:: PHILIP DICK

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:: IMMAGINARIO

...è tutto quello che forma le nostre idee, il nostro modo di leggere il mondo, di rapportarci ad esso e agli altri. L'immaginario in cui siamo immersi è formato da tante cose: cinema, libri, tv, fumetti, pubblicità, sport e naturalmente ciò che
accade nel mondo. E ancora, lo sviluppo tecnologico, i computer, Internet e tutto ciò che ci fa comunicare con il mondo.

La nostra cultura è fatta di “immagini” che provengono da tutto ciò e che diventano importanti anche senza accorgercene: sono “fantasmi semiotici” in cui si racchiude il significato di quello che è la nostra società, una società che si sostiene anche con l’immateriale delle idee e dei concetti.

IMMAGINA UNA BIBLIOTECA

Sto leggendo: Per ora nulla,
Ultimi libri letti: Boh, chi si ricorda...

Autori e libri preferiti: Philip Dick (UBIK, MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE, LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH, UN'OSCURO SCRUTARE, I SIMULACRI, L'UOMO NELL'ALTO CASTELLO, SCORRETE LACRIME DISSE IL POLIZIOTTO, LABIRINTO DI MORTE, L'ANDROIDE ABRAMO LINCOLN, NOI MARZIANI, CRONACHE DEL DOPOBOMBA, LA TRILOGIA DI VALIS), J.R.R. Tolkien (IL SIGNORE DEGLI ANELLI), William Gibson (NEUROMANTE, AMERICAN ACROPOLIS, LA NOTTE CHE BRUCIAMMO CHROME), J.G. Ballard (CRASH, IL MONDO SOMMERSO, LA MOSTRA DELLE ATROCITA', IL CONDOMINIO, L'IMPERO DEL SOLE), Bruce Sterling (LA MATRICE SPEZZATA, CAOS USA, LO SPIRITO DEI TEMPI, FUOCO SACRO), Haruki Murakami (DANCE DANCE DANCE), Luhter Blisset/Wu Ming (Q, HAVANA GLAM, 54, ASCE DI GUERRA, MANITUANA), Don DeLillo (UNDERWORLD, MAO II, AMERICANA, COSMOPOLIS), David Foster Wallace (INFINITE JEST), Jack Kerouac (SULLA STRADA), Joe R. Lansdale (RUMBLE TUMBLE, MANEGGIARE CON CURA, IN FONDO ALLA PALUDE, ECHI PERDUTI, LA SOTTILE LINEA SCURA), Chuck Palahniuk (SURVIVOR, SOFFOCARE), Kurt Vonnegut (MATTATOIO N. 5, LA COLAZIONE DEI CAMPIONI, LE SIRENE DI TITANO), Edward Bunker (COME UNA BESTIA FEROCE, CANE MANGIA CANE, LITTLE BOY BLUE, EDUCAZIONE DI UNA CANAGLIA), Matt Ruff (ACQUA, LUCE E GAS), Valerio Evangelisti (Eymerich vari, METALLO URLANTE, ANTRACITE), Niccolò Ammaniti (TI PRENDO E TI PORTO VIA), Girolamo De Michele (TRE UOMINI PARADOSSALI, SCIROCCO), Philip Roth (PASTORALE AMERICANA, IL COMPLOTTO CONTRO L'AMERICA), Giuseppe Genna (DIES IRAE, NEL NOME DI ISHMAEL), Robert A. Heinlein (UNIVERSO, STRANIERO IN TERRA STRANIERA) e poi Italo Calvino (SE UNA NOTTE DI INVERNO UN VIAGGIATORE, LE CITTA' INVISIBILI, LE COSMICOMICHE), John Fante (CHIEDI ALLA POLVERE, LA CONFRATERNITA DELL'UVA), Walter Tevis (LA REGINA DEGLI SCACCHI), “Il maestro e Margherita” di Bulgakov, i racconti di E.A. Poe, Isaac Asimov, Johnatan Coe, Nick Hornby, Carlo Lucarelli, Umberto Eco, Daniel Pennac, Stefano Benni, Neil Gaiman, Charles Bukowski e ancora...

IMMAGINA UN CINEMA

Film preferiti: In ordine sparso, tutto Kubrick (su tutti ARANCIA MECCANICA, 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO e FULL METAL JACKET), BLADE RUNNER, tutto Tarantino (PULP FICTION e KILL BILL vol.1 in particolare, ma anche LE IENE), MATRIX, 1997 FUGA DA NEW YORK, THE BLUES BROTHERS, i film di David Cronenberg (EXISTENZ, LA MOSCA, VIDEODROME, IL PASTO NUDO, CRASH), STAR WARS, ALIEN e ALIENS, APOCALIPSE NOW, LA 25a ORA (e altri film di Spike Lee), IL SIGNORE DEGLI ANELLI, METROPOLIS, TRUMAN SHOW, FIGHT CLUB, NATURAL BORN KILLERS, i film di Park Chan Wook (OLD BOY, LADY VENDETTA, MR. VENDETTA), i film di Woody Allen (MANHATTAN, IO E ANNIE, MATCH POINT, IL DITTATORE DELLO STATO LIBERO DI BANANAS, PROVACI ANCORA SAM) i film di Jim Jarmusch (GHOST DOG, DEAD MAN, DAUNBAILO'), L'ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE, BRAZIL, ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND, MULHOLLAND DRIVE, SIN CITY, V PER VENDETTA, e poi una spruzzata di Hitchcock, di Scorsese, dei fratelli Coen (IL GRANDE LEBOWSKI, BARTON FINK, FARGO)

