:: PHILIP DICK

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:: IMMAGINARIO

...è tutto quello che forma le nostre idee, il nostro modo di leggere il mondo, di rapportarci ad esso e agli altri. L'immaginario in cui siamo immersi è formato da tante cose: cinema, libri, tv, fumetti, pubblicità, sport e naturalmente ciò che
accade nel mondo. E ancora, lo sviluppo tecnologico, i computer, Internet e tutto ciò che ci fa comunicare con il mondo.

La nostra cultura è fatta di “immagini” che provengono da tutto ciò e che diventano importanti anche senza accorgercene: sono “fantasmi semiotici” in cui si racchiude il significato di quello che è la nostra società, una società che si sostiene anche con l’immateriale delle idee e dei concetti.

IMMAGINA UNA BIBLIOTECA

Sto leggendo: Per ora nulla,
Ultimi libri letti: Boh, chi si ricorda...

Autori e libri preferiti: Philip Dick (UBIK, MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE, LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH, UN'OSCURO SCRUTARE, I SIMULACRI, L'UOMO NELL'ALTO CASTELLO, SCORRETE LACRIME DISSE IL POLIZIOTTO, LABIRINTO DI MORTE, L'ANDROIDE ABRAMO LINCOLN, NOI MARZIANI, CRONACHE DEL DOPOBOMBA, LA TRILOGIA DI VALIS), J.R.R. Tolkien (IL SIGNORE DEGLI ANELLI), William Gibson (NEUROMANTE, AMERICAN ACROPOLIS, LA NOTTE CHE BRUCIAMMO CHROME), J.G. Ballard (CRASH, IL MONDO SOMMERSO, LA MOSTRA DELLE ATROCITA', IL CONDOMINIO, L'IMPERO DEL SOLE), Bruce Sterling (LA MATRICE SPEZZATA, CAOS USA, LO SPIRITO DEI TEMPI, FUOCO SACRO), Haruki Murakami (DANCE DANCE DANCE), Luhter Blisset/Wu Ming (Q, HAVANA GLAM, 54, ASCE DI GUERRA, MANITUANA), Don DeLillo (UNDERWORLD, MAO II, AMERICANA, COSMOPOLIS), David Foster Wallace (INFINITE JEST), Jack Kerouac (SULLA STRADA), Joe R. Lansdale (RUMBLE TUMBLE, MANEGGIARE CON CURA, IN FONDO ALLA PALUDE, ECHI PERDUTI, LA SOTTILE LINEA SCURA), Chuck Palahniuk (SURVIVOR, SOFFOCARE), Kurt Vonnegut (MATTATOIO N. 5, LA COLAZIONE DEI CAMPIONI, LE SIRENE DI TITANO), Edward Bunker (COME UNA BESTIA FEROCE, CANE MANGIA CANE, LITTLE BOY BLUE, EDUCAZIONE DI UNA CANAGLIA), Matt Ruff (ACQUA, LUCE E GAS), Valerio Evangelisti (Eymerich vari, METALLO URLANTE, ANTRACITE), Niccolò Ammaniti (TI PRENDO E TI PORTO VIA), Girolamo De Michele (TRE UOMINI PARADOSSALI, SCIROCCO), Philip Roth (PASTORALE AMERICANA, IL COMPLOTTO CONTRO L'AMERICA), Giuseppe Genna (DIES IRAE, NEL NOME DI ISHMAEL), Robert A. Heinlein (UNIVERSO, STRANIERO IN TERRA STRANIERA) e poi Italo Calvino (SE UNA NOTTE DI INVERNO UN VIAGGIATORE, LE CITTA' INVISIBILI, LE COSMICOMICHE), John Fante (CHIEDI ALLA POLVERE, LA CONFRATERNITA DELL'UVA), Walter Tevis (LA REGINA DEGLI SCACCHI), “Il maestro e Margherita” di Bulgakov, i racconti di E.A. Poe, Isaac Asimov, Johnatan Coe, Nick Hornby, Carlo Lucarelli, Umberto Eco, Daniel Pennac, Stefano Benni, Neil Gaiman, Charles Bukowski e ancora...

IMMAGINA UN CINEMA

Film preferiti: In ordine sparso, tutto Kubrick (su tutti ARANCIA MECCANICA, 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO e FULL METAL JACKET), BLADE RUNNER, tutto Tarantino (PULP FICTION e KILL BILL vol.1 in particolare, ma anche LE IENE), MATRIX, 1997 FUGA DA NEW YORK, THE BLUES BROTHERS, i film di David Cronenberg (EXISTENZ, LA MOSCA, VIDEODROME, IL PASTO NUDO, CRASH), STAR WARS, ALIEN e ALIENS, APOCALIPSE NOW, LA 25a ORA (e altri film di Spike Lee), IL SIGNORE DEGLI ANELLI, METROPOLIS, TRUMAN SHOW, FIGHT CLUB, NATURAL BORN KILLERS, i film di Park Chan Wook (OLD BOY, LADY VENDETTA, MR. VENDETTA), i film di Woody Allen (MANHATTAN, IO E ANNIE, MATCH POINT, IL DITTATORE DELLO STATO LIBERO DI BANANAS, PROVACI ANCORA SAM) i film di Jim Jarmusch (GHOST DOG, DEAD MAN, DAUNBAILO'), L'ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE, BRAZIL, ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND, MULHOLLAND DRIVE, SIN CITY, V PER VENDETTA, e poi una spruzzata di Hitchcock, di Scorsese, dei fratelli Coen (IL GRANDE LEBOWSKI, BARTON FINK, FARGO)

IN TV E DA ALTRE PARTI

I SIMPSON, X-FILES, FUTURAMA, la Roma, il ciclismo, la mia città (Roma), i fumetti DISNEY (Carl Barks e Don Rosa), la fantascienza, Neon Genesis Evangelion, Report, Gli album di Marco Paolini, i programmi di Radio Due, i fumetti di Frank Miller (Sin City), di Jean Giraud, alias Moebius, di Enki Bilal, Sandman (di Neil Gaiman)


[mercoledì, 09 gennaio 2008]
-------------------------------------------------------------------------------------- Fra giallo, noir e thriller

