:: PHILIP DICK

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:: IMMAGINARIO

...è tutto quello che forma le nostre idee, il nostro modo di leggere il mondo, di rapportarci ad esso e agli altri. L'immaginario in cui siamo immersi è formato da tante cose: cinema, libri, tv, fumetti, pubblicità, sport e naturalmente ciò che
accade nel mondo. E ancora, lo sviluppo tecnologico, i computer, Internet e tutto ciò che ci fa comunicare con il mondo.

La nostra cultura è fatta di “immagini” che provengono da tutto ciò e che diventano importanti anche senza accorgercene: sono “fantasmi semiotici” in cui si racchiude il significato di quello che è la nostra società, una società che si sostiene anche con l’immateriale delle idee e dei concetti.

IMMAGINA UNA BIBLIOTECA

Sto leggendo: Per ora nulla,
Ultimi libri letti: Boh, chi si ricorda...

Autori e libri preferiti: Philip Dick (UBIK, MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE, LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH, UN'OSCURO SCRUTARE, I SIMULACRI, L'UOMO NELL'ALTO CASTELLO, SCORRETE LACRIME DISSE IL POLIZIOTTO, LABIRINTO DI MORTE, L'ANDROIDE ABRAMO LINCOLN, NOI MARZIANI, CRONACHE DEL DOPOBOMBA, LA TRILOGIA DI VALIS), J.R.R. Tolkien (IL SIGNORE DEGLI ANELLI), William Gibson (NEUROMANTE, AMERICAN ACROPOLIS, LA NOTTE CHE BRUCIAMMO CHROME), J.G. Ballard (CRASH, IL MONDO SOMMERSO, LA MOSTRA DELLE ATROCITA', IL CONDOMINIO, L'IMPERO DEL SOLE), Bruce Sterling (LA MATRICE SPEZZATA, CAOS USA, LO SPIRITO DEI TEMPI, FUOCO SACRO), Haruki Murakami (DANCE DANCE DANCE), Luhter Blisset/Wu Ming (Q, HAVANA GLAM, 54, ASCE DI GUERRA, MANITUANA), Don DeLillo (UNDERWORLD, MAO II, AMERICANA, COSMOPOLIS), David Foster Wallace (INFINITE JEST), Jack Kerouac (SULLA STRADA), Joe R. Lansdale (RUMBLE TUMBLE, MANEGGIARE CON CURA, IN FONDO ALLA PALUDE, ECHI PERDUTI, LA SOTTILE LINEA SCURA), Chuck Palahniuk (SURVIVOR, SOFFOCARE), Kurt Vonnegut (MATTATOIO N. 5, LA COLAZIONE DEI CAMPIONI, LE SIRENE DI TITANO), Edward Bunker (COME UNA BESTIA FEROCE, CANE MANGIA CANE, LITTLE BOY BLUE, EDUCAZIONE DI UNA CANAGLIA), Matt Ruff (ACQUA, LUCE E GAS), Valerio Evangelisti (Eymerich vari, METALLO URLANTE, ANTRACITE), Niccolò Ammaniti (TI PRENDO E TI PORTO VIA), Girolamo De Michele (TRE UOMINI PARADOSSALI, SCIROCCO), Philip Roth (PASTORALE AMERICANA, IL COMPLOTTO CONTRO L'AMERICA), Giuseppe Genna (DIES IRAE, NEL NOME DI ISHMAEL), Robert A. Heinlein (UNIVERSO, STRANIERO IN TERRA STRANIERA) e poi Italo Calvino (SE UNA NOTTE DI INVERNO UN VIAGGIATORE, LE CITTA' INVISIBILI, LE COSMICOMICHE), John Fante (CHIEDI ALLA POLVERE, LA CONFRATERNITA DELL'UVA), Walter Tevis (LA REGINA DEGLI SCACCHI), “Il maestro e Margherita” di Bulgakov, i racconti di E.A. Poe, Isaac Asimov, Johnatan Coe, Nick Hornby, Carlo Lucarelli, Umberto Eco, Daniel Pennac, Stefano Benni, Neil Gaiman, Charles Bukowski e ancora...

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Film preferiti: In ordine sparso, tutto Kubrick (su tutti ARANCIA MECCANICA, 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO e FULL METAL JACKET), BLADE RUNNER, tutto Tarantino (PULP FICTION e KILL BILL vol.1 in particolare, ma anche LE IENE), MATRIX, 1997 FUGA DA NEW YORK, THE BLUES BROTHERS, i film di David Cronenberg (EXISTENZ, LA MOSCA, VIDEODROME, IL PASTO NUDO, CRASH), STAR WARS, ALIEN e ALIENS, APOCALIPSE NOW, LA 25a ORA (e altri film di Spike Lee), IL SIGNORE DEGLI ANELLI, METROPOLIS, TRUMAN SHOW, FIGHT CLUB, NATURAL BORN KILLERS, i film di Park Chan Wook (OLD BOY, LADY VENDETTA, MR. VENDETTA), i film di Woody Allen (MANHATTAN, IO E ANNIE, MATCH POINT, IL DITTATORE DELLO STATO LIBERO DI BANANAS, PROVACI ANCORA SAM) i film di Jim Jarmusch (GHOST DOG, DEAD MAN, DAUNBAILO'), L'ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE, BRAZIL, ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND, MULHOLLAND DRIVE, SIN CITY, V PER VENDETTA, e poi una spruzzata di Hitchcock, di Scorsese, dei fratelli Coen (IL GRANDE LEBOWSKI, BARTON FINK, FARGO)

IN TV E DA ALTRE PARTI

I SIMPSON, X-FILES, FUTURAMA, la Roma, il ciclismo, la mia città (Roma), i fumetti DISNEY (Carl Barks e Don Rosa), la fantascienza, Neon Genesis Evangelion, Report, Gli album di Marco Paolini, i programmi di Radio Due, i fumetti di Frank Miller (Sin City), di Jean Giraud, alias Moebius, di Enki Bilal, Sandman (di Neil Gaiman)


[venerdì, 29 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Un futuro veramente molto basso...