IN TV E DA ALTRE PARTI

I SIMPSON, X-FILES, FUTURAMA, la Roma, il ciclismo, la mia città (Roma), i fumetti DISNEY (Carl Barks e Don Rosa), la fantascienza, Neon Genesis Evangelion, Report, Gli album di Marco Paolini, i programmi di Radio Due, i fumetti di Frank Miller (Sin City), di Jean Giraud, alias Moebius, di Enki Bilal, Sandman (di Neil Gaiman)


[lunedì, 07 gennaio 2008]
-------------------------------------------------------------------------------------- Fiocco azzurro (o rosa?) nel Web

Nasce oggi Wikia Search, motore di ricerca lanciato dai creatori di Wikipedia che, si annuncia come una vera e propria rivoluzione rispetto ai motori di ricerca come li abbiamo finora conosciuti. Wikia Search è ancora in fase alpha, quindi non aspettatevi chissà che prestazioni; trovo però molto interessante la filosofia del progetto, che nasce offrendo grandi possibilità di social networking e con una filosofia di base che vuole rendere molto più trasparenti i suoi meccanismi di ricerca (già ho avuto modo di scrivere qui come Google, sicuramente il motore più potente, sia tutt'altro che trasparente).

Proprio sul versante della trasparenza mi sembra si nasconde la più grande potenzialità di Wikia Search, e la più grande novità. Il ranking delle varie pagine web (per ora che le pagine indicizzate sono davvero pochine; uno dei suoi creatori dice a Repubblica che ci vorranno almeno due anni per arrivare a livelli paragonabili a Google) sarà determinato anche dalle preferenze degli stessi utenti, che avranno la possibilità di votare i risultati delle ricerche e di discuterne in modalità wiki. In più, mi sembra di capire dando un'occhiata superficiale al portale, Wikia Search sembra puntare su tecnologie semantiche (e mi preme sottolineare questo aspetto visto che con una tesi sul semantic web mi ci sono laureato, ormai quasi tre anni fa: come passa il tempo), visto che è attivo nella comunità che si sta occupando di questo sviluppo un Semantic Lab: rosico, questo sì che sarebbe stato un bel caso da studiare.

Immaginato da PhilipDick alle 15:54 / p.link
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# scienza e tecnologia, internet e new media

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[mercoledì, 09 maggio 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- Un po' di narcisismo e un po' di riflessioni su Internet

Inizio questo post di oggi segnalando che Immaginaria ha ricevuto un inaspettato "riconoscimento" (lo metto tra virgolette perché sottolineo l'ironia del termine riconoscimento, cercando di evidenziare comunque che si tratta di una cosa che fa piacere sia al blog sia al suo autore). Il mio blog preferito è stato citato e linkato dai Wu Ming sull'ultimo numero di Giap, la loro newsletter, per la recensione che ho postato qualche giorno fa di Manituana. Devo dire, con molta vanità, che questa nuova visibilità mi fa davvero piacere.

Ora vengo alle cose serie. Intanto vi invito a leggere questo post pubblicato qualche giorno fa da Vittorio Zambardino sul suo blog. Zambardino spiega molto chiaramente come il tentativo di Microsoft di acquistare Yahoo! in funzione anti-Google faccia parte di una tendenza complessiva che stanno vivendo il web e più in generale i vecchi media; il Web è un medium giovanissimo ed i grandi gruppi cercano di conquistare posizioni di mercato che integrino sempre più la rete, i contenuti ed i servizi (e questo riguarda anche i vecchi media, che cercano di non farsi soffiare il loro mercato dai new: si veda il tentativo di Murdoch di papparsi il gruppo che controlla il Wall Street Journal, prima che ci pensi qualche colosso del Web).

A questo si aggiungono alcune riflessioni che prendo in tutto o in parte da un libro che consiglio a tutti di leggere per comprendere quanto questa guerra fra Microsoft e Google non riguardi solo i loro profitti ma tutti noi; il saggio in questione è Luci e ombre di Google. Futuro e passato dell'industria dei metadati, da poco pubblicato su carta ma già da qualche mese scaricabile liberamente sul sito del gruppo di ricerca autore del volume, Ippolita. Si tratta di un libro sul più potente e usato motore di ricerca al mondo ma soprattutto sull'evoluzione della cultura e dell'economia della conoscenza nel mondo contemporaneo.

Sempre più spesso quando vogliamo sapere qualcosa lo cerchiamo con Google ("Lo cerco su Google"), perché il motore di ricerca ci dà risutati affidabili, ci indirizza verso pagine che nell'ambito che stiamo cercando sonon generalmente ritenute più affidabili (in questo entra in gioco l'algoritmo di ranking che sta dietro le ricerche di Google). Solo che ci sono degli aspetti da considerare, che riassumerei in poche righe:

  • Google, con i suoi spider ed i sempre più ricchi e personalizzabili servizi che offre agli utenti, indicizza quote sempre più grandi della conoscenza sul web
  • l'algoritmo di ricerca di Google è basato sulla immagine di una assoluta oggettività dei suoi risultati, ma l'oggettività ad una analisi più approfondita si rivela molto più relativa
  • viviamo nell'era dell'economia informazionale, ogni contenuto che immettiamo in rete è potenzialmente oggetto di interesse di qualcuno, e quindi di un possibile profitto.
  • Google (ma qualsiasi altro soggetto potenzialmente in grado di contrastarne il predominio nel campo delle ricerche) condiziona a tal punto il nostro accesso alle informazioni che sta stabilendo un "dominio culturale sull'immaginario" (cito da Ippolita).

