento di consigliare anche agli altri, per la bellezza anche stilistica del romanzo (gli scrittori dell'ondata cyberpunk si caratterizzano per un linguaggio spesso barocco, difficile, ma che lascia impresse alcune immagini che ormai fanno parte, appunto, del nostro immaginario).

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# libri, cyberpunk, immaginario, sterling

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[martedì, 04 ottobre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Sfogliando una taglia extra large

Mi hanno segnalato su XL, il mensile di Repubblica pensato per noi ggggiovani alla moda, l'esistenza di una rubrica di Bruce Sterling, scrittore che sapete che amo, Futurama. Visto che sul sito di XL non sono on-line gli articoli contenuti nella rivista (non sia mai che qualcuno li leggesse senza comprarla) mi limito a segnalare l'articolo Lo confesso sono un killer: uccido computer, in cui Sterling fornisce una divertente, secondo me, rassegna dei vantaggi ma anche dei paradossi generati dalla tecnologia nella vita di tutti i giorni, specificatamente passando da un vecchio PC ad un altro, ottenendo il risultato di un eccesso di dati e di funzioni spesso inutili. L'articolo si chiude così "i computer di oggi sono sempre meno degli strumenti utili e sempre più un immenso gioco. E io non riesco a smettere di giocare. Sono completamente dipendente. Non sono più il proprietario di un oggetto di plastica: sono l'abitante di un cyberspazio, un territorio vasto e pazzo, una casa degli specchi, pieno dei miei bisogni e desideri. Posso spegnere il computer, ma lo spazio è ancora lì. Perché alla fine l'ho costruito io".

Sempre su XL di ottobre trovate un'interessante sezione dedicata alle nuove tecnologie con cui potremmo convivere fra pochi anni (a dire il vero lì si poteva fare di più), con un altro articolo di Sterling. Piuttosto se vi passa per le mani la rivista leggete l'articolo di Nicola Lagioia Mars attacks & C. quello che è davvero successo: noi alienati e gli alieni mai arrivati. "Salti spaziotemporali, città robotizzate, guerre di mondi, incontri ravvicinati del terzo tipo: è tutto già successo, solo in un modo diverso. Le invenzioni e gli scenari con cui la fantascienza ci ha riempito le pupille da quando, precipitati dalla culla, ci siamo ritrovati nel buio di una sala cinematografica con la bocca piena di pop-corn, si sono puntualmente rovesciate sulla nostra povera realtà prendendoci alle spalle, in maniera deviata, obliqua, allucinata, potentemente metaforica ma non per questo meno tangibile e gravida di conseguenze". Leggendo l'articolo appare chiaro come l'immaginario fantascientifico abbia saputo leggere, anche laddove non si sono realizzati mirabili sviluppi tecnologici, la nostra realtà: "il passato non esiste, il futuro è arrivato in stampelle, il presente è irrintracciabile. Come in Brazil di Terry Gilliam, come nei film geniali firmati da Charlie Kaufman (Essere John Malkovich, Adptation, Se mi lasci ti cancello), la nostra fantascienza quotidiana è piena di cavi polverosi, dispositivi che non funzionano, aspettative realizzate in modo comico, macabro o grottesco, continue alterazioni della realtà, giochi di specchi capaci di mettere in crisi qualunque cosa resti dell'identità personale. Basta andare al cinema, tornare a casa, accendere la tv e ritrovarsi davanti alle scenografie di un medioevo tecnologico in cui la violenza regna sovrana e non c'è più molta possibiltà di separare i buoni dai pazzi criminali: è l'Iraq, Gaza o l'ultimo episodio di Mad Max?".

Infine, fra la tanta roba di questa rivista (ce n'è per tutti i gusti, qualche cosa di più frivolo e altre più impegnative, ma sempre leggere, forse troppe), vi segnalo la sezione Movimenti, che è nel complesso la parte più interessante, almeno per me, di una rivista che soffre forse un po' troppo di schizofrenia: parla di tutto, per tutti, e alla fine pensi che manca di un po' di approfondimento (ma qui ci vorrebbe un XXL). Qui trovate alcuni reportage interessanti (come quelli a New York e Liverpool), un'anticipazione di un racconto di Dave Eggers e un'intervista al mio "amico" Joe R. Lansdale.