Cronache del basso futuro, ma di un futuro così basso che in alcuni casi è già passato. Questa è la raccolta di racconti di Bruce Sterling, dal titolo originale di Globalhead, che segna una delle pietre miliari della letteratura nota come cyberpunk (vedi categorie per saperne di più).
Rispetto all’altro grande del genere CB, William Gibson, Sterling opera una maggiore riflessione sullo sviluppo tecnologico, culturale e sociale, e la sua attenzione è sempre rivolta al disegno di prospettive future plausibili, basate spesso sull’analisi dettagliata della situazione politica internazionale, dell’economia globale, dello sviluppo tecnologico. Quello che nella fantascienza di William Gibson è un salto nel futuro, fatto di sfrenate corse in avanti della fantasia, e di una scrittura barocca, nei racconti e nei libri di Bruce Sterling poggia invece di più con i piedi per terra, e si basa su uno stile molto più rigoroso, che amo particolarmente anche se diverso da Gibson.
 
Ho già detto, nei post passati legati al cyberpunk, come Sterling e lo stesso Gibson abbiano dichiarato finita l’epoca d’oro del genere che è evoluto ed oggi è, quando parliamo dei suoi esponenti maggiori, qualcosa di diverso, anzi un vero e proprio cyberpunk non esiste più, e forse non è mai esistito. Spesso questo genere è stato identificato per alcune caratteristiche proprie dei racconti di Gibson, e che abbiamo visto al cinema in film come Matrix o Johnny Mnemonic (connessioni neurali al cyberspazio, innesti biomeccanici nel corpo umano, grandi corporation disposte a tutto per trarre profitti, yakuza…), però il cyberpunk va inteso più come un modo di sentire, un modo di leggere la realtà odierna, prima che quella futura, nella diffusione della società dell’informazione. Ecco, Bruce Sterling è il lato sociologico del genere (ed eccellente è la sua opera di saggista e divulgatore scientifico), attraverso la descrizione dei sistemi di potere della società dell’informazione, la globalizzazione, i movimenti di protesta, gli abusi di uno sviluppo scientifico senza regole e senza etica, le trasformazioni sociali legate alla tecnologia (mcluhanianamente parlando), le distruzioni ambientali. In particolare, in questo senso è esemplare un romanzo relativamente recente di Sterling, ormai non più propriamente cyberpunk (che è solo un etichetta assegnata dalla critica letteraria, ricordiamolo), Caos USA (in originale Distraction), che è il mio preferito di questo autore.
 
Tornando a Cronache, gli undici racconti (scritti poco più di una quindicina di anni fa) contenuti in questa antologia spaziano fra alcuni di carattere propriamente fantastico (tipo Le rive della Boemia) o di sperimentazione linguistica e narrativa (La spada di Damocle), ad altre in cui Sterling descrive gli scenari sociopolitici che abbiamo già vissuto (il crollo dell’URSS, e qui il futuro è bello che passato) o che stiamo vivendo (come il fondamentalismo islamico, e qui il futuro è un po’ il presente). Non mancano poi racconti legati allo sviluppo tecnologico e scientifico, e alla sua etica (La nostra Cernobyl neurale o Il proiettile morale), come quelli legati alle prime forme di hackeraggio, per quanto anche qui ormai il futuro è già andato). I due racconti più importanti e che riassumono bene l’opera di Sterling sono gli ultimi due (Hollywood Cremlino e Siete a favore o contro la 486?) che vedono protagonista il faccendiere dall’origine ignota e dalle strane facoltà, Leggy Starlitz, protagonista del romanzo di cinque anni fa, Lo spirito dei tempi, in cui Starlitz vive la narrazione dei tempi odierni (e uso il termine narrazione non a caso, visto che in questo libro si citano direttamente la semiotica e la filosofia, Eco e Greimas, Baudrillard e Derrida).
 
Più che una recensione, un post sull’autore del libro. Spero di aver messo curiosità in qualcuno. Io ci ho provato.

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# libri, cyberpunk, sterling

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[venerdì, 29 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- La mia canzone preferita, e la strofa preferita

Due buoni compagni di viaggio
Non dovrebbero lasciarsi mai
Potranno scegliere imbarchi diversi
Saranno sempre due marinai
 
Francesco De Gregori – Compagni di viaggio

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# altro

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[giovedì, 28 aprile 2005]
--------------------------------------------------------------------------------------

Ho voglia di urlare al mondo quanto sono stupido, ecco. E non dite che non è vero, sennò mi incazzo.

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# diario e pensieri vari

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[giovedì, 28 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Fuoco Sacro, di Bruce Sterling

(post del 25/6/2004)
 
Un po’ di tempo fa ho letto un bel romanzo di Bruce Sterling, Fuoco Sacro.
 
