:: PHILIP DICK
:: IMMAGINARIO
...è tutto quello che forma le nostre idee, il nostro
modo di leggere il mondo, di rapportarci ad esso e agli altri. L'immaginario
in cui siamo immersi è formato da tante cose: cinema, libri, tv, fumetti,
pubblicità, sport e naturalmente ciò che
accade nel mondo. E ancora, lo sviluppo tecnologico, i computer, Internet
e tutto ciò che ci fa comunicare con il mondo.
La nostra cultura è fatta di “immagini” che provengono da tutto ciò e che diventano importanti anche senza accorgercene: sono “fantasmi semiotici” in cui si racchiude il significato di quello che è la nostra società, una società che si sostiene anche con l’immateriale delle idee e dei concetti.
IMMAGINA UNA BIBLIOTECA
Sto leggendo: La scopa del sistema, di David Foster Wallace
Ultimi libri letti: "Tre cavalli" (E. De Luca), "La regina dei castelli di carta" e "La ragazza che giocava con il fuoco", di Stieg Larsson
Autori e libri preferiti: Philip Dick (UBIK, MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE, LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH, UN'OSCURO SCRUTARE, I SIMULACRI, L'UOMO NELL'ALTO CASTELLO, SCORRETE LACRIME DISSE IL POLIZIOTTO, LABIRINTO DI MORTE, L'ANDROIDE ABRAMO LINCOLN, NOI MARZIANI, CRONACHE DEL DOPOBOMBA, LA TRILOGIA DI VALIS), J.R.R. Tolkien (IL SIGNORE DEGLI ANELLI), William Gibson (NEUROMANTE, AMERICAN ACROPOLIS, LA NOTTE CHE BRUCIAMMO CHROME), J.G. Ballard (CRASH, IL MONDO SOMMERSO, LA MOSTRA DELLE ATROCITA', IL CONDOMINIO, L'IMPERO DEL SOLE), Bruce Sterling (LA MATRICE SPEZZATA, CAOS USA, LO SPIRITO DEI TEMPI, FUOCO SACRO), Haruki Murakami (DANCE DANCE DANCE), Luhter Blisset/Wu Ming (Q, HAVANA GLAM, 54, ASCE DI GUERRA, MANITUANA), Don DeLillo (UNDERWORLD, MAO II, AMERICANA, COSMOPOLIS), David Foster Wallace (INFINITE JEST), Jack Kerouac (SULLA STRADA), Joe R. Lansdale (RUMBLE TUMBLE, MANEGGIARE CON CURA, IN FONDO ALLA PALUDE, ECHI PERDUTI, LA SOTTILE LINEA SCURA), Chuck Palahniuk (SURVIVOR, SOFFOCARE), Kurt Vonnegut (MATTATOIO N. 5, LA COLAZIONE DEI CAMPIONI, LE SIRENE DI TITANO), Edward Bunker (COME UNA BESTIA FEROCE, CANE MANGIA CANE, LITTLE BOY BLUE, EDUCAZIONE DI UNA CANAGLIA), Matt Ruff (ACQUA, LUCE E GAS), Valerio Evangelisti (Eymerich vari, METALLO URLANTE, ANTRACITE), Niccolò Ammaniti (TI PRENDO E TI PORTO VIA), Girolamo De Michele (TRE UOMINI PARADOSSALI, SCIROCCO), Philip Roth (PASTORALE AMERICANA, IL COMPLOTTO CONTRO L'AMERICA), Giuseppe Genna (DIES IRAE, NEL NOME DI ISHMAEL), Robert A. Heinlein (UNIVERSO, STRANIERO IN TERRA STRANIERA) e poi Italo Calvino (SE UNA NOTTE DI INVERNO UN VIAGGIATORE, LE CITTA' INVISIBILI, LE COSMICOMICHE), John Fante (CHIEDI ALLA POLVERE, LA CONFRATERNITA DELL'UVA), Walter Tevis (LA REGINA DEGLI SCACCHI), “Il maestro e Margherita” di Bulgakov, i racconti di E.A. Poe, Isaac Asimov, Johnatan Coe, Nick Hornby, Carlo Lucarelli, Umberto Eco, Daniel Pennac, Stefano Benni, Neil Gaiman, Charles Bukowski e ancora...
