:: PHILIP DICK
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:: IMMAGINARIO
...è tutto quello che forma le nostre idee, il nostro
modo di leggere il mondo, di rapportarci ad esso e agli altri. L'immaginario
in cui siamo immersi è formato da tante cose: cinema, libri, tv, fumetti,
pubblicità, sport e naturalmente ciò che
accade nel mondo. E ancora, lo sviluppo tecnologico, i computer, Internet
e tutto ciò che ci fa comunicare con il mondo.
La nostra cultura è fatta di “immagini” che provengono da tutto ciò e che diventano importanti anche senza accorgercene: sono “fantasmi semiotici” in cui si racchiude il significato di quello che è la nostra società, una società che si sostiene anche con l’immateriale delle idee e dei concetti.
IMMAGINA UNA BIBLIOTECA
Sto leggendo: Per ora nulla,
Ultimi libri letti: Boh, chi si ricorda...
Autori e libri preferiti: Philip Dick (UBIK, MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE, LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH, UN'OSCURO SCRUTARE, I SIMULACRI, L'UOMO NELL'ALTO CASTELLO, SCORRETE LACRIME DISSE IL POLIZIOTTO, LABIRINTO DI MORTE, L'ANDROIDE ABRAMO LINCOLN, NOI MARZIANI, CRONACHE DEL DOPOBOMBA, LA TRILOGIA DI VALIS), J.R.R. Tolkien (IL SIGNORE DEGLI ANELLI), William Gibson (NEUROMANTE, AMERICAN ACROPOLIS, LA NOTTE CHE BRUCIAMMO CHROME), J.G. Ballard (CRASH, IL MONDO SOMMERSO, LA MOSTRA DELLE ATROCITA', IL CONDOMINIO, L'IMPERO DEL SOLE), Bruce Sterling (LA MATRICE SPEZZATA, CAOS USA, LO SPIRITO DEI TEMPI, FUOCO SACRO), Haruki Murakami (DANCE DANCE DANCE), Luhter Blisset/Wu Ming (Q, HAVANA GLAM, 54, ASCE DI GUERRA, MANITUANA), Don DeLillo (UNDERWORLD, MAO II, AMERICANA, COSMOPOLIS), David Foster Wallace (INFINITE JEST), Jack Kerouac (SULLA STRADA), Joe R. Lansdale (RUMBLE TUMBLE, MANEGGIARE CON CURA, IN FONDO ALLA PALUDE, ECHI PERDUTI, LA SOTTILE LINEA SCURA), Chuck Palahniuk (SURVIVOR, SOFFOCARE), Kurt Vonnegut (MATTATOIO N. 5, LA COLAZIONE DEI CAMPIONI, LE SIRENE DI TITANO), Edward Bunker (COME UNA BESTIA FEROCE, CANE MANGIA CANE, LITTLE BOY BLUE, EDUCAZIONE DI UNA CANAGLIA), Matt Ruff (ACQUA, LUCE E GAS), Valerio Evangelisti (Eymerich vari, METALLO URLANTE, ANTRACITE), Niccolò Ammaniti (TI PRENDO E TI PORTO VIA), Girolamo De Michele (TRE UOMINI PARADOSSALI, SCIROCCO), Philip Roth (PASTORALE AMERICANA, IL COMPLOTTO CONTRO L'AMERICA), Giuseppe Genna (DIES IRAE, NEL NOME DI ISHMAEL), Robert A. Heinlein (UNIVERSO, STRANIERO IN TERRA STRANIERA) e poi Italo Calvino (SE UNA NOTTE DI INVERNO UN VIAGGIATORE, LE CITTA' INVISIBILI, LE COSMICOMICHE), John Fante (CHIEDI ALLA POLVERE, LA CONFRATERNITA DELL'UVA), Walter Tevis (LA REGINA DEGLI SCACCHI), “Il maestro e Margherita” di Bulgakov, i racconti di E.A. Poe, Isaac Asimov, Johnatan Coe, Nick Hornby, Carlo Lucarelli, Umberto Eco, Daniel Pennac, Stefano Benni, Neil Gaiman, Charles Bukowski e ancora...