Insomma, gli autori di questo libro espongono una critica politica a Google ed al modello che sta imponendo: non si tratta di non usare Google ma di essere consapevoli che non si tratta di uno strumento neutro, a dispetto della tranquillizzante interfaccia. Controllare la rete è impossibile, gestire però l'accesso ai contenuti indicando certi percorsi e tagliandone altri però è possibile. Microsoft, Google, Yahoo!, i grandi gruppi editoriali si stanno fronteggiando per poter gestire in modo quasi monopolistico i servizi di accesso alla conoscenza, lasciandoci nell'illusione che tutto sia a nostra disposizione, come lo vogliamo noi, fornendoci servizi accattivanti sempre più mirati alle nostre esigenze.

Ovviamente io stesso uso Google, e forse anche quelli di Ippolita (altrimenti come farei a vedere le risposte alle domande di un quiz televisivo?). Vi rimando al libro per argomentazioni più approfondite e precise delle mie: la questione è solo una, prendere coscienza di quante cose ci sono dietro la semplice interrogazione ad un motore di ricerca.

Immaginato da PhilipDick alle 10:48 / p.link
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# immaginario, internet e new media

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[domenica, 06 maggio 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- Andare a scuola sul web

Segnalo questo articolo che mi sembra davvero interessante. Su Second Life si stanno diffondendo sempre di più veri e propri corsi universitari all'interno degli ambienti virtuali sviluppati da alcune università americane; lo scenario è questo gli studenti possono quindi frequentare le lezioni con il proprio avatar, in un'aula virtuale, insieme agli studenti/avatar che seguono lo stesso corso di fronte ad un docente a sua volta in forma di avatar.

Diventano sempre più realtà le suggestioni che fino a non tanti anni fa si trovavano nei romanzi di William Gibson (in particolare su questo versante in Aidoru e American Acropolis); visto che in futuro vorrei occuparmi di e-learning, è facile fare due più due e pensare che forse quello che farò nel master che ho iniziato in realtà sarà superato entro un paio di anni e bisognerà pensare di trasferire tutte quelle competenze nell'ambiente virtuale. Questi mutamenti, che corrispondono a mutamenti di stili di vita, culturali e sociali, influenzeranno sempre più ogni aspetto della vita quotidiana, e questo senza voler essere a tutti i costi tecno-ottimisti o al contrario apocalittici perché credo che sia un dato di fatto. In fondo noi blogger già ora finiamo per trascorrere una percentuale più o meno rilevante del nostro tempo in quella sfera pubblica che ormai per definizione viene chiamata blogosfera.

Immaginato da PhilipDick alle 09:08 / p.link
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# internet e new media

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[martedì, 24 aprile 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- La leggenda di Manituana

Stamattina presto ho deciso di segnalarvi intanto il libro che sto leggendo, Manituana, l'ultima fantastica fatica dei Wu Ming, sul quale mi prolungherò quando lo avrò finito, e poi su una iniziativa veramente originale in merito a questo libro.

Vi invito a visitare il sito Manituana, nel quale non solo si parla del romanzo ma si offre al lettore la possibilità di estendere la propria esperienza di lettura, di avere riferimenti storici, accedere al materiale non utilizzato dagli autori nel libro (spazio aperto anche ai racconti dei lettori nel mondo di Manituana), alla musica ispirata da Manituana (e anche lì si accettano contribuiti), di poter consultare la mappa dei luoghi del romanzo attraverso Google Earth, di poter guardare il trailer del romanzo in flash (che vi invito a vedere seguendo il link), di seguire le notizie sul libro (ma questo è quasi ovvio). Soprattutto, viene offerto al lettore più attento un secondo livello di conoscenze sul romanzo, al quale si accede solo rispondendo a una domanda su Manituana, e per ora non posso entrare perché devo arrivare in fondo.

Trovo una novità questa integrazione fra il romanzo e i suoi, per così dire, contenuti speciali; certo, si potrà dire che c'è una strategia commerciale dietro, ma è evidente l'intento di offrire al lettore qualcosa di nuovo, tenuto conto anche che un romanzo del genere, come sempre accade per i Wu Ming, arriva dopo anni di ricerche storiche e di lavoro.

In breve, come dice la quarta di copertina, si tratta di una storia dalla parte sbagliata della Storia (e spesso parlando dei libri dei Wu Ming ho sottolineato questa connessione fra storia e Storia: ripeto, nei loro libri c'è sempre l'idea, espressa già in Q, che siamo sempre figure di sfondo sul palcoscenico della Storia, e i Wu Ming mettono sempre al centro queste figure di sfondo): 1775, le Sei Nazioni Irochesi devono decidere se restare alleati della Corona inglese e combattere contro i rivoluzionari bostoniani o no; vi sono battaglie, viaggi oceanici, fantasmi, storie d'amore e di morte disperate, un momento epocale della Storia, quando ancora tutto doveva essere scritto. Un romanzo storico e d'avventura, che guarda nel passato per parlare dell'oggi.