Negli ultimi giorni, avendo più tempo libero a disposizione, ho dedicato tempo alla lettura come facevo una volta, ai bei tempi andati quando non avevo un cazzo da fare, e, un po' casualmente un po' perché vado a periodi, mi sono dedicato a tre romanzi oscillanti tra il thriller, il noir ed il giallo. Ne scrivo brevemente.

copertinaSingle & Single, di John Le Carré. Bel thriller, molto raffinato come ho già avuto modo di dire qualche giorno fa. Il libro, scritto e ambientato nella seconda metà degli anni '90, inizia con l'esecuzione di un avvocato in Turchia e prosegue con le vicende di Oliver, che all'inizio conosciamo come un giovane prestigiatore, divorziato con un figlia piccola: personaggio solitario e misterioso, che non ha ben raccontato il suo passato a chi gli sta vicino e che ben pressto il lettore scoprirà essere qualcun altro, il figlio del titolare di una delle più note case di intermediazione londinesi, la Single & Single, appunto (l'& Single è lui), ritiratosi, scappato, pentito, di fronte ai traffici illegali a cui la Casa si ritrova a partecipare insieme a mafiosi ed oligarchi della nuova Russia post-comunista. Oliver dovrà affrontare un passato che pensava di essersi messo alle spalle per salvare il padre col quale ha rotto ogni rapporto da anni dopo averlo, diciamo così, "tradito". Ripeto, bel noir, molto inglese e molto internazionale (non solo perché la vicenda si sposta da Londra, alla Svizzera, ad Istanbul, alla Georgia).

La ragazza dal cuore d'acciaio, di Joe R. Lansdale. I lettori abituali di questo blog sanno che Lansdale è uno dei miei scrittori preferiti e che si contraddistingue, secondo me, non tanto per la qualità letteraria, se questo vuol dire qualcosa, quanto per la capacità di narrare storie e di tenere il lettore legato alle sue pagine fino alla fine (almeno alcuni lettori: poi i gusti sono gusti).
Cason è un giornalista arrivato perfino alla candidatura al Pulitzer ma che di punto in bianco ha mollato tutto per arruolarsi e partire per l'Afghanistan prima e l'Iraq dopo. Tornato a casa, nella cittadina texana dove è cresciuto e dove ancora vive la sua famiglia, cerca di ricostruire la sua vita, ossessionato dal ricordo della sua ex fidanzata e dalle atrocità viste in guerra; dopo aver trovato lavoro nel piccolo giornale locale, Cason si mette a seguire il caso di una giovane e bella studentessa universitaria scomparsa qualche mese prima: inutile dire che si ritroverà invischiato in una brutta storia, nella quale dovrà salvare il culo, come scriverebbe Lansdale, a se stesso e a chi gli sta vicino.
Segnalo anche che Lansdale, a modo suo, ha trovato il modo di toccare temi politici, la guerra ma non solo (Cason è un sostenitore della laicità su temi eticamente sensibili, ad esempio; da sfondo alla vicenda poi c'è uno scontro interrazziale per la costruzione di una scuola nel quartiere nero della cittadina in cui si svolge il libro): insomma un romanzo che regala tanta suspence ma non solo, scritto bene e che ritengo uno dei migliori che io abbia letto di JRL.

Quadruppani Serge, In fondo agli occhi del gattoIn fondo agli occhi del gatto, di Serge Quadruppani. Negli ultimi tempi ho trovato entusiastiche recensioni di questo libro e mi era venuta voglia di leggerlo, col risultato di giudicarlo anche io ottimo: le 190 e passa pagine di questo romanzo sono volate. Questo scrittore francese, che si divide fra Roma e Parigi, ha costruito un giallo-noir che dà nuova vita al genere seguendone i canoni ma innovandolo anche dal punto di vista narrativo. Parigi: Michel, informatico disoccupato, si ritrova accusato della morte dell'amico Paul, mercante d'arte, brutalmente assassinato in casa propria; Michel non è tagliato né per fare la parte dell'investigatore né quella del fuggitivo ma alla fine riesce discretamente bene in tutte e due. Dietro la morte di Paul c'è un complotto nel quale il protagonista si ritrova suo malgrado immischiato, e che riserverà anche per lui una sorpresa.

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[lunedì, 02 luglio 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- Una stagione selvaggia

Come mi è capitato già altre volte, quando ho voglia di mettermi a leggere qualcosa che mi diverta, che mi rilassi, che chieda solo di seguire la trama e le avventure dei protagonisti, credo che ci siano pochi autori migliori di Joe R. Lansdale. Negli ultimi due giorni ho letto Una stagione selvaggia, il primo romanzo della serie che l'autore texano ha dedicato a Hap e Leonard, la più scalcinata coppia di investigatori (anche se non sono davvero investigatori) che si sia mai vista. Belle donne, avventura, azione, battute fulminanti (spesso politically s-correct), scazzottate, suspence.

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[mercoledì, 03 gennaio 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- La sottile linea scura

Mentre guardo Will Hunting su Rai Tre, e provo a scaricare qualcosa con eMule (per la precisione la colonna sonora di The blues brothers) per provare la mia nuova connessione ADSL con router wireless (è favoloso potersi connettere anche dal bagno), butto giù qualche riga su una fantastica lettura degli ultimi tre giorni.

E' bastato finalmente terminare Infinite Jest (romanzo stupendo di cui ho già parlato qualche settimana fa ma che ha richiesto fin troppo impegno da parte del sottoscritto) per partire in quarta a leggere altro. Mi sono immerso nell'ennesimo romanzo di Joe R. Lansdale (e non mi stancherò mai di ricordare di averlo incontrato, di averci fatto una foto insieme e di essermi fatto autografare un sacco di libri), tra l'altro uno dei più recenti e dei più belli. L'ho divorato in tre giorni, mi è bastato mettirmici due sere e stamattina l'ho finito: inutile dire che lo consiglio.

Si tratta di La sottile linea scura; i romanzi e i racconti di Lansdale (ripeto per l'ennesima volta che si tratta di un maestro nel passare da un genere all'altro) si possono classificare in un macrogenere che raccoglie horror, splatter, pulp eccetera, oppure in storie di azione con toni noir e/o da black-comedy (o anche entrambi i macrogeneri insieme), oppure ancora (ed è il caso di questo libro di cui vi parlo e di altri come il bellissimo In fondo alla palude o il recentissimo Echi perduti) storie-di-ragazzini-o-adolescenti-che-scoprono-la-vita-e-vivono - esperienze-che-li-fanno-crescere-e-maturare-in-pochissimo-tempo.