IMMAGINA UN CINEMA
Film preferiti: In ordine sparso, tutto Kubrick (su tutti ARANCIA MECCANICA, 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO e FULL METAL JACKET), BLADE RUNNER, tutto Tarantino (PULP FICTION e KILL BILL vol.1 in particolare, ma anche LE IENE), MATRIX, 1997 FUGA DA NEW YORK, THE BLUES BROTHERS, i film di David Cronenberg (EXISTENZ, LA MOSCA, VIDEODROME, IL PASTO NUDO, CRASH), STAR WARS, ALIEN e ALIENS, APOCALIPSE NOW, LA 25a ORA (e altri film di Spike Lee), IL SIGNORE DEGLI ANELLI, METROPOLIS, TRUMAN SHOW, FIGHT CLUB, NATURAL BORN KILLERS, i film di Park Chan Wook (OLD BOY, LADY VENDETTA, MR. VENDETTA), i film di Woody Allen (MANHATTAN, IO E ANNIE, MATCH POINT, IL DITTATORE DELLO STATO LIBERO DI BANANAS, PROVACI ANCORA SAM) i film di Jim Jarmusch (GHOST DOG, DEAD MAN, DAUNBAILO'), L'ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE, BRAZIL, ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND, MULHOLLAND DRIVE, SIN CITY, V PER VENDETTA, e poi una spruzzata di Hitchcock, di Scorsese, dei fratelli Coen (IL GRANDE LEBOWSKI, BARTON FINK, FARGO)
IN TV E DA ALTRE PARTI
I SIMPSON, X-FILES, FUTURAMA, la Roma, il ciclismo, la mia città (Roma), i fumetti DISNEY (Carl Barks e Don Rosa), la fantascienza, Neon Genesis Evangelion, Report, Gli album di Marco Paolini, i programmi di Radio Due, i fumetti di Frank Miller (Sin City), di Jean Giraud, alias Moebius, di Enki Bilal, Sandman (di Neil Gaiman)
[venerdì, 27 marzo 2009]
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Si parla di PKD in tv
Molto raramente si parla di fantascienza in tv. Mi fa piacere segnalare che la trasmissione Tempi Dispari, in onda su Rai News 24 spesso si occupa del tema.
Nell'ultima puntata si è parlato, sorpresa, di Philip K. Dick insieme a Sergio Fanucci (l'editore italiano di tutti i suoi libri, che ho avuto il piacere di incontrare in un'occasione) e Carlo Pagetti (critico e studio di letteratura anglosassone, specializzato in fantascienza e Philip K. Dick, e autore delle prefazioni che accompagnano le edizioni italiane dei suoi libri).
Linko l'articolo di Fantascienza.com, all'interno del quale è anche presente un video della trasmissione (che pare andrà in replica ad Aprile).
Tra l'altro dovrei scrivere una recensione di Radio Libera Albemuth, letto poco tempo fa.
Immaginato da PhilipDick
alle 16:59 /
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# libri, tele visioni, philip dick e immaginaridickiani
[sabato, 07 febbraio 2009]
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Appello per la laicità e per la separazione dei poteri
In seguito ai fatti di questi giorni, rispetto ai quali ho espresso il mio pensiero nel post precedente, l'associazione Libertà e Giustizia ha pubblicato un appello per la difesa della democrazia italiana. Riporto un brano:
"La separazione dei poteri è fondamento di ogni regime che teme il dispotismo, ma la demagogia le è nemica, perché per essa il potere deve scorrere senza limiti dall’alto al basso. Così, l’autonomia della funzione giudiziaria è minacciata; così il presidenzialismo all’italiana, cioè senza contrappesi e controlli, è oggetto di desiderio.
Ci sono però altre separazioni, anche più importanti, che sono travolte: tra politica, economia, cultura, e informazione; tra pubblico e privato; tra Stato e Chiesa. L’intreccio tra questi fattori della vita collettiva, da cui nascono collusioni e concentrazioni di potere, spesso invisibili e sempre inconfessabili, è la vera, grande anomalia del nostro Paese. Economia, politica, informazione, cultura, religione si alimentano reciprocamente: crescono, si compromettono e si corrompono l’una con l’altra. I grandi temi delle incompatibilità, dei conflitti d’interesse, dell’etica pubblica, della laicità riguardano queste separazioni di potere e sono tanto meno presenti nell’agenda politica quanto più se ne parla a vanvera".
