:: PHILIP DICK

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:: IMMAGINARIO

...è tutto quello che forma le nostre idee, il nostro modo di leggere il mondo, di rapportarci ad esso e agli altri. L'immaginario in cui siamo immersi è formato da tante cose: cinema, libri, tv, fumetti, pubblicità, sport e naturalmente ciò che
accade nel mondo. E ancora, lo sviluppo tecnologico, i computer, Internet e tutto ciò che ci fa comunicare con il mondo.

La nostra cultura è fatta di “immagini” che provengono da tutto ciò e che diventano importanti anche senza accorgercene: sono “fantasmi semiotici” in cui si racchiude il significato di quello che è la nostra società, una società che si sostiene anche con l’immateriale delle idee e dei concetti.

IMMAGINA UNA BIBLIOTECA

Sto leggendo: Per ora nulla,
Ultimi libri letti: Boh, chi si ricorda...

Autori e libri preferiti: Philip Dick (UBIK, MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE, LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH, UN'OSCURO SCRUTARE, I SIMULACRI, L'UOMO NELL'ALTO CASTELLO, SCORRETE LACRIME DISSE IL POLIZIOTTO, LABIRINTO DI MORTE, L'ANDROIDE ABRAMO LINCOLN, NOI MARZIANI, CRONACHE DEL DOPOBOMBA, LA TRILOGIA DI VALIS), J.R.R. Tolkien (IL SIGNORE DEGLI ANELLI), William Gibson (NEUROMANTE, AMERICAN ACROPOLIS, LA NOTTE CHE BRUCIAMMO CHROME), J.G. Ballard (CRASH, IL MONDO SOMMERSO, LA MOSTRA DELLE ATROCITA', IL CONDOMINIO, L'IMPERO DEL SOLE), Bruce Sterling (LA MATRICE SPEZZATA, CAOS USA, LO SPIRITO DEI TEMPI, FUOCO SACRO), Haruki Murakami (DANCE DANCE DANCE), Luhter Blisset/Wu Ming (Q, HAVANA GLAM, 54, ASCE DI GUERRA, MANITUANA), Don DeLillo (UNDERWORLD, MAO II, AMERICANA, COSMOPOLIS), David Foster Wallace (INFINITE JEST), Jack Kerouac (SULLA STRADA), Joe R. Lansdale (RUMBLE TUMBLE, MANEGGIARE CON CURA, IN FONDO ALLA PALUDE, ECHI PERDUTI, LA SOTTILE LINEA SCURA), Chuck Palahniuk (SURVIVOR, SOFFOCARE), Kurt Vonnegut (MATTATOIO N. 5, LA COLAZIONE DEI CAMPIONI, LE SIRENE DI TITANO), Edward Bunker (COME UNA BESTIA FEROCE, CANE MANGIA CANE, LITTLE BOY BLUE, EDUCAZIONE DI UNA CANAGLIA), Matt Ruff (ACQUA, LUCE E GAS), Valerio Evangelisti (Eymerich vari, METALLO URLANTE, ANTRACITE), Niccolò Ammaniti (TI PRENDO E TI PORTO VIA), Girolamo De Michele (TRE UOMINI PARADOSSALI, SCIROCCO), Philip Roth (PASTORALE AMERICANA, IL COMPLOTTO CONTRO L'AMERICA), Giuseppe Genna (DIES IRAE, NEL NOME DI ISHMAEL), Robert A. Heinlein (UNIVERSO, STRANIERO IN TERRA STRANIERA) e poi Italo Calvino (SE UNA NOTTE DI INVERNO UN VIAGGIATORE, LE CITTA' INVISIBILI, LE COSMICOMICHE), John Fante (CHIEDI ALLA POLVERE, LA CONFRATERNITA DELL'UVA), Walter Tevis (LA REGINA DEGLI SCACCHI), “Il maestro e Margherita” di Bulgakov, i racconti di E.A. Poe, Isaac Asimov, Johnatan Coe, Nick Hornby, Carlo Lucarelli, Umberto Eco, Daniel Pennac, Stefano Benni, Neil Gaiman, Charles Bukowski e ancora...

IMMAGINA UN CINEMA

Film preferiti: In ordine sparso, tutto Kubrick (su tutti ARANCIA MECCANICA, 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO e FULL METAL JACKET), BLADE RUNNER, tutto Tarantino (PULP FICTION e KILL BILL vol.1 in particolare, ma anche LE IENE), MATRIX, 1997 FUGA DA NEW YORK, THE BLUES BROTHERS, i film di David Cronenberg (EXISTENZ, LA MOSCA, VIDEODROME, IL PASTO NUDO, CRASH), STAR WARS, ALIEN e ALIENS, APOCALIPSE NOW, LA 25a ORA (e altri film di Spike Lee), IL SIGNORE DEGLI ANELLI, METROPOLIS, TRUMAN SHOW, FIGHT CLUB, NATURAL BORN KILLERS, i film di Park Chan Wook (OLD BOY, LADY VENDETTA, MR. VENDETTA), i film di Woody Allen (MANHATTAN, IO E ANNIE, MATCH POINT, IL DITTATORE DELLO STATO LIBERO DI BANANAS, PROVACI ANCORA SAM) i film di Jim Jarmusch (GHOST DOG, DEAD MAN, DAUNBAILO'), L'ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE, BRAZIL, ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND, MULHOLLAND DRIVE, SIN CITY, V PER VENDETTA, e poi una spruzzata di Hitchcock, di Scorsese, dei fratelli Coen (IL GRANDE LEBOWSKI, BARTON FINK, FARGO)

