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...è tutto quello che forma le nostre idee, il nostro modo di leggere il mondo, di rapportarci ad esso e agli altri. L'immaginario in cui siamo immersi è formato da tante cose: cinema, libri, tv, fumetti, pubblicità, sport e naturalmente ciò che
accade nel mondo. E ancora, lo sviluppo tecnologico, i computer, Internet e tutto ciò che ci fa comunicare con il mondo.

La nostra cultura è fatta di “immagini” che provengono da tutto ciò e che diventano importanti anche senza accorgercene: sono “fantasmi semiotici” in cui si racchiude il significato di quello che è la nostra società, una società che si sostiene anche con l’immateriale delle idee e dei concetti.

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[mercoledì, 27 luglio 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- L'arte di Enki Bilal

Negli ultimi giorni, come anticipato l’altro giorno, ho letto il volume uscito questa settimana con i fumetti di Repubblica (Futuri imperfetti) dedicato ad Enki Bilal, autore nato a Belgrado nel 1951 ed emigrato a Parigi a 10 anni, e considerato oggi uno degli autori più importanti, un vero e proprio artista che con le sue tavole ha rivoluzionato l’immaginario fantascientifico ma non solo, e che si è dedicato anche al cinema, sia come autore, sia in numerose collaborazioni.
 
Raramente mi è capitato di leggere qualcosa di così bello, e non solo a fumetti. Di questo volume in particolare fanno parte le tre storie che compongono la trilogia Nikopol (La fiera degli immortali, La donna trappola, Freddo equatore), scritte negli anni ’80, e la più recente Il sonno del mostro (1998).
Dalla trilogia Nikopol lo stesso Bilal ha tratto il recente film Immortal (ad vitam), basato sui primi due episodi, ma dove scene, situazioni e personaggi sono adattati in modo da mantenere l’idea d’insieme della storia, pur con rilevanti differenze rispetto ai suoi stessi fumetti.
 
 
Ma è un adattamento perfettamente comprensibile e funzionale, esaltando alcuni aspetti, limando altre cose, evidenziando certi caratteri dei personaggi. Film interessante anche dal punto di vista formale, essendo praticamente quasi per intero in digitale, con attori virtuali al fianco dei protagonisti. Anche semplificato nella storia e con alcune modifiche sostanziali (come l’ambientazione a New York nel 2095 e il fatto che Horus scenda sulla Terra con lo scopo di procreare un erede), ne mantiene comunque lo spirito originale.
 
La trilogia è basata sulla apparizione sulla Parigi del 2023 di una astronave a forma di piramide. Questa contiene tutto il pantheon delle divinità egizie, Anubis, dalla testa di sciacallo, Bastet, dalla testa di gatto, ecc, intente a giocare a Monopoli, forse metafora di come funzionano quaggiù le cose. Horus, dalla testa di falco, è sceso sulla Terra, per una sete di ribellione e di conoscenza, deciso ad abitare un corpo umano che lo possa aiutare a scoprire nuove cose e a sentire tutto ciò di cui la sua immortalità lo priva. Quel corpo è quello di Nikopol, dissidente politico del regime fascista in carica mandato in ibernazione nello spazio e precipitato poi di nuovo sulla Terra. Nel secondo episodio appare Jill, la bellissima ragazza dai capelli azzurri e dalla pelle bianchissima, dalle labbra e dai capezzoli azzurri, e dalle lacrime, naturalmente, azzurre.
 
 
 
 
Jill è un personaggio misterioso e affascinante, che spedisce i suoi articoli indietro nel tempo, descrivendo un mondo popolato da alieni, in cui ad una dittatura nera ne segue una rossa.
I protagonisti di queste storie sono sempre distaccati dalla realtà, alienati in qualche modo da una società totalitaria che limita l’individuo, e dietro le loro vicende trapela soprattutto disperazione, insensatezza, rassegnazione a non capire niente di noi stessi, della realtà in cui viviamo, della nostra stessa esistenza. L’unico che cerca di capire qualcosa, e forse alla fine ci riesce davvero è Horus, imprigionato dalla dittatura dell’immortalità.
 
 
Da un punto di vista stilistico fra i tre episodi si nota una progressiva crescita artistica dell’autore, sia nel disegno e nella colorazione delle tavole, sia da un punto di vista letterario. Sia dal punto di vista grafico che da quello dei contenuti, trapela l’idea, fra una storia e l’altra, di incompiutezza, di mancanza di senso della realtà, di una ricercata imprecisione, che da luogo a tavole bellissime e ricche di particolari anche soltanto da un punto di vista estetico.
 