Il testo completo dell'appello è disponibile qui. Invito tutti quelli che hanno a cuore il futuro del paese a sottoscriverlo.
Immaginato da PhilipDick
alle 14:34 /
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# politica, fatti e opinioni
[sabato, 07 febbraio 2009]
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Viviamo ancora in una democrazia?
Rispondo subito. Sì.
Vivremo ancora per molto in una democrazia? Lo spero, ma il tempo è grigio e piovoso.
Viviamo ancora in uno stato di diritto? Visto che il Governo calpesta la Costituzione, le sentenze della magistratura e la Presidenza della Repubblica, la risposta temo che debba essere probabilmente no.
Le vicende degli ultimi giorni mi preoccupano, e mi spingono a tornare nuovamente su Immaginaria per lasciare qualche pensiero ed esprimere la mia inquietudine sullo stato della democrazia nel nostro Paese.
Chi mi conosce e chi in tempi andati leggeva Immaginaria, può ben immaginare come la penso sul caso di Eluana Englaro. Quella donna, dopo 17 anni di coma vegetativo, deve essere lasciata andare. La decisione spetta solo alla sua famiglia, come hanno stabilito varie corti giudiziarie, ultima la Corte di Cassazione. Sono questioni che rientrano nella sfera delle libertà individuali, supremo diritto sancito anche dalla Costituzione, che all'art. 32 stabilisce il diritto di ognuno di non ricevere trattamenti sanitari obbligatori.
Ieri abbiamo assistito ad un teatrino incredibile, che non sto a riassumere perché lo avrete seguito e lo potete leggere sui giornali di oggi.
Il Governo ha deciso di emanare un decreto legge palesemente incostuzionale, nonostante la moral suasion del Presidente della Repubblica, che aveva già annunciato che non lo avrebbe firmato. Allora, in serata, è stato presentato un disegno di legge, da approvare possibilmente in pochi giorni, per scavalcare prima di tutto il volere della famiglia Englaro, poi le sentenze che hanno sancito il diritto della famiglia ad interrompere l'alimentazione e l'idratazione artificiale, ed infine i principi costituzionali.
Per non parlare del sentire comune del paese, il che è strano per un Governo tanto attento ai sondaggi e all'opinione pubblica.
Non è più uno scontro (ideologico) fra i difensori della vita e gli assassini brutti e cattivi che vogliono uccidere Eluana. È diventato un scontro (politico ed istituzionale) fra poteri dello Stato, con spettatore molto interessato il Vaticano (nelle cui stanze immagino ci sia gente che si stia veramente fregando le mani).
Come se non bastasse, in questi giorni oltre al caso di Eluana abbiamo visto la discussione e la votazione del Parlamento al pacchetto sicurezza, che tra le altre cose legalizza le "ronde padane" e consente ai medici di denunciare i clandestini che vanno a farsi curare. Cito l'editoriale di Giuseppe D'Avanzo apparso ieri su La Repubblica: "Così, passo dopo passo, legge dopo legge, la nostra democrazia liberale cambia pelle per diventare democrazia autoritaria".
Anche in questo caso, le norme in via di approvazione sono contrarie ai principi basilari della nostra Costituzione, quelli di solidarietà e rispetto sanciti dagli art. 2 e 3. Viviamo in un'Italia nella quale finiscono per prevalere le idee razziste, alimentate da certe campagne politiche che hanno buon gioco nel vuoto di valori presente in certe sub-culture (come dimostrano recenti fatti di cronaca).
Viviamo in un'Italia che laica dovrebbe essere ma non lo è. Non riesce ad esserlo. Non riesce ad essere un paese civile nel quale venga riconosciuta l'individualità della persona di fronte a scelte etiche che, oltre certi confini, non dovrebbero più riguardare né lo Stato né la Chiesa. Non riesce ad essere un paese nel quale le decisioni vengano prese per il bene e nell'interesse della vita quotidiana dei cittadini ma, al contrario, seguendo i dettami delle gerarchie vaticane, che non mollano la presa.
Viviamo in un'Italia che non riesce neanche ad essere più Stato di diritto e nella quale i magistrati vengono continuamente delegittimati e si vedono attaccati da leggi volute per indebolirne il ruolo ed il lavoro (si veda anche il disegno di legge sulla giustizia presentato sempre ieri, giornata veramente ricca).