Per chi non lo conoscesse, Sterling è insieme a William Gibson il padre del cyberpunk; se Gibson ne ha scritto il romanzo-manifesto, Neuromante, Sterling ne è stato il teorico. Va detto che lo stesso Sterling da qualche anno, in più di un articolo, afferma che il cyberpunk come genere letterario ha finito la sua spinta creativa, e infatti se andiamo a leggere i romanzi più recenti sia di Gibson che di Sterling ci sono stati degli aggiustamenti di rotta rispetto ai loro primi libri.
In particolare Sterling ha intrapreso la strada di raccontare i cambiamenti in atto nel mondo attuale proponendoci nelle sue storie delle versioni credibili di cosa potrebbe essere la nostra società fra 50 o 100 anni. In particolare in libri come Caos USA e Lo spirito dei tempi (nei titoli italiani) affronta temi legati alla globalizzazione, all’ecologia, alla nascita di poteri transnazionali che vanno oltre le normali entità politiche e di movimenti che diventeranno sempre più forti perché diffusi capillarmente.
 
Chiusa questa parentesi sull’autore del libro di cui voglio parlare, torno a Fuoco Sacro. Questo libro racconta di come potrebbe essere un mondo dominato dalle biotecnologie, che consentiranno un allungamento della vita umana fino ad eccessi che probabilmente sarebbe bene non augurarsi.
La protagonista del romanzo affronta due viaggi, quello della sua formazione, una sorta di Grand Tour nell’Europa a cavallo fra 21° e 22° secolo (fra una novantina di anni per capirci) e quello della ricerca della sua identità più profonda (viaggi che naturalmente sono entrambi la stessa cosa, perché vanno in parallelo).
Mi è venuto in mente di parlare di questo libro perché qualche tempo fa un mio amico mi ha detto di aver visto il film The Core, raccontandomi di come ci fosse una scena in cui il Colosseo crollava. Il collegamento fra il bellissimo libro di Sterling e il film (che non ho visto) nasce dal fatto che a un certo punto del romanzo la protagonista arriva a Roma, la mia città. E la descrizione che Sterling fra per dirci come è diventata Roma alla fine del 21° secolo è:
 
-il quartiere Flaminio è stato raso al suolo da un terremoto, e poi ricostruito (ma se c’è qualche romano che mi legge e che abita da quelle parti è autorizzato a fare tutti gli scongiuri);
 
-il Papa ha subito anch’egli un trattamento per ringiovanire e ha cominciato a fare miracoli;
 
-infine, visto che il Papa fa miracoli, qualche anno prima è apparsa sulla città eterna la Madonna.
 
Quest’ultimo punto mi interessa particolarmente, per chi conosce Roma (e soprattutto per chi conosce me): quest’apparizione avviene su… VIALE MARCONI! Che è dove abito io…
 
 

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[giovedì, 28 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Mirrorshades

(post del 21/7/2004)
 
Negli ultimi giorni ho letto con piacere una bella antologia di racconti cyberpunk, tutti datati prima metà anni ’80, quando il genere si stava affermando grazie al contributo e alla collaborazione di alcuni grandi scrittori, che hanno posto le basi per quella che è stata una vera e propria avanguardia letteraria. Si tratta di Mirrorshades, a cura di Bruce Sterling. Questa antologia contiene racconti di William Gibson, Bruce Sterling, Lewis Shiner, John Shirley, Rudy Rucker fra gli altri. È veramente un bel libro ve lo consiglio sia se avete letto già qualcosa di fantascienza cyberpunk sia se non conoscete questo genere ma potrebbe incuriosirvi. In particolare sono veramente molto interessanti alcuni racconti, che introducono bene al genere.
 
Il continuum di Gernsback (Gernsback è stato uno dei fondatori della fantascienza moderna, negli anni 30-40) di William Gibson, è presente già nell’antologia La notte che bruciammo Chrome; questo racconto veramente molto particolare introduce il lettore in un mondo fatto di percezioni e da significati influenzati dal nostro immaginario collettivo (fantasmi semiotici li chiama Gibson, definizione che ho ripreso nella definizione di immaginario che trovate qui accanto).
 
Occhi di serpente di Tom Maddox racconta di come l’uomo tenda sempre di più ad essere in simbiosi con la tecnologia (fino ad interfacciarsi direttamente con essa), ma mantenendo (o forse recuperando) sempre un istinto quasi primordiale che guida le nostre percezioni ed emozioni.
 
Stone è vivo di Paul Di Filippo affronta il tema della trasformazione della società, con sempre maggiori divari fra ricchi e poveri, tra have e have not, con le grandi multinazionali che decidono i destini del mondo; e qui si inseriscono le vicende personali di chi grazie a questo potere può cambiare, stravolgendola, la propria vita.
 
Solstizio di James Patrick Kelly parla dell’unione delle percezioni artificiali create dalle droghe con quelle legate a riti sacri risalenti a millenni prima che l’uomo divenisse civilizzato. E di come i sentimenti e le gelosie restino sempre le stesse, e nessuno aiuto artificiale serve a riconquistare quello che conta davvero, che forse non avevamo perso davvero ma che rischiamo di buttare via poi.
 
