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:: IMMAGINARIO

...è tutto quello che forma le nostre idee, il nostro modo di leggere il mondo, di rapportarci ad esso e agli altri. L'immaginario in cui siamo immersi è formato da tante cose: cinema, libri, tv, fumetti, pubblicità, sport e naturalmente ciò che
accade nel mondo. E ancora, lo sviluppo tecnologico, i computer, Internet e tutto ciò che ci fa comunicare con il mondo.

La nostra cultura è fatta di “immagini” che provengono da tutto ciò e che diventano importanti anche senza accorgercene: sono “fantasmi semiotici” in cui si racchiude il significato di quello che è la nostra società, una società che si sostiene anche con l’immateriale delle idee e dei concetti.

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Sto leggendo: Per ora nulla,
Ultimi libri letti: Boh, chi si ricorda...

Autori e libri preferiti: Philip Dick (UBIK, MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE, LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH, UN'OSCURO SCRUTARE, I SIMULACRI, L'UOMO NELL'ALTO CASTELLO, SCORRETE LACRIME DISSE IL POLIZIOTTO, LABIRINTO DI MORTE, L'ANDROIDE ABRAMO LINCOLN, NOI MARZIANI, CRONACHE DEL DOPOBOMBA, LA TRILOGIA DI VALIS), J.R.R. Tolkien (IL SIGNORE DEGLI ANELLI), William Gibson (NEUROMANTE, AMERICAN ACROPOLIS, LA NOTTE CHE BRUCIAMMO CHROME), J.G. Ballard (CRASH, IL MONDO SOMMERSO, LA MOSTRA DELLE ATROCITA', IL CONDOMINIO, L'IMPERO DEL SOLE), Bruce Sterling (LA MATRICE SPEZZATA, CAOS USA, LO SPIRITO DEI TEMPI, FUOCO SACRO), Haruki Murakami (DANCE DANCE DANCE), Luhter Blisset/Wu Ming (Q, HAVANA GLAM, 54, ASCE DI GUERRA, MANITUANA), Don DeLillo (UNDERWORLD, MAO II, AMERICANA, COSMOPOLIS), David Foster Wallace (INFINITE JEST), Jack Kerouac (SULLA STRADA), Joe R. Lansdale (RUMBLE TUMBLE, MANEGGIARE CON CURA, IN FONDO ALLA PALUDE, ECHI PERDUTI, LA SOTTILE LINEA SCURA), Chuck Palahniuk (SURVIVOR, SOFFOCARE), Kurt Vonnegut (MATTATOIO N. 5, LA COLAZIONE DEI CAMPIONI, LE SIRENE DI TITANO), Edward Bunker (COME UNA BESTIA FEROCE, CANE MANGIA CANE, LITTLE BOY BLUE, EDUCAZIONE DI UNA CANAGLIA), Matt Ruff (ACQUA, LUCE E GAS), Valerio Evangelisti (Eymerich vari, METALLO URLANTE, ANTRACITE), Niccolò Ammaniti (TI PRENDO E TI PORTO VIA), Girolamo De Michele (TRE UOMINI PARADOSSALI, SCIROCCO), Philip Roth (PASTORALE AMERICANA, IL COMPLOTTO CONTRO L'AMERICA), Giuseppe Genna (DIES IRAE, NEL NOME DI ISHMAEL), Robert A. Heinlein (UNIVERSO, STRANIERO IN TERRA STRANIERA) e poi Italo Calvino (SE UNA NOTTE DI INVERNO UN VIAGGIATORE, LE CITTA' INVISIBILI, LE COSMICOMICHE), John Fante (CHIEDI ALLA POLVERE, LA CONFRATERNITA DELL'UVA), Walter Tevis (LA REGINA DEGLI SCACCHI), “Il maestro e Margherita” di Bulgakov, i racconti di E.A. Poe, Isaac Asimov, Johnatan Coe, Nick Hornby, Carlo Lucarelli, Umberto Eco, Daniel Pennac, Stefano Benni, Neil Gaiman, Charles Bukowski e ancora...

