:: PHILIP DICK

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:: IMMAGINARIO

...è tutto quello che forma le nostre idee, il nostro modo di leggere il mondo, di rapportarci ad esso e agli altri. L'immaginario in cui siamo immersi è formato da tante cose: cinema, libri, tv, fumetti, pubblicità, sport e naturalmente ciò che
accade nel mondo. E ancora, lo sviluppo tecnologico, i computer, Internet e tutto ciò che ci fa comunicare con il mondo.

La nostra cultura è fatta di “immagini” che provengono da tutto ciò e che diventano importanti anche senza accorgercene: sono “fantasmi semiotici” in cui si racchiude il significato di quello che è la nostra società, una società che si sostiene anche con l’immateriale delle idee e dei concetti.

IMMAGINA UNA BIBLIOTECA

Sto leggendo: Per ora nulla,
Ultimi libri letti: Boh, chi si ricorda...

Autori e libri preferiti: Philip Dick (UBIK, MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE, LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH, UN'OSCURO SCRUTARE, I SIMULACRI, L'UOMO NELL'ALTO CASTELLO, SCORRETE LACRIME DISSE IL POLIZIOTTO, LABIRINTO DI MORTE, L'ANDROIDE ABRAMO LINCOLN, NOI MARZIANI, CRONACHE DEL DOPOBOMBA, LA TRILOGIA DI VALIS), J.R.R. Tolkien (IL SIGNORE DEGLI ANELLI), William Gibson (NEUROMANTE, AMERICAN ACROPOLIS, LA NOTTE CHE BRUCIAMMO CHROME), J.G. Ballard (CRASH, IL MONDO SOMMERSO, LA MOSTRA DELLE ATROCITA', IL CONDOMINIO, L'IMPERO DEL SOLE), Bruce Sterling (LA MATRICE SPEZZATA, CAOS USA, LO SPIRITO DEI TEMPI, FUOCO SACRO), Haruki Murakami (DANCE DANCE DANCE), Luhter Blisset/Wu Ming (Q, HAVANA GLAM, 54, ASCE DI GUERRA, MANITUANA), Don DeLillo (UNDERWORLD, MAO II, AMERICANA, COSMOPOLIS), David Foster Wallace (INFINITE JEST), Jack Kerouac (SULLA STRADA), Joe R. Lansdale (RUMBLE TUMBLE, MANEGGIARE CON CURA, IN FONDO ALLA PALUDE, ECHI PERDUTI, LA SOTTILE LINEA SCURA), Chuck Palahniuk (SURVIVOR, SOFFOCARE), Kurt Vonnegut (MATTATOIO N. 5, LA COLAZIONE DEI CAMPIONI, LE SIRENE DI TITANO), Edward Bunker (COME UNA BESTIA FEROCE, CANE MANGIA CANE, LITTLE BOY BLUE, EDUCAZIONE DI UNA CANAGLIA), Matt Ruff (ACQUA, LUCE E GAS), Valerio Evangelisti (Eymerich vari, METALLO URLANTE, ANTRACITE), Niccolò Ammaniti (TI PRENDO E TI PORTO VIA), Girolamo De Michele (TRE UOMINI PARADOSSALI, SCIROCCO), Philip Roth (PASTORALE AMERICANA, IL COMPLOTTO CONTRO L'AMERICA), Giuseppe Genna (DIES IRAE, NEL NOME DI ISHMAEL), Robert A. Heinlein (UNIVERSO, STRANIERO IN TERRA STRANIERA) e poi Italo Calvino (SE UNA NOTTE DI INVERNO UN VIAGGIATORE, LE CITTA' INVISIBILI, LE COSMICOMICHE), John Fante (CHIEDI ALLA POLVERE, LA CONFRATERNITA DELL'UVA), Walter Tevis (LA REGINA DEGLI SCACCHI), “Il maestro e Margherita” di Bulgakov, i racconti di E.A. Poe, Isaac Asimov, Johnatan Coe, Nick Hornby, Carlo Lucarelli, Umberto Eco, Daniel Pennac, Stefano Benni, Neil Gaiman, Charles Bukowski e ancora...

IMMAGINA UN CINEMA

Film preferiti: In ordine sparso, tutto Kubrick (su tutti ARANCIA MECCANICA, 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO e FULL METAL JACKET), BLADE RUNNER, tutto Tarantino (PULP FICTION e KILL BILL vol.1 in particolare, ma anche LE IENE), MATRIX, 1997 FUGA DA NEW YORK, THE BLUES BROTHERS, i film di David Cronenberg (EXISTENZ, LA MOSCA, VIDEODROME, IL PASTO NUDO, CRASH), STAR WARS, ALIEN e ALIENS, APOCALIPSE NOW, LA 25a ORA (e altri film di Spike Lee), IL SIGNORE DEGLI ANELLI, METROPOLIS, TRUMAN SHOW, FIGHT CLUB, NATURAL BORN KILLERS, i film di Park Chan Wook (OLD BOY, LADY VENDETTA, MR. VENDETTA), i film di Woody Allen (MANHATTAN, IO E ANNIE, MATCH POINT, IL DITTATORE DELLO STATO LIBERO DI BANANAS, PROVACI ANCORA SAM) i film di Jim Jarmusch (GHOST DOG, DEAD MAN, DAUNBAILO'), L'ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE, BRAZIL, ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND, MULHOLLAND DRIVE, SIN CITY, V PER VENDETTA, e poi una spruzzata di Hitchcock, di Scorsese, dei fratelli Coen (IL GRANDE LEBOWSKI, BARTON FINK, FARGO)