Mozart con gli occhiali a specchio di Bruce Sterling e Lewis Shiner secondo me è il racconto più divertente e più interessante di tutta la raccolta. Innanzitutto questo racconto è un divertissement dei due autori, che hanno messo giù in chiave cyberpunk un tema classico della fantascienza, il viaggio nel tempo e le conseguenze sull’equilibrio spazio-temporale. Gli occhiali a specchio (mirrorshades) rappresentano proprio il cyberpunk degli inizi, nei cui romanzi e racconti gli autori inserivano sempre come segno distintivo appunto i mirrorshades. Tanto è vero che prima che si affermasse l’etichetta cyberpunk, questi autori erano conosciuti come il “gruppo dei mirrorshades”.
In questo racconto incontriamo un giovane Mozart che verste con jeans e mimetica e gira con in spalla uno stereo su cui ascolta le musiche che avrebbe dovuto comporre ma che non comporrà mai. Il suo sogno piuttosto è quello di diventare una star della musica rock, con la sua chitarra elettrica.
 
Un altro tema tipicamente cyberpunk affrontato nel racconto è il legame di questo genere con la musica rock, presente nei racconti A tutto rock di Pat Cardigan e Freezone di John Shirley.
 
Mi sembra di aver detto pure troppo su questo libro. Non sarebbe male se qualcuno si incuriosisse e volesse leggere un po’ di cyberpunk (per una introduzione oltre a Mirrorshades, leggete La notte che bruciammo Chrome e il capolavoro assoluto di questo genere, Neuromante di William Gibson).
 
 
 

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# libri, cyberpunk, immaginario, gibson, sterling

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[giovedì, 28 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Millennium People, di J. G. Ballard

 
(post del 31/8/2004)
 
Ballard è considerato fra gli autori inglesi contemporanei più importanti, se non il più importante, visto il ruolo che si è conquistato nella letteratura a cominciare dall’esperienza dell’avanguardia new wave che ha tagliato trasversalmente la letteratura, ed anche gli autori che hanno vissuto l’esperienza del cyberpunk mettono Ballard ai primi posti fra i loro padri.
 
Ballard ha raccontato nei suoi libri soprattutto gli aspetti psicologici e sociali dell’era contemporanea, gli istinti e le pulsioni che regolano i nostri comportamenti, con grande attenzione al sesso come espressione di bisogni psicologici di vario tipo e metafora della nostra società, in cui viviamo molte altre esperienze esattamente come il sesso: un’esplosione di istintività che riempie la nostra vita di endorfine e di adrenalina. In particolare in opere come La mostra delle atrocità e Crash (da cui il film di Cronenberg) Ballard stabilisce un legame narrativo e psicologico fra l’esperienza sessuale e gli incidenti automobilistici, anche essi metafora della nostra contemporaneità (prima di leggere questi libri preparatevi bene psicologicamente: sono letture pesanti, Crash è ancora lì sulla mia libreria che mi aspetta…).
Ma gli aspetti psicologici della vita dei personaggi fanno parte del più ampio contesto di realtà in cui siamo immersi: la realtà dei media, della televisione, di ciò che accade e che cambia consistenza e significato in base a dove viene inserito, come viene trattato, e che entra a far parte di quel luogo simbolico che è il nostro immaginario.
 
I romanzi degli ultimi anni di Ballard sono sempre orientati ad indagare aspetti della vita metropolitana, del vivere metropolitano che si trasforma in un vero e proprio incubo fatto di gabbie sociali da cui se ne esce solo con scelte estreme. E mi riferisco a romanzi come Super-Cannes e Millennium People, appunto e anche altri, naturalmente (ma mica posso leggere tutto…).
Di questi due vi consiglio vivamente di leggere Super-Cannes, che è leggibile, non come i libri di cui ho parlato prima, ed è sicuramente superiore rispetto all’ultimo di cui vi dirò. Ballard ci mostra la vita borghese in tutti i suoi agi ma anche con i suoi conflitti, con le sue costrizioni sociali, che causano rivolta, per così dire, da parte del ceto medio. Sono libri grotteschi sotto certi aspetti perché i ceti sociali ricchi (ma non quelli ricchissimi) appaiono vittime del sistema sociale che essi stessi hanno contribuito a creare e che tengono in piedi.
 
Questa estate ho letto Millennium People, libro comunque interessante. David è un uomo di successo, ricco che lavora per una grande società (del padre della moglie) ma un attentato del tutto inspiegabile all’aeroporto di Heathrow (si scrive così?) in cui muore la ex moglie sconvolge la sua vita perché si inserisce un aspetto del tutto inquietante di paura e di voglia di scoprire gli autori dell’attentato che non ha niente di poliziesco quanto piuttosto di voglia di esorcizzare le proprie paure.
Ed arriverà a Chelsea Marina, sobborgo residenziale per il ceto medio alla periferia di Londra, dove un gruppo di attivisti sta progettando la “rivoluzione” del ceto medio contro il sistema. Qui siamo ancora all’inizio del libro, e mi fermo.
 
Quindi questi scenari quasi di guerriglia urbana, di micro-terrorismo della porta accanto, hanno come detto un che di grottesco perché provengono non dagli emarginati, non dalle frange estreme della società, ma dal suo centro. E intorno al mix di aspetti psicanalitici, di sesso, di azioni più o meno violente, Ballard parla della società contemporanea, fatta anche di paura di venire sopravanzati da qualche altra fascia sociale, di insoddisfazione per le proprie vite personali e per le proprie carriere. Ma sono proteste grottesche, perché somigliano alle proteste dei bambini se gli si toglie un giocattolo (buttare la spazzatura in strada e cose così), fino a che non c’è chi vuole andare più lontano nella protesta, ma sempre per un qualche motivo che trova più ragioni nel proprio vissuto che in un ideale cambiamento della società.
 