Ok, ecco che succede quando uno non può mettere i link a degli articoli (magari poi li mettono on-line, chissà): ti esce fuori un post in cui, per segnalare qualche cosa interessante che hai letto, passi per uno che non sapeva che scrivere. Fatemi sapere.

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# altro, immaginario, sterling, lansdale

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[sabato, 01 ottobre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- suoni

«Kitsune sedeva pensosa, giocherellando in silenzio con i tasti del suo sintetizzatore. La sua competenza aveva da tempo travalicato i limiti di una mera capacità tecnica. Era diventata una comunione, un’arte spuntata da una tenebrosa intuizione. Il suo sintetizzatore poteva mimare qualsiasi strumento e superarlo: lacerare il suo profilo sonico in forma d’onde nude, e ricostruirlo su un piano di più elevata astratta purezza sterilizzata. La sua musica aveva la dolorosa, friabile chiarezza dell’impeccabilità.
Altri strumenti lottavano per arrivare a quella chiarezza ideale, ma fallivano. L’insuccesso dava umanità al loro suono. Il mondo dell’umanità era un mondo di perdite, di speranze infrante, di peccati originali, un mondo difettoso che agognava sempre la pietà, l’empatia, la compassione… Non era il suo mondo».

Bruce Sterling – La matrice spezzata

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# libri, cyberpunk, sterling

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[venerdì, 16 settembre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- come spendere 9,80 euri

Se avete 9,80 euri che vi avanzano e vi recate alla vostra edicola invece di comprare l'ultimo numero di Novella 2000 per sapere tutto sul nuovo fidanzato di Michelle Hunziker, oppure di Playboy (lo so che avete l'intera collezione), vi do due consigli che forse vale la pena di prendere in considerazione.

E' uscito con la collana Urania Collezione (numero 32, al modico prezzo di 4,90 euri), che ripropone tutti i grandi classici della fantascienza, La matrice spezzata di Bruce Sterling, padre del cyberpunk (insieme a Gibson), che qui viene proposto in quello che per molti è il suo capolavoro (per saperne di più questa notizia è un buon inizio). Dal sito Urania&Co. copio e incollo: "La civiltà del sistema solare, ormai colonizzato, è conosciuta come Schismatrix: una "matrice" che rappresenta il prodotto di un vertiginoso progresso scientifico e culturale, ma anche uno "scisma". L'umanità, infatti, è divisa in due fazioni rivali: i Mechanist e i Plasmatori. Nel quadro di questa civiltà post-umana in lotta, cominciano le avventure di Abelard Lindsay, diplomatico e rivoluzionario della Repubblica Corporativa Circumlunare del Mare della Serenità. Di volta in volta ribelle, esule, impresario teatrale e pirata spaziale. Lindsay è l'eroe di ogni nuova fase di espansione, deciso a costruire un futuro inimmaginabile pre l'umanità."

 
Per altri modici 4,90 euri e se la vostra edicola è ben fornita (io sono stato fortunato e devi ringraziare la mia amica Fra, a cui sarò sempre grato per avermi risparmiato un sacco di giri: grazie Fra, ho ancora le lacrime agli occhi!), oppure, se non è fornita, ci sono sempre i negozi di fumetti, vi consiglio questa ristampaccia, però non sempre si possono comprare gli albi extra-lusso che costano 20 euri o giù di lì. Quindi vi raccomando questo "Grandi storie" n.2 che ristampa l'albo Sin City: Un abbuffata di morte, di Frank Miller. Ah, volendo potete ordinarla anche via web qui.
 
|Fumetti USA (Dark Horse) - Grandi Storie #2: Sin City: Un'abbuffata di morte|
 
Ok, i consigli editoriali sono finiti, spero che qualcuno metta la testa a posto e mi dia retta! Così passate il tempo in attesa del mio prossimo post!