IN TV E DA ALTRE PARTI

I SIMPSON, X-FILES, FUTURAMA, la Roma, il ciclismo, la mia città (Roma), i fumetti DISNEY (Carl Barks e Don Rosa), la fantascienza, Neon Genesis Evangelion, Report, Gli album di Marco Paolini, i programmi di Radio Due, i fumetti di Frank Miller (Sin City), di Jean Giraud, alias Moebius, di Enki Bilal, Sandman (di Neil Gaiman)


[giovedì, 20 dicembre 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- La lotteria della vita

Come già segnalato,nei giorni scorsi ho letto Lotteria dello spazio, il primo romanzo pubblicato da PKD nell'ormai lontano 1955. Si tratta di un romanzo che, per chi ha avuto la fortuna di leggerlo allora, rivelava già il talento di quel grand'uomo.

In Solar Lottery, il mondo è governato dalle leggi del caso, anzi più precisamente dalla regola del minimax: chiunque sia in possesso della agognata tessera professionale può partecipare alla più grande lotteria che ci sia mai stata nella quale periodicamente un fortunato vince la possibilità di diventare Quizmaster, la più alta istituzione sul pianeta. Quella descritta da Dick è una società rigidamente divisa in classi, fra have e have not, fra chi ha la capacity card e chi non ce l'ha, che viene escluso e lasciato ai margini, nella quale ogni persona classificata giura fedeltà ad un padrone, sia esso una persona o, più spesso, una Hill, una grande corporazione economica, che provvederà ai suoi bisogni garantendogli una vita ricca e comoda. Una categoria a parte sono i telep, che per la loro capacità di predire il futuro sono costretti o ad entrare nella Squadra che presiede alla sicurezza del Quizmaster o ad essere emarginati proprio in virtù delle loro doti.

Quello che è davvero interessante, al di là della vicenda, che ho trovato comunque molto avvincente, è la caduta di valori, di passioni e di interessi in questa questa Terra del futuro, nel solco del tradizionale genere distopico, i cui abitanti vivono per il Quiz, per gli spettacoli televisivi e per l'omicidio. Sì, omicidio, perché in una società del genere, basata sul minimax, alla fortuna di chi diventa Quizmaster deve corrispondere anche quella di una persona che, nel pieno di rispetto di regole ritualizzate, viene sorteggiato, in diretta tv, per tentare di uccidere il capo e prenderne il posto.

In questo contesto si muovono le vicende di Ted Benteley, il prodromo del tipico personaggio dickiano, uomo comune a suo modo in qualche modo mediocre ma, rispetto ai personaggi che Dick svilupperà negli anni successivi, con dentro di sé una fiammella di speranza e di voglia di reagire per contribuire a costruire un mondo migliore, per una società più giusta che non sia governata da un gioco: non si può non leggere nelle parole che Ted pronuncia contro il sistema una critica che Dick faceva agli Stati Uniti e alla società occidentale.

I guai per Benteley iniziano quando, rotto il patto con una delle Hill, fa il suo giuamento al Quizmaster Verrick, non sapendo che è caduto di sella: l'urna ha estratto un nuovo nome, il misterioso Leon Cartwright. Verrick ha ordito un complotto per tentare di riprendere il suo posto, coinvolgendo fra gli altri proprio Benteley. Non vi dico come prosegue, vi lascio la sorpresa.

Come dicevo all'inizio, in questo libro Dick è già Dick. Il lettore abituale di PKD ritroverà alcune delle tematiche tipiche della sua letteratura, che nei decenni successivi svilupperà con maggiore profondità filosofica, psicologica e sociologica: il simulacro, la religione e la speranza nell'arrivo di qualche Messia diffusa quasi a livello di superstizione, l'alienazione dell'uomo nella società ipertecnologica.

Buona lettura.

Immaginato da PhilipDick alle 08:53 / p.link
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[mercoledì, 12 dicembre 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- Quiz

"Vorrei fare a pezzi tutto questo, ma non accadrà... piuttosto collasserà. Ogni cosa è sottile, vuota e metallica. I giochi e la lotteria non sono altro che giocattoli per bambini tirati a lucido! Tutto è tenuto assieme dai giuramenti Posizioni in vendita, cinismo, lusso e povertà, indifferenza... il pigolio di sottofondo degli impianti tv. Un uomo se ne va in giro per ammazzarne un altro e tutti applaudono e si godono lo spettacolo. In che cosa crediamo? Che cosa ci rimane? Brillanti criminali lavorano per potenti criminali. Tutta la nostra lealtà è riposta in un assurdo giuramento davanti a un busto di plastica.