Giudizio finale? Leggetelo, però capisco se ad alcuni non entusiasmerà (non ha entusiasmato neanche me, a dire il vero) perché è un libro che prosegue un po’ piatto. Però messo nel contesto di cui vi ho detto ha un suo perché.

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# libri, ballard

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[mercoledì, 27 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- un pezzo di storia che appende la bici

 

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[mercoledì, 27 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- con la tesi in mano

 Me ne sto con la tesi in mano. Sapete, è molto piacevole tenere in mano il risultato di tutto il lavoro che si è fatto, toccarlo, sentirne il peso, la consistenza, sfogliarlo. È bello, è gratificante. Piano piano arriverò, devo solo aspettare fino al 17 maggio, e poi… e poi boh? È questo il brutto, e poi boh?
 
Ma non è questa incertezza per il futuro che mi mette tristezza oggi. Mi sento triste, magari non depresso come molti hanno imparato a conoscermi seguendo il filo dei miei pensieri su questo blog. Mi sento in un vicolo cieco, non ne esco, vorrei prendere una decisione forte, ma poi me ne pentirei e vivrei nel rimpianto (perché io ho un difetto enorme: ho sempre rimpianti). Allora dovrei prendere un’altra decisione altrettanto forte e far buon viso a cattivo gioco, ma allora non avrei provato a fare tutto. La verità è che sono insicuro, e ho paura. Mi devo appoggiare agli altri, ancora, ancora non riesco a camminare del tutto da solo.
Ieri ho fatto una telefonata di cui avevo bisogno, avevo bisogno di dire dove ero, di ricordare qualcosa di bello, di ricordare momenti indimenticabili. E ho visto che non ricordo solo io, e sono contento. Ma c’è una barriera che viene costruita, e ho paura che sarà troppo alta alla fine.
Stamattina ho ascoltato una canzone che avevo sentito qualche volta ma a cui non avevo mai prestato attenzione; poi qualche tempo fa ho letto il testo di quella canzone, e ora se ascolto questa canzone fa male, cazzo. Perché mi ridice di nuovo che devo mettermi l’anima in pace, e come si fa?
 
Sono un povero cretino, lo ammetto.

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# diario e pensieri vari

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[lunedì, 25 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Videoblog e Blog TV

Vi segnalo un nuovo fenomeno che si sta sviluppando di recente, quello dei videoblog e, soprattutto, della Blog TV. In Italia già da qualche tempo opera Nessuno TV, che va in onda per ora su TAXI Channel su Sky (che non ho, ovviamente), oltre che sul Web, una televisione interamente fatta da blogger. I servizi e i contenuti di Nessuno TV provengono dalla rete, in particolare dai videoblog ospitati sulla piattaforma de “Il Cannocchiale”, piattaforma più piccola rispetto a Splinder (per numero di utenti) ma più avanzata tecnologicamente, visto che offre il servizio di videoblog.
 
Chiunque disponga di un videoblog (anche non su Il Cannocchiale: in quel caso c’è da firmare una liberatoria) può mettere a disposizione di Nessuno i contenuti videopostati sul Web, riprese personali con videocamere digitali o con videofonini ma anche animazioni, cartoon, grafiche autoprodotte. I videopost in questione, una volta che si è registrati, arrivano a Nessuno che li trasmetterà in tv. Nessuno produce poi dei propri programmi di inchiesta, come Insider e Reporter, che partono sempre dal Web.
Vi rimando al sito http://www.nessuno.tv per maggiori informazioni e per rendervi conto del fenomeno, che è ancora in fieri, e dove una volta tanto l’Italia è arrivata prima che l’America (che sta però rimontando). Il videoblogging sta diventando una realtà molto importante ed innovativa nel mondo della comunicazione, dimostrando le possibilità di interazione fra vecchi e nuovi media, dimostrando una volta di più che la Rete non è un mostro divoratore che ingloba tutto dentro di sé quanto piuttosto uno strumento di mediazione che assicura la massima libertà possibile, consentendo quello che Carlo Freccero (su “Il Messaggero” di domenica 24 aprile) ha definito videoattivismo.
 
La Rete è lo spazio dove passano nuove forme di comunicazioni e nuove possibilità di espressione alla portata di chiunque disponga di un pc, di una linea a banda larga e delle competenze tecniche necessarie. Questo dei videoblog potrebbe essere un fenomeno da seguire, perché come per i blog qualche anno fa, rappresenta una nuova frontiera raggiunta per diffondere notizie e contenuti, e c’è da giurarci che fra un po’ di tempo anche fra i videoblog si creeranno degli spazi di espressione per gli universi personali. Intanto il processo di mediamorfosi e di rimediazione fra vecchi e nuovi media procede, come dimostra la nascita della Blog TV.

Immaginato da PhilipDick alle 13:48 / p.link
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# internet e new media

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[sabato, 23 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Infinito e cinema

Il 15 aprile, come qualcuno ricorderà, ho assistito alla conferenza tenuta da Paolo Fabbri presso la Biblioteca Ostiense della mia città, nell’ambito della rassegna di incontri Infiniti, che analizzano il tema dell’infinito dal punto di vista della filosofia, della scienza, dell’arte (vi rimando al sito delle Biblioteche di Roma per maggiori informazioni).
In particolare la conferenza della settimana scorsa, con il semiologo Paolo Fabbri, riguardava il tema Infinito e cinema, a partire dal film di Kubrick 2001: Odissea nello spazio, scritto con Arthur C. Clarke, che ne ha invece scritto il romanzo (che è nato insieme al film, da un precedente racconto di Clarke, La sentinella).
 