IN TV E DA ALTRE PARTI

I SIMPSON, X-FILES, FUTURAMA, la Roma, il ciclismo, la mia città (Roma), i fumetti DISNEY (Carl Barks e Don Rosa), la fantascienza, Neon Genesis Evangelion, Report, Gli album di Marco Paolini, i programmi di Radio Due, i fumetti di Frank Miller (Sin City), di Jean Giraud, alias Moebius, di Enki Bilal, Sandman (di Neil Gaiman)


[giovedì, 30 giugno 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Oddio, hanno resuscitato PkD!

Leggo allibito questa notizia qui, con l'idea che molto probabilmente sia una bufala, senza aver ancora approfondito. L'Università di Memphis FedEx (FedEx???) Institute of technology ha creato un androide con le sembianze di Philip K. Dick, che nei suoi libri ha messo tutte le inquietudini dell'umanità legate allo sviluppo tecnologico, e alla possibilità dell'esistenza di androidi, di simulacri, che si sostuiscano, o si possano sostituire, agli esseri umani, con una gran vena di pessimismo di fondo che si traduce però in una filosofia dove, alla fine, è la percezione di esistere a generare l'idea di vita, come gli androidi di Blade Runner: perché loro non sarebbero vivi? A volte Dick viene citato a sproposito come l'autore che ha messo in opera le paure per lo sviluppo indiscriminato della scienza, in realtà tutto torna alla domanda: cos'è la vita?

Chissà che direbbe Dick, morto nel 1982, pochi tempo prima dell'uscita nella sale di Blade Runner, a vedere il suo replicante?

L'androide è stato presentato nel NextFest (23-26 giugno) organizzato dalla rivista Wired, la bibbia dell'evoluzione tecnologica e della società dell'informazione. Quindi sembrerebbe una cosa seria. Quello che mi sconfinfera poco è che questo Dick Androide sarebbe in grado, grazie a mirabolanti sviluppi dell' Intelligenza Artificiale, di sostenere una conversazione sugli argomenti dei suoi libri: l'illusione della realtà, la confusione fra realtà e finzione, il rapporto fra l'uomo e la tecnologia, la percezione della vita e dell'esistenza. Può essere? La foto sotto è l'androide intervistato...

Mentre cerco di capirne di più io stesso, vi lascio questi due link, che trovate anche nell'articolo che vi ho indicato, se qualcuno fosse curioso.

PDick Android

Memphis FedEX Institute of technology

Ripeto la mia idea, è solo una abile manovra pubblicitaria, posto che l'androide parli davvero e interagisca in qualche modo, lo farà solo in seguito a comandi specifici in modo da simulare un comportamento intelligente, come molte applicazioni viste negli studi di intelligenza artificiale, come lo storico Eliza, con cui è possibile interagire (provare per credere) come se si fosse davanti ad uno psicologo (questa è la versione scaricabile). Ci sono poi tante persone virtuali sparse in rete, una lista la potreste trovare qui.

Immaginato da PhilipDick alle 09:17 / p.link
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# scienza e tecnologia, internet e new media, philip dick e immaginaridickiani

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[mercoledì, 29 giugno 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Star Wars Fan Film Awards

La settimana scorsa me ne stavo dalla mia bella in quel di scafati, quando, vedendo la tv, mi appare su Telecapri una trasmissione incrdibile: dei veri e propri cortometraggi di guerre stellari. Erano evidentemente realizzati da fan, ma non erano per niente artigianali, anzi, quello che ho avuto modo di vedere aveva anche scene spaziali e persino un duello con spade laser!!!. Con sicurezza posso affermare che erano stati presi da internet (il formato era più piccolo rispetto allo schermo, in alto appariva la scritta Italian Star Wars Fan Film Awards). Erano in inglese con sottotitoli in italiano.

Ora, cercando sulla rete ho trovato questo sito sul quale è possibile vedere alcuni si questi filmetti. Spero che sia d'interesse per qualcuno, per Stefano di sicuro!!!

Ciao a tutti, Simone

Immaginato da WisemanBlogger alle 13:06 / p.link
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# cinema, immaginario

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[mercoledì, 29 giugno 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Steamboy e la Grande Esposizione Universale (un po' di sociologia delle comunicazioni di massa)

Nei giorni scorsi sono andato al cinema, tanto per cambiare, insieme al mio amico Wiseman, per vedere Steamboy, film d’animazione giapponese di Katsuhiro Otomo (che ha firmato più di 15 anni fa il cult Akira), che ha avuto critiche contrastanti ma che a noi è effettivamente piaciuto, a partire dall’ambientazione (Esposizione Universale di Londra del1866)  e dalle premesse teoriche e sociologiche (purtroppo l’influenza di certi studi si fa sentire).
 