[...]

E' molto più di questo, non farti illusioni. Sta iniziando a trasparire tutta la struttura debole e corrotta del sistema. Un giorno lo scoprirai anche tu. Io, invece, lo vedo distintamente già da ora. Ma che cosa potevi aspettarti da una società basata sui giochi, sui Quiz e sull'omicidio?"

Philip K. Dick - Lotteria dello spazio (Solar Lottery)

Immaginato da PhilipDick alle 20:29 / p.link
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[venerdì, 30 marzo 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- Se qualcuno prova a svegliare i dormienti

Come ho scritto ieri, ultimamente mi dedico poco alle mie letture, ma è ora di dire due parole sull'ultimo romanzo di Dick che ho terminato, Svegliatevi dormienti (nell'edizione originale The Crack in space).

Svegliatevi, dormienti

 Questo Svegliatevi dormienti, scritto negli anni considerati più fecondi per l'opera di Dick, a metà dei '60, non è mai stato considerato uno dei capolavori dickiani, anzi è sicuramente inferiore ai suoi migliori libri. Tutto sommato però l'ho apprezzato, e per me è superfluo dirlo. Intanto il romanzo, a più di 40 anni dalla stesura, si dimostra attualissimo nella nostra epoca, raccontando la vicenda di Jim Briskin, candidato di colore destinato a diventare presidente degli Stati Uniti (e all'inizio del libro uno dei personaggi sostiene che sarà la rovina se un nero diventerà presidente). Immagino dovesse essere qualcosa di rivoluzionario pensare ad un presidente di colore in quegli anni di battaglie civili, soprattutto se pensiamo che solo oggi Barack Obama si è candidato per le primarie dei democratici americani, con buone probabilità di soffiare la corsa alla Casa Bianca a Hillary Clinton.

Dick con questo romanzo ha creato una allegoria degli Usa del suo tempo, con la solita incredibile capacità di guardare oltre e di scorgere i cambiamenti futuri della società. I dormienti del titolo italiano, sono i milioni di cittadini americani che sono stati ibernati perché poveri, improduttivi, incapaci di sostentare sé stessi e potenzialmente un pericolo per lo sviluppo della società capitalista (in larga parte neri e ispanici); i dormienti diventano il centro della campagna elettorale di Briskin, che promette di svegliarli e di inviarli alla colonizzazione dell'altra Terra scoperta oltre un varco dimensionale, una Terra che pare incontaminata e pronta a disposizione dell'umanità. Ma non sarà così, perché dall'altra parte i primi esploratori troveranno un'altra razza umana, estinta sul nostro pianeta milioni di anni fa, quella del cosiddetto uomo di Pechino, uscito probabilmente battuto dallo scontro con l'Homo Sapiens.

Questo romanzo di Dick è popolato di personaggi in qualche modo grotteschi fortemente caratterizzati, e meno definiti psicologicamente rispetto al solito (e forse questo aspetto riduce il valore letterario del libro), che danno comunque una certa vitalità ad una storia che sotto sotto vuole parlare soprattuto di razzismo (e in quale modo migliore si ridefinisce la categoria di razzismo se non confrontandosi con una razza alternativa all'Homo Sapiens?), di rapporti sociali e di potere, di politiche del consenso, di disagio sociale, culturale ed economico. Di fronte ai problemi del paese e del mondo, forse Briskin è l'uomo giusto, per quanto non eccezionale ma piuttosto cittadino medio.

Svegliatevi dormienti si legge con facilità, rispetto ad altri romanzi dickiani non chiede al lettore di infilare la testa nella trama del reale per cercare di capire cosa c'è sotto; come detto, The Crack in space ha toni allegorici, è un libro a tratti divertente, forse non del tutto riuscito ma che merita un po' di attenzione.

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[venerdì, 02 marzo 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- In memoriam

16 Dicembre 1928 - 2 Marzo 1982

philip k dick photograph

"Io sono vivo, voi siete morti"

(foto tratta da www.philipkdick.com)

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[martedì, 27 febbraio 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- La trasmigrazione di Timothy Archer

E fu così che pagina dopo pagina arrivai alla fine della Trilogia di Valis. Devo dire che mi ha fatto uno strano effetto leggere l'ultimo libro scritto da Dick, La trasmigrazione di Timothy Archer, il terzo volume della trilogia iniziata con Valis: si percepisce leggendo quel libro la voglia dello scrittore quasi di tirare le somme, a forza di parlare di vita dopo la morte, quasi come se presagisse la prossima fine. Non so, magari mi lascio suggestionare.

Miei attenti lettori sarete ansiosi di sapere di che parla la Trasmigrazione. Bene, intanto segnalo subito due particolarità stilistiche, per Dick: si tratta di uno dei pochi libri scritti in prima persona da Dick e si tratta di uno dei pochi ad assumere come punto di vista quello di una donna. La Trasmigrazione è un romanzo mainstream, che si discosta in questo dai primi due volumi della Trilogia, di stampo più marcatamente fantascientifico.