Immaginato da PhilipDick alle 09:37 / p.link
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# libri, altro, fumetti, cyberpunk, sterling

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[venerdì, 29 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Un futuro veramente molto basso...

Cronache del basso futuro, ma di un futuro così basso che in alcuni casi è già passato. Questa è la raccolta di racconti di Bruce Sterling, dal titolo originale di Globalhead, che segna una delle pietre miliari della letteratura nota come cyberpunk (vedi categorie per saperne di più).
Rispetto all’altro grande del genere CB, William Gibson, Sterling opera una maggiore riflessione sullo sviluppo tecnologico, culturale e sociale, e la sua attenzione è sempre rivolta al disegno di prospettive future plausibili, basate spesso sull’analisi dettagliata della situazione politica internazionale, dell’economia globale, dello sviluppo tecnologico. Quello che nella fantascienza di William Gibson è un salto nel futuro, fatto di sfrenate corse in avanti della fantasia, e di una scrittura barocca, nei racconti e nei libri di Bruce Sterling poggia invece di più con i piedi per terra, e si basa su uno stile molto più rigoroso, che amo particolarmente anche se diverso da Gibson.
 
Ho già detto, nei post passati legati al cyberpunk, come Sterling e lo stesso Gibson abbiano dichiarato finita l’epoca d’oro del genere che è evoluto ed oggi è, quando parliamo dei suoi esponenti maggiori, qualcosa di diverso, anzi un vero e proprio cyberpunk non esiste più, e forse non è mai esistito. Spesso questo genere è stato identificato per alcune caratteristiche proprie dei racconti di Gibson, e che abbiamo visto al cinema in film come Matrix o Johnny Mnemonic (connessioni neurali al cyberspazio, innesti biomeccanici nel corpo umano, grandi corporation disposte a tutto per trarre profitti, yakuza…), però il cyberpunk va inteso più come un modo di sentire, un modo di leggere la realtà odierna, prima che quella futura, nella diffusione della società dell’informazione. Ecco, Bruce Sterling è il lato sociologico del genere (ed eccellente è la sua opera di saggista e divulgatore scientifico), attraverso la descrizione dei sistemi di potere della società dell’informazione, la globalizzazione, i movimenti di protesta, gli abusi di uno sviluppo scientifico senza regole e senza etica, le trasformazioni sociali legate alla tecnologia (mcluhanianamente parlando), le distruzioni ambientali. In particolare, in questo senso è esemplare un romanzo relativamente recente di Sterling, ormai non più propriamente cyberpunk (che è solo un etichetta assegnata dalla critica letteraria, ricordiamolo), Caos USA (in originale Distraction), che è il mio preferito di questo autore.
 
Tornando a Cronache, gli undici racconti (scritti poco più di una quindicina di anni fa) contenuti in questa antologia spaziano fra alcuni di carattere propriamente fantastico (tipo Le rive della Boemia) o di sperimentazione linguistica e narrativa (La spada di Damocle), ad altre in cui Sterling descrive gli scenari sociopolitici che abbiamo già vissuto (il crollo dell’URSS, e qui il futuro è bello che passato) o che stiamo vivendo (come il fondamentalismo islamico, e qui il futuro è un po’ il presente). Non mancano poi racconti legati allo sviluppo tecnologico e scientifico, e alla sua etica (La nostra Cernobyl neurale o Il proiettile morale), come quelli legati alle prime forme di hackeraggio, per quanto anche qui ormai il futuro è già andato). I due racconti più importanti e che riassumono bene l’opera di Sterling sono gli ultimi due (Hollywood Cremlino e Siete a favore o contro la 486?) che vedono protagonista il faccendiere dall’origine ignota e dalle strane facoltà, Leggy Starlitz, protagonista del romanzo di cinque anni fa, Lo spirito dei tempi, in cui Starlitz vive la narrazione dei tempi odierni (e uso il termine narrazione non a caso, visto che in questo libro si citano direttamente la semiotica e la filosofia, Eco e Greimas, Baudrillard e Derrida).
 