 
Ray Steam è un geniale ragazzino capace di mettere mano a qualsiasi macchina, degno figlio e nipote di due illustri inventori autodidatti. Un giorno riceve a casa un pacco inviato da suo nonno contenente una strana sfera con una valvola, e riceve il compito di consegnare tale invenzione (di cui non comprende l’uso) a un noto scienziato americano in visita a Londra. Ma subito arrivano dei brutti ceffi a cercare di impossessarsi della sfera.
Ray arriverà a Londra, dove in quei giorni sta per inauguarsi la grande esposizione universale, nel Crystal Palace, in cui tutte le più importanti meraviglie del mondo industriale sono messe in mostra, e soprattutto mirabili invenzioni.
 
 
Il titolo del film richiama il genere steam-punk, in cui in un preciso contesto storico si svolge una vicenda basata su presupposti tecnologici diversi (appartenenti ad epoche successive, oppure del tutto immaginari), come, nel caso del film, incredibili macchine basate sulla forza della caldaia a vapore (non a caso steam vuol dire vapore…). Interessante che l'origine del termine (stando a Wikipedia) risalirebbe in seguito al romanzo La macchina della realtà (The difference engine) (comunque il primo romanzo riconosciuto come steampunk è del 1979), scritto a quattro mani da William Gibson e Bruce Sterling, che ormai dovreste conoscere; in questo romanzo (molto interessante, ve lo consiglio) il presupposto è che Lord Babbage e Lady Ada Byron (la figlia del poeta) hanno davvero costruito il calcolatore automatico di cui avevano solo teorizzato la possibilità (per davvero: sono considerati i precursori dei moderni computer).
 
 
Il film è divertente e la vicenda è costruita bene, e chi ama questo genere di animazione non rimarrà deluso, anche perché da un punto di vista tecnico è veramente ben riuscito, un misto di animazione tradizionale e digitale (come ormai è sempre), e soprattutto le ricostruzioni digitali di Londra sono favolose ed estremamente realistiche.
 
Sulla grande Esposizione
 
Oltre ad essere un bello strumento di evasione e divertimento questo film è anche molto interessante per il tema e l’ambientazione scelta, che è quella, come detto della grande Esposizione Universale, sia da un punto di vista storico che dal punto di vista dello sviluppo della società di massa e dell’immaginario collettivo, con la messa in scena del grande spettacolo delle merci. La prima Esposizione fu quella di Parigi del 1789, che venne definita un gigantesco bazar, perché oltre ad osservare le merci il pubblico poteva anche acquistarle. La grande svolta si ebbe nel 1851, con l’Esposizione di Londra in cui venne costruito il Crystal Palace, gigantesco edificio in ferro e vetro che può essere considerato un vero e proprio «monumento alla modernità». Questa esposizione in particolare venne inaugurata dalla regina Vittoria (il primo testimonial della storia della pubblicità moderna); «La prima industria culturale di massa dispone qui della sua vetrina: le politiche e le ideologie del lavoro che si incarnano nella quantità delle merci e della loro visibilità vi trovano la trasparenza necessaria ad esercitare il loro potere, un potere che contratta con l’immaginario collettivo».
Le grandi Esposizioni hanno un doppio radicamento territoriale: uno all’interno delle città in cui vengono costruiti questi luoghi simbolici destinati alla celebrazione della civiltà moderna; l’altro all’interno del territorio dei media, essenziali per la diffusione al di là dei limiti spazio-temporali del luogo e dell’evento e al di là del pubblico dei suoi spettatori dal vivo. «In questa doppia appartenenza la spettacolarizzazione delle merci e quella dei mezzi di comunicazione trovano uno dei loro più potenti acceleratori».
«La stampa, l’illustrazione e la fotografia estendono in forma di simulacri e di narrazioni il dispositivo delle esposizioni […]. Realizzano così un processo di metropolitanizzazione del territorio, cioè una sempre più forte presenza della tecnica e delle merci, dei loro bisogni e linguaggi, al di là dei confini dello spazio metropolitano, elaboratore originario di modelli di produzione e consumo, di stili di vita, mode, desideri, mitologie».
Le Grandi Esposizioni Universali sono un centro di attrazione sia per i grandi apparati produttivi che «per l’immaginario collettivo, nel divulgare lo spirito delle macchine, la seduzione delle merci e della loro messa in scena, le mitologie moderne del progresso, le forme espressive della cultura di massa e della società dello spettacolo».
 
Queste nozioni sulle Esposizioni Universali e tutte le citazioni sono tratte da Alberto Abruzzese, “Poteri: massa e merci”, in Abruzzese, Borrelli, L’industria culturale, Carocci, 2000.

Immaginato da PhilipDick alle 10:50 / p.link
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# cinema, immaginario

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[martedì, 28 giugno 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Quando qualche parola entra nella nostra vita

È parecchio che non scrivo niente di me, o quasi, e qualcuno, forse, se c’è qualche lettore attento, ci avrà fatto caso. È perché un po’ non ritengo di avere grandi cose da rivelare al mondo, e un po’ perché preferisco tenere per me i pensieri che in questo periodo mi feriscono e mi fanno vivere in un perenne black-out emotivo e razionale.
 
Per questo motivo, per questo black-out che vivo, scrivo poco di me. Per questo motivo faccio sempre meno cose. Per questo motivo mi butto sui libri, così mi rilasso. Per questo motivo mi guardo un film. E non faccio niente. È un black-out che va avanti da un po’ di tempo, e non dipende da nessuno, o, se vi dipende, solo in parte. Il fatto è che psicologicamente sono un disastro, sono instabile, e cerco sempre qualche appiglio che tirarmi su ma di appigli ne vedo sempre di meno. Non ho equilibrio, come ho detto tante volte, e devo trovarlo, per forza. Sennò finisce che mi disgreghi al vento, granello dopo granello. Mi chiedo quanto sia rimasto di me.
 