Immaginato da PhilipDick alle 08:09 / p.link
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# libri, wu ming, internet e new media

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[martedì, 20 febbraio 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- Una ricerca sui blog e la politica

Segnalo l'ultimo post di Vittorio Zambardino sul suo blog su Repubblica.it. Zambardino illustra per sommi capi i risultati di una ricerca da parte di un ricercatore italiano della London School of Economics sui blogger italiani e la loro visione della politica attraverso i blog.

Fra quelli che hanno risposto al questionario la stragrande maggioranza sono maschi, in maggioranza leggono più o meno sempre gli stessi blog e ne cercano di nuovi su segnalazione di altri blogger di cui si fidano (dato questo secondo me molto interessante).

La blogosfera italiana è abitata, sempre secondo questa ricerca, da un maggior numero di blogger di centrosinistra e di sinistra ma quelli di destra tendono a frequentare anche blog di altra estrazione politica mentre quelli di sinistra difficilmente tengono contatti con chi si riconosce nell'altra parte (anche questo è un dato importante, tutto sommato nella mia esperienza quodiana mi sento di confermarlo, come pure quello precedente).

Infine, l'affidabilità dell'informazione attinta dai blog: per il 47% il blog è uno strumento complementare ai media tradizionale, per il 29% l'informazione tratta dai blog è indispensabile e per un 2% il blog è la fonte principale. Quindi, emerge che per i blogger interessati di politica quello che si dice nella blogosfera è una dimensione fondamentale nella formazione della proprio opinione: con Habermas, direi che la blogosfera è una vera e propria sfera pubblica.

Ah, un'altra cosa: fra i dati segnalati c'è anche la grande autoreferenzialità dei blog, come dimostra questo post.

Immaginato da PhilipDick alle 08:29 / p.link
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# internet e new media

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[lunedì, 19 febbraio 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- Wiki!

Stamattina ho scoperto il mondo della enciclopedia collaborativa. Scoperto non nel senso che non la conoscessi, ovviamente, ma ho postato il mio primo contributo su Wikipedia.

Stavo effettuando alcune ricerche su google per saperne di più sui riferimenti sui quali Dick si è basato per la trilogia di Valis (lo gnosticismo, i testi delle antiche sette ebraiche degli esseni e degli zadochiti, il mito di Elia, la filosofia platonica, i vangeli apocrifi), quando sono capitato alla voce di Wikipedia sui vangeli apocrifi, che alla fine presenta, quali riferimenti nella letteratura popolare ai suddetti vangeli apocrifi proprio i libri di Dick che compongono la trilogia.

Visto che sulla Wikipedia italiana c'è una voce sulla trilogia ma non vi sono voci per i tre romanzi, stamattina, intanto, ho postato qualche riga su Valis. Nei prossimi giorni se sarò ispirato scriverò anche degli altri due libri.

La cosa davvero interessante è che la mia voce, appena pubblicata, ha ricevuto subito alcune modifiche (per esempio io non avevo inserito il riferimento alla categoria; un'altra modifica è secondo me del tutto inutile: hanno tolto la T maiuscola alla parola trilogia), a dimostrazione delle potenzialità della costruzione collaborativa di una enciclopedia, che muta continuamente proprio in virtù dei contributi di milioni di persone, che creano di fatto un grande ipertesto di informazioni correlate fra loro. Quello che mi chiedo è piuttosto quanto siano affidabili le informazioni che si trovano su Wikipedia: è vero che la possibilità per chiunque di modificare una voce è già garanzia che un errore sia corretto, ma resta sempre la possibilità teorica che qualcosa sfugga.

Tra l'altro ho ripescato questo articolo del giugno scorso correlato in qualche modo al quesito che pongo; si dice che Wikipedia sia affidabile come l'Enciclopedia Britannica, e sul lungo periodo probabilmente è vero (visto il meccanismo di correzione continua e collaborativa di ciò che viene pubblicato), ma la stessa Wikipedia ha blindato alcuni argomenti tabù, perché possono essere oggetto di controversie ed interpretazioni e che quindi possono ricevere contributi solo dagli utenti più qualificati nella comunità e dopo un apposito vaglio (Cina, Cuba, Kosovo, alcune voci concernenti l'islam, l'ebraismo e l'antisemitismo, perfino la voce Christina Aguilera).

Credo che sia un conflitto non del tutto risolvibile: da una parte c'è la piena libertà di divulgare delle conoscenze, dall'altra ci devono essere dei meccanismi di controllo di quello che viene pubblicato, meccanismi e criteri di controllo che devono essere decisi da qualcuno responsabile, per così dire, della linea editoriale. Il problema, secondo me, che sono comunque un tecno-ottimista, è dato dal confine molto labile fra ciò che costituisce soltanto un errore e ciò che invece può essere diffamazione, propaganda, incitazione al razzismo e chi più ne ha più ne metta.

Forse l'unico antidoto, e torno al discorso di prima, risiede comunque nel formato collaborativo di ciò che viene inserito in Wikipedia.

Immaginato da PhilipDick alle 11:54 / p.link
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# internet e new media, philip dick e immaginaridickiani

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[domenica, 04 febbraio 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- Un blog senza casa

Leggo qui una notizia che credo valda davvero la pena segnalare. Proprio Splinder ospita tra i tanti un blog al quale secondo vale davvero dare un'occhiata, Non superare la linea gialla. Si tratta di una pagina gestita da alcuni clochard, principalmente della stazione di Milano, che, anche grazie all'aiuto di alcuni volontari, hanno trovato uno spazio nel quale esprimersi, nel quale raccontare le loro storie e i propri pensieri: insomma, una casa, seppur virtuale, anche per chi una casa non ce l'ha.