Immaginato da PhilipDick
alle 09:19 /
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# politica, fatti e opinioni
[lunedì, 15 settembre 2008]
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E' tutto un Infinite Jest
Da qualche giorno mi cullavo nell'idea di riprendere a scrivere su Immaginaria, in fondo di cose da scrivere, se si ha voglia, se ne trovano sempre.
Stamattina controllando la mia casella e-mail ho trovato il nuovo numero di Giap, la newsletter dei Wu Ming, dedicata alla memoria di David Foster Wallace. E così ho scoperto che ieri è stata diffusa la notizia della sua morte a 46 anni, anzi del suo suicidio per impiccagione, e devo dire che mi ha colpito, e mi lascia quasi sconvolto.
Wallace era uno dei più grandi scrittori contemporanei, vero interprete della nuova letteratura post-moderna. Divertente, ironico, con una satira sempre pungente ma soprattutto innovatore, con il suo stile decostruito ma assolutamente ricco, per le idee, per il linguaggio, per l'incredibile fantasia narrativa. Parecchi anni fa lessi una sua antologia di racconti, "La ragazza dai capelli strani", e mi innamorai di Wallace come scrittore, sentendo che mi erano passate fra le mani delle pagine straordinarie, qualcosa che sarebbe rimasto.
E così, un paio d'anni fa credo, intrapresi la lettura del suo capolavoro, Infinite Jest, uno dei libri oiù belli e più significativi della letteratura contemporanea (recensione mia qui), lettura che mi richiese due-tre mesi vista la mole del romanzo e l'oggettivo impegno richiesto al lettore che si immerge nelle vicende della famiglia Incandenza.
Addio David, la vita è uno scherzo infinito, vero?
Immaginato da PhilipDick
alle 09:12 /
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# libri, fatti e opinioni
[giovedì, 05 giugno 2008]
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Gibson: silenzio ed oblio
Segnalo l'intervento fatto da William Gibson a Roma la scorsa settimana durante il Festival delle Letterature (quando io mi sono fatto autografare "Neuromante"). Il suo bellissimo brano inedito "Il flusso del silenzio, l'insistenza dell'oblio", è una importante riflessione sull'impatto delle tecnologie nella nostra vita e nello sviluppo sociale e culturale, come strumenti per combattere l'oblio e per garantire l'affermazione della verità e la trasparenza dell'informazione.
Qui il testo italiano.
Immaginato da PhilipDick
alle 12:11 /
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# gibson
[martedì, 27 maggio 2008]
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Festival delle Letterature
Se qualcuno fosse interessato, stasera al Festival delle Letterature in corso a Roma saranno presenti due dei miei scrittori preferiti, William Gibson e Joe R. Lasndale.
Chi fosse interessato può consultare il programma della manifestazione qui.
Immaginato da PhilipDick
alle 10:47 /
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# gibson, lansdale
[martedì, 06 maggio 2008]
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Tre pazze settimane - 3
Ho già parlato di alcuni momenti che ricorderò con grande piacere in futuro del mio soggiorno negli Usa, soprattutto perché ho potuto condividere tali esperienze con alcuni amici. Le tre settimane trascorse in Florida, come ho già avuto modo di scrivere, sono state ricche di esperienze, difficili da raccontare in poche righe, esperienze che probabilmente riemergeranno nei ricordi col passar del tempo, quando capiterà di parlarne con le persone con le quali sono state vissute oppure quando una “madeleine” farà scattare qualcosa.
E’ difficile ordinare questi ricordi per raccontarli. Ieri ho visto una amica che non è potuta venire con noi in Florida e mentre cercavo di spiegarle cosa avevamo fatto, cosa avevamo visto, mi sono reso conto che quando si vivono certe cose in gruppo è tutto molto più forte e tutto avviene all’interno di confini che delimitano anche i ricordi. Difficile raccontare e spiegare le battute, gli scherzi, i piccoli episodi che hanno determinato la percezione di un periodo in cui sono avvenute tante cose; tutto è apparso molto più grande e potente, sensazioni positive e sensazioni negative e dolorose, di come forse sarebbe stato in un altro contesto. Ecco, forse le cose che potrò ricordare più di tutte saranno proprio le emozioni che ho provato, di gioia, di tristezza, di sicurezza ed insicurezza, che hanno valore e significato per me, e per chi mi si è ritrovato accanto in quei momenti.