La sottile linea scura del titolo è quella soglia immaginaria che separa il mondo dell'infanzia e dei sogni innocenti di un bambino dal mondo degli adulti, è quella soglia che divide il mondo devi vivi da quello dei morti, è un limite fra il bene e il male. Stanley Mitchell, tredicenne di una cittadina del Texas Orientale, vive nel 1958 la più bella estate della sua vita, tre mesi in cui conoscerà più cose di quante ne aveva mai apprese in tutta la sua vita. Bighellonando col fido cane Nub Stan scopre uno strano cofanetto, contenente lettere d'amore di tanto tempo prima. Da quel momento Stanley, spinto dalla curiosità, cerca di indagare su quelle lettere, sul segreto che nascondono, e scoprirà la cattiveria ed il dolore che possono celarsi dietro ogni esistenza umana.

Come sempre Lansdale costruisce un romanzo dallo stile veloce, che chiede solo di essere letto col massimo del piacere e dell'empatia con i personaggi; JRL racconta di un mondo che non c'è più fatto di nostalgia, diverso ma non necessariamente migliore di quello di oggi: la morte raggiunge gli uomini ovunque e in ogni epoca, e i mostri ci sono sempre, nascosti da qualche parte dentro le persone. Leggendo La sottile linea scura si osserva da dentro il razzismo imperante nel sud degli Stati Uniti a quell'epoca ma anche l'inizio di un clima diverso per i diritti civili; si osserva una vita in qualche modo ancora immersa nella natura; si seguono le avventure di personaggi che Lansdale fa inevitabilmente amare: oltre Stan, sua sorella Callie ed il padre Stanley Sr.; poi la domestica di colore e il vecchio proiezionista Buster; senza dimenticare il coraggiosissimo cane Nub. In fondo è la stessa ricetta di un ottimo libro come In fondo alla palude, ed infatti li metto entrambi allo stesso livello.

Infine, non manca quello che è secondo me il tocco distintivo di Lansdale: dialoghi serrati, divertenti e scritti benissimo; uno stile asciutto, popolare nel senso migliore del termine, ma capace di creare suspence; un finale ricco di azione e di emozione, che coinvolge e che commuove.

Un libro che non mi stancherò facilmente di consigliare, e chi passa spesso di qua sa quanto riesco ad essere mono-maniaco con ciò che mi piace.

Immaginato da PhilipDick alle 22:37 / p.link
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[lunedì, 23 ottobre 2006]
-------------------------------------------------------------------------------------- Dal Texas a Roma

Come annunciato sabato ho avuto modo di incontrare Joe R. Lansdale, lo scrittore texano che ha fatto un giro in Italia per presentare il suo ultimo libro, Echi perduti, a Lago D'Orta (dove ha ricevuto il premio Grinzane Cavour Noir), a Firenze, Bologna, da qualche altra parte per poi chiudere il viaggio a Roma, alla libreria del suo editore (o meglio di uno dei suoi due editori italiani). Tra l'altro questo Echi perduti, che ho recensito qualche post fa, è un buon libro e sta avendo anche un discreto successo.

Quindi, dopo un giorno di lavoro sono sceso dall'ufficio, proprio sopra la libreria (le coincidenze della vita), ho messo il muso dentro e mi sono accertato che mancasse ancora un po' all'incontro con Lansdale; dopo un giretto, ripasso davanti alla libreria e chi ti incontro? Ma proprio Joe R. Lansdale in persona (che avevo già visto lo scorso anno, alla stessa libreria) che mi saluta pure (è solo educazione, nient'altro naturalmente). Mentre lo scrittore viene intervistato da Rai e Sky, la libreria inizia piano piano a riempirsi, fino ad essere stipata quasi a scoppiare (è uno spazio relativamente piccolo, non stiamo parlando di un megastore impersonale dove chi ci lavora nemmeno ti degna di attenzione) e allora possiamo quasi cominciare.

Quasi, perché un piccolo rallentamento ha fatto sì che si attendesse l'interprete che stava finendo di parlare con i giornalisti. Sottolineo il rallentamento perché mi sono trovato gomito a gomito con S. F., l'editore, e ci ho scambiato quattro chiacchere, non nascondendo il piacere che ho a leggere i suoi libri e soprattutto, come sapete tutti, miei affezionati lettori, Philip K. Dick; S. F. si è fomentato e ci siamo messi a parlare di Dick e di "A scanner darkly", la versione cinematografica di "Un oscuro scrutare", che ho visto venerdì sera (film di cui parlare: a me è piaciuto ma potrebbe anche non piacere a chi non sa bene cosa aspettarsi; essendo molto fedele al libro è veramente duro da digerire, visto il tema della tossicodipendenza), e di cui S. F. ha appena pubbicato anche un graphic novel.

Ok, si inizia a parlare con uno degli scrittori più difficili da catalogare, se non come un maestro dei generi e della narrazione tout court. Dalle domande di Paolo Zaccagnini e da quelle dei suoi lettori Lansdale ha illustrato abbastanza bene il suo essere scrittore, a partire dalla passione per la lettura, iniziata con i comics, e dall'amore per i generi in ogni linguaggio, dai fumetti appunto fino a B-Movies dei drive-in che frequentava da ragazzino. I primi libri, l'amore per il mistero, per i grandi scrittori noir americani, la decisione da giovanissimo di diventare scrittore lui stesso.

Aspetto interessante della sua scrittura, come ho sottolineato più volte io stesso su questo blog, è la sua ecletticità sia in termini di tematiche che stilistica, essendo lui in grado di passare dall'umorismo nero al drammatico, al grottesco o al fantastico puro, rendendo difficile, come detto una classificazione dei suoi libri che spaziano fra horror, pulp, noir, crime e/o detective story.  Mi piace edivenziare poi che Lansdale nelle sue storie fa emergere l'amore per la sua terra d'origine, il Texas come detto, un Texas che è assolutamente fuori dagli stereotipi dei film western o dalla visione moderna fatta di petrolieri repubblicani che diventano presidenti degli Stati Uniti per andare a fare qualche guerra in giro per il mondo.