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Film preferiti: In ordine sparso, tutto Kubrick (su tutti ARANCIA MECCANICA, 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO e FULL METAL JACKET), BLADE RUNNER, tutto Tarantino (PULP FICTION e KILL BILL vol.1 in particolare, ma anche LE IENE), MATRIX, 1997 FUGA DA NEW YORK, THE BLUES BROTHERS, i film di David Cronenberg (EXISTENZ, LA MOSCA, VIDEODROME, IL PASTO NUDO, CRASH), STAR WARS, ALIEN e ALIENS, APOCALIPSE NOW, LA 25a ORA (e altri film di Spike Lee), IL SIGNORE DEGLI ANELLI, METROPOLIS, TRUMAN SHOW, FIGHT CLUB, NATURAL BORN KILLERS, i film di Park Chan Wook (OLD BOY, LADY VENDETTA, MR. VENDETTA), i film di Woody Allen (MANHATTAN, IO E ANNIE, MATCH POINT, IL DITTATORE DELLO STATO LIBERO DI BANANAS, PROVACI ANCORA SAM) i film di Jim Jarmusch (GHOST DOG, DEAD MAN, DAUNBAILO'), L'ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE, BRAZIL, ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND, MULHOLLAND DRIVE, SIN CITY, V PER VENDETTA, e poi una spruzzata di Hitchcock, di Scorsese, dei fratelli Coen (IL GRANDE LEBOWSKI, BARTON FINK, FARGO)

IN TV E DA ALTRE PARTI

I SIMPSON, X-FILES, FUTURAMA, la Roma, il ciclismo, la mia città (Roma), i fumetti DISNEY (Carl Barks e Don Rosa), la fantascienza, Neon Genesis Evangelion, Report, Gli album di Marco Paolini, i programmi di Radio Due, i fumetti di Frank Miller (Sin City), di Jean Giraud, alias Moebius, di Enki Bilal, Sandman (di Neil Gaiman)


[domenica, 01 luglio 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- Regno a venire, di J. G. Ballard

Finalmente dopo oltre un mese, tantissimo per i miei standard, ho terminato di leggere l'ultimo romanzo di James Ballard, sicuramente, e non lo dico solo io, uno dei più importanti scrittori contemporanei, Regno a venire.

L'ultrasettantenne Ballar continua ad esplorare i comportamenti dell'uomo contemporaneo immerso nella società di massa, le sue pulsioni ed i suoi istinti. Come già in altri libri Ballard costringe il lettore a guardare in faccia la sua stessa realtà, a chiedersi se anche lui in certe circostanze potrebbe diventare vittima delle follie collettive, prima che individuali, che si sviluppano nei luoghi dell'immaginario contemporaneo, che siano un quartiere residenziale o un centro commerciale.

E proprio un centro commerciale, un non-luogo per eccellenza, è il fulcro intorno al quale ruotano le vicende di Richard Pearson, pubblicitario disoccupato che finisce nel sobborgo londinese di Brooklands, sobborgo dove crescono e trovano spazio razzismo e violenza e l'unico punto di ritrovo della comunità è il paese dei balocchi rappresentato dal grande spazio commerciale. La morte di un padre in realtà mai conosciuto davvero farà sì che Richard si confronti ed in qualche modo entri a far parte della cultura consumista che, visto il suo lavoro, ha contribuito a creare.

Brookland potrebbe essere il sobborgo di qualsiasi città, anche nelle nostre, dove interi quartieri sorgono e si sviluppano intorno ai centri commerciali, unico vero punto aggregante di queste nuove comunità, che sognano solo il consumo, consumo che, ci fa intravedere Ballard, definisce le identità orfane delle ideologie politiche e della religione, sostituite dalle nuove ideologie e religioni del consumo, appunto.

Un mondo fatto di tessere fedeltà, di sconti, di tv al plasma, di cellulari ipertecnologici, che anestetizza un po' tutto, col risultato di una violenza repressa che potrebbe esplodere oppure potrebbe essere usata per una nuova forma di controllo sociale, per un neo-fascismo basato sulla libertà di comprare e di consumare per soddisfare bisogni indotti.