Non ho motivi apparenti per stare così, eppure mi sento fragile e incompleto. Mi manca qualcosa, mi manca sempre qualcosa. Avrei bisogno che accadesse qualcosa, qualche piccolo evento che cominci a ridare e a spiegare il significato di questa esistenza.
 
Ancora una volta mi ritrovo a scrivere di come a volte leggendo un bel libro si ha l’impressione che quelle pagine mi aspettavano, da sempre. Vi voglio parlare, anche se ho solo superato la metà, di Dance Dance Dance di Haruki Murakami, un libro magico, direi.
Il protagonista senza nome del libro (chissà se lo troverà alla fine, secondo me no: forse sta qui la magia, è facile immedesimarsi in un personaggio senza nome) è un giornalista free-lance (che si occupa di eno-gastronomia) che si trova a fare il proprio lavoro più perché va fatto e lo pagano che per altro (è come spalare la neve, spalare la neve della cultura). Però viene da un periodo di buio nella propria vita, da cui ne è uscito con lo scopo di trovare una spiegazione ed un significato da attribuire alla sua esistenza. Questo significato comincia a cercarlo nelle piccole cose, in strani e misteriosi viaggi, in piccoli incontri con persone a lui in qualche modo affini e, soprattutto, immergendosi nella realtà, ficcandoci dentro la testa per vedere quello che c’è sotto.
 
È un libro molto metafisico, surreale, in cui quello che appare reale sembra, più probabilmente, artificioso, come se la gente avesse sempre una maschera sul viso, che cala solo in rari momenti, e come vivessimo solo in un grande set (ma con alcune persone, quelle giuste, si può calare la maschera, anzi, cade da sola).
E quello che invece appare del tutto irreale, inesistente, vacuo, frutto di sogni o di illusioni, è invece davanti a noi, e dobbiamo rassegnarci alla sua esistenza, anche perché è l’unica cosa che aiuta a rimettere ordine, anche se sembra avere a che fare con una dimensione diversa della nostra realtà, con una dimensione forse psicologica, forse paranormale, forse reale quanto l’altra, solo che non tutti sono in grado di guardarvi dentro.
Perché se stiamo perdendo i fili della nostra vita l’unica cosa che possiamo fare è danzare, seguire i passi, che prima saranno titubanti, incerti, perché appaiono nuovi, ma poi li ricorderemo cominceremo a danzare senza fermarci. E danzando si attraversa tutta la pista, si scopre che tutto è collegato, ogni evento e ogni incontro, e forse si tesse una trama dotata di senso.
Forse c’è un uomo pecora per ognuno di noi, che assume forme diverse e parla lingue diverse, ma che saprà indicarci, comunque, la via per iniziare la danza.
 
Ecco, in questo momento mi sento senza appigli. Non conosco i passi, e aspetto che qualcuno mi faccia un segno per capire da dove iniziare. Ho bisogno di ricaricare le batterie, e di rimettere a posto i granelli di sabbia scappati, portati via dal vento. E allora muovermi, piano piano, e danzare.

Immaginato da PhilipDick alle 08:46 / p.link
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# libri, diario e pensieri vari

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[lunedì, 27 giugno 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Guarda casa tua dal satellite!

Da pochi giorni Google ha inaugurato un nuovo servizio di mappe, molto interessante perché non solo fornisce le mappe stradali ma anche le foto via satellite. C’è stata una polemica circa il fatto che le foto via satellite fornite da Google coprono in qualche maniera gli obiettivi sensibili americani (Casa Bianca, Pentagono, ecc.) per ovvi motivi di sicurezza nazionale ma lasciano del tutto scoperti i possibili obiettivi del resto del mondo (potete leggere sul Corriere della Sera).
 
A me di questo mi importa veramente poco. È invece interessante il fatto che possiamo giocare con queste mappe fino a trovare, per esempio, casa nostra, zoomando man mano finché non arriviamo dove vogliamo.
 
Questa è Roma (purtoppo salvando la foto me ne da solo una porzione)
 
 
Questo è il centro di Roma (anche qui il salvataggio è solo parziale. Oltre all'isola Tiberina, si riconoscono bene, in alto, Piazza Navona ed il Pantheon)
 
 
Questo è il mio quartiere (e si riconoscono bene viale Marconi, ponte Marconi, via e Piazza Enrico Fermi, via Oderisi da Gubbio, piazza della Radio)
 
 
 
 
Questo è il mio palazzo (evidenziato in rosso: le frecce indicano approssimativamente il mio portone e il mio terrazzo, che si vede poco perché in ombra)
 
 
 
 Mi sono laureato qui, questa è la facoltà di Scienze della comunicazione, via Salaria (la freccia indica il punto quasi preciso dove si trovava l'aula in cui sono diventato dottore)
 
Questa invece è la piana del Fucino in Abruzzo (e quella specie di freccia indica la città di Avezzano): tutti i quadratini tipo mosaico sono i campi coltivati
 
 
Questo è Luco dei Marsi, in Abruzzo, dove passo parte dell’estate da 26 anni.
 