Personalmente quello che amo di Lansdale, e gli ho fatto anche una domanda in proposito, è che le sue sono prima di tutto storie, con personaggi dotati di una profonda umanità: Lansdale non cerca il colpo di scena o la suspence in qualche espediente puramente orrorifico oppure tecnico-scientifico alla CSI (si definisce ironicamente troppo stupido per inserire i metodi della polizia scientifica nelle sue storie) ma nell'evoluzione della storia e nella profondità che quasi sempre hanno i suoi personaggi.

Non c'è moltissimo altro da dire sull'incontro con Joe Richard (abbiamo scoperto tutti con sorpresa cosa significa la R) Lansdale (anche perché non ho preso appunti...), se non che ha evidenziato il suo amore per l'Italia e per i suoi fan italiani (tanto è vero che l'ultimo romanzo è pubblicato in anteprima in Italia e uscirà negli USA a febbraio) e che pensa di scrivere una delle prossime storie di Hap e Leonard (la scalcinata coppia di investigatori di libri come "Rumble Tumble" o "Il mambo degli orsi") ambientata proprio in Italia (come farà a farli uscire dal Texas sarà una vera sorpresa penso).

Termino con una nota personale: è veramente piacevole conversare con Lansdale, un tipo assolutamente alla mano e che si vede ama parlare e incontrare i suoi lettori. Almeno spero, visto che gli ho fatto autografare una pila di libri (e come me anche altri non si sono limitati all'ultimo romanzo).







(Joe R. Lansdale in posa)







(Joe R. Lansdale con Paolo Zaccagnini)







(Joe R. Lansdale che firma libri ai lettori)







(Joe R. Lansdale ed io: peccato che questa di foto non sia venuta molto bene)

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[giovedì, 12 ottobre 2006]
-------------------------------------------------------------------------------------- Echi perduti

Visto che ieri ho scritto del giro di incontri di Joe R. Lansdale in Italia, dedichiamogli un po' di spazio: pochi come lui hanno saputo lavorare sui generi innovando continuamente passando dal pulp allo splatter all'horror al thriller al noir al fantastico (soprattutto nei racconti), a volte anche nello stesso libro.



Recentemente ho letto l'ultimo romanzo pubblicata in Italia da Lansdale, Echi perduti, che oscilla fra l'horror, il thriller e il romanzo di formazione, e come al solito mi è piaciuto, soprattutto per due aspetti che secondo me nello scrittore texano sono prevalenti: i dialoghi, sempre calibrati sia come contenuti che stilistamente, ed il finale, ricco di suspence come quasi sempre nei libri di Lansdale.



Harry, il protagonista di Lost Echoes, da bambino, dopo una violenta forma di orecchioni, ha acquisito una capacità sovrannaturale, quella di rivedere davanti a sé episodi del passato, quasi sempre violenti, non appena un suono richiama, dagli oggetti presenti al momento di incidenti o delitti, l'evento. Crescendo, Harry soffrirà sempre di più per queste sue visioni fino a gettarsi nell'alcol per sopire le sue percezioni.

Secondo me la bravura di Lansdale sta soprattutto qui, nel racconto di come sarebbe la vita di una persona che deve stare attenta a dove mette i piedi per non scatenare ricordi (non suoi) del passato, sempre legati a fatti di sangue e di violenza, costruendo, quindi, una storia che racconta la crescita di Harry e la sua progressiva consapevolezza di dover affrontare a viso aperto un problema, anzi due, l'alcol e le visioni. Allora, ecco un altro tocco tipico di Lansdale, che trova a Harry un punto di riferimento, Tad, ubriacone che cerca a sua volta di uscire dall'alcol; Tad e Harry stabiliranno un rapporto un rapporto di sostegno reciproco, con l'uomo di mezza età che insegnerà al giovane a trovare il suo equilibrio attraverso l'equilibrio che danno le arti marziali (Lansdale stesso è un maestro di arti marziali, e ha registrato un suo stile di lotta).



Raccontata così questa storia forse perde qualcosa, ma fidatevi, si tratta di un buon romanzo, anche se non propriamente di un capolavoro, che porta il lettore a voler vedere la fine (almeno spero), poi ci sono anche un paio di ragazze che girano intorno ad Harry, quindi magari il libro andrebbe letto almeno per loro.

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[mercoledì, 11 ottobre 2006]
-------------------------------------------------------------------------------------- C'è qualcosa di strano?

C'è qualcosa di strano se, un paio di sere fa, ho sognato di fare il secchione a "La pupa e il secchione?" (cazzo ho sbagliato carriera! Già mi vedo con il sottopancia nel confessionale con scritto "Dp - esperto in Philip Dick e fantascienza"; e poi chissà che non rimorchiavo, in fondo sono molto meno nerd dei partecipanti al programma)


C'è qualcosa di strano se, ieri, incontro, vicino all'ufficio, per ben due volte Stefania Prestigiacomo e la prima cosa che mi è venuta da pensare non è "toh, guarda l'onorevole Prestigiacomo di Forza Italia" ma "accipicchia che bell'esemplare di femmina umana" (natuarlmente non posso riportare le parole esatte che ho pensato). Lo ammetto sono stato stregato dalla Prestigiacomo, davvero un gran pezzo di... Quasi quasi mi iscrivo a Forza Italia...


C'è qualcosa di strano se scaricando la posta mi arriva la newsletter del mio editore preferito (sempre quello che "mi" pubblica in quanto Philip Dick) e la trovo una mail bellissima, visto che Joe R. Lansdale la prossima settimana sarà in Italia per presentare il suo ultimo libro, che ho già letto e mi è piaciuto, "Echi perduti"? No, perché il 21 ottobre, ore 19 ne approfitto per farmi autografare un altri po' di libri dopo i due dello scorso anno. Nel caso qualcuno fosse interessato io il 21 ottobre sono a piazza Madama, fatemi sapere (sul sito www.fanucci.it trovate il calendario completo degli incontri).


Vabbè, due cavolate le ho scritte per oggi.