Su 2001:
 
La scelta di questo film da parte di Fabbri, grande appassionato di cinema, oltre che per i suoi studi sulla semiotica dell’arte e dei mass media, nasce, intanto, dalla notorietà del film, e poi dal fatto che questo film permette di parlare di “infinito” in una maniera originale.
Per quello che riguarda il film c’è da dire che è una pietra miliare della fantascienza ma più in generale per il cinema e per l’immaginario. La memoria di tutti, quando pensiamo a questo film, ci fa pensare subito a HAL 9000, il computer intelligente in grado di provare sentimenti, soprattutto di rabbia e frustrazione. Il tema del rapporto fra l’uomo e la macchina è quello più ampiamente discusso quando si parla questo di questo film, ma è anche il più superficiale, perché dentro 2001 c’è molto di più. Intanto il tema dell’ “odissea”: HAL è il ciclope (l’occhio rosso di HAL come quello di Poliremo) che non vuole far scappare Ulisse (Bowman, l’ultimo superstite di HAL: bow-man, l’uomo con l’arco, e Ulisse uccise i proci con il suo arco). Alla fine vince “Ulisse”, che toglie, letteralmente la memoria ad HAL.
È la conclusione la parte più straordinaria di questo film, quel viaggio nell’infinito da parte di Bowman, a velocità incredibile che lo porta di fronte al monolito sospeso nel nulla, che è quello a cui rimandava il monolito trovato all’inizio del film, che ha dato vita all’umanità, conferendogli l’intelligenza per maneggiare gli utensili, per costruire e per uccidere. Alla fine del suo viaggio Bowman arriva, dopo aver attraversato spazi infiniti, nel più finito dei luoghi immaginabili, una stanza, chiusa da quattro mura, in cui, grazie anche alla maestria della regia di Kubrick, il protagonista si vede di volta in volta più vecchio, attraversando in pochi secondi un arco di tempo infinito, fino a trovarsi di fronte al monolito da cui è iniziato tutto, e da cui rinizia tutto, dal “bambino delle stelle” (come lo ha chiamato Clarke), che sovrasta la Terra in una sfera di energia nello spazio.
 
In questo film c’è sempre un avanzamento dell’umanità. Intanto quello personale del protagonista, come descritto adesso; poi la nascita dell’umanità stessa, all’inizio del film, quando la scimmia diventa “uomo”, attraverso la tecnologia; e poi l’ultimo passaggio: il Baby Star rappresenta l’avanzamento dell’umanità verso l’infinito. Il ritorno di Ulisse a casa (la Terra), non è definitivo, ma, anzi, è l’inizio di un nuovo viaggio verso l’infinito.
Alcune caratteristiche principali si possono individuare a proposito di questo film. La circolarità: è un film costruito sull’immagine dell’occhio, ogni cosa è rotonda e tutto si muove circolarmente (i pianeti, le astronavi, l’osso scagliato in cielo dalla scimmia). La dilatazione temporale: il tempo non è lineare, ma ci sono salti continui, accelerazioni vertiginose, che corrispondono a mutazioni antropologiche dell’uomo; non c’è una unica natura umana, ma vediamo l’uomo trasformarsi fin dall’inizio della storia dell’umanità fino alla nascita del bambino delle stelle.
C’è da dire che Kubrick e Clarke avevano inteso diversamente il ruolo e la natura del monolito, e quindi il senso stesso del film. Clarke parla di “stargate”, di porta che conduce agli dei, ad un altro mondo che fa parte però di un altro universo; gli dei prima erano parte dell’universo materiale, poi hanno raggiunto un livello superiore di conoscenza fino a diventare il monolito. Kubrick intende invece il monolito come una entità che interagisce con la realtà circostante e la trasforma, e trasforma il mondo tutto circolare (si noti il contrasto con la forma di parallelepipedo del monolito), e l’uomo.
 
Sul tema dell’infinito:
 
Da qui, Paolo Fabbri fa partire tutta una serie di considerazioni e di suggestioni. Finito ed infinito si sono sempre presupposti a vicenda: l’infinito è il termine positivo, mentre il finito si definisce in negativo, come l’opposto dell’infinito. E Fabbri mostra ciò attraverso alcuni paradossi classici della filosofica greca (come quello di Achille e la tartaruga) o miti, come il mito del Tartaro. Il Tartaro è il luogo del caos, apeiròn (non ho studiato greco, mi perdoni chi lo conosce), è aporia, assenza di percorso: il Tartaro è ciò che non ha direzione. I greci intendevano l’infinità come percorso, come l’infinita percorribilità di un luogo che magari è finito ma non avendo forma non dà punti di riferimento, non da legami cui aggrapparsi. Non è l’infinito che contiene il finito ma piuttosto il contrario: è nel finito che si definisce qualcosa di infinito quando non si ha direzione e ogni movimento è un movimento nel nulla perché non si sa dove si va. In uno spazio pienamente infinito non ci si può muovere: l’infinità diventa un laccio.
Per quello che riguarda lo spazio ed il tempo, definire l’infinito è solo un problema di misura, come ha mostrato la scienza, dove c’è l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo.
 
Un altro aspetto evidenziato da Fabbri, che riguarda propriamente il suo campo, è che nel linguaggio “l’infinito” è la forma verbale che non pone limitazioni. Quando coniughiamo l’infinito o lo sostantiviamo diamo un tempo all’infinito: quando diamo un soggetto ai nostri discorsi, e quindi definiamo uno spazio ed un tempo, il tempo linguistico diventa finito. È il soggetto che pone fine all’infinito: ciò che è infinito lo è solo finche non troviamo questo limite.
 