Più che una recensione, un post sull’autore del libro. Spero di aver messo curiosità in qualcuno. Io ci ho provato.

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# libri, cyberpunk, sterling

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[giovedì, 28 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Fuoco Sacro, di Bruce Sterling

(post del 25/6/2004)
 
Un po’ di tempo fa ho letto un bel romanzo di Bruce Sterling, Fuoco Sacro.
 
Per chi non lo conoscesse, Sterling è insieme a William Gibson il padre del cyberpunk; se Gibson ne ha scritto il romanzo-manifesto, Neuromante, Sterling ne è stato il teorico. Va detto che lo stesso Sterling da qualche anno, in più di un articolo, afferma che il cyberpunk come genere letterario ha finito la sua spinta creativa, e infatti se andiamo a leggere i romanzi più recenti sia di Gibson che di Sterling ci sono stati degli aggiustamenti di rotta rispetto ai loro primi libri.
In particolare Sterling ha intrapreso la strada di raccontare i cambiamenti in atto nel mondo attuale proponendoci nelle sue storie delle versioni credibili di cosa potrebbe essere la nostra società fra 50 o 100 anni. In particolare in libri come Caos USA e Lo spirito dei tempi (nei titoli italiani) affronta temi legati alla globalizzazione, all’ecologia, alla nascita di poteri transnazionali che vanno oltre le normali entità politiche e di movimenti che diventeranno sempre più forti perché diffusi capillarmente.
 
Chiusa questa parentesi sull’autore del libro di cui voglio parlare, torno a Fuoco Sacro. Questo libro racconta di come potrebbe essere un mondo dominato dalle biotecnologie, che consentiranno un allungamento della vita umana fino ad eccessi che probabilmente sarebbe bene non augurarsi.
La protagonista del romanzo affronta due viaggi, quello della sua formazione, una sorta di Grand Tour nell’Europa a cavallo fra 21° e 22° secolo (fra una novantina di anni per capirci) e quello della ricerca della sua identità più profonda (viaggi che naturalmente sono entrambi la stessa cosa, perché vanno in parallelo).
Mi è venuto in mente di parlare di questo libro perché qualche tempo fa un mio amico mi ha detto di aver visto il film The Core, raccontandomi di come ci fosse una scena in cui il Colosseo crollava. Il collegamento fra il bellissimo libro di Sterling e il film (che non ho visto) nasce dal fatto che a un certo punto del romanzo la protagonista arriva a Roma, la mia città. E la descrizione che Sterling fra per dirci come è diventata Roma alla fine del 21° secolo è:
 
-il quartiere Flaminio è stato raso al suolo da un terremoto, e poi ricostruito (ma se c’è qualche romano che mi legge e che abita da quelle parti è autorizzato a fare tutti gli scongiuri);
 
-il Papa ha subito anch’egli un trattamento per ringiovanire e ha cominciato a fare miracoli;
 
-infine, visto che il Papa fa miracoli, qualche anno prima è apparsa sulla città eterna la Madonna.
 
Quest’ultimo punto mi interessa particolarmente, per chi conosce Roma (e soprattutto per chi conosce me): quest’apparizione avviene su… VIALE MARCONI! Che è dove abito io…
 
 

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[giovedì, 28 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Mirrorshades

(post del 21/7/2004)
 
Negli ultimi giorni ho letto con piacere una bella antologia di racconti cyberpunk, tutti datati prima metà anni ’80, quando il genere si stava affermando grazie al contributo e alla collaborazione di alcuni grandi scrittori, che hanno posto le basi per quella che è stata una vera e propria avanguardia letteraria. Si tratta di Mirrorshades, a cura di Bruce Sterling. Questa antologia contiene racconti di William Gibson, Bruce Sterling, Lewis Shiner, John Shirley, Rudy Rucker fra gli altri. È veramente un bel libro ve lo consiglio sia se avete letto già qualcosa di fantascienza cyberpunk sia se non conoscete questo genere ma potrebbe incuriosirvi. In particolare sono veramente molto interessanti alcuni racconti, che introducono bene al genere.
 