Angel Archer inizia a raccontare la storia del vescovo Tim Archer, suo suocero, e delle persone che se ne sono andate prima di lui in una sorta di rincorsa del fato verso la fine, nel giorno della morte di John Lennon. Angel rivive le vicende che hanno portato prima alla morte di suo marito, poi dell'amante del vescovo ed infine del vescovo stesso. Angel in fondo non è la vera protagonista ma allo stesso tempo lo è: la vicenda terrena del vescovo Archer, al centro del romanzo, e la sua ricerca della vera natura di Dio (da scovare fra gli scritti delle sette ebraiche zadochite) sono un grande tema (il tema perseguito ossessivamente da Dick negli ultimi anni della sua vita) ma secondo me il romanzo parla più della ricerca di Angel di una vita quanto più serena possibile, per sfuggire alla sequenza di morti di cui è stata costellata la sua vita, ultima quella del vescovo (non vi rivelo niente, se avete intenzione di leggere il libro: tanto Angel ve lo dice subito che quelle tre persone non ci sono più, in un modo o nell'altro), e per giungere anche lei ad una qualche comprensione.

Angel cerca ad ogni modo di rimanere legata alla realtà, di non distaccarsene come hanno fatto le persone a lei care, perse nel cercare di parlare con i morti e di comprendere il mistero di Dio, ma in fondo anche ha il suo modo per fuggire dal mondo reale, ed è la via della cultura e della letteratura, che tutto spiega e fa sì che tutto sia già stato visto e capito, attraverso i pensieri e gli scritti di qualcun altro; così Angel, eterna studentessa universitaria, che ha letto la Commedia di Dante in una notte, cerca di uscire dalla spirale di morte, fra molti sensi di colpa e molti vuoti. Fino a che la stessa Angel inizierà a guardare all'altro mondo in modo diverso, in occasione della Trasmigrazione (leggete il libro, non vi svelo il finale) del vescovo, chiedendosi se sia reale o meno, se crederci o meno, ma dando l'impressione che anche lei di fronte al mistero di Dio e della morte si arrenda al fluire degli eventi, e forse trovi una consolazione.

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# libri, immaginario, philip dick e immaginaridickiani

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[mercoledì, 21 febbraio 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- A 25 anni dalla morte

Al di là dell'incazzatura per ciò che accade nel mondo reale, meglio rifugiarsi nel mondo dickiano (ma in fondo gli psicodrammi della politica italiana non sono un po' dickiani, frutto di una percezione distorta della realtà, coperta da un velo di illusione? Non può essere tutto vero).

Uscendo dal lavoro oggi, passando davanti alla mia libreria preferita non ho potuto fare a meno di notare la bellissima iniziativa di Fanucci Editore: in occasione del 25° anno dalla morte di PKD (sono 25 il 2 marzo) Sergio Fanucci ha ripubblicato 24 romanzi di Dick, in bellissime da collezione, a tiratura limitata, più un 25°, una vera chicca: l'inedito Il paradiso maoista, scritto da Dick a 24 anni, in assoluto il suo primo libro.

Non ho potuto fare a meno di ammirare tanta bellezza (tra l'altro in compagnia della mia commessa preferita): si tratta di edizioni ricercate, con copertura rigida, rilegate e non brossurate e soprattutto con copertine artisticamente stupende. Preso dalla solita frenesia allora ho preso tre libri che mi mancano. Guardate un po' che spettacolo

 Il paradiso maoista      Radio Libera Albemuth    Confessioni di un artista di merda

 

Come al solito di fronte ai libri, e soprattutto di fronte a quelli di Dick divento un vero consumista, ma bisogna dire che Fanucci ha fatto un gran regalo a tutti i cultori del grande scrittore. Di seguito qualche altra copertina di questa bella collana (Fanucci non si arrabbierà, spero, visto tutta la pubblicità che gli faccio)

Ma gli androidi sognano pecore elettriche?   L'androide Abramo Lincoln   Labirinto di morte

In questo piccolo mondo   La svastica sul sole   Le tre stimmate di Palmer Eldritch

Ubik

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# diario e pensieri vari, philip dick e immaginaridickiani

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[lunedì, 19 febbraio 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- Wiki!

Stamattina ho scoperto il mondo della enciclopedia collaborativa. Scoperto non nel senso che non la conoscessi, ovviamente, ma ho postato il mio primo contributo su Wikipedia.

Stavo effettuando alcune ricerche su google per saperne di più sui riferimenti sui quali Dick si è basato per la trilogia di Valis (lo gnosticismo, i testi delle antiche sette ebraiche degli esseni e degli zadochiti, il mito di Elia, la filosofia platonica, i vangeli apocrifi), quando sono capitato alla voce di Wikipedia sui vangeli apocrifi, che alla fine presenta, quali riferimenti nella letteratura popolare ai suddetti vangeli apocrifi proprio i libri di Dick che compongono la trilogia.