 

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[venerdì, 28 ottobre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Il lato oscuro dell'anima

Immaginate una coppia. Lei ha subito uno stupro tremendo, lui la ama ma non riesce più a capirla, ad entrare in sintonia con lei dopo l'esperienza che ha subito, e mettetici pure che è un po' un cacasotto.
Immaginate una Chevrolet Impala del '66 nera (immaginatela perché io non lo so come è fatta una Impala), che sembra uscita dall'inferno, che fa venire i brividi a chi la guarda passare.
Immaginate un gruppo di ragazzi in viaggio per il Texas alla ricerca di Monty e Becky, la coppia di prima, per finire il lavoro lasciato a metà qualche mese prima e per vendicare il loro capo.


Questi tre elementi riempiono le pagine de Il lato oscuro dell'anima (The Nightrunners) di Joe R. Lansdale, libro del 1987 pubblicato da poco qui da noi, e che, come In fondo alla palude, mi sono fatto autografare dall'autore. Questo libro di Lansdale entra, e scusate la scarsa originalità, nel lato oscuro dell'anima in cui possiamo trovare la cattiveria ed il male assoluto oppure misto ad adrenalina e a istinti primevi il coraggio per difendere la propria donna, clava in mano.
Questo thriller di Lansdale ha toni horror (o forse è un horror con toni thriller) e mette in mostra violenza e sangue prima di tutto, forse gli elementi base da cui nasce ogni emozione forte, almeno nel mondo malato che racconta lo scrittore texano. Un libro che risulta avvincente, che si lascia leggere bene, ma rispetto ad altre cose di Lansdale pecca un po' nella psicologia dei personaggi (per certi aspetti abbastanza stereotipata) e che nello svolgimento della vicenda è un pochino prevedibile. Se vi piace il genere, però, lo troverete di vostro gusto, perché la piccola critica non intacca il piacere della lettura di un libro di quello che è un ottimo scrittore (e un grande artigiano che sa plasmare alla perfezione certi elementi: per esempio la struttura a flash-back del romanzo tiene comunque vivo l'interesse e la curiosità).

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[martedì, 04 ottobre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Sfogliando una taglia extra large

Mi hanno segnalato su XL, il mensile di Repubblica pensato per noi ggggiovani alla moda, l'esistenza di una rubrica di Bruce Sterling, scrittore che sapete che amo, Futurama. Visto che sul sito di XL non sono on-line gli articoli contenuti nella rivista (non sia mai che qualcuno li leggesse senza comprarla) mi limito a segnalare l'articolo Lo confesso sono un killer: uccido computer, in cui Sterling fornisce una divertente, secondo me, rassegna dei vantaggi ma anche dei paradossi generati dalla tecnologia nella vita di tutti i giorni, specificatamente passando da un vecchio PC ad un altro, ottenendo il risultato di un eccesso di dati e di funzioni spesso inutili. L'articolo si chiude così "i computer di oggi sono sempre meno degli strumenti utili e sempre più un immenso gioco. E io non riesco a smettere di giocare. Sono completamente dipendente. Non sono più il proprietario di un oggetto di plastica: sono l'abitante di un cyberspazio, un territorio vasto e pazzo, una casa degli specchi, pieno dei miei bisogni e desideri. Posso spegnere il computer, ma lo spazio è ancora lì. Perché alla fine l'ho costruito io".

Sempre su XL di ottobre trovate un'interessante sezione dedicata alle nuove tecnologie con cui potremmo convivere fra pochi anni (a dire il vero lì si poteva fare di più), con un altro articolo di Sterling. Piuttosto se vi passa per le mani la rivista leggete l'articolo di Nicola Lagioia Mars attacks & C. quello che è davvero successo: noi alienati e gli alieni mai arrivati. "Salti spaziotemporali, città robotizzate, guerre di mondi, incontri ravvicinati del terzo tipo: è tutto già successo, solo in un modo diverso. Le invenzioni e gli scenari con cui la fantascienza ci ha riempito le pupille da quando, precipitati dalla culla, ci siamo ritrovati nel buio di una sala cinematografica con la bocca piena di pop-corn, si sono puntualmente rovesciate sulla nostra povera realtà prendendoci alle spalle, in maniera deviata, obliqua, allucinata, potentemente metaforica ma non per questo meno tangibile e gravida di conseguenze". Leggendo l'articolo appare chiaro come l'immaginario fantascientifico abbia saputo leggere, anche laddove non si sono realizzati mirabili sviluppi tecnologici, la nostra realtà: "il passato non esiste, il futuro è arrivato in stampelle, il presente è irrintracciabile. Come in Brazil di Terry Gilliam, come nei film geniali firmati da Charlie Kaufman (Essere John Malkovich, Adptation, Se mi lasci ti cancello), la nostra fantascienza quotidiana è piena di cavi polverosi, dispositivi che non funzionano, aspettative realizzate in modo comico, macabro o grottesco, continue alterazioni della realtà, giochi di specchi capaci di mettere in crisi qualunque cosa resti dell'identità personale. Basta andare al cinema, tornare a casa, accendere la tv e ritrovarsi davanti alle scenografie di un medioevo tecnologico in cui la violenza regna sovrana e non c'è più molta possibiltà di separare i buoni dai pazzi criminali: è l'Iraq, Gaza o l'ultimo episodio di Mad Max?".

Infine, fra la tanta roba di questa rivista (ce n'è per tutti i gusti, qualche cosa di più frivolo e altre più impegnative, ma sempre leggere, forse troppe), vi segnalo la sezione Movimenti, che è nel complesso la parte più interessante, almeno per me, di una rivista che soffre forse un po' troppo di schizofrenia: parla di tutto, per tutti, e alla fine pensi che manca di un po' di approfondimento (ma qui ci vorrebbe un XXL). Qui trovate alcuni reportage interessanti (come quelli a New York e Liverpool), un'anticipazione di un racconto di Dave Eggers e un'intervista al mio "amico" Joe R. Lansdale.

Ok, ecco che succede quando uno non può mettere i link a degli articoli (magari poi li mettono on-line, chissà): ti esce fuori un post in cui, per segnalare qualche cosa interessante che hai letto, passi per uno che non sapeva che scrivere. Fatemi sapere.