In 2001, la questione fondamentale non è la distanza percorsa nell’universo ma il tempo, il percorso del tempo, non quello che compie materialmente l’astronave, è infinito, o indefinito. Non si può pensare una forma dell’infinito (che è Tartaro, non ha forma), senza che ci sia un soggetto che si collochi in un tempo finito. Accentuare il tema del tempo fa sì che in 2001 ci si ponga il problema di come evolverà l’uomo: in realtà viviamo una paradossale immortalità, in un dato tempo e in dato spazio siamo immortali (io sono… sono ora e per sempre, se potessi guardarmi indietro all’istante in cui l’ho pronunciato sono sempre lì). Essere. L’atto del linguaggio è ciò che ci permette di pensare l’infinito, perché il linguaggio è ciò che ci fa fissare un tempo.
Kubrick ha posto questo problema dell’infinito facendolo sfociare in una trascendenza. La mistica, quale che sia il credo, fa risalire tutte le cose a un Dio. In 2001 piuttosto sembra porsi una tematica differente, esattamente contraria: e se Dio apparisse soltanto alla fine? Quindi, l’entità non è nelle cose, ma nello svolgersi delle cose? È una metafisica estrema: il senso delle cose si capisce soltanto alla fine, non risalendo all’inizio.
In conclusione, usando le parole di Fabbri, “però, non abbiamo deciso niente sull’infinito”.
 
Questo è il resoconto molto dettagliato (pure troppo) della bella conferenza cui ho partecipato, e mi sa che ben poca gente sarà arrivata fino in fondo a questo post. Alla fine ho fatto anche una bella domanda articolata al professor Fabbri, anche se più che una domanda era una serie di considerazioni a partire un po’ da quanto detto e un po’ dal mio bagaglio di conoscenze legate all’area di studi di Fabbri stesso; considerazioni che forse è meglio risparmiarvi, se non per quello che riguarda una generica riflessione sulla conoscenza e la cultura: finite o infinite? Secondo me tutte e due allo stesso tempo; e finito e infinito è il modo stesso di leggere la realtà, e di conoscere, che noi stessi mettiamo in moto ogni giorno, perché cerchiamo sempre di rispondere a domande che sono “inifinite”. Naturalmente è inutile dirvi che oltre ai miei studi di semiotica ci ho messo dentro pure Philip K. Dick (e film come Blade Runner e Existenz), e il Calvino di Se una notte d’inverno un viaggiatore.
I prossimi appuntamenti con questa serie di conferenze sono il 28 aprile (Biblioteca Borromeo, ore 18:30), Infinito e spazio nel pensiero ebraico, e il 18 maggio (Sala Raffello, ore 17), Infinito e Universo (quest’ultima tenuta da Margherita Hack).

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# cinema, immaginario, sofie

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[venerdì, 22 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Un calzolaio per tutti!

Voglio Zapatero! Voglio un Calzolaio anche in Italia! La notizia dell'approvazione da parte della Camera spagnola (manca ancora un passaggio parlamentare) dei matrimoni gay, notizia che potete trovare qui, la dice lunga su come dovrebbe essere uno Stato. Uno Stato che sia davvero laico, uno Stato che non discrimini le persone per le loro preferenze sessuali, razziali, di condizione economica e culturale, e anche religiosa, perché io non ho niente contro chi professa una fede, ma chi la professa lasci in pace me. Magari questa dei matrimoni gay non sarà una soluzione, però è un passo verso una laicità dello Stato che significa libertà di scelta, libertà di vivere senza discriminazioni, libertà di godere degli stessi diritti per tutti.

Questo è il "liberalismo" che vorrei. Solo che qui in Italia anche la sinistra ha paura del papa... Forse l'approvazione del matrimonio sarebbe troppo, ma si potrebbe discutere sul riconoscimento delle coppie di fatto, anche uomo e donna, ovvio, perché questo è un altro problema non da poco nel nostro Paese. Nessuno dice tutti si debbano riconoscere in questi valori, ognuno è libero di credere nei principi che ritiene giusti, e proprio per questo si rispetti anche una morale non cattolica. Libertà dei diritti e dei valori, please.

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# fatti e opinioni

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[giovedì, 21 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- Das Kapital

"Il capitale elimina le sfumature di una cultura. Investimenti esteri, mercati globali, acquisizioni societarie, il flusso di informazioni dei media transnazionali, l'influenza attenuante del denaro elettronico e del sesso virtuale, denaro mai passato di mano e sesso sicuro al computer, la convergenza del desiderio dei consumatori - non che la gente voglia le stesse cose, necessarimente, ma vuole la stessa gamma di possibilità di scelta".