Visto che sulla Wikipedia italiana c'è una voce sulla trilogia ma non vi sono voci per i tre romanzi, stamattina, intanto, ho postato qualche riga su Valis. Nei prossimi giorni se sarò ispirato scriverò anche degli altri due libri.

La cosa davvero interessante è che la mia voce, appena pubblicata, ha ricevuto subito alcune modifiche (per esempio io non avevo inserito il riferimento alla categoria; un'altra modifica è secondo me del tutto inutile: hanno tolto la T maiuscola alla parola trilogia), a dimostrazione delle potenzialità della costruzione collaborativa di una enciclopedia, che muta continuamente proprio in virtù dei contributi di milioni di persone, che creano di fatto un grande ipertesto di informazioni correlate fra loro. Quello che mi chiedo è piuttosto quanto siano affidabili le informazioni che si trovano su Wikipedia: è vero che la possibilità per chiunque di modificare una voce è già garanzia che un errore sia corretto, ma resta sempre la possibilità teorica che qualcosa sfugga.

Tra l'altro ho ripescato questo articolo del giugno scorso correlato in qualche modo al quesito che pongo; si dice che Wikipedia sia affidabile come l'Enciclopedia Britannica, e sul lungo periodo probabilmente è vero (visto il meccanismo di correzione continua e collaborativa di ciò che viene pubblicato), ma la stessa Wikipedia ha blindato alcuni argomenti tabù, perché possono essere oggetto di controversie ed interpretazioni e che quindi possono ricevere contributi solo dagli utenti più qualificati nella comunità e dopo un apposito vaglio (Cina, Cuba, Kosovo, alcune voci concernenti l'islam, l'ebraismo e l'antisemitismo, perfino la voce Christina Aguilera).

Credo che sia un conflitto non del tutto risolvibile: da una parte c'è la piena libertà di divulgare delle conoscenze, dall'altra ci devono essere dei meccanismi di controllo di quello che viene pubblicato, meccanismi e criteri di controllo che devono essere decisi da qualcuno responsabile, per così dire, della linea editoriale. Il problema, secondo me, che sono comunque un tecno-ottimista, è dato dal confine molto labile fra ciò che costituisce soltanto un errore e ciò che invece può essere diffamazione, propaganda, incitazione al razzismo e chi più ne ha più ne metta.

Forse l'unico antidoto, e torno al discorso di prima, risiede comunque nel formato collaborativo di ciò che viene inserito in Wikipedia.

Immaginato da PhilipDick alle 11:54 / p.link
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# internet e new media, philip dick e immaginaridickiani

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[domenica, 11 febbraio 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- Divina invasione

Herb Asher se ne stava tranquillo nella sua cupola su uno sperduto pianeta in un altro sistema stellare quando Dio gli ha parlato e gli ha comunicato che avrebbe dovuto sposare Rybis Rommey, la sua vicina di cupola, perché la donna aspettava suo figlio.

Ricorda qualcosa a qualcuno? Riassunto all'estremo Divina Invasione, secondo romanzo della trilogia di Valis di Philip K. Dick, parla di questo, della venuta del nuovo Salvatore, che in realtà è Dio stesso.

Divina Invasione è la messa in opera della cosmogonia che Dick ha sviluppato nel corso di anni e spiegato in Valis: per Dick l'universo è duale, composto da un lato reale e da un altro irreale, pura informazione, un velo di illusione creato da una divinità scissa in due che così ha fermato il tempo trasformandolo in spazio (citazione dalla Saga dei Nibelunghi di Wagner che Dick cita continuamente); in realtà noi saremmo ancora in epoca romana, solo lo spazio intorno a noi sarebbe cambiato per darci l'illusione dello scorrere del tempo. Il Dio di Dick è molto vicino a quello della tradizione gnostica, un Dio che ha creato l'universo e allo stesso tempo il suo antagonista che ha coperto con un velo la realtà vera.

Divina Invasione racconta allora del tentativo di Dio di porre termine alla sua scissione e di riacquistare unità: per far ciò bisogna superare l'illusione in cui vive l'umanità, ma Dio stesso crea illusioni e vive all'interno di una illusione. Solo la piena coscienza della natura divina gli dà il potere di controllare entrambi i piani dell'universo, e a quel punto Dio illumina chiunque riesca a scoprire la natura illusoria della realtà (virtuale, diremmo oggi alla luce di un immaginario, quello contemporaneo, che tanto deve a Dick) e vivere allora la miglior vita possibile, che forse è a sua volta un'altra illusione.

Chi ha familiarità con la narrativa di Dick navigherà bene fra queste pagine e quelle di Valis, anzi potrà comprendere meglio il continuo scivolamento reciproco fra realtà e irrealtà che è il tema principale di tutta la sua opera: ricordo ancora che è la seconda volta che leggo la Trilogia, e finalmente tutto si incastra.

Immaginato da PhilipDick alle 10:00 / p.link
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[sabato, 20 gennaio 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- Ho visto un raggio rosa?