 
E questo è ancora il paese al massimo dello zoom consentito da Google maps per i piccoli centri
 
 
Ad altri il commento su questo servizio, che io trovo divertente. Alcuni diranno: e al privacy? E la sicurezza? Boh, non mi pongo il problema, secondo me è un peccato che il massimo dello zoom consentito non permetta di vedere me mentre sto a leggere sul terrazzo! Certo, che se pensiamo che con i satelliti teoricamente siamo tutti sorvegliabili…

Immaginato da PhilipDick alle 11:18 / p.link
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# scienza e tecnologia, internet e new media

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[domenica, 26 giugno 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Pena di morte 2005

Giorni fa è stato diffuso il Rapporto 2005 dell’associazione Nessuno tocchi Caino sulla diffusione della pena di morte del mondo. Mi sembra giusto parlarne perché non tutti possono sapere quanto questa pratica sia ancora diffusa nel mondo, non solo negli Stati Uniti, in cui avvengono le uniche esecuzioni di cui di solito parlano i nostri media.
 
Potete trovare una versione abbastanza dettagliata dei contenuti del rapporto sul sito di Nessuno tocchi Caino, io riporto solo alcuni dati che mi sembrano particolarmente significativi.
 
I paesi che nel 2004 hanno deciso di abolire la pena di morte per legge o di fatto sono 138, mentre quelli che ancora la mantengono sono 58, a fronte dei 61 del 2003 e dei 64 del 2002. C’è una lieve tendenza alla diminuzione della pena capitale anche nel numero delle esecuzioni, 5476 contro le 5607 del 2003.
La quasi totalità di queste esecuzioni è avvenuta in Asia, dove la Cina con circa 5000 esecuzioni è il paese che raccoglie oltre il 90% delle esecuzioni mondiali. A seguire, in questa triste classifica ci sono l’Iran, con 197 esecuzioni (rispetto alle 154 dell’anno prima), e, terzo, il Vietnam con 82.
Nel continente americano se non fosse per gli Stati Uniti non esisterebbe la pena di morte (negli USA sono stati effettuate 59 condanne, ma la tendenza è in leggera diminuzione).
In Europa l’unica eccezione è la Bielorussa (5 esecuzioni), mentre paesi come Grecia e Turchia hanno abolito definitivamente la pena di morte dai loro ordinamenti.
In Africa soltanto tre stati mantengono ancora la pena di morte, Egitto, Sudan e Somalia (con un totale di 9 esecuzioni).
 
Va sottolineato come la stragrande maggioranza delle esecuzioni avvenga in paesi dittatoriali o illiberali, in cui, tra l’altro, non vengono nemmeno diffuse cifre ufficiali sulle condanne a morte (si stima che in Cina migliaia di persone vengano uccise sommariamente sul posto al momento dell’arresto: la cifra reale delle esecuzioni in Cina potrebbe avvicinarsi alle 10.000 persone). Va considerato poi che in questi paesi, dove la maggioranza delle condanne viene eseguita per reati di droga o di criminalità comune, molto spesso dietro questi reati si celano le esecuzioni degli oppositori ai regimi o di appartenenti a minoranze etniche e religiose.
 
I paesi democratici in cui è in vigore la pena di morte sono 14; sono state 4 le democrazie che nel 2004 hanno eseguito 65 condanne a morte, 59 gli USA, 3 Taiwan, 2 Giappone, 1 India.
 
4 sono stati i paesi che hanno ripreso le esecuzioni dopo anni di sospensione, il Libano, l’Afghanistan (in cui c’è stata una lapidazione extra-giuridica), l’India e l’Indonesia. L’Iraq ha reintrodotto la pena di morte nel suo ordinamento e l’Autorità Palestinese ha giustiziato 4 detenuti per omicidio, dopo 3 anni dall’ultima esecuzione.
 
Mi fermo qui, ma ci sarebbe ancora tanto di cui parlare, come le esecuzioni di minori (5 nel 2004) o sulle donne. Per non parlare di come la “guerra al terrorismo” diventi strumento di repressione interna dei regimi dittatoriali “amici”, che sfruttano questa propaganda contro gli oppositori.
 
Spero che qualcuno si senta sensibilizzato contro quella che io considero una vera e propria barbarie, e chi mi conosce sa quanto io possa incazzarmi su questo argomento. La civiltà si misura anche sulla capacità di uno Stato di punire ogni reato nel rispetto della vita e della dignità umana; la superiorità morale di chi deve amministrare la giustizia si vede proprio nell’uso equo della forza giuridica. Non credo che sia reato che possa giustificare la pena di morte, nessuno.

Immaginato da PhilipDick alle 09:44 / p.link
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# fatti e opinioni

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[sabato, 25 giugno 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Per confermare il post di stamattina...