 Ballard delinea ancora una volta uno scenario apocalittico in cui le psicopatologie collettive esplodono in modo iper-reale, troppo vere per essere reali, eppure lascia sempre l'impressione che se osservate bene i vostri vicini di casa, i passanti, tutti quelli che incontrate nei vostri centri commerciali preferiti potreste leggere loro in faccia qualcosa che non vi piacerà. Non vi specchiate.

Leggere Ballard significa vaccinarsi, prendere coscienza di come muti la società di massa, purtroppo è un vaccino che, ho paura, prendono in pochi.

Immaginato da PhilipDick alle 10:29 / p.link
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[domenica, 24 giugno 2007]
-------------------------------------------------------------------------------------- Un nuovo tipo di democrazia

"Parlo di adesso. Vedo in lei l'uomo di domani. Il consumismo è la porta verso il futuro e lei sta aiutando ad aprirla. La gente accumula capitale emotivo oltre che soldi in banca e ha bisogno di investire quelle emozioni in una figura di leader. Non ha bisogno di fanatici in divisa che delirino affacciati a un balcone. La gente vuole un presentatore televisivo con degli ospiti che parlino con garbo di faccende che la riguardino direttamente. E' un nuovo tipo di democrazia, si vota alla cassa invece che alla urne. Il consumismo è lo strumento migliore mai inventato per controllare le persone. Nuove fantasie, nuovi sogni, nuove antipatie, nuove anime da salvare. Per qualche strana ragione chiamano tutto questo shopping. Ma in realtà è la forma più pura di politica. E lei ha la stoffa del leader. Anzi, direi addirittura che lei potrebbe guidare il paese."
[...]
"Però c'è un problema: qual'è il messaggio da comunicare?"
"Il messaggio?" Mi alzai di scatto facendo cenno a Cruise di rimanere seduto. "I messaggi fanno parte della vecchia politica e lei non è un Fuhrer che sbraita ai suoi soldati. Questa è la politica vecchia. La politica nuova parla dei sogni e delle necessità delle persone, delle loro speranze e delle loro paure. Il suo ruolo è quello di dare più potere a queste persone Lei non dice al suo pubblico cosa pensare. Lei li fa uscire allo scoperto, li incoraggia ad aprirsi e dire cosa provano".
"Facciamo a meno di slogan e messaggi?"
"Niente slogan, niente messagg. Una nuova forma di politica. Niente manifesti, niente impegno. Nessuna risposta facile. Sono loro a decidere cosa vogliono. Il suo compito è quello di preparare uno scenario e creare un clima giusto. Lei li guiderà perché sarà in grado di percepire i loro umori. Pensi a un branco di gnu nella pianura africana. Sono loro a decidere dove andare".

J. G. Ballard - Regno a venire

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[mercoledì, 16 novembre 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Come sono i vostri vicini?

E' una domanda legittima questa sui vostri vicini. Osservateli bene, potrebbero nascondere i semi di una nuova vita di condominio, basata su una certa libertà di costumi, violenza, ritorno a una vita tribale.
Questo è quello che suggerisce James Ballard in Il condominio, sicuramente uno dei più importanti dello scrittore inglese, che si inserisce nella sua opera orientata a descrivere i cambiamenti antropologici e sociologici determinati dalla trasformazione dell'uomo in un animale metropolitano, dall'influenza della tecnologia, sempre più importante nelle nostre vite comode, dalle costrizioni sociali imposte dalle convenzioni, dai mass media, dalla vita di relazione e dalla società post-industriale (molto si può capire da queste citazioni).

copertina

Ballard, come spesso, ci racconta le vicende di una media e alta borghesia di professionisti che costituisce una sorta di elite della società; elite però in cui si sviluppano istinti distruttivi e devianti, in una sorta di ritorno alle origini.
Il condominio in questione è un grattacielo di 40 piani, con 2000 abitanti, alla periferia residenziale di Londra; i professionisti e gli esponenti dell'alta e media borghesia che abitano il palazzo formano una classe apparentemente omogenea. Apparentemente, perché la chiusura del palazzo, il suo essere una comunità autosufficiente, fa emergere tutte le differenze fra gli abitanti di un piano e l'altro. E così, una piccola ritorsione dopo l'altra, il grattacielo si trasforma in una giungla di lotte tribali ed individuali, per conquistare i piani migliori e quindi ascendere anche socialmente.