Il continuum di Gernsback (Gernsback è stato uno dei fondatori della fantascienza moderna, negli anni 30-40) di William Gibson, è presente già nell’antologia La notte che bruciammo Chrome; questo racconto veramente molto particolare introduce il lettore in un mondo fatto di percezioni e da significati influenzati dal nostro immaginario collettivo (fantasmi semiotici li chiama Gibson, definizione che ho ripreso nella definizione di immaginario che trovate qui accanto).
 
Occhi di serpente di Tom Maddox racconta di come l’uomo tenda sempre di più ad essere in simbiosi con la tecnologia (fino ad interfacciarsi direttamente con essa), ma mantenendo (o forse recuperando) sempre un istinto quasi primordiale che guida le nostre percezioni ed emozioni.
 
Stone è vivo di Paul Di Filippo affronta il tema della trasformazione della società, con sempre maggiori divari fra ricchi e poveri, tra have e have not, con le grandi multinazionali che decidono i destini del mondo; e qui si inseriscono le vicende personali di chi grazie a questo potere può cambiare, stravolgendola, la propria vita.
 
Solstizio di James Patrick Kelly parla dell’unione delle percezioni artificiali create dalle droghe con quelle legate a riti sacri risalenti a millenni prima che l’uomo divenisse civilizzato. E di come i sentimenti e le gelosie restino sempre le stesse, e nessuno aiuto artificiale serve a riconquistare quello che conta davvero, che forse non avevamo perso davvero ma che rischiamo di buttare via poi.
 
Mozart con gli occhiali a specchio di Bruce Sterling e Lewis Shiner secondo me è il racconto più divertente e più interessante di tutta la raccolta. Innanzitutto questo racconto è un divertissement dei due autori, che hanno messo giù in chiave cyberpunk un tema classico della fantascienza, il viaggio nel tempo e le conseguenze sull’equilibrio spazio-temporale. Gli occhiali a specchio (mirrorshades) rappresentano proprio il cyberpunk degli inizi, nei cui romanzi e racconti gli autori inserivano sempre come segno distintivo appunto i mirrorshades. Tanto è vero che prima che si affermasse l’etichetta cyberpunk, questi autori erano conosciuti come il “gruppo dei mirrorshades”.
In questo racconto incontriamo un giovane Mozart che verste con jeans e mimetica e gira con in spalla uno stereo su cui ascolta le musiche che avrebbe dovuto comporre ma che non comporrà mai. Il suo sogno piuttosto è quello di diventare una star della musica rock, con la sua chitarra elettrica.
 
Un altro tema tipicamente cyberpunk affrontato nel racconto è il legame di questo genere con la musica rock, presente nei racconti A tutto rock di Pat Cardigan e Freezone di John Shirley.
 
Mi sembra di aver detto pure troppo su questo libro. Non sarebbe male se qualcuno si incuriosisse e volesse leggere un po’ di cyberpunk (per una introduzione oltre a Mirrorshades, leggete La notte che bruciammo Chrome e il capolavoro assoluto di questo genere, Neuromante di William Gibson).
 
 
 

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# libri, cyberpunk, immaginario, gibson, sterling

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[sabato, 12 marzo 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Cyberpunk 2

(post scritto il 14 ottobre 2004)
 
[questo post è la seconda parte di quello pubblicato qualche giorno fa sul cyberpunk come movimento letterario. Poiché è molto lungo, e non mi andava di fare una terza puntata, l’ho diviso in due parti: leggetelo tutto, o solo la parte che vi interessa se vi va, però vi consiglio, per capire bene cosa sia il cyberpunk di andare a leggere la lunga citazione finale, in cui ho lasciato la risposta definitiva ad uno dei protagonisti]
 