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Film preferiti: In ordine sparso, tutto Kubrick (su tutti ARANCIA MECCANICA, 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO e FULL METAL JACKET), BLADE RUNNER, tutto Tarantino (PULP FICTION e KILL BILL vol.1 in particolare, ma anche LE IENE), MATRIX, 1997 FUGA DA NEW YORK, THE BLUES BROTHERS, i film di David Cronenberg (EXISTENZ, LA MOSCA, VIDEODROME, IL PASTO NUDO, CRASH), STAR WARS, ALIEN e ALIENS, APOCALIPSE NOW, LA 25a ORA (e altri film di Spike Lee), IL SIGNORE DEGLI ANELLI, METROPOLIS, TRUMAN SHOW, FIGHT CLUB, NATURAL BORN KILLERS, i film di Park Chan Wook (OLD BOY, LADY VENDETTA, MR. VENDETTA), i film di Woody Allen (MANHATTAN, IO E ANNIE, MATCH POINT, IL DITTATORE DELLO STATO LIBERO DI BANANAS, PROVACI ANCORA SAM) i film di Jim Jarmusch (GHOST DOG, DEAD MAN, DAUNBAILO'), L'ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE, BRAZIL, ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND, MULHOLLAND DRIVE, SIN CITY, V PER VENDETTA, e poi una spruzzata di Hitchcock, di Scorsese, dei fratelli Coen (IL GRANDE LEBOWSKI, BARTON FINK, FARGO)
IN TV E DA ALTRE PARTI
I SIMPSON, X-FILES, FUTURAMA, la Roma, il ciclismo, la mia città (Roma), i fumetti DISNEY (Carl Barks e Don Rosa), la fantascienza, Neon Genesis Evangelion, Report, Gli album di Marco Paolini, i programmi di Radio Due, i fumetti di Frank Miller (Sin City), di Jean Giraud, alias Moebius, di Enki Bilal, Sandman (di Neil Gaiman)
[venerdì, 04 maggio 2007]
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Sentirsi come un mohawk
Come avevo accennato la scorsa settimana, ho letto l’ultimo romanzo dei Wu Ming, libro che si aggiunge alla lista di libri che provo a consigliare da questo blog.
Manituana. Cos’è o chi è Manituana? Solo il suono di questa parola affascina, fa pensare a qualcosa di magico e misterioso, ed infatti è così: una antica leggenda indiana individua in Manituana le terre che il Padrone della Vità donò agli indiani che abitavano le zone fra gli attuali Stati Uniti e Canada, terra che si frantumò nelle isole del San Lorenzo (nel romanzo Molly Brant racconta questa leggenda molto meglio ed in modo molto più suggestivo).
I Wu Ming si sono immersi nella Storia e ne sono emersi con una pietra grezza che hanno lavorato fino ad ottenere questo romanzo che non saprei definire in maniera diversa se non affascinante: un romanzo storico, certo, ma anche un romanzo di avventura, di amori, guerra, magie, fantasmi, vento, acqua, terra e fuoco.
Manituana è ambientato principalmente fra il 1775 ed il 1779, gli anni della rivoluzione americana e della nascita di una nazione, gli Usa ovvio. Di quella storia generalmente sappiamo poco, se non, semplificando al massimo, che gli “eroi” della libertà combatterono contro il giogo inglese. Ma le cose andarano veramente così? Dal loro viaggio nella Storia i Wu Ming sono tornati con qualcosa di molto più complesso, perché non fu una guerra fra i cattivi inglesi ed i buoni patrioti americani ma si trattò di una guerra civile, cruenta e sanguinosa, che si combatté anche con la guerriglia, con eccidi, con stupri etnici.
Come recita la quarta di copertina del romanzo, “una storia dalla parte sbagliata della Storia”, quella di chi ne uscì sconfitto, gli americani lealisti ed i nativi americani delle Sei Nazioni Irochesi (Mohawk, Cayuga, Oneida, Onondaga, Seneca, Tuscarora), alleati degli “inglesi”.