Ballard estremizza aspetti della vita di tutti i giorni fino a scavare dentro la psicologia umana, denro i meccanismi sociali che governano i comportamenti degli individui fino a delineare una trasformazione antropologica dell'uomo: alla crescita dell'umanità, sociale e tecnologica, corrisponde una sorta di regressione ad una guerra di tutti contro tutti, a comportamenti primitivi ed istintivi, in cui vige la legge del più forte e poi nessuna legge più; in cui la violenza, il sesso, il caos, sono gli elementi primordiali iscritti nel nostro DNA, tarpati dall'educazione e dalla cultura di millenni di evoluzione, ma sempre pronti ad uscire in ogni momento.

Il quadro fornito da Ballard è, come ho detto spesso per questo autore, iperreale: fantastico ma assolutamente credibile. Si può rabbrividire delle aberrazioni che Ballard descrive con la sua scrittura asciutta e razionale; ma ad un livello più profondo certi meccanismi appaiono chiari e lineari, ed è difficile non pensare che siamo bombe pronte ad esplodere. E poi pensi un altro po' e ti dici che l'uomo è una bomba che non ha mai smesso di esplodere. Forse il condominio potrebbe diventare una città... E allora pensi alle periferie francesi in rivolta. E pensi ai grandi casermoni delle periferie italiane, agli eco-mostri, alla gente che una casa non ce l'ha e a quelli che vorrebbero una terra per il proprio popolo; pensi a tutte le periferie del mondo pronte ad esplodere, e pensi alle bombe che fanno esplodere preventivamente queste periferie. Allora capisci che non siamo poi tanto lontani dall'esplosione della psiche umana e delle società.

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[sabato, 30 luglio 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Il mondo sommerso

Alcuni autori costringono il lettore a tuffarsi in un territorio nuovo, in qualcosa che il lettore non conosceva, qualcosa a cui non aveva mai pensato, o quasi. Autori che fanno riflettere in maniera profonda sulla natura stessa dell’uomo, sulla sua psicologia, sulle relazioni sociali, sulle costruzioni dell’uomo, sul suo modo di porsi nel mondo, e di darvi senso. James G. Ballard, di cui ho parlato più volte, è uno di questi (e un libro come Crash, un capolavoro assoluto, riassume davvero tutto questo).
 
Il mondo sommerso è uno dei primi libri dello scrittore inglese (1962), ed è sicuramente il primo grande libro di successo del più importante esponente della new wave, quel movimento che puntava a sdoganare la fantascienza dai viaggi spaziali e dagli alieni per farne uno strumento per spiegare il mondo contemporaneo, nelle sue ragioni più profonde.
 
L’umanità è ormai ridotta al minimo, dopo che il riscaldamento della Terra ha fatto sì che si sciogliessero le calotte polari, i ghiacciai, e quant’altro, facendo innalzare il livello del mare fino a coprire intere città e regioni. In un mondo che torna sempre più indietro nel tempo, a prima che l’uomo conquistasse il pianeta, con una vegetazione ed una fauna che sembra provenire da ere geologiche precedenti, un gruppo di militari e di ricercatori è immerso da anni nel tentativo di studiare questi cambiamenti, cambiamenti continui che rendono inutile ogni rilevazione precedente. Il biologo Robert Kerans è ormai persuaso che i suoi studi non serviranno a niente, perché la situazione ormai non è più nella mani dell’uomo. Sotto un sole pulsante sempre più caldo, fra lagune e canali creatisi in mezzo ai grattacieli, con le iguane che hanno invaso ogni spazio utile, la vita di Kerans e dei suoi compagni scorre in placida rassegnazione, mentre nelle menti e nella biologia umana si sta verificando un cambiamento antropologico. L’umanità è destinata ad estinguersi, e per chi rimane l’unica strada è quella di risalire l’albero genealogico dell’umanità fino ad un nuovo Adamo e ad una nuova Eva. Non c’è speranza di salvezza, nessun miracolo è possibile.
 