Mi piace segnalare storie del genere, perché credo che dimostrano le potenzialità della rete e la sua democraticità: chiunque, davvero chiunque, può trovare voce e quindi esistere anche per chi quotidianamente, e mi ci metto anche io, magari gira al largo di fronte a un clochard, un po' per pregiudizio un po' per una qualche atavica paura dell'emarginato; nella blogosfera tutti hanno la possibilità di far parte di una comunità, e di essere, almeno virtualmente, come gli altri, anche se poi la realtà tremendamente diversa.

Immaginato da PhilipDick alle 09:54 / p.link
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# fatti e opinioni, internet e new media

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[venerdì, 15 dicembre 2006]
-------------------------------------------------------------------------------------- L'ultima profezia di Sterling

Leggo proprio stamattina che Bruce Sterling, di cui vi ho parlato ampiamente più di una volta come uno dei fondatori del cyberpunk e come uno dei più attenti osservatori dei cambiamenti tecnologici, sociali e culturali legati ai new media e alla Rete, ha terminato con un ultimo articolo la sua collaborazione con la rivista Wired (forse il più importante luogo di discussione sulla società della rete).

Questo ultimo pezzo si intitola non a caso My last prediction. E qual'è l'ultima predizione di Bruce Sterling? Secondo la mia fonte (il Corriere della Fantascienza, ancora non ho letto l'articolo in inglese, lo farò con calma) Sterling cerca di spiegare quale sia la linea di tendenza nelo sviluppo di Internet per i prossimi anni. Le idee più diffuse riguardano una sorta di post-Internet, in cui la rete sarà sempre più pervasiva, presente in sempre più dispositivi ma in modo trasparente, senza che le persone se ne accorgano davvero: una rete in cu agenti agenti software (penso che a questo ci si riferisca) diventino capaci di rispondere alle nostre domande in modo da farsi carico di tutta una serie di compiti che oggi sono svolti quasi manualmente.

La crescita delle reti ad alta velocità favorirà lo sviluppo di comunità collaborative, nelle quali si potrà comunicare, discutere, lavorare nell'ottica di una sempre maggiore creatività (quella che Berners Lee, il creatore del Web, ha chiamato intercreatività). Le dimensioni di reale e virtuale tenderanno a completarsi a vicenda nelle vite di tutti (ma nessuna prospettiva distopica o al contrario utopica: si parla di cose serie); basta pensare al fatto che già oggi (questo ce lo metto io) sono sempre di più le persone che hanno identità molteplici in rete, fra blog, nickname ed avatar (leggevo un articolo sulla proliferazione di avatar in Corea del Sud: ve ne sono milioni e se non si ha un avatar on line si è fuori da molti contesti, e non solo fra i giovani ma anche a livello di professionisti).

Si tratta di andare a leggere questo articolo: http://www.wired.com/wired/archive/14.12/posts.html?pg=6 

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# cyberpunk, sterling, internet e new media

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[martedì, 10 ottobre 2006]
-------------------------------------------------------------------------------------- Oh Google, Google, perché sei tu, Google?

E' di oggi la notizia che Google ha acquistato per 1,65 miliardi You Tube, il sito dove chiunque può caricare un proprio video e renderlo condivisibile a tutti. Fin qui, non che mi importi più di tanto, liberi di fare quello che vogliono.


Mi incuriosisce però il fatto che proprio il motore di ricerca più usato nel mondo (e tutti prima o poi ci siamo rivolti adoranti al suo oracolo per sapere tutto dello yak tibetano, dei mosaici bizantini o del voodoo: non so che interessi abbiate, tiro a indovinare) sia al centro di molte polemiche, come ogni cosa che diventa troppo grossa per essere realmente libera e indipendente. Google cresce sempre di più, con nuovi servizi come il "Google archive news search" (che consentirà di accedere agli archivi digitali di alcuni giornali) o con il sempre più ambizioso progetto di digitalizzazione dell'intera cultura umana, attraverso una mastodontica biblioteca universale che contenga milioni di libri sui quali non vige il copyright.




Al di là di questo, segnalo sull'Espresso della scorsa settimana un interessante articolo sulle critiche mosse a Google, a cominciare da seri problemi di tutela della privacy per chi usa il suo servizio e-mail (non saprei di preciso se è vero o no, visto che non uso G-mail) o dal suo adattamento alle regole della censura dei vari paesi in cui è presente, come in Cina. Interessante è la critica del gruppo di copyleft Ippolita, che nel libro "The dark side of Google" (in uscita in Italia nel 2007) attacca soprattutto il tentativo di Google di indicizzare quanta più parte di Internet possibile, con lo scopo o il risultato di fatto di imporre una certa visione del mondo nel momento in cui si cercano delle informazioni, quindi un punto di vista soggettivo che è anche molto geo-politico (un gruppo indipendente ha dato vita a Google World Wide Search, per mettere a confronto i risultati delle ricerche per parole chiave delle 20 versioni di Google).




Insomma anche Google pare abbia i sui peccatucci e i suoi difettucci (c'è chi segnala comunque fra i difetti principali l'inefficienza nel presentare le informazioni, ma questo rimanda ai limiti del web tradizionale, superabili piuttosto con un approccio semantico), anche se alla fine penso che ognuno continuerà a usare il motore di ricerca come ha sempre fatto, anche perché per quanti problemi possano esserci nell'uso quotidiano alla fine soddisfa sempre tutti (e gli utenti meno smaliziati come il sottoscritto difficilmente potranno smettere di appoggiarsi ad una qualche mediazione, di Google o di chiunque altro, nelle loro navigazioni e ricerche).