In questo periodo in cui non mi va di scrivere pi di tanto e soprattutto non mi sa di riempire il web con le mie riflessioni sui massimi mi va però di raccontare un sogno.

Nel sogno io ero Philip K. Dick e allo stesso tempo Stefano: sapevo di non essere PKD e ma allo stesso tempo ero PKD. Come posso spiegarvelo? Contemporaneamente, nel sogno, parlavo di Dick e spiegavo la sua visione del mondo e della realtà e dell'irrealtà del divino (come come credo di averla capita da un capolavoro come Valis) e sentivo una personalità diversa, un uomo con un folto barbone, che parlava attraverso me: ero diventato il profeta di Dick!

Sarò diventato matto? Inizio ad avere scissioni dipolari della personalità come Dick, o almeno del Dick di Valis? Dick mi parla e io diffondo il suo pensiero? Forse, più banalmente, la stessa sera prima di addormentarmi ho terminato il primo romanzo della Trilogia di Valis, letto per la seconda volta e stavolta posso dire di averlo capito: ammetto che qualche anno fa non ero in grado di stare dietro alle riflessioni filosofiche e teologiche di Dick, ma ora che ho letto quasi tutto di PKD queste stesse riflessioni fanno parte di un quadro più grande e a suo modo coerente.

Valis racconta l'esperienza mistica di Horselover Fat (l'alter ego di Dick già dal nome: Philip etimologicamente significa amante dei cavalli, Dick in tedesco vuol dire grasso) che nel 1974 vide un raggio rosa entrargli nel cervello e gli trasmise informazioni sulla natura del mondo, del rapporto fra reale e irreale, della sostanza irreale del reale, e soprattutto su chi o cosa sia Dio e sull'arrivo del Salvatore. Inutile dire che fu Dick a raccontare di avere avuto questa esperienza, e fu lui ad essere ricoverato davvero in ospedale psichiatrico, non Horselover Fat.

Allora PKD racconta le vicende di Horselover, la sua ossessiva ricerca della verità che sta dietro al mondo, le sue letture degli gnostici e delle filosofie orientali, il tuffarsi nella scrittura della sua esegesi. E nel raccontare le vicende di Horselover Dick oscilla dalla terza persona alla prima, fino ad arrivare a svelarsi come il narratore, Philip scrittore di fantascienza, e infine a comprendere lui, dopo il lettore, che Horselover non era altro che una sua proiezione.

Questa dualità di Dick, non solo nel romanzo ma in qualche modo anche nella vita, lui che da una parte pensava sul serio, alla maniera degli gnostici, che il mondo sia una proiezione irreale, virtuale potremmo dire oggi, di una qualche entità che si finge Dio ma che potrebbe essere anche solo una struttura artificiale, magari realizzata da una civiltà più avanti della nostra, e nell'arrivo del nuovo Messia, e dall'altra parte si guardava e si definiva pazzo.

Valis è un libro per entrare nella mente di Dick, come recita il sottotitolo di una biografia pubblicata da poco che mi aspetta sullo scaffale, per conoscere la sua visione della realtà come un'entità duale, come un velo irreale artificiale che ricopre una realtà per noi insondabile, in cui il tempo si tramuta in spazio.

Immaginato da PhilipDick alle 10:25 / p.link
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[lunedì, 15 gennaio 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- Reale e non reale

«Se solo riuscissero a raggiungere il tempo del sogno!» gridò Kevin. «Quello è l’unico tempo vero; tutti gli eventi veri accadono nel tempo del sogno! Le azioni degli dèi!»

Sotto ogni altra cosa, perfino sotto la morte stessa e la volontà di morte, è nascosto qualcos’altro, e questo qualcosa è il nulla. Il basamento di roccia della realtà è l’irrealtà; l’universo è irrazionale perché è costruito non semplicemente sulle sabbie mobili, ma su ciò che non è.

Una volta, mentre tenevo una conferenza all’università di California, a Fullerton, uno studente mi chiese una definizione breve e semplice di ‘realtà’. Io ci pensai su e risposi: «La realtà è quello che quando uno smette di crederci non sparisce.»

Philip K. Dick – Valis

Immaginato da PhilipDick alle 10:08 / p.link
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[giovedì, 11 gennaio 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- Passato e futuro

«Una delle più grandi benedizioni di Dio è che ci tiene perennemente nascosto il futuro. […]
E Horselover Fat proseguì nella sua lunga, insidiosa discesa nel dolore e nella malattia, in quel tipo di caos che gli astrofisici dicono attenda l’intero universo. Fat era avanti al suo tempo, avanti all’universo. Alla fine si dimenticò quale evento avesse dato inizio alla discesa nell’entropia; Dio, misericordiosamente, ci nasconde il passato, oltre al futuro.»