Robert, Beatrice, Bodkin, il colonnello Riggs, il pirata, sciacallo e faccendiere, Strangman, vivono ognuno queste trasformazioni a modo loro e forse nessuno è in grado di capirle. Anzi, sforzarsi di capirle significa perdere ogni orientamento nel mondo, perché la verità conduce alla pazzia. Cosa sia poi la pazzia è tutto da definire.
 
Quella del mondo sommerso è una umanità destinata alla follia, alla follia di un ritorno alle origini, di scontri tribali e di nuove civiltà. Una follia, soprattutto, che spinge a chiedersi cosa c’è dentro l’uomo. Una follia che è un viaggio fra gli «gli scogli di realtà al centro del mare del tempo». È un viaggio che rimette in gioco ogni cosa, da cui forse rinascerà una nuova umanità, forse più adatta al nuovo (vecchio) mondo, e che potrà ricominciare da capo, sempre se sopravviverà, sia chiaro.
 
Leggendo questo libro (la cui prosa raffinata, come quasi sempre con Ballard, richiede una certa dose di riflessione e di impegno) mi sono venuti alla mente due film, due capolavori assoluti, forse i più grandi, entrambi successivi alla pubblicazione de Il mondo sommerso. Questo tema del viaggio, che emerge prepontemente fra le righe, non può che far pensare ad altri due viaggi, entrambi alla ricerca di una verità sull’uomo. Penso al viaggio verso l’infinito di Bowman alla fine di 2001: Odissea nello spazio, viaggio che è il preludio alla rinascita di una nuova umanità, di una nuova civiltà, per quanto spaziale, dal disordine, dalla mancanza di direzione dell’infinito, che alla fine porta al centro dell’uomo stesso (si veda il mio post sulla conferenza di Paolo Fabbri su questo film); e poi penso ad Apocalypse Now, ad un viaggio che non è solo la ricerca di un uomo, e il tentativo di capirlo, ma è un percorso lungo le stesse contraddizioni che guidano sempre le azioni dell’uomo, e alla cui fine, messi di fronte alla verità (qualsiasi essa sia), cerchiamo comunque di uscirne.
 

Immaginato da PhilipDick alle 09:49 / p.link
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[giovedì, 28 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Millennium People, di J. G. Ballard

 
(post del 31/8/2004)
 
Ballard è considerato fra gli autori inglesi contemporanei più importanti, se non il più importante, visto il ruolo che si è conquistato nella letteratura a cominciare dall’esperienza dell’avanguardia new wave che ha tagliato trasversalmente la letteratura, ed anche gli autori che hanno vissuto l’esperienza del cyberpunk mettono Ballard ai primi posti fra i loro padri.
 
Ballard ha raccontato nei suoi libri soprattutto gli aspetti psicologici e sociali dell’era contemporanea, gli istinti e le pulsioni che regolano i nostri comportamenti, con grande attenzione al sesso come espressione di bisogni psicologici di vario tipo e metafora della nostra società, in cui viviamo molte altre esperienze esattamente come il sesso: un’esplosione di istintività che riempie la nostra vita di endorfine e di adrenalina. In particolare in opere come La mostra delle atrocità e Crash (da cui il film di Cronenberg) Ballard stabilisce un legame narrativo e psicologico fra l’esperienza sessuale e gli incidenti automobilistici, anche essi metafora della nostra contemporaneità (prima di leggere questi libri preparatevi bene psicologicamente: sono letture pesanti, Crash è ancora lì sulla mia libreria che mi aspetta…).
Ma gli aspetti psicologici della vita dei personaggi fanno parte del più ampio contesto di realtà in cui siamo immersi: la realtà dei media, della televisione, di ciò che accade e che cambia consistenza e significato in base a dove viene inserito, come viene trattato, e che entra a far parte di quel luogo simbolico che è il nostro immaginario.
 