Mi chiedo, chi comprerà mai Splinder, per la gioia dei suoi creatori? E nel caso spetterebbe qualcosa a noi blogger?

Immaginato da PhilipDick alle 09:46 / p.link
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# internet e new media

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[venerdì, 18 novembre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Il WSIS

Vi segnalo i risultati principali del Summit mondiale per la società dell'Informazione (WSIS) in corso in questi giorni a Tunisi, di cui forse avrete letto, visto che sui giornali se ne è parlato. Vado veloce, per maggiori informazioni in rete se ne trovano una valanga.  

Vi giro questo articolo in cui appare evidente il fallimento del vertice per quello che riguardava la questione più politica, il monodopolio dell'ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), ente no-profit americano che dal 1998 presiede all'assegnazione dei domini in rete com, org, net e qualche altro (quelli nazionali, come it sono gestiti a livello nazionale). La richiesta era quella di istituire una commissione mondiale, in una logica multilaterale per assegnare gli indirizzi web, voluta soprattutto da Brasile, Cina e Iran. Alla fine si è rimandato tutto al prossimo summit, fra cinque anni.

Ora, al di là delle procedure tecniche per l'assegnazione dei domini, è davvero una questione così importante? Non credo, si tratta secondo me di una questione politica, di rapporti internazionali e non altro (visto che Cina e Iran non brillano per la libertà, anche sul Web), anche perché non riesco a vedere dove l'assegnazione dei domini (che finora ha funzionato bene da un punto di vista tecnologico: non è certo questa la cosa da migliorare sul Web) costituisca di per sé un potere.

Internet, prima ed il Web, poi, si sono sviluppati in modo assolutamente decentrato e libero per l'azione indipendente dei primi utenti, e questo sistema di assegnazione degli indirizzi è sorto come risultato della ricerca ed è stato poi istituzionalizzato. Il fatto che l'ICANN sia americano (e in parte controllato dal governo USA, questo sì) è un falso problema: lo sviluppo globale dell' ICT (Information and Communication Society) non passa tanto per gli indirizzi, quanto piuttosto per gli accessi, per la possibilità di avere un pc da usare, per la possibilità di ridurre il digital divide fra nord e sud del mondo (questioni che si legano a problemi più grandi e globali, non solo mere questioni tecnologiche).

Interessante è, nella direzione della direzione del digital divide, la proposta del pc da 100 dollari a manovella per i paesi poveri sviluppato al MIT presentato da Nicholas Negroponte, guru che coniò anni fa il concetto di convergenza digitale. All'interno del Media Lab del MIT è stato portato avanti il progetto "One laptop per child", con l'intenzione di creare questi piccoli pc portatili (dotati di manovella per ricaricare le batterie, laddove non c'è energia elettrica) da destinare singolarmente agli studenti dei paesi più poveri.

$100 Laptop

Questi pc a vederli in foto sembrano giocattoli, ma sono assolutamente funzionali (e sono stati pensati per Linux), come dice Franco Carlini qui.
Quest'idea è buona, sarà da vedere quanto questi programmi saranno mera propaganda e quanto invece porteranno lo sviluppo informatico nel mondo, e soprattutto quanto alla diffusione di questi pc si accompagnerà la crescita di collegamenti Web, e quindi l'accesso alle informazioni (e qui viene in mente un altro problema: quanto questi paesi, spesso dittature, lasceranno libertà agli accessi ad Internet). Credo che davvero la strada per un accorciamento delle distanze fra ricchi e poveri passa anche da questo, (cero non solo da questo, anzi) viste le potenzialità che il Web potrebbe portare in termini di istruzione e conoscenze. Voglio essere ottimista da questo punto di vista, se certi progetti verranno davvero portati avanti.

Immaginato da PhilipDick alle 09:23 / p.link
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# scienza e tecnologia, internet e new media

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[venerdì, 11 novembre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Il pensatore del terzo millennio

Quando ci si spreme le meningi si viene ricompensati così

Qui ho trovato questa notizia curiosa. La statua che vedete è all'ingresso in azienda in Yahoo!, per celebrare lo sforzo dello staff nella lotta a Gmail, che mette in crisi Yahoo!Mail. Della lotta fra i due colossi del web non me ne può importare di meno, soprattutto da quando Google è in borsa e i suoi fondatori sono ancora di più ricchi sfondati. La statua però è troppo divertente.

Immaginato da PhilipDick alle 09:17 / p.link
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# internet e new media

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[giovedì, 27 ottobre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Gli strani percorsi offerti dai motori di ricerca

Ma come fa la gente a finire sul mio blog? Passi quelli che cercano "immaginaria" o "immaginaria splinder" (evidentemente la fama di questo blog supera gli oceani), philip dick (sempre assetati di informazioni su PKD: chissà se sono rimasti delusi o se qualcuno ha pensato che Dick tenga un blog dall'aldilà). E ok chi cerca qualche libro che ho recensito come "Acqua luce e gas" di Matt Ruff oppure "la matrice spezzata" di Bruce Sterling, oppure informazioni sul Sandman di Neil Gaiman o della Trilogia Nikopol di Enki Bilal (e qui anche "divinità egizie Anubis") di cui ho parlato nei mesi scorsi.