I temi della letteratura cyberpunk
 
Il successo del cyberpunk nella sua fase di avanguardia ha fatto sì che ormai questo sia un genere affermato nella letteratura fantascientifica. Anche se gli autori identificabili col mirrorshades movement (William Gibson, Bruce Sterling, Lewis Shiner, Rudy Rucker, John Shirley ed altri) hanno, chi più chi meno, evoluto la loro produzione, il genere rimane importante e continua ad esercitare una grande influenza sulla fantascienza ma non solo, sulla letteratura, sul cinema e sulle più svariate forme di cultura mediatica, nonché, più in generale, sull’immaginario.
I temi trattati principalmente riguardano la descrizione di un mondo decadente nel prossimo futuro, dove si perde spesso ogni moralità, dove gli individui sono alienati dalla tecnologia e da una società in cui le disparità e i conflitti sono sempre più accesi. La tecnologia assume un ruolo simbolico importante in quanto sempre maggiore spazio è dedicato al mondo dell’immateriale costituito dall’informazione che viaggia in rete (la Matrice nei libri di Gibson e la Rete in quelli di Sterling). Elementi tipici, ma non essenziali (perché presenti soprattutto nei libri di Gibson) sono protesi fisiche artificiali e innesti per collegare il sistema nervoso alla Rete, elementi di Realtà Virtuale (o simili), la costruzione di identità sempre diverse.
Il mondo è dominato da governi corrotti e dalle grandi multinazionali, nonché dalle mafie, contro cui si ritrovano a combattere i protagonisti, hacker (i cow boy della console) ma non solo.
È difficile definire una volta per tutte di cosa parli il cyberpunk: questi elementi sono stati poi ripresi da chi ha attinto al genere per trarne regole e formule da usare in libri e film. Però non ci sono realmente regole: i temi trattati e il modo di trattarli variano e, come afferma Sterling, cyberpunk è ciò che scrivono i cyberpunk (quelli originali).
 
Genesi di un genere
 
Si è molto dibattuto su cosa sia il cyberpunk, soprattutto perché i suoi primi guru (quelli che ho citato sopra) hanno dichiarato chi, come Shiner, che il genere era morto e sepolto e chi, come Sterling, che il cyberpunk degli inizi non esiste più perché è cambiato il mondo e sono cambiati loro, che non fanno più parte della cultura underground (in quanto ricchi e famosi), e questa ammissione mi sembra la cosa più importante perché dà alle loro voci ancora più forza secondo me. Questa forza deriva poi dal fatto che con queste dichiarazioni (che sono assolutamente da condividere) segnano una rottura, agli inizi degli anni ’90, di fronte al proliferare di imitatori che dai grandi ideali contenuti nel manifesto del movimento (The New Science Fiction) hanno tratto delle formulette da ripetere e quindi libri che sono un sacco di spazzatura splatter.
Questi distingui servono per evidenziare le ragioni vere della nascita del cyberpunk, che non sono soltanto la necessità di rinnovare la fantascienza inventando qualcosa di nuovo. Il cyberpunk (come dice bene Sterling in un articolo del ’91 riportato in Italia nell’antologia Parco giochi con pena di morte) è nato nella cultura underground, è nato nella bohème, come tutte le avanguardie; una bohème moderna, ma sempre bohème. Il cyberpunk è da intendersi come il risultato di una sensibilità tutta moderna per il marcio del mondo contemporaneo; come dice Sterling, il cyberpunk non racconta di cose che non dovremmo sapere ma ha invece una cultura anti-umanistica e ci mette di fronte ad una concezione della vita in cui noi sappiamo già tutto, e i fragili esseri umani non possono farci niente semplicemente perché… le cose stanno così!
 