Don DeLillo - Underworld

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# libri, delillo

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[mercoledì, 20 aprile 2005]
-------------------------------------------------------------------------------------- ora aspetto la mia fumata bianca

Sapete, dicono che hanno fatto un papa nuovo. Avete sentito qualcosa?
Intanto io aspetto la mia di fumata bianca, che ancora non so quando sarà. Poi dopo la fumata bianca non sarò papa, ma almeno mi sarò tolto un peso.
Che ho finito la tesi lo sapete. Entro di più in dettaglio: l’ho finita precisamente venerdì scorso, poi ho passato sabato e domenica davanti al pc a leggere e rileggere, e correggere quello che c’era da correggere. Lunedì mattina ho portato la tesi stampata casarecciamente alla correlatrice e così ho finito le pratiche burocratiche. Ieri ho portato la tesi a rilegare: magari dentro ci ho scritto un sacco di cazzate, però la copertina sarà proprio carina, in formato A5; ho scelto un bel colore arancione (che poi ho notato essere molto vicino a quello della collana di semiotica della Bompiani, e visto che di semiotica ce ne ho messa tanta nella mia tesi non vorrei che sembrasse l’abbia scelto per quello…) e ho trovato una immagine che magari non a tutti piacerà ma che invece ho trovato molto adatta rispetto alla mia tesi, cercavo proprio qualcosa del genere. È un’opera di Folon, non so se sia un quadro, una stampa o che altro. Ma queste frecce che partono da un centro e si diffondono si accordano bene a quel senso di “significati” che si diffondono all’interno del Web.
 
 

 
E poi, nella quarta di copertina ci metto quest’altra immagine qua, specificamente legata al Web Semantico.
 
 

 
Insomma, secondo me sarà bella da vedere la mia tesi, da leggere, beh, non lo so. Spero che la correlatrice aspetti ancora qualche giorno a leggere la mia tesi e aspetti che le porti la versione finale, non solo perché è più bella ma anche perché ho già trovato alcuni errori e cosette da correggere (se la rileggessi per dieci volte probabilmente continuerei a trovarne mi sa).
 
Ora devo preparare la discussione, che durerà cinque minuti sì e no, visto che siamo circa 600 a laurearci in questa sessione. Ma si può campare così? Se mi fossi laureato prima forse avrei avuto meno concorrenza… Domani vado a rompere un altro po’ le palle all’assistente per farmi dare qualche consiglio per la discussione.
 
E poi? e poi restano i ringraziamenti. È presto ma visto che voglio esagerare ecco cosa ci ho messo fra i ringraziamenti alla fine della tesi:
 
… Poi grazie anche a tutti gli amici blogger, nessuno escluso, che nel mio mondo immaginario hanno ascoltato i miei sfoghi…
 
Grazie a tutti quelli che su questo blog hanno letto delle mie paure e insicurezze e mi hanno sempre incitato. Nella tesi non potevo fare un elenco esaustivo, quindi lo faccio qui, perché in particolare un grazie va (in ordine sparso) a Zakynthos, a Ily Noire, a Sophie à Part, al Militante, a Crazybabygirl, a Contrasti sonori, che negli ultimi mesi sono stati quelli che più di tutti mi hanno spinto. Se ho dimenticato qualcuno di importante, fatemelo sapere…
Poi, c’è chi già lo sa che l’ho ringraziato.
 

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# diario e pensieri vari

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[sabato, 16 aprile 2005]
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In questi giorni sono stato poco da queste parti, ma sapete com'è, ho avuto da fare. HO FINITO LA TESI!

Ho finito la teeeeeeeeeesiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

Capito? Ora devo rileggere e rileggere ma il più è fatto!

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# diario e pensieri vari

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[mercoledì, 13 aprile 2005]
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Vi segnalo due appuntamenti culturali che si terranno nei prossimi giorni a Roma all’interno della
manifestazione “Infiniti. Infiniti incontri e conversazioni in biblioteca su scienza filosofia e arte”, 12 incontri, che sono iniziati a ottobre, tenuti dalla Biblioteche di Roma.
 
14 aprile, ore 17, Biblioteca Penazzato, Infinito ed Escher: l’artista grafico olandese M. C. Escher ha avuto un modo tutto suo di indagare la realtà attraverso strutture matematiche, realizzando molte incisioni in cui si cerca di rintracciare e rappresentare l’infinito (dalla brochure dell’iniziativa), con Michele Emmer.
 
15 aprile, ore 17, Biblioteca Ostiense (vicino casa mia, credo che ci andrò), Infinito e cinema, l’infinito nel cinema a partire da 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick e Arthur C. Clarke, con Paolo Fabbri.
 
Questo secondo appuntamento in particolare non si può perdere: intanto perché è relativamente vicino a casa mia, e poi perché è tenuto da Fabbri, uno dei più importanti studiosi di semiotica italiani, nonché di mezzi di comunicazione. Insomma una personalità importante della cultura italiana. Comincio a pensare a una domanda intelligente visto che il tema applicato al cinema mi interessa… Penso di andare venerdì pomeriggio, sempre che impegni di forza maggiore non me lo impediscano. Magari con qualcuno ci incontriamo lì?
 
 
 
 

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# altro, diario e pensieri vari

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“L’irreale è più potente del reale. Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione a cui può spingersi l’immaginazione. Perché soltanto ciò che è intangibile, le idee, i concetti, le convinzioni, le fantasie, dura. Le pietre si sgretolano. Il legno marcisce. La gente, bé… la gente muore.”

Chuck Palahniuk
(Soffocare)

“L'immaginario è un luogo senza tempo e senza spazio, come il delirio degli schizofrenici. C'è chi come loro vi resta impigliato e non riesce più a trovare la strada del suo corpo”

Valerio Evangelisti
(Nicolas Eymerich, inquisitore)

“Le cose non devono essere avvenute realmente per essere vere. Le storie e i sogni sono verità rivestite d'ombra che sopravviveranno quando i nudi fatti saranno polvere, cenere, oblio”

Neil Gaiman
(Sandman - A Midsummer Night's Dream)

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