Di fronte a "esposizioni universali" mi inchino: qualcuno cercava di farsi una cultura ed è finito sul mio post su Steamboy (chissà, magari lo ha trovato interessante, soprattutto la seconda parte, dove parlo delle grandi esposizioni). Così come "la sentinella" + Arthur Clarke: qualcuno è finito sul mio post dedicato alla conferenza di Paolo Fabbri su 2001: Odissea nello spazio. "Ringraziamenti fine tesi" so a quale post rimanda: mi chiedo se c'è chi vuole conoscere i ringraziamenti di fine tesi di tutti. Una nuova forma di feticismo?

A chiavi di ricerca come "bambola gonfiabile" capisco come siano finiti sul mio blog (c'è una racconto di Lansdale in proposito), però chissà come sarà rimasto deluso questo tipo quando non ha trovato un sito dove comprare una nuova bambola. Per non parlare di "spade laser", che manda alla recensione de "La vendetta dei Sith" o questo altro post.. Però alcune stringhe mi fanno riflettere seriamente sul funzionamento dei motori di ricerca (che infatti vanno superati, come ho scritto nella tesi).

"Disintossicarsi dagli psicofarmaci", "immagini giardinieri strane", "influenza della telecronaca sull'uomo" (gli interessi di cerca gente sono proprio strani: che influenza potrebbe avere avuto Bruno Pizzul nella mia vita?), "significato della parola gufare", "tutto sul nazismo", "porno tra uomini e bestie", "la 25a ora Spike Lee in culo", "mondiali 2005 danza orientale mosca" mi lasciano perplesso, sia sul perché per certe cose la gente finisca sul mio blog sia perché non voglio pensare a certi gusti proprio strani.

Immaginato da PhilipDick alle 09:00 / p.link
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# altro, internet e new media

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[mercoledì, 05 ottobre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Notizie internettiane

Stamattina vi segnalo un paio di articoli che ho letto ieri sul Messaggero. Nel primo si ricostruisce la contesa fra la Microsoft e la piccola società Eolas che avrebbe depositato un brevetto ora contenuto nel browser Internet Explorer per l’inserimento di contenuti multimediali nelle pagine Web. A parte il fatto che emerge sempre che Bill Gates o chi per lui scopiazza qua e là, dimostrandosi un genio soprattutto nel fare soldi dove non ci sono riusciti gli altri, è interessante il fatto che questa vicenda ha acquisito rilevanza con la presa di posizione di Tim Berners-Lee, scienziato inglese che ha inventato quella cosa chiamata World Wide Web (a cui sono legato perché intorno a lui e alla sua idea di far diventare il web semantico ci ho scritto la tesi di laurea) e che si è sempre battuto per farne uno strumento decentralizzato e universale, che non diventasse di nessuno (a lui si deve anche lo sviluppo successivo del Web, avendo diretto e presieduto il World Wide Web Consortium: vi consiglio il libro di Berners-Lee L'architettura del nuovo Web, peraltro molto leggibile e piacevole); Berners-Lee, per farla breve, si è schierato stranamente con Microsoft perché se in questa causa vincesse la Eolas si bloccherebbe Internet, bloccando i browser di milioni di utenti. Questa prospettiva mi pare un po' catastrofica: alla fine Gates verserà le centinaia di milioni di dollari che vuole la Eolas e finirà tutto.

Il secondo articolo è più divertente, e di costume internettiano. Voi come lo chiamate il simbolo @? Sicuramente sapete che in inglese si pronuncia at (e devo dire che io uso sempre la dizione inglese) piuttosto che chiocciola. Ma la cosa divertente è che girando per il mondo scopriamo che in Slovacchia o Repubblica Ceca si dice aringa arrotolata, in Islanda strudel, in Svezia proboscide, in Danimarca coda di scimmia, in Cina topolino, in Russia cagnolino (sul topo ci arrivo pure per via della coda ma che cani hanno in Cina?), in Ungheria verme, in Grecia papera, in Giappone ciclone e in Corea, infine, chiocciola, come noi. I francesi poi, naturalmente, la chiamano escargot.

Immaginato da PhilipDick alle 08:45 / p.link
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# internet e new media

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[domenica, 02 ottobre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Dove sono finiti tutti?

Allora? C'è qualcuno? Toc, toc, nessuno in casa? Vabbè, lo so, sto a casa mia e non a casa vostra quindi che cavolo busso a fare? Stamattina vi volevo parlare di un fenomeno che sto notando sempre più spesso qui nella blogosfera. Avverto da un po' di tempo una sorta di riflusso in molti blogger, che scrivono di meno, lasciano meno commenti in giro, insomma scelgono di allontanarsi un po' dal web.
Io stesso spesso sparisco o sono sparito, e (a parte il numero dei post, che adesso scrivo più per me stesso che per gli altri) anche ora sto tenendo un profilo molto più basso nel rapporto con il mio stesso blog e con quelli degli altri.

Quando parlo di riflusso, intendo dire che ho come l'impressione che molti blogger - e pare un fenomeno generale - abbiano bisogno di staccare proprio mentalmente, perché a volte ci si fa prendere la mano e si da fin troppa importanza a quello che accade nella blogosfera. Altre volte è soltanto una mancanza di tempo, ma c'è, secondo me, anche una diversa scala di priorità nell'investire il proprio tempo. Bisogna sempre andare a vedere i motivi per cui una persona ha aperto un blog: per mania di protagonismo, per egocentrismo, per voglia di confrontarsi con gli altri, per solitudine, per bisogno di aprire un diario in cui sfogarsi e magari ricevere qualche consiglio, per la voglia di parlare di argomenti che si ritengono importanti e di confrontarsi con gli altri. Insomma, per i più svariati motivi.