"Essere stanchi e nervosi è la condizione ideale per entrare nel mondo di scrittori come Faulkner o Philip K. Dick. Negli altri periodi meglio evitarli"

Haruki Murakami - Dance Dance Dance

Quello che dicevo stamattina, certi libri sembrano fatti apposta per noi. Di Faulkner non saprei che dire (fa parte di quella sterminata di scrittori che non ho mai letto), ma per Dick, ha quasi ragione Murakami. Dico quasi perché mica è detto che bisogna solo essere nervosi per leggere PkD. Però quando vi pare che il mondo giri al contrario, vi sentite fuori luogo, e non riuscite a spiegarvi niente di quello che accade intorno a voi, leggere Dick fa bene. Non perché vi schiarirà le idee, ma perché ve le aggroviglierà ancora di più, e vi farà pensare che c'è qualcuno ancora più fuori posto di voi, nel mondo, che più di voi non sa che parte andare (a cominciare dal defunto PkD, ovviamente).

Immaginato da PhilipDick alle 18:37 / p.link
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# libri

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[sabato, 25 giugno 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- sshhh!

Ho parlato più volte della mia passione per i libri, per quello che c’è scritto dentro e per gli oggetti in quanto tali. Il fatto è che quello dei libri è mondo strano in cui tuffarsi. Il più delle volte trovo sempre il modo di buttarmici dentro o quando sono triste o quando sono allegro, ogni momento è buono. Soprattutto quando mi gira male, i libri sono amici che difficilmente voltano le spalle, che ci ascoltano, e che ci parlano soprattutto.
Un libro comincia a parlare fin da quando entri in una libreria o in una biblioteca, e giri fra gli scaffali cercando di individuare quelli che fanno al caso tuo. E la scelta non sempre è facile, per me che, appena mi ficco fra le pile di libri, ne individuo subito un bel mucchio che potrebbero piacermi. Allora come si fa a scegliere? Li si ascolta, i libri. Dico davvero, non ce ne accorgiamo, nemmeno io me ne accorgo, e se accade me ne ricordo solo saltuariamente, come ora.
Hanno strane strategie per farsi riconoscere da te, alcuni urlano, strepitano, sono pieni di lucine colorate e suonano il clacson: ehi, mi comprano tutti, tu che fai? Passi oltre? Sono chiassosi, e forse proprio per questo li eviti. Altri invece stanno zitti, sicuri che nessuno nemmeno li guarderà. Molti, forse la maggioranza, fanno un fischio, o un cenno, per richiamare l’attenzione di quelli che sanno potrebbero apprezzarli. E poi bisbigliano nelle orecchie dei possibili lettori, per farsi acquistare. Naturalmente il linguaggio è strano e spesso non lo capiamo, a volte però a livello inconscio ci facciamo guidare da quei sussurri, a seconda del nostro umore.
Ci sono i libri bulli, che cercano di mettersi in mostra, quelli che si fanno gli affari loro, quelli che restano nell’ombra e che sbucano da un vicolo per proporti un affare (spesso sono fregature, ma qualche volta si cela una sorpresa). E ci sono quelli che ti sono simpatici, che sono un po’ solitari, che se ne stanno per i fatti loro, ma che pensi sempre possano essere più grandi di quelli che sembra. Si tengono volutamente nascosti, perché aspettano la persona giusta. E allora iniziano a parlare, parlano e ti parlano di te, o di come ti senti, o di come eri un tempo, o di come potresti essere in futuro. Ma parlano invariabilmente di te.
mi è capitato più volte. E anche ora, per esempio, con il brano che riporto.
 
«Ci sono persone che riconoscono la mia “normalità” e ne sono attratte. Queste rare persone e io ci attiriamo a vicenda, come pianeti sospesi nel buio dell’universo, che una forza irresistibile avvicina l’uno all’altro, per poi allontanarli di nuovo. Mi cercano, creano un bel rapporto con me, e un bel giorno se ne vanno. Possono essere amici, amanti, mogli. Anche nemici. Ma sempre, prima o poi, se ne vanno. Per stanchezza, disperazione, o perché le cose che avevano da dire si erano esaurite, come un rubinetto che non da più acqua. Da me ci sono due porte, una per entrare e una per uscire. Rigorosamente diverse. Dalla porta d’ingresso non si può uscire e da quella d’uscita non si può entrare. Tutti seguono questa regola. Possono variare le modalità, ma tutti finiscono per andare via. C’è chi è andato via per sperimentare nuove, chi per risparmiare tempo. Qualcuno è morto. Fatto sta che non è rimasto nessuno. Tranne me, unico superstite. La loro assenza è sempre con me. Le loro parole, i loro respiri, i motivi canticchiati a bassa voce, aleggiano come polvere negli angoli di casa mia.»
 
Haruki Murakami – Dance Dance Dance
 

Immaginato da PhilipDick alle 09:08 / p.link
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[venerdì, 24 giugno 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Sopravvalutazioni?

«Ho sempre avuto il sospetto che l’amicizia venga sopravvalutata. Come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. Noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. Ecco perché l’amicizia viene rappresentata con patti di sangue, lealtà eterne, e addirittura mitizzata come una variante dell’amore, più profonda del banale affetto di coppia. Eppure non dev’essere un vincolo tanto solido, se l’elenco degli amici perduti è sempre più lungo di quelli conservati.»
 
David Trueba – Quattro amici

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# libri

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[giovedì, 23 giugno 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Povero pupo!

Finalmente comincia a spiegarsi la fobia del Presidente del Consiglio per i comunisti. Finalmente abbiamo scoperto da dove deriva tutto questo! Da un trauma infantile che il nostro ancora ricorda, e che ha influenzato tutta la sua vita, impostata fin da quando intraprese la carriera di cantante sulle navi da crociera (con l'intenzione di sterminare i rossi a forza di Do).