Credo che chiuderò qui questi resoconti del mio viaggio in America. Avrei forse dovuto tenere un diario quotidiano per riuscire a raccontare tutto. La cosa più importante da dire è che sono tornato dagli Stati Uniti con più consapevolezze su me stesso, anche dei miei difetti, e sul rapporto che ho costruito con alcune persone, nonostante i miei errori e i miei desideri irrealizzabili.
Tornato dagli Usa bisogna iniziare a pensare a cosa combinare da qui in avanti. Mi sono preso un anno per fare questo master, per avere il tempo per uscire dalla mia indolenza, per cambiare qualcosa nella mia vita, oltre che per lo studio ed il lavoro. Ora dovrò pensare a come far andare la mia vita, spero di aver imparato qualcosa, di essere cresciuto, pur con i miei soliti difetti, con le mie solite ansie ed insicurezze, che forse potranno solo diminuire. In tutto questo devo iniziare a coltivare speranze e a far crescere qualcosa. Poi il resto potrebbe venire da solo.
3. Fine (forse...).
Immaginato da PhilipDick
alle 08:57 /
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# diario americano, diario e pensieri vari
[domenica, 04 maggio 2008]
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Tre pazze settimane - 2
Proseguo il resoconto delle tre settimane in Florida ripartendo dalle nottate in bianco. Oltre a quella a Key West, raccontata nel post precedente, ce ne è stata un’altra a due giorni dalla partenza che vale la pena ricordare.
Lunedì scorso, dopo la consegna del portfolio finale che ha praticamente chiuso il master americano, si è deciso di passare la serata a Miami Beach per festeggiare con una bella cena e possibilmente una sana ubriacatura. In un gruppetto siamo prima andati a cena in un buon ristorante di pesce su Collins Av. (come al solito se qualcuno ha bisogno di un consiglio…) e quindi nel nostro ormai solito locale su Ocean Drive dove bere mojito. Apro una parentesi sul mojito: mi raccomando, che la menta sia fresca, il rum tanto, il ghiaccio e lo zucchero quanto basta, bisogna costruire un sottile equilibrio… Va detto però che sti mojito ve li faranno pagare cari…
Dopo cena mentre stavamo già sorseggiando i nostri enormi bicchieroni di mojito siamo stati raggiunti dagli altri, tutti decisi a scatenarsi almeno per una volta (io già avevo dato, ci tengo a sottolineare). Un po’ brilli abbiamo ascoltato un po’ di musica dal vivo e dopo abbiamo iniziato a fare casino su Ocean Drive (perfino una bella “società dei magnaccioni”). Spostandoci un po’ più in là ci siamo infilati dentro un altro locale, dove poter ballare un po’ e prendersi una birra. Alcuni di noi si sono scatenati come mai li avevo visti, effetto dell’alcol forse, mentre piano piano c’è stato chi ha iniziato ad alzare bandiera bianca e ad aspettare gli altri fuori.
Verso le tre, quando i locali da quelle parti chiudono (penso che in America abbiano delle regole molto ferree sugli orari di chiusura) e dopo essere rimasti un po’ a bivaccare ai margini della spiaggia un manipolo di stakanovisti ha deciso di restare ancora a Miami Beach (compreso chi parla) e di “spiaggiarsi” a riposare, riprendere fiato, smaltire l’alcol nella speranza di poter ripartire in direzione campus. Un consiglio: non spiaggiatevi di notte a Miami Beach. Noi abbiamo rischiato di finire arrestati.
Vabbè non esageriamo… La polizia pattuglia la spiaggia, che sarebbe chiusa da mezzanotte alle 5 della mattina, a bordo di coattissimi quad che sembrano usciti da qualche telefilm. Al terzo o quarto passaggio avevano evidentemente deciso che non potevamo stare più lì e ci hanno “gentilmente” consigliato di andar via (nonostante fosse ormai passate le 5 e la spiaggia fosse, teoricamente, aperta). In quel momento io ero a passeggiare sulla spiaggia con una mia amica, quindi ho assistito alla scena da un centinaio di metri dopo che uno dei quad aveva prima puntato su di noi illuminandoci coi fari come se fossimo sotto tiro.