A parte Immaginaria, o la mia esperienza personale, che leggo molti meno blog di una volta, che ricevo meno commenti di prima (anche perché spesso e volentieri scrivo post meno interessanti, lo riconosco io stesso), guardando alcuni aspetti mi interrogo su quali motivazioni generano dei comportamenti differenti nel proprio rapporto con la rete, e in particolare coi blog. Ognuno, come detto, cerca o ha cercato qualcosa di diverso nei propri blog e in quelli degli altri, però c'è una sorta di tendenza generale che andrebbe osservata.

Ci sono blog che sono stati chiusi ufficialmente, magari anche solo per un periodo (io stesso a un certo punto come qualcuno ricorderà chiusi il mio blog, addirittura lo cancellai); altri che restano aperti ma che sono deserti come il saloon di una città fantasma; altri che prima vedevo con decine di commenti al giorno e ora molti meno; persone che incontravo su qualunque blog andassi e ora non becco più. Mi ci metto pure io, ovvio, che ho mantenuto solo alcuni contatti. Poi, ci metto anche un altro dato, del tutto empirico, ad avvalorare questa idea: se ci fate caso il numero di utenti on-line su splinder è molto più basso di qualche mese fa, cosa che ho notato connettendomi in diversi orari. Prima mi capitava costantemente di superare il migliaio, adesso, più o meno nelle stesse fasce orarie, spesso sono sotto i 500.

Naturalmente queste sono considerazioni che faccio in base alla mia esperienza, magari c'è chi ha un giro di contatti ancora molto attivo e non ha notato niente di tutto ciò. Però questa cosa l'hanno notata anche altri con cui ho potuto parlare. La mia idea a questo punto è che, soprattutto quando si è investito parecchio in termini di tempo e di impegno su un blog, dopo un certo periodo scatta un momento in cui si sente la necessità di staccare, necessità generata da bisogni diversi da persona a persona, ovviamente. Voi quest'onda anomala di riflusso l'avete notata? E se sì, o se ne fate parte, come la spiegate?
Questo mondo di relazioni e di contenuti che è la blogosfera, secondo me, è un laboratorio molto interessante per certi comportamenti. Penso che sia soprattutto l'esaurirsi o il trasformarsi di certi bisogni a generare questi cambiamenti negli usi che facciamo di questi strumenti.

Immaginato da PhilipDick alle 10:51 / p.link
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# diario e pensieri vari, internet e new media

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[mercoledì, 28 settembre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Web e tv possono sposarsi?

Leggo qui una notizia, per me, veramente gustosa. La BBC forte del suo archivio di oltre 600.000 ore di programmi prova a far convergere due media finora molto lontani, la TV, ovviamente, e Internet.
In sintesi, la tv pubblica inglese consentirà (per ora in via sperimentale solo a 5mila famiglie) di scaricare la sua programmazione via web (per ora solo fra 190 ore di tv e 310 di radio) che diventerà disponibile su PC, grazie ad un apposito programma messo a punto dalla Microsoft, iMP. Sottolineo la parola scaricare: per esempio in Italia la Rai offre il servizio RaiClick che non permette però di scaricare i programmi, ma soltanto di vederli in Real Video.
La BBC invece è la prima tv al mondo (e non è un caso che sia una tv pubblica) a mettere a disposizione il suo archivio per il popolo del Web che può scaricare un programma sul proprio hard-disk e fruirne con calma. C’è un’avvertenza: il programma iMP è tale da far sì che i file si autodanneggeranno dopo una settimana (apparirà un messaggio che dice questo file si autodistruggerà entro 7 giorni?) e, almeno in teoria, non consente alcuna copia, invio o file sharing, per evitare, ovviamente, il fenomeno della pirateria (su questo punto però bisognerebbe aspettarsi di tutto).
 
La BBC sta lanciando un nuovo modo di fruire la tv, che andrà ad intercettare fasce di pubblico differenti da quelle che già trascorrono tanto tempo in poltrona davanti alla tv, e sarà da vedere se potrà essere un affare redditizio come l’iTunes della Apple (in prospettiva infatti i programmi potrebbero scaricarsi anche su videotelefonini e apparecchi iPod o simili)
Ma ciò che è più interessante di questa notizia è che si vuole proporre la convergenza fra il più potente dei vecchi media, la tv, e la frontiera dei new media, Internet. Il confine da superare per farne una idea di successo, oltre che di sperimentazione tecnologica, starà tutto nella capacità di intercettare bisogni mediatici di tipo differente rispetto alla platea televisiva tradizionale. Il flusso televisivo, concetto che sintetizza la trasmissione e la fruizione della tv (nato in ambito anglosassone ma che impregna la neotelevisione di Eco), viene a scomparire e si presta ad un uso e ad una fruizione completamente differenti.  Da scienziato della comunicazione sarei proprio curioso di vedere che succede. La soglia sarà dettata dai costi, credo, ma si trova sempre il modo per aggirarli (ad uso e consumo della polizia postale: questo non vuol dire che io sia un sostenitore della pirateria via Web), ed allora vedremo quali nuovi comportamenti si genereranno.

Immaginato da PhilipDick alle 08:51 / p.link
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