Immaginato da PhilipDick alle 09:31 / p.link
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# altro, immaginario, sterling, lansdale

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[mercoledì, 14 settembre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- In fondo alla palude

Ormai quei pochi che ancora passano a leggere i miei sempre meno ispirati post avranno imparato che ultimamente uno dei miei scrittori preferiti è diventato Joe R. Lansdale, da prima che lo incontrassi qualche giorno fa…
 
Ho terminato di leggere In fondo alla palude (The bottoms), libro che si caratterizza (oltre che per il fatto che la mia copia è firmata dall’autore) per un linguaggio meno multicolore rispetto ad altre opere dello scrittore americano, che, come già ho scritto tempo addietro, si è cimentato sempre con generi diversi e ha usato stili di volta in volta differenti. In questo caso leggendo le avventure dei due fratellini Harry e Tomasina (Tom per tutti), di 12 e 9 anni, si nota subito la scelta di un linguaggio asciutto, improntato ad un realismo che fa sentire davvero vicine le vicende che sconvolsero quell’anno fra le estati del ’33 e del ’34, laggiù nel Texas orientale.
 
Intanto è un libro che ho amato particolarmente, e non sarebbe una novità, sennò nemmeno perderei tempo a scrivere una recensione. Però è un romanzo che si ama perché ci si affeziona ai protagonisti, i due bambini, ma anche i genitori, la nonna, il cane Toby, Mose e tutti gli altri; è un romanzo in cui Lansdale fa immergere il lettore in un epoca (e in un luogo) e gliela fa sentire viva, come se fosse veramente la sua; un’epoca e un luogo di profonda segregazione razziale, di grande povertà (siamo in piena Depressione), di ignoranza, ma da cui emerge anche una grande dignità dai protagonisti principali con le loro debolezze, prima dei loro pregi.
 
Harry e Tom, in un giro per i boschi vicino casa protrattosi fino alla sera, scoprono il cadavere di una donna di colore orrendamente mutilato legato ad un albero. E da quel momento i due bambini iniziano un percorso di maturazione e di crescita che avrà molto di commovente e molto di spaventoso. I due bambini iniziano a correre, perché sembra che qualcuno, o qualcosa, li insegua, e forse, probabilmente, è l’Uomo-Capra che si racconta, per spaventare i bambini, viva nelle paludi. Uomo-Capra che è sicuramente il diavolo: e chi altri potrebbe aver ucciso quella donna se non il diavolo?
Ai giorni nostri si penserebbe ad un serial killer, a partire dalle modalità dell’omicidio, con evidenti risvolti sessuali, ma a quei tempi nemmeno se ne parlava, figurarsi in un paesino con un solo agente di polizia, il padre dei due bambini (che lo fa a tempo perso perché le sue attività primarie sono il negozio di barbiere e la fattoria di famiglia), e le indagini inevitabilmente non proseguiranno spedite, anzi tutt’altro.
 
E da quel momento inizia un percorso che porterà il lettore a conoscere una realtà in cui se un omicidio del genere viene commesso di sicuro è da parte di un nero, perché è inconcepibile un delitto così commesso da un bianco. E così Jacob, il padre dei ragazzini, si trova a sbattere il muso contro il muro di razzismo della sua cittadina, mentre vengono scoperti anche altri cadaveri, senza che, poveraccio, riesca a capirne niente. E senza che riesca a vincere l’odio razziale che acceca la gente comune.
 
Quindi, questo romanzo è soprattutto un thriller ma è anche una storia di formazione, di crescita e maturazione dei due bambini protagonisti, per i quali inevitabilmente non si può non provare tenerezza, nella loro scoperta del mondo degli adulti in cui dopo qualche anno si appresteranno ad entrare. Una scoperta che inizia col loro incontro con l’Uomo-Capra. E sarà un percorso contornato da orrori, orrori che non sono opera del diavolo ma dell’uomo, col suo razzismo, con la sua malvagità, con la sua incapacità di dare ordine al mondo, di spiegarlo, anche a due bambini, che altro non aspettano.
 
Ed è allora una spirale sempre più profonda quella in cui ci avvince Lansdale raccontandoci di orrendi omicidi, di storie d’amore provenienti dal passato, di strani comportamenti che hanno sempre una ragione profonda, nel cuore e nelle menti delle persone. E man mano che le spire si fanno sempre più strette il mistero sembra sempre più fitto e irrisolvibile fino al finale che fa restare davvero col fiato sospeso, e che suscita rabbia, commozione, felicità e disillusione di fronte alla possibilità che quello che c’è di cattivo nel mondo possa essere opera del diavolo e non dell’uomo. Ma qualcosa di buono forse lo si può trovare, e può essere una fonte di salvezza e di speranza. Sottolineo, raramente mi è capitato di leggere un finale così ricco di pathos, di suspence e in grado di trasmettere una così vasta gamma di emozioni. Poi magari ad altri lascerà insensibili, che ne so, affari vostri: de gustibus…

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[giovedì, 08 settembre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Non farti fregare

«Cosa pensi dell’Uomo-Capra?»
«Io penso che è il diavolo. Ho detto che può sembrare quello che vuole, e non hanno le capre corna e zampe come il diavolo? Lascia che ti dia una dritta. Tu stai alla larga da tutte quelle cose che piacciono al diavolo, perché se ti trovi con lui, lui ti frega. Capito?»
«Sissignora.»
 
Joe R. Lansdale – In fondo alla palude

Immaginato da PhilipDick alle 21:08 / p.link
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[martedì, 06 settembre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Un pomeriggio con Joe R. Lansdale

A nessuno fregherà niente ma visto che frega a me, e questo blog, fino a prova contraria, è mio, immortalo alcuni momenti di ieri pomeriggio, passato in giro per il centro, per librerie, e soprattutto con Joe R. Lansdale.
 
Parto dalla fine, cioè dal momento in cui comincia a diluviare proprio nel tratto che mi separa fra Largo di Torre Argentina e piazza Madama, dove, nella libreria del suo editore, Fanucci, Lansdale avrebbe incontrato i suoi lettori. Naturalmente l’acqua me la sono presa tutta. Fradicio sono arrivato davanti alla libreria con già un bel gruppo di persone in attesa sotto la pioggia, perché l’orario di ingresso erano le 19. Sarà stata la pietà per il fatto che ci pioveva a catinelle ma quasi quaranta minuti prima hanno aperto la porta e pronto ad accoglierci c’era uno dei più grandi scrittori contemporanei. Camicia a maniche corte nera, jeans neri (nessun cappello da cow-boy come qualcuno pensava), sorriso, capelli quasi tutti bianchi, occhi azzurri (o meglio non li ricordo ma su quella faccia ci starebbero bene), così ci si è presentato questo cinquantacinquenne realmente venerato da legioni di fan e di critici.
 