Come riportato qui, il nostro ha dichiarato che all'età di 12 anni mentre attacava manifesti per la campagna elettorale della DC per le prime elezioni per il Parlamento italiano, nel 1949, venne picchiato da un gruppo di comunisti. A casa, il povero, disse alla madre cosa successe ma lei, convinta che ne avesse combinata qualcuna delle sue (evidentemente la madre lo conosce bene: che sia comunista pure lei? Era già un perseguitato politico), gli diede il resto. DI botte si intende.

Capito che uomo? Ha sfidato le sue paure per affrontare in faccia i comunisti che lo picchiarono (uno, sembrerebbe, somigliava a Prodi), sennò avrebbe fatto altro. Cazzo, ad avere una macchina del tempo sarebbe da tornare indietro e salvare dal pestaggio il bambino. Non si sa mai... O forse bisognava picchiare più forte?

Immaginato da PhilipDick alle 22:02 / p.link
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[giovedì, 23 giugno 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Le quaglie!

D'estate non c'è mai niente da vedere in tv, però stasera per una volta c'è qualcosa da non perdere, Dove osano le quaglie, su Rai Tre, con Marco Presta e Antonello Dose che in radio da 10 anni sono, invece che quaglie, conigli, con la trasmissione Il ruggito del coniglio su Radio Due, tutte le mattine in onda fino a un paio di settimane fa (ci risentiamo a settembre), e che ascolto da 3 anni, facendomi rallegrare.

Questa prima serata (e la settimana prossima ce ne sarà un'altra) segue le seconde serate che sono andate in onda quest'inverno. La comicità e l'ironia dei due conigli trasportata in tv funziona sempre, con quelle piccole prese in giro di vizi e virtù italiche, e con una satira leggera ma pungente (in radio si sfogano di più però, sarà che la platea è, forse, minore). Vabbè torno a vedere le quaglie, tanto non credo che nessuno si preoccupi.

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# tele visioni

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[giovedì, 23 giugno 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Stai parlando con me?

Avrete sentito che l’American Film Institute ha stilato la classifica delle 100 frasi più famose della storia del cinema (americano, ovviamente). Queste classifiche trovano sempre il tempo che trovano, ma sempre meglio che parlare della top 100 delle minchiate di Burlesconi o di Rutelli. Trovano il tempo che trovano, queste classifiche, perché ognuno ha i propri film e attori preferiti e perché poi anche il cinema italiano qualche frase da ricordare potrebbe averla prodotta (oltre ai maccheroni di Alberto Sordi e al francese maccheronico, appunto, di Totò e Peppino: ma se magna solo qui da noi?) e quindi le battute che più sono rimaste impresse nella memoria.
 
Al primo posto della classifica è stata piazzata “francamente me ne infischio” (Clark Gable, Via col vento), poi “sto per fargli un offerta che non può rifiutare” (Marlon Brando, Il padrino), “tu non capisci! Avrei potuto essere rispettato, avrei potuto essere un lottatore. Avrei potuto essere qualcuno invece di essere un buono a nulla che è quello che sono” (sempre Brando, Fronte del porto).
 
Altre frasi in classifica: “adoro l’odore del napalm al mattino” (Robert Duvall, Apocalypse Now); “che la forza sia con te” (Harrison Ford, Guerre Stellari), “il mio tesssssssoro” (Gollum, Il signore degli anelli), “stai parlando con me?” (Robert De Niro, Taxi Driver), “suonala ancora, sam” (Ingrid Bergman, Casablanca), “E. T. telefono casa” (ET), “Rosebud!” (Rosabella, in italiano: Orson Welles, Quarto potere), “I’ll be back” (Arnold Schwarzegger, Terminator), o, ancora Schwarzy, “Hasta la vista, baby” (Terminator 2), “Adrianaaaaa” (Silvester Stallone, Rocky), “Carpe Diem” (Robin Williams, L’attimo fuggente), “Toga, toga!” (Animal House).
 
L’elenco è comunque incompleto, a quanto ho letto non c’è nemmeno una battuta di Woody Allen (“qui ci vorrebbe uno pratico”, di fronte ad una donna nuda, Play it again, Sam, oppure la sopravvalutazione del cervello in Manhattan), che ne ha partorite a bizzeffe, e nemmeno una da Pulp Fiction che è pieno di dialoghi ad effetto. Oppure da The Blues Brothers, “ho visto la luce” oppure, “siamo in missione per conto di Dio”, come si fa a dimenticarli?
 
Per l’elenco completo delle 100 quotes vi rimando al sito dell’AFI (American Film Institute)
 
Ma a parte le chiacchere, quali sono le vostre frasi preferite? Quelle frasi che citate quando dovete tirarvi fuori da una situazione e non sapete che dire, oppure che riassumono un momento della vostra vita, o che vi ricordano qualcosa.
 
Le mie sono, in ordine sparso (oltre ai Blues Brothers):
 
Che la forza sia con te
 
Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare (Rutger Hauer, Blade Runner)
 
Sono il signor Wolf, risolvo problemi (Harvey Keitel, Pulp Fiction)
 
Di fronte a qualsiasi avversità della vita, questi sono veri e propri mantra.
 