Definiamo ancora il contesto. In quello che era il New England, Sir William Johnson era il commissario per gli affari indiani nominato dalla corona inglese; Sir William (che assunse il nome indiano di Warraghiyagey, “Conduce grandi affari”) stabilì rapporti di rispetto reciproco con le nazioni indiane, le quali continuarono a vivere prosperando nelle loro terre e nei loro villaggi; fra coloni ed indiani c’erano relazioni di ogni genere, commerciali, culturali ed anche familiari (lo stesso Sir William sposò una donna mohawk, Molly Brant, che gli diede otto figli). Tutto questo fino alla morte del commissario, poi venne la guerra.
Manituana si rivela subito un romanzo corale, come tipico nei libri del collettivo Wu Ming, ma emergono chiaramente alcuni protagonisti, realmente esistiti, Joseph Brant Thayendanega (“Lega due bastoni”), fratello di Molly, Philip Lacroix Ronaterihonte, detto le Grand Diable per la sua aura di guerriero leggendario, la stessa Molly Brant, dai misteriosi poteri e dal grande carisma sulla sua gente.
Allo scoppio della guerra le Sei Nazioni devono scegliere con chi stare: i Mohawk garantiscono la loro fedeltà alla famiglia Johnson, le altre Nazioni sono più ondivaghe; non tutti gli indiani capiscono che non si tratta soltanto di una guerra tra bianchi ma che in ballo vi sono le proprie terre ma soprattutto la loro esistenza. Questo è un punto cruciale del romanzo e della Storia: sarebbe potuto cambiare tutto, o forse no; forse gli indiani avrebbero continuano a prosperare e vivere pacificamente con i bianchi o forse sarebbero stati comunque sterminati, ma quel che è certo che i Wu Ming hanno colto un nodo importantissimo della Storia.
La guerra prosegue va avanti, il lettore sa come andrà a finire ma i Wu Ming creano una architettura narrativa perfetta che lo incastra e non lascia andar via, nella quale ogni personaggio ha il suo ruolo, cresce, matura, diventa un capo o un guerriero, come Joseph e suo nipote Peter, trasformati da un viaggio a Londra, dove incontreranno il re per suggellare l’alleanza della loro nazione all’Inghilterra.
Il lettore viene trasportato in quell’epoca ed in quei luoghi: sente i profumi delle foreste, la voce del vento ed i rumori della terra attraverso Molly e Philip, guerriero e cacciatore solitario che scende in guerra in nome di un’antica fedeltà; scorrendo le pagine vede le battaglie, cruente, senza censure, gli uomini scalpati, il sangue che scorre a fiumi, il dolore portato da un fronte all’altro.
Ovviamente la guerra è il tema centrale, ma c’è tanto altro in questo libro, quasi un romanzo epico, e vale davvero la pena di scoprirlo.
ERRATA CORRIGE: nel post faccio riferimento ad alcuni personaggi realmente esistiti storicamente; in realtà Philip Lacroix è frutto della fantasia dei Wu Ming
Immaginato da PhilipDick
alle 09:44 /
p.link
commenti (5) (pop-up) / commenti (5)
# libri, immaginario, wu ming

“L’irreale è più potente del reale. Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione a cui può spingersi l’immaginazione. Perché soltanto ciò che è intangibile, le idee, i concetti, le convinzioni, le fantasie, dura. Le pietre si sgretolano. Il legno marcisce. La gente, bé… la gente muore.”
Chuck Palahniuk
(Soffocare)
“L'immaginario è un luogo senza tempo e senza spazio, come il delirio degli schizofrenici. C'è chi come loro vi resta impigliato e non riesce più a trovare la strada del suo corpo”
Valerio Evangelisti
(Nicolas Eymerich, inquisitore)
“Le cose non devono essere avvenute realmente per essere vere. Le storie e i sogni sono verità rivestite d'ombra che sopravviveranno quando i nudi fatti saranno polvere, cenere, oblio”
Neil Gaiman
(Sandman - A Midsummer Night's Dream)
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