I romanzi degli ultimi anni di Ballard sono sempre orientati ad indagare aspetti della vita metropolitana, del vivere metropolitano che si trasforma in un vero e proprio incubo fatto di gabbie sociali da cui se ne esce solo con scelte estreme. E mi riferisco a romanzi come Super-Cannes e Millennium People, appunto e anche altri, naturalmente (ma mica posso leggere tutto…).
Di questi due vi consiglio vivamente di leggere Super-Cannes, che è leggibile, non come i libri di cui ho parlato prima, ed è sicuramente superiore rispetto all’ultimo di cui vi dirò. Ballard ci mostra la vita borghese in tutti i suoi agi ma anche con i suoi conflitti, con le sue costrizioni sociali, che causano rivolta, per così dire, da parte del ceto medio. Sono libri grotteschi sotto certi aspetti perché i ceti sociali ricchi (ma non quelli ricchissimi) appaiono vittime del sistema sociale che essi stessi hanno contribuito a creare e che tengono in piedi.
 
Questa estate ho letto Millennium People, libro comunque interessante. David è un uomo di successo, ricco che lavora per una grande società (del padre della moglie) ma un attentato del tutto inspiegabile all’aeroporto di Heathrow (si scrive così?) in cui muore la ex moglie sconvolge la sua vita perché si inserisce un aspetto del tutto inquietante di paura e di voglia di scoprire gli autori dell’attentato che non ha niente di poliziesco quanto piuttosto di voglia di esorcizzare le proprie paure.
Ed arriverà a Chelsea Marina, sobborgo residenziale per il ceto medio alla periferia di Londra, dove un gruppo di attivisti sta progettando la “rivoluzione” del ceto medio contro il sistema. Qui siamo ancora all’inizio del libro, e mi fermo.
 
Quindi questi scenari quasi di guerriglia urbana, di micro-terrorismo della porta accanto, hanno come detto un che di grottesco perché provengono non dagli emarginati, non dalle frange estreme della società, ma dal suo centro. E intorno al mix di aspetti psicanalitici, di sesso, di azioni più o meno violente, Ballard parla della società contemporanea, fatta anche di paura di venire sopravanzati da qualche altra fascia sociale, di insoddisfazione per le proprie vite personali e per le proprie carriere. Ma sono proteste grottesche, perché somigliano alle proteste dei bambini se gli si toglie un giocattolo (buttare la spazzatura in strada e cose così), fino a che non c’è chi vuole andare più lontano nella protesta, ma sempre per un qualche motivo che trova più ragioni nel proprio vissuto che in un ideale cambiamento della società.
 
Giudizio finale? Leggetelo, però capisco se ad alcuni non entusiasmerà (non ha entusiasmato neanche me, a dire il vero) perché è un libro che prosegue un po’ piatto. Però messo nel contesto di cui vi ho detto ha un suo perché.

Immaginato da PhilipDick alle 08:15 / p.link
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[domenica, 27 marzo 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Crash, di James G. Ballard

(post del 4/10/2004)
 
«Il matrimonio tra ragione e incubo che ha dominato il ventesimo secolo ha generato un mondo sempre più ambiguo. Il paesaggio delle comunicazioni è attraversato dagli spettri di sinistre tecnologie e dai sogni che il denaro può comprare. Sistemi d’armi termonucleari e pubblicità televisive di bibite coesistono in un mondo sovrailluminato che ubbidisce alla pubblicità e agli pseudo-eventi, alla scienza e alla pornografia. Alle nostre vite presiedono i due grandi leitmotiv gemelli del ventesimo secolo: sesso e paranoia. Né la soddisfazione di McLuhan per i mosaici informativi ad alta velocità può farci dimenticare il profondo pessimismo espresso da Freud in Il disagio della civiltà. Voyeurismo, disgusto di sé, la base infantile dei nostri sogni e dei nostri desideri – questi mali della psiche sono ora culminati nella perdita più atroce del secolo: la morte del sentimento.
Questa dipartita ha spianato la strada a tutti i nostri piaceri più concreti e delicati – quelli delle delizie del dolore e della mutilazione; del sesso come arena perfetta, come brodo di coltura di sterile pus, per tutte le veroniche delle nostre perversioni; della libertà di attendere alla nostra psicopatologia come a un gioco; dell’illimitatezza delle nostre capacità di concettualizzazione. Ciò che i nostri figli hanno da temere realmente non sono le autostrade del domani, bensì il nostro sottile piacere nel calcolare più eleganti parametri delle loro morti».
 