E allora? Allora si è dimostrato una persona disponibile all’ennesima potenza (al contrario di Faletti che si è presentato in ritardo e con la puzza sotto al naso), pronta a rispondere alle domande dei lettori e a firmare pile di libri (c’è gente che si è presentata con zaini pieni di libri e di fumetti, perché ho scoperto che Lansdale ha firmato pure soggetti e sceneggiature di fumetti). Nel mio piccolo mi sono limitato a farmi firmare i due libri acquistati per l’occasione, Il lato oscuro dell’anima (libro del 1987 arrivato solo ora in Italia), che era l’oggetto della presentazione, e In fondo alla palude. Ripeto, colpisce la disponibilità e la semplicità di quest’uomo che è davvero un maestro della letteratura, che si è cimentato con tanti generi della letteratura popolare.
 
Dopo inizia l’incontro con i lettori vero e proprio, ed è una raffica di domande sulle tematiche principali dei suoi libri: la violenza, il razzismo (secondo lui abbiamo, in Europa, una visione distorta della realtà americana in questo senso: il razzismo in America c’è, oggi, ne più ne meno che in Europa), la povertà, le disuguaglianze sociali; poi il suo saltare da un genere all’altro, la passione per la letteratura di genere; cosa rappresenta il Texas per lui visto che la maggior parte delle sue storie sono ambientate nello stato del Presidente, e lui è notoriamente texano (però, lo ha detto lui, è nato nel Connecticut): questa gliela ho chiesta io (“il Texas è uno stato mentale”, riassumendo); naturalmente anche riferimenti all’attualità (a partire dal fatto che Bush è texano come lui), e allora giù critiche a Bush (“è il peggior presidente che ho mai avuto; al suo confronto Nixon è quasi buono; quello che non mi piace di Bush è, oltre alla guerra, la sua becera religiosità”)
 
Si è parlato di tante cose con Joe Lansdale e purtroppo non mi è possibile riportarle tutte non avendo preso appunti, anche perché non essendo la libreria Fanucci uno spazio molto grande stavamo stretti come un pulcino di struzzo dentro un uovo di gallina, e molta gente, arrivata per le 19 non è nemmeno riuscita ad entrare. Interessanti i riferimenti letterari di Lansdale (glielo ho chiesto sempre io), che sono i grandissimi della letteratura americana (più uno scrittore amico suo che in Italia non è tradotto e di cui non ricordo il nome), come Mark Twain (in assoluto il suo preferito, e Huckleberry Finn è il romanzo che lo ha influenzato di più), Faulkner, Cadwell, Robert Bloch (un classico dell’horror e del thriller: l’autore di Psycho) e qualche altro che ora non ricordo (però io gli avevo chiesto quali erano i suoi riferimenti oltre la letteratura, come nel cinema e nei fumetti, sapendo del suo amore per i B-movies ma il traduttore ha scorciato la domanda). Ad una domanda su quanto i suoi personaggi a volte gli assomiglino ha detto che Hap Collins il protagonista di Rumble Tumble e di altri romanzi, è lui, o meglio la sua vita non è stata così ricca di eventi negativi, ma il suo modo scanzonato di guardare alla vita è il suo; si tratta senza dubbio del personaggio che gli somiglia di più. Mentre il suo racconto preferito (ne ha scritti più di 200, e oltre 20 romanzi) è La notte che si persero il film dell'orrore, veramente un capolavoro, confermo.
 
Rimanendo sull’attualità Lansdale si è detto convinto che, anche se la società americana è cambiata dopo l’11 settembre, divenendo intrisa di paura e di religiosità ottusa e bigotta, le cose su quel fronte stiano migliorando (il problema vero sono le disuguaglianze sociale e il dominio dei soldi e degli interessi finanziari) e che il prossimo presidente sarà sicuramente un moderato e, tra l’altro, il suo candidato ideale sarebbe Hillary Clinton, ma un po’ perché è donna e un po’ perché c’è contro di lei una pesante propaganda negativa, legata ancora alle vicende del marito, ha secondo lui poche possibilità (alla domanda se uscirà fuori che lei ha una storia col fratello di Monica Lewinski lui ha risposto che voterebbe pure per lui, sempre meglio di Bush).
 
Fiiiiùùùùù…. Ho scritto pure troppo, però volevo fissare sulla carta immortale dei bit (se non cancello il blog, o se non muore splinder), il mio incontro con Lansdale (tra l’altro stavo letteralmente gomito a gomito con lui, per poco non lo buttavo già dallo sgabello). Un’ultima cosa, vi ricordo la presenza di Lansdale oggi a Bologna (insieme a Valerio Evangelisti), e nei prossimi giorni a Mantova, per il Festivaletterature, e sempre nei giorni del festival in librerie di Padova e Vicenza (sul sito di fanucci dovrebbero esserci ancora tutti i suoi spostamenti di questi giorni)
 
Tornando indietro, c’è ben poco da dire. Come detto ero uscito in anticipo, non solo per arrivare per tempo all’incontro con Lansdale, ma anche per passare alla Feltrinelli (chi se ne fotte della pubblicità) e approfittare della promozione sugli Oscar. Così mi sono comprato (oltre ai libri di Lansdale di cui sopra) Invisible Monsters, di Chuck Palahniuk, che sapete essere uno dei miei cult, L’opera struggente di un formidabile genio di Dave Eggers (libro intorno a cui giravo da un po’) e infine Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti. Così la lista dei libri da leggere si allunga un altro pochino. E mi chiedo se non sia un eccessivo immobilizzo di capitale fare scorta così di libri…
 
Magari la prossima vi parlo di altro che non siano libri…

Immaginato da PhilipDick alle 09:18 / p.link
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[mercoledì, 31 agosto 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- attenti a non sporcarvi di sangue...