 
 
 
 
 

Immaginato da PhilipDick alle 10:05 / p.link
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# cinema, immaginario

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[mercoledì, 22 giugno 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Andiamo a giocare a Titano?

Il gioco è uno dei temi più spesso presenti nei libri di Dick. Ed è, ovviamente, l’asse portante de I giocatori di Titano, uno dei libri scritti nella fase di massima prolificità e di qualità narrativa dello scrittore americano, a ridosso di libri come Ubik, L’uomo nell’alto castello (noto anche come La svastica sul sole), Le tre stimmate di Palmer Eldritch, Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (Blade Runner), e per questo non spicca fra capolavori del genere. Rimane comunque un buon libro, in cui molti temi cari a Dick si fondono con temi classici della fantascienza.
 
La Terra è un pianeta quasi disabitato perché una guerra globale ha reso sterile la maggioranza della popolazione. Sul pianeta  si sono stabiliti i vug, gli abitanti di Titano, esseri dalla forma indefinita, una sorta di enormi gelatine intelligenti e telepatiche, che in pratica hanno imposto agli umani le loro regole e governano di concerto con le autorità umane. Quel che resta dell’umanità è impegnata in un gioco portato dai titaniani, il Bluff, un misto di Monopoli e Poker, attraverso cui i terrestri vincono o perdono proprietà vere (intere città e regioni, visto la scarsità della popolazione) e, soprattutto, si decidono i propri rapporti amorosi, visto che è l’esito delle partite di Bluff a stabilire chi è sposato con chi.
Il gruppo di gioco Volpe Azzurra, di cui fa parte il protagonista Peter Garden, è al centro di una trama che coinvolge umani e titaniani, e da cui dipendono le sorti del pianeta e dell’umanità.
 
Il tema centrale come detto è quello del gioco, che oltre ad assolvere le funzioni di cui si è detto, è il perno intorno a cui gira non solo il romanzo, ma per certi versi tutta la fantascienza di Dick. Il tema del gioco è presente in molte storie dickiane, come nel primo romanzo di Dick, Lotteria dello spazio, oppure nei racconti e nei romanzi dove è presente la bambola Perky Pat, o, ancora, nel libro, Labirinto di morte (se avete visto il film eXistenZ, di Cronenberg, che è una rielaborazione di tutta la fantascienza dickiana, capirete bene cosa intendo). Nel gioco si proiettano i dubbi e le incertezze sulla realtà percepita: il gioco è, spesso nei libri di Dick, la porta attraverso la quale si accede alla realtà o se ne esce, e che comunque determina il naturale corso delle cose. Forse anche perché tutta l’opera dickiana, imperniata sul relativismo, fa propria l’idea della casualità della vita e degli eventi, a partire dal Big Bang, direi.
Nel libro poi sono presenti altri temi tipici come le proprietà psi (la telepatia, la telecinesi, la precognizione), il pessimismo di fondo che si realizza quasi sempre in personaggi deboli e meschini, donne forti e dure vs donne fragili e ingenue (le due tipologie di donne che a fasi alterne Dick sposava), la difficoltà di distinguere realtà e finzione (anche se in questo libro i confini sono abbastanza netti), i simulacri degli esseri umani e l’idea simulacrale della realtà stessa.
 
Non è uno dei capolavori di Dick, ma è un libro comunque piacevole da leggere, con colpi di scena e toni da thriller, anche se con meno riflessioni filosofiche del solito. Da leggere dopo qualcuno dei capolavori che cito sempre.

Immaginato da PhilipDick alle 09:42 / p.link
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# libri, philip dick e immaginaridickiani

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[martedì, 21 giugno 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Come sto?

Col culo a terra! E anche il resto...

Immaginato da PhilipDick alle 14:29 / p.link
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# diario e pensieri vari

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[martedì, 21 giugno 2005]
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«Eravamo davvero un bel gruppo. Un buttafuori del Texas orientale, un nero frocio, una ex reginetta della Patata Dolce, un ex killer nonché reverendo in pensione alto un metro e novantacinque, e un nano dai capelli rossi con un carattere a dir poco particolare. Per essere al completo mancavano solo un paio di venditori di auto usate, una scimmia e un organetto a manovella.»
 
Joe R. Lansdale - Rumble Tumble
 
La recensione completa di questo libro, se vi è piaciuta 'sta citazione, la trovate qui.

Immaginato da PhilipDick alle 09:16 / p.link
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# libri

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“L’irreale è più potente del reale. Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione a cui può spingersi l’immaginazione. Perché soltanto ciò che è intangibile, le idee, i concetti, le convinzioni, le fantasie, dura. Le pietre si sgretolano. Il legno marcisce. La gente, bé… la gente muore.”

Chuck Palahniuk
(Soffocare)

“L'immaginario è un luogo senza tempo e senza spazio, come il delirio degli schizofrenici. C'è chi come loro vi resta impigliato e non riesce più a trovare la strada del suo corpo”

Valerio Evangelisti
(Nicolas Eymerich, inquisitore)

“Le cose non devono essere avvenute realmente per essere vere. Le storie e i sogni sono verità rivestite d'ombra che sopravviveranno quando i nudi fatti saranno polvere, cenere, oblio”

Neil Gaiman
(Sandman - A Midsummer Night's Dream)

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