Philip K. Dick – Valis

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[lunedì, 06 novembre 2006]
-------------------------------------------------------------------------------------- Rassegna cinematografica su PKD

Ho ricevuto una mail in cui mi si comunica che da domani a Bologna inizia una rassegna cinematografica dedicata a Philip K. Dick: non posso esimermi dal segnalarla (purtroppo per gli organizzatori questo blog è abbastanza desertico, in quanto a frequentazioni). Aggiungo di mio, a proposito di cinema tratto da PKD, che tempo un paio di settimane esce di nuovo, finalmente, il DVD di Blade Runner: eranno anni che lo cercavo ma era fuori catalogo.

Comunque, copio e incollo il comunicato stampa della rassegna

P.K. DICK DALLA PAGINA ALLO SCHERMO
Rassegna cinematografica dedicata al cinema tratto
ed ispirato alla narrativa di Philip Kindred Dick

In contemporanea all'uscita nelle sale cinematografiche della pellicola A Scanner Darkly, tratta dall'omonimo romanzo Philip Kindred Dick, e della attesa riedizione del DVD in lingua italiana di Blade Runner, si terrà a Bologna, presso la libreria Nessundove Shop dal 7 Novembre 2006 e fino al 12 Dicembre, una rassegna cinematografica dedicata a P. K. Dick, dove si discuterà del suo rapporto con il cinema e dell'influenza della sua poetica su pellicole non direttamente tratte dai suoi scritti.
La rassegna, divisa in due parti, prederà in considerazione sia film direttamente tratti da novelle di Dick come Impostor, (dall'omonimo racconto del 1953) e Screamers - Urla dallo Spazio (dal racconto Modello Due sempre del 1953), sia da pellicole direttamente ispirate alla poetica di Dick, come Dark City, metafora della ricerca di un'identità e di una percezione della realtà perduta, e Cypher, che presenta anche esso come tema centrale la perdita dell’identità.

I film saranno preceduti da una presentazione a cura di Luca Oleastri, esperto di cinema di fantascienza ed allievo diretto dello storico del cinema fantastico Giovanni Mongini, nonchè tecnico degli effetti speciali per il cinema ed illustratore di genere fantastico.


PROGRAMMA

Martedì 7 Novembre
IMPOSTOR (USA 2002), regia di Gary Fleder, con Gary Sinise, Vincent D'Onofrio, Madeleine Stowe

Martedì 14 Novembre
SCREAMERS - URLA DALLO SPAZIO (USA 1996), regia di Christian Duguay, con Peter Weller, Roy Dupuis, Jennifer Rubin

Martedì 5 Dicembre
DARK CITY (USA 1998), regia di Alex Proyas, con Kiefer Sutherland, Jennifer Connelly, William Hurt

Martedì 12 Dicembre
CYPHER (USA/Canada 2002), Regia di Vincenzo Natali, con Jeremy Northam, Lucy Liu, Timothy Webber

Le presentazioni dei film e le proiezioni gratuite su grande schermo si terranno a partire dalle ore 20,30 presso la libreria Nessundove Shop, Via San Tommaso del Mercato 1/c, Bologna.

Per informazioni:

telefono: 051/269801
email: info@ndshop.eu
web: www.ndshop.eu


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[venerdì, 27 ottobre 2006]
-------------------------------------------------------------------------------------- Cosa possiamo vedere?

Che cosa vede uno scanner? Dentro la testa, dentro il cuore?
Vede fin dentro di me? Dentro di noi? In modo chiaro od oscuro?
Io spero possa vedere con chiarezza, perché io non riesco a vedermi dentro,
ormai. Vedo solo tenebre. Tenebre tutt'intorno; tenebre dentro
Spero, per il bene di ciascuno, che le olocamere facciano meglio.
Perché se all'olocamere è dato solo un oscuro scrutare, nel modo
in cui a me è dato, allora nostra è la maledizione, e tutti siamo maledetti,
così saremo spinti verso la morte, conoscendo poco o nulla, e quel poco,
e quel nulla, conoscendolo male.

- Philip K. Dick -

 Visto che non so che scrivere, o non mi va di scrivere fate un po' voi, posto questa bella citazione dickiana, che apre il volume del graphic novel pubblicato da pochi giorni basato sul film e sul libro di Dick "A scanner darkly": anche se è basato sul film (quello che i giapponesi, forse, chiamerebbero un anime book) questo cartonato è davvero ben curato, e i testi sono tratti, invece, dalla traduzione italiana di "Un oscuro scrutare". Direi che si tratta di una chicca per appassionati di Dick: la mia copia ancora odora di stampa (avete presente quell'odore fra colla e inchiostro?) e credo che la custodirò gelosamente.

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[mercoledì, 25 ottobre 2006]
-------------------------------------------------------------------------------------- A scanner darkly

A scanner darkly è da sempre considerato come uno dei libri più belli di Dick, ma anche uno dei più difficili, complessi ma soprattutto cupi, duri, forse il più "oscuro" di tutti, appunto.

Vedere il film tratto dal romanzo di PKD (una delle sue ultimissime opere), con la regia di Richard Linklater e con un bel cast, fa un certo effetto sia perché non può non farne trovarsi davanti a uno schermo che su cui è rappresentata la trasposizione di uno dei tuoi libri preferiti e perché il film è difficile da giudicare. Intanto, ed è subito un punto a suo favore, è molto fedele alla storia raccontata da Dick dopo un lungo periodo da lui vissuto in un centro di disintossicazione, e questo è molto positivo, visto che i racconti e i romanzi di Dick riadattati dal cinema spesso vengono stravolti.