J. G. Ballard – Postfazione a “Crash”
 
 
Chi si dovesse chiedere quale sia il significato di un libro come Crash, libro scritto nel 1973, può leggere la postfazione allo stesso libro, scritta dal suo autore nel 1974, di cui ho riportato il brano iniziale.
Crash è un romanzo che il suo stesso autore definisce di fantascienza e pornografico.
 
Il romanzo racconta le vicende di una serie di personaggi che risolve la propria vita nei suoi atti sessuali, a cominciare dal narratore e protagonista, James Ballard (ma non credo che il romanzo sia autobiografico; forse solo a livello metaforico, ma non è importante). Dopo uno o più incidenti d’auto i protagonisti per continuare a “vivere” si attaccano in maniera morbosa all’oggetto dei loro guai, l’automobile appunto, su cui riversano ogni frustrazione ma anche ambizione sessuale. L’automobile diventa metafora del mondo moderno, simbolo della sua tecnologia con la quale entriamo quasi in simbiosi quotidianamente. E da qui nasce anche la morbosa passione per le morti in auto famose (James Dean, Kennedy, ecc.), tema che Ballard aveva già sviluppato in La mostra delle atrocità (che può considerarsi un prologo e un compendio teorico a Crash), in cui l’autore (soprattutto nelle note, che rendono il libro leggibile, sennò non lo sarebbe) spiega le relazione fra la tecnologia, i media, i personaggi dei media e che fanno parte del nostro immaginario, e quindi come si forma il nostro immaginario.
 
È un romanzo fantascienza, Crash, anche se non parla di astronavi, alieni, mondi virtuali ma di incidenti d’auto, di amplessi, e delle nostre paure inconsce che vengono esorcizzate nel connubio fra la tecnologia e la materia umana più ancestrale, il sesso, che prelude ad una fusione dell’uomo con la tecnologia. È un romanzo di fantascienza perché il suo autore ha cominciato con la fantascienza ed è da considerarsi il massimo esponente della new wave, che molto ha contribuito a sdoganare la fantascienza (al punto che chi non conosce Ballard e non legge la suddetta postfazione difficilmente interpreterebbe questo romanzo come un romanzo di fantascienza).
Ma il suo essere un romanzo fantascientifico sta proprio nel descrivere una vicenda assolutamente irreale (forse iperreale) in cui l’autore parla della nostra epoca, delle nostre paure, e del modo in cui viviamo il nostro mondo. Ed è un romanzo fantascientifico per quello che si è detto, per il suo proclamare un connubio fra la tecnologia (nello specifico l’automobile, ma il discorso è più generale) con la fisicità dell’uomo, che si realizza in tutta una serie di atti sessuali realizzati in auto, più o meno devianti. E questo aspetto (la fusione, seppur a livello metaforico, dell’uomo con la tecnologia) fa comprendere perché Ballard venga spesso e volentieri citato come uno degli autori a cui il cyberpunk ha guardato di più e lo cita come modello.
È un romanzo pornografico… beh, lo avrete capito il perché. Il romanzo descrive tutta una serie di atti sessuali da un punto di vista meramente meccanico, come una serie di ingranaggi e di liquidi che entrano in contatto: non c’è sentimento, non c’è umanità, è la vita moderna stessa ad essere “pornografica”.
 
 

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“L’irreale è più potente del reale. Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione a cui può spingersi l’immaginazione. Perché soltanto ciò che è intangibile, le idee, i concetti, le convinzioni, le fantasie, dura. Le pietre si sgretolano. Il legno marcisce. La gente, bé… la gente muore.”

Chuck Palahniuk
(Soffocare)

“L'immaginario è un luogo senza tempo e senza spazio, come il delirio degli schizofrenici. C'è chi come loro vi resta impigliato e non riesce più a trovare la strada del suo corpo”

Valerio Evangelisti
(Nicolas Eymerich, inquisitore)

“Le cose non devono essere avvenute realmente per essere vere. Le storie e i sogni sono verità rivestite d'ombra che sopravviveranno quando i nudi fatti saranno polvere, cenere, oblio”

Neil Gaiman
(Sandman - A Midsummer Night's Dream)

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