Nella quarta storia dell’albo, Il sonno del mostro, questo sviluppo stilistico diventa ancora più evidente, con tavole sempre più ricercate e raffinate, che giocano molto con i colori, che si fondono e si sfumano, con toni pastello di blu, di grigi, di bianchi e di rossi soprattutto, e con figure prive di linee di contorno, con un effetto sfumato. Questa quarta storia, che non c’entra niente con la trilogia Nikopol, è secondo me, la più bella del volume, sia perché è evidentemente più matura sia perché i contenuti diventano davvero importanti.
Nike, Layla e Amir sono i protagonisti della storia (soprattutto il primo), e agiscono in un mondo dove una organizzazione mafioso-terroristica, che ha come base ideologica tutte e tre le grandi religioni monoteiste (in un mondo quasi ateo), è la più grande minaccia per la libertà delle nazioni e dei popoli.
Nike, Layla e Amir sono loro malgrado coinvolti in giochi di potere più grandi di loro, incomprensibili e che è meglio rinunciare a comprendere, se non per il fatto che i loro destini sono intrecciati, e lo sono sempre stati fin dalla loro nascita, 33 anni prima, nel 1993, in un ospedale di Sarajevo, durante i bombardamenti serbi. E questo riferimento alla storia dei drammi dei Balcani dove è nato Bilal, rende la storia stranamente poetica, sospesa fra passato e futuro, dove l’unica costante è l’insensata distruzione che gli uomini stessi operano tra loro. E con leggerezza Bilal unisce il 1993 con il 2026, creando una sorta di parallelismo sia con le parole sia, e soprattutto, direi, con le immagini.
 
 
Visto che è ancora in edicola spero di avervi invogliato ad andare a spendere questi 6, 90 euro…
 
Questo è un bel sito per saperne di più di Bilal, e soprattutto per vedere altre tavole!
 

Immaginato da PhilipDick alle 21:13 / p.link
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# cinema, fumetti

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Commenti
#1   27 Luglio 2005 - 23:10
 
*Ste,
non lo so che succede...
però un tuo sorriso può far molto, eccome.. grazie...

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#2   28 Luglio 2005 - 09:55
 
..ora prendo una settimana di ferie e leggo il post..

'giorno
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#3   28 Luglio 2005 - 10:05
 
nikkione guarda che il post non è lunghissimo, è che ci sono le immagini in mezzo... :P
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#4   28 Luglio 2005 - 10:23
 
Io l'ho letto con piacere e rimango affascinato da questi mondi e da queste suggestioni fumettistico-letterarie che non conosco.
Però Phil mi domando come tu abbia voglia di scrivere così tanto con questo caldo! ;-) Vabbè, nei giorni passati ti sei riposato...
Io ho postato una cazzata, tanto per arrivare a fine settimana poi vado in ferie e chiudo il blog che in questo mese ha raggiunto livelli infimi...
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#5   28 Luglio 2005 - 10:23
 
Bello "Immortal (ad vitam)" l'ho visto giusto un paio di settimane fa.
Molto particolare, soprattutto la storia.
Ma mi è piaciuto molto come è stato ideato, appunto con i personaggi in carne ed ossa e non.
Bello, davvero. Concordo0 con te.
Bacio.
utente anonimo

#6   28 Luglio 2005 - 10:58
 
miles: in effetti anche io sono rimasto più che affascinato da queste suggestioni letterarie... Ero curioso di leggere bilal dopo aver visto il film e questo albo è caduto proprio a ciccio!
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#7   28 Luglio 2005 - 11:42
 
Ah si? Non mi ricordo...beh, ora l'ho visto. ^_^
Sciao!!
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#8   28 Luglio 2005 - 13:33
 
su Bilal è stato fatto anche un "cartone" in 3D che è uscito solo in francia se non erro (dove Bilal è un dio mentre io non l'avevo mai sentito nominare prima).
L'unica cosa che so è che tutto il progetto di grafica 3D è stato sviluppato con Lightwave!
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#9   28 Luglio 2005 - 14:37
 
sorrisi! sorrisi! per te :)
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#10   28 Luglio 2005 - 22:39
 

*Ste,
mica detto che sarebbe culo il suo! ;)
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Commenti

 

“L’irreale è più potente del reale. Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione a cui può spingersi l’immaginazione. Perché soltanto ciò che è intangibile, le idee, i concetti, le convinzioni, le fantasie, dura. Le pietre si sgretolano. Il legno marcisce. La gente, bé… la gente muore.”

Chuck Palahniuk
(Soffocare)

“L'immaginario è un luogo senza tempo e senza spazio, come il delirio degli schizofrenici. C'è chi come loro vi resta impigliato e non riesce più a trovare la strada del suo corpo”

Valerio Evangelisti
(Nicolas Eymerich, inquisitore)

“Le cose non devono essere avvenute realmente per essere vere. Le storie e i sogni sono verità rivestite d'ombra che sopravviveranno quando i nudi fatti saranno polvere, cenere, oblio”

Neil Gaiman
(Sandman - A Midsummer Night's Dream)

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