Un oscuro scrutare racconta la storia di Fred (Keanu Reeves nel film), agente di polizia infiltrato in un gruppo di tossici per scoprire l'origine della produzione e della distribuzione della sostanza D (o M, se tradotta in italiano: M sta per morte), incredibilmente potente droga psicotropa in grado di distorcere la percezione della realtà (fino alla deteriorazione delle capacità cognitive) e origine di una dipendenza praticamente impossibile da combattere. Fred, nel gruppo in cui è entrato a far parte, è Bob, che ha ha una ragazza che è anche il suo spacciatore (Winona Rider) e che ospita in casa sua altri due tossici (Robert Downey Jr. e Woody Harrelson). Il protagonista si ritrova a dover assumere egli stesso sostanza M e a diventarne dipendente: a quel punto cominciano i suoi guai.




 





Mi sembra di aver raccontato a sufficienza la trama, ma senza entrare troppo nel dettaglio. Se andate a vedere A scanner darkly, piccola avvertenza, andateci sapendo bene cosa affrontate, altrimenti potreste vivere un'esperienza cinematografica respingente piuttosto che di coinvolgimento.

Nel complesso il film di Linklater mi è piaciuto, intanto, come detto, per la fedeltà a PKD e al senso profondo del suo libro, poi per l'originalità della tecnica di animazione digitale (in pratica "disegnando" sugli attori in carne ed ossa) che rende sul serio l'idea di estraniamento dalla realtà che una mente sotto sostanza D dovrebbe/potrebbe vivere (un piccolo appunto, questo effetto grafico può risultare però in alcuni passaggi un pò stancante: forse si poteva trovare un giusto mix con qualche ripresa "realistica"); è un film che sotto effetto di qualche allucinogeno secondo me dovrebbe dare risutati stupefacenti...
















Riconosco però che si tratta di una pellicola non facile da apprezzare, come detto per la tecnica particolare con cui è girata e per la tematica veramente dura, la discesa nel profondo della mente di un tossicodipendente. Però, si tratta di un film originalissimo, per certi versi sperimentale, che mi sento di consigliare a chi è disposto ad avere a che fare con qualcosa di diverso: poi, può piacere oppure no, fatemi sapere.

Chiudo segnalando la citazione finale della dedica di Dick in chiusura del libro, ripresa nel film, a tutti i suoi amici che hanno subito danni alle funzioni cognitive o psicologici o che sono morti (PKD sarebbe morto qualche anno dopo): davvero forte come chiusura, inevitabilmente emozionante.

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[giovedì, 23 marzo 2006]
-------------------------------------------------------------------------------------- L'androide Philip K. Dick, rubato

Forse avrete già sentito la notizia che un equipe di esperti in robotica ha creato una replica di Philip K. Dick, un androide in grado di sostenere una conversazione, di cui parlai a giugno (qui). Ora senza entrare nei dettagli, non essendo un esperto di intelligenza artificiale (nel post segnalato ci sono due link utili che dovrebbero ancora funzionare), vi dò la notizia nuova.

Il manifesto di venerdì 17 marzo ha riportato nella pagina culturale un bell'articolo di Tommaso Pincio dedicato a Philip K. Dick, vuoi perché a Vicenza si è svolto un convegno molto importante sullo scrittore, vuoi perché si è appreso che l'androide di cui si è detto è scomparso. Certo che sembra una storia dickiana, non c'è che dire, come ne L'androide Abramo Lincoln, dove vengono appunto riprodotto androidi che riproducono personaggi realmente esistiti, e che se ne vanno a spasso per conto loro.  Eh, sì, non si sa se ha preso e se ne è andato, cercando più vita come un Roy Batty, o se è stato rubato (per chiedere un riscatto o forse, come scrive Pincio, per metterlo all'asta su e-bay). Comunque sappiate che è un tipo davvero divertente: ci stiamo facendo un sacco di risate, ragazzi!

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“L’irreale è più potente del reale. Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione a cui può spingersi l’immaginazione. Perché soltanto ciò che è intangibile, le idee, i concetti, le convinzioni, le fantasie, dura. Le pietre si sgretolano. Il legno marcisce. La gente, bé… la gente muore.”

Chuck Palahniuk
(Soffocare)

“L'immaginario è un luogo senza tempo e senza spazio, come il delirio degli schizofrenici. C'è chi come loro vi resta impigliato e non riesce più a trovare la strada del suo corpo”

Valerio Evangelisti
(Nicolas Eymerich, inquisitore)

“Le cose non devono essere avvenute realmente per essere vere. Le storie e i sogni sono verità rivestite d'ombra che sopravviveranno quando i nudi fatti saranno polvere, cenere, oblio”

Neil Gaiman
(Sandman - A Midsummer Night's Dream)

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