(ok, mettiamoci a scrivere ‘sta recensione)
 
Dei libri letti questa estate (e sono stati parecchi) ho voglia di parlare soprattutto di uno, una antologia di racconti di Joe R. Lansdale, uno scrittore che in America è davvero un cult e che qui in Italia sta guadagnando consensi (vi ho già parlato qualche tempo fa, di Rumble Tumble, uno dei sei libri con protagonisti gli scalcinati Hap e Leonard). Nei quasi trent’anni, più o meno, di carriera Lansdale ha affrontato diversi generi narrativi, sperimentando ed innovando, sempre con il suo inconfondibile tocco pulp. Ma definirlo un autore pulp potrebbe essere un torto ad un autore che fa comunque letteratura vera, pur attingendo alla tradizione dei pulp magazine americani, muovendosi fra horror, splatter, fantastico (e in parte anche fantascienza), azione, thriller, gotico, black comedy, noir vero e proprio, e chi più ne ha più ne metta.
 
(beh, pare buona finora… dai che altro posso scrivere? Ah, il titolo del libro, che scemo…)
 
E questo Maneggiare con cura è un libro che raccoglie 13 racconti di Lansdale e due saggi sul genere horror. Inutile dire che la scelta dei racconti rappresenta proprio la poliedricità di questo scrittore. Ogni singolo racconto contenuto in questa antologia è un manifesto dell’opera di Lansdale, sia perché rappresentano, appunto, i diversi generi con cui si è cimentato sia perché, pur con rilevanti differenze anche stilistiche (ogni storia va raccontata in maniera differente, ha un suo ritmo, un suo linguaggio, un suo codice), ogni racconto rispecchia l’osservazione post-moderna della realtà che si cela dietro al grottesco, al paradossale, all’assurdo, immergendosi (lo scrittore e il lettore) fino al collo dentro l’immaginario della fine del XX secolo.
 
(Porca puttana, questo pc di merda figlio di una baldracca… E non posso scrivere epiteti più volgari… Mi ha cancellato il resto della recensione, era venuta benissimo, bellissima, ora dove le ritrovo quelle parole bellissime?)
 
Il titolo, poi, mi pare azzeccatissimo. Maneggiare con cura, perché agitando troppo il cadavere che avete fra le mani potreste inzupparvi di sangue… Maneggiare con cura, perché è un libro che merita rispetto, e ancora di più uno scrittore che, a partire dalla letteratura e dal cinema popolare (immancabili i richiami a registi come Romero e Carpenter), crea storie che vi sbattono in faccia tutta la meschinità della vita o, al contrario, tutta la sua perfida bellezza. Perché in Lansdale ogni cosa ha sempre due facce nettamente contrastanti, e vi ritroverete sempre e comunque spiazzati nel sceglierne una di primo acchitto (aspettate per giudicare…), in questa divisione manichea del mondo.
 
(Mmmhhh… niente male, ma quello che avevo scritto prima era meglio…)
 
La realtà raccontata in questi racconti è mostruosamente surreale, a volte iperreale, più vera del vero; una realtà piena di mostri, figli di una società mostruosa anch’essa, in cui tutta la meschinità e fragilità umana viene fuori, insieme ad un misto di crudeltà e paura. E vergogna. Perché, per quanto esagerate le storie di Lansdale, affondano il coltello nelle piaghe dell’animo umano, il coltello della satira e della penna di uno scrittore che fa ridere ed inorridire allo stesso tempo. Quindi, se una società organizzata ingabbia gli uomini e gli animali in un folle gioco al massacro per sopravvivere (L’arena), allora, si prova simpatia per un mostro che cerca disperatamente di riabilitarsi con un programma in 12 fasi (Godzilla in riabilitazione); in un deserto pieno di zombi potreste scoprire che il confine fra la vita e la morte è molto sottile, quindi attenti a dove andate a sbattere con la vostra auto (Nel deserto delle Cadillac, con i morti); oppure, se andate a sbattere con la macchina, attenti a chi incontrate (che non sa chi ha incontrato lui…) (Incidente su una strada di montagna (e dintorni)); in un folle drive in potreste conoscere gente poco raccomandabile, ma scoprire che anche i mostri assassini hanno un cuore (Una serata al drive-in); e poi imparerete a stare attenti dai giardinieri ciechi (Un signor giardiniere); se vi sentite soli una bambola gonfiabile potrebbe farvi compagnia, ma non dategli troppa importanza (La bambola gonfiabile: una favola); oppure scoprire che tutto il dramma dell’umanità distrutta dalla Bomba risiede in un tatuaggio su una schiena (Piccole suture sulla schiena di un morto)…
 
Ok, basta… Datemi retta, Lansdale è un vero scrittore, e nel pout-pourri che sono le sue storie apprezzerete la sua capacità di saltare da un genere all’altro, di giocarci, di smontarlo, e di sperimentare continuamente. Per una volta, datemi retta.
 
(certo che se questo ferrovecchio non mi avesse mangiato il post chissà quanta gente convincevo a leggere ‘sto libro… probabilmente nessuno, come sempre… ehi, ma qualcuno mi da mai retta quando vi consiglio un libro, massa di bestie ignoranti?)
 
(naturalmente ogni riferimento a fatti, cose e persone, è puramente casuale. Bestie ignoranti è solo un modo di dire. Poi se qualcuno si è riconosciuto nella definizione “bestie ignoranti” questo va oltre le intenzioni dell’autore di questo post… Insomma, se avete la coda di paglia, colpa vostra)
 
(ma lo avranno capito che sulle bestie scherzavo? Questi sono capaci di offendersi per niente…)

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“L’irreale è più potente del reale. Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione a cui può spingersi l’immaginazione. Perché soltanto ciò che è intangibile, le idee, i concetti, le convinzioni, le fantasie, dura. Le pietre si sgretolano. Il legno marcisce. La gente, bé… la gente muore.”

Chuck Palahniuk
(Soffocare)

“L'immaginario è un luogo senza tempo e senza spazio, come il delirio degli schizofrenici. C'è chi come loro vi resta impigliato e non riesce più a trovare la strada del suo corpo”

Valerio Evangelisti
(Nicolas Eymerich, inquisitore)

“Le cose non devono essere avvenute realmente per essere vere. Le storie e i sogni sono verità rivestite d'ombra che sopravviveranno quando i nudi fatti saranno polvere, cenere, oblio”

Neil Gaiman
(Sandman - A Midsummer Night's Dream)

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