«La convinzione anti-umanistica del cyberpunk non è soltanto una acrobazia letteraria per scandalizzare la borghesia: è un dato obiettivo che riguarda la cultura degli anni del ventesimo secolo. Il cyberpunk non ha inventato questa situazione; ne è solamente un riflesso.
Oggi è abbastanza frequente vedere scienziati cattedratici disposti a sposare orribili idee radicali: nanotecnologia, intelligenza artificiale, sospensione crionica della morte, download dei contenuti cerebrali… La hybris si è scatenata negli atri universitari dove tutti, nessuno escluso sembrano avere un piano per rovesciare il mondo. La più severa indignazione morale si esprime con la voce più debole. […]
Viviamo già, ogni giorno, in mezzo ad azioni scandalose dalle conseguenze imprevedibili per il mondo intero. […]
Il pensiero dell’uomo, rivestendo le forme del tutto nuove della programmazione informatica, diviene qualcosa da cristallizzare, duplicare, trasformare in merce. Anche il contenuto dei nostri cervelli non è più sacro; al contrario, sta divenendo bersaglio di ricerche sempre più fruttuose, e al diavolo i dubbi di carattere ontologico e spirituale. L’idea che in queste circostanze la Natura Umana sia destinata in qualche modo a prevalere contro la Grande Macchina è semplicemente stupida; stranamente, non sembra affatto pertinente. È come se un filosofo cavia in una gabbia di laboratorio, poco prima che il suo cervello venga trapanato e innervato di fili nel nome della Grande Scienza, dovesse dichiarare con devozione che alla fine la Natura Roditrice trionferà comunque.
Tutto ciò che può essere fatto a un topo può essere fatto a un essere umano, e ai topi possiamo fare qualsiasi cosa. È difficile pensarci, ma è cosi, e non finirà soltanto perché decidiamo di coprirci gli occhi.
Questo è il cyberpunk.»
 
Bruce Sterling – Cyberpunk negli anni Novanta (in Parco giochi con pena di morte)
 
 
Ho lasciato a Sterling la risposta definitiva a cosa sia il cyberpunk, come mi sembra giusto, anche perché io non ne sarei stato capace. In base a questa definizione allora il cyberpunk è ancora vivo, anche se non più nella sua forma originaria, perché questa visione del mondo è rimasta.

Immaginato da PhilipDick alle 14:42 / p.link
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[sabato, 12 marzo 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Cyberpunk 1

(post scritto l’11 ottobre 2004)
 
Nei giorni scorsi ho usato il termine cyber in due post; il primo per presentare una manifestazione in corso a Firenze fatta di convegni, rassegne cinematografiche e arte contemporanea; il secondo per i cosiddetti World Cyber Games, che altro non sono che il campionato mondiale di videogiochi.
 
Oggi il prefisso cyber viene messo in tutte le salse, a volte a sproposito, altre in maniera appropriata. Ma perché parlano tutti di cyber? Intanto diciamo che il tanto decantato cyberspace (italianizzato cyberspazio o ciberspazio) è un termine che viene usato per indicare genericamente Internet e ancora più in generale tutto ciò che può essere considerato uno spazio di “informazione”.
Ma da dove viene il termine?
 
Il termine cyberspace è stato coniato da William Gibson nel romanzo-manifesto del cyberpunk, Neuromante. E proprio qualche cenno di cosa è il cyberpunk voglio dare in questo post, e in altri che seguiranno.
Con Neuromante, Gibson si è imposto come l’autore di punta di un gruppo di giovani scrittori che aveva raccolto, fra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli ’80, tutta la sensibilità legata all’evoluzione della tecnologia e all’affermazione dei computer e delle reti di computer.
Il cyberpunk nasce in un contesto culturale ben definito e si è caratterizzato come molto di più di un sottogenere della fantascienza. Il cyberpunk è soprattutto un modo per parlare del mondo contemporaneo e dell’influsso della tecnologia sulle nostre vite, ricorrendo a (e contemporaneamente formando) un immaginario tutto nuovo in cui la vera ricchezza è l’informazione, sono i dati. Un mondo dove attraverso la tecnologia l’uomo acquista nuove estensioni al proprio corpo e alla proprio mente (alla stessa maniera in cui McLuhan intendeva i media: come nuovi organi che estendono le percezioni e le capacità).
 
Il cyberpunk quindi si è imposto come una delle avanguardie letterarie più importanti degli ultimi 20 anni, fissando qualcosa di più che un genere (a cui poi hanno attinto anche altri forme di comunicazione, a cominciare dal cinema) ma stabilendo un modo di vedere il mondo, e di viverlo (tralasciando gli elementi più propriamente di fiction), basato sulla presenza dei media e delle tecnologie, che impongono un diverso modo di leggere la realtà circostante e, soprattutto, il corpo umano e le identità psicologiche.
 
Il cyberpunk (termine la cui origine non è chiara: probabilmente lo si deve a qualche critico) ha connotato quindi un gruppo di scrittori che inizialmente amavano farsi chiamare come il gruppo dei mirrorshades, perché un elemento caratterizzante nei loro romanzi e racconti era la presenza degli occhiali a specchio, ficcati da qualche parte. Poi si è affermato il termine cyberpunk, che oggi vuol dire tutto e il suo contrario, se consideriamo che proprio gli autori che ne hanno fatto parte considerano l’esperienza del cyberpunk conclusa da più di dieci anni, a cominciare da William Gibson, quello con le maggiori qualità letterarie, e da Bruce Sterling, il teorico del movimento, nonché grande scrittore naturalmente. Come avanguardia il cyberpunk sarebbe quindi concluso, avendo esaurito la sua spinta innovativa; ma il cyberpunk rimane vivo per quello che riguarda l’influenza che ha avuto sulla nostra visione del mondo; per il suo rappresentare comunque uno stile di vita diverso, che riconosce l’importanza della tecnologia e le da un ruolo fondamentale; il cyberpunk rimane nel nostro immaginario perché rappresenta comunque un mondo dove le storture dovute ad uno sviluppo incontrollato lasciato alle mani delle grandi organizzazioni economiche e commerciali e a quelle criminali rispecchiano molte cose che non vanno nella realtà contemporanea.
 
Bruce Sterling ha definito il cyberpunk “l’integrazione del mondo high-tech e della cultura pop, specialmente nel suo aspetto underground”. Perché il cyberpunk è soprattutto un movimento pop, che affonda le sue radici nella cultura popolare, e soprattutto nelle subculture di opposizione al sistema (e da qui l’accostamento col punk).
Dal punto di vista delle tematiche trattate il cyberpunk deve molto a diversi autori, di fantascienza e non. Philip Dick ha anticipato molti temi cyber, rappresentando i suoi mondi alternativi dove espletare in maniera diversa la propria personalità, nonché per la carica antagonista e radicale dei suoi romanzi, in cui i governi sono corrotti e spesso totalitarismi mascherati in cui il singolo individuo è solo un ingranaggio.
James Ballard è un altro autore a cui il cyberpunk attribuisce una paternità morale, perché nei suoi romanzi ha raccontato le vicende di una umanità alienata che entra in simbiosi con la tecnologia; perché i temi dell’informazione, della comunicazione, dei grandi miti di massa e in genere della cultura pop, sono sempre presenti nei suoi libri.
Questo per citare due autori che conosco bene, ma ce ne sono altri come Thomas Pynchon, Akira Mishima, William Burroghs. Oltre poi a molta fantascienza classica. Ma non bisogna poi dimenticare tutta quella lettereratura in cui i sistemi mediatici e tecnologici diventano strumento del potere, ad esempio classici come 1984 di Orwell o, perché no, Il mondo nuovo di Huxley, che hanno poco a che fare col cyberpunk ma che gli autori che ne fanno parte non possono non aver letto.
 
 (fine della prima puntata)

Immaginato da PhilipDick alle 14:38 / p.link
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“L’irreale è più potente del reale. Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione a cui può spingersi l’immaginazione. Perché soltanto ciò che è intangibile, le idee, i concetti, le convinzioni, le fantasie, dura. Le pietre si sgretolano. Il legno marcisce. La gente, bé… la gente muore.”

Chuck Palahniuk
(Soffocare)

“L'immaginario è un luogo senza tempo e senza spazio, come il delirio degli schizofrenici. C'è chi come loro vi resta impigliato e non riesce più a trovare la strada del suo corpo”

Valerio Evangelisti
(Nicolas Eymerich, inquisitore)

“Le cose non devono essere avvenute realmente per essere vere. Le storie e i sogni sono verità rivestite d'ombra che sopravviveranno quando i nudi fatti saranno polvere, cenere, oblio”

Neil Gaiman
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