Alla fine, mentre alcuni dei miei amici sono rientrati di nuovo nel bed&breakfast “The Van” dai sette comodi sedili, io e la mia amica di prima ce ne siamo rimasti in giro per Miami Beach fino alla mattina, passeggiando e chiacchierando come non eravamo quasi riusciti a fare in tre settimane (inutile dire che a quest’amica tengo un sacco: sicuramente si è trattato di uno dei momenti migliori per me durante tutto questo periodo perché finalmente ho potuto risentirla vicina).
Quindi dopo una notte in bianco, o quasi in bianco, siamo ripartiti in direzione del campus, riuscendo a sbagliare strada un po’ di volte prima di imboccare la I-95.
2. Continua...
Immaginato da PhilipDick
alle 11:26 /
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# diario americano, diario e pensieri vari
[venerdì, 02 maggio 2008]
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Tre pazze settimane - 1
Eccomi di ritorno a Roma. Eh già, tre settimane sono volate via. Giovedì mattina ero di nuovo a casa dopo aver trascorso una esperienza strana ma bellissima che cercherò di raccontare almeno un po’.
Tre settimane in un campus universitario americano sono qualcosa di assolutamente nuovo per chi viene dalla realtà italiana. Soprattutto quando il campus è vicino Miami, con l'Oceano a poche miglia. Sono state tre settimane intense, sia per ciò che riguarda la vita universitaria sia, soprattutto, per tutto quello che può essere definito vacanza.
Certo, ci sono stati alcuni giorni di lezione, alcuni giorni di studio (anche un paio di nottate per completare il portfolio da consegnare alla fine) ma soprattutto c'è stato tanto tempo per vivere qualcosa di bello con alcuni amici con i quali nell'ultimo anno, grazie al master, ho molto legato. Con alti e bassi, ma queste sono cose che riguardano sempre e comunque me e i giri strani che il mio cervello è abituato a fare.
I primi giorni sono corsi via mentre si cercava di ambientarsi e di prendere le misure all’America, in tutti i sensi. Dopo due giorni avevamo già affittato le macchine, indispensabili per muoversi visto che il campus è sperduto in mezzo al nulla, tranne che strade e parcheggi enormi intorno ai quali sorge qualche edificio, negozi e ristoranti. I primi giorni sono stati quelli dello stupore, per le dimensioni, per le tante differenze con l’Italia, per l’emozione di aver finalmente iniziato un viaggio programmato da un anno prima.
Con i miei compagni di master, e amici, siamo partiti quindi alla scoperta prima del campus (dotato di piscina, palestra, campi da basket e un sacco di altra roba che non fa venir voglia di studiare) poi dei dintorni e di Fort Lauderdale, quindi di Miami. Un pezzo alla volta abbiamo iniziato a sentirci completamente immersi in un nuovo ambiente, un ambiente che in modo variabile ha rappresentato una parentesi importante per tutti noi, un momento ed uno spazio nelle nostre vite che ha rotto la quotidianità.
Una parentesi che è passata in modo troppo veloce e repentino ma che è stata piena e densa, posta fra la certezza di quello che avevamo lasciato a casa (studio, lavoro, famiglie, fidanzati/e per i più fortunati/e) e l’incertezza (almeno per me) di quello che verrà ora. Per questo sono state tre settimane di trasformazioni, temporanee e chissà se non definitive, che incideranno molto, non solo nei ricordi ma anche nelle amicizie, nei rapporti fra di noi, forse, per quello che riguarda me, nel modo di vedere il mondo e le altre persone. Sono state tre settimane durante le quali ho vissuto esperienze forti, soprattutto da un punto di vista emotivo, che mi hanno messo a confronto per l’ennesima volta con me stesso e con gli altri, durante le quali ho scoperto nuove sfaccettature del mio carattere e ho capito che qualcosa devo cambiare e migliorare, per me e per chi mi è stato e mi sta vicino.
Il clima della Florida è fantastico: alla fine purtroppo abbiamo fatto meno giorni di mare di quello che si poteva pensare all’inizio (fortuna che c’era la piscina del campus, frequentata quasi soltanto da noi, chissà perché), purtroppo la vacanza ogni tanto è stata interrotta da alcuni giorni di lezione e di studio. Fortunatamente in generale siamo stati bene come gruppo, abbiamo fatto un sacco di cose tutti insieme, forse a volte è mancato qualcosa quanto a spirito di iniziativa (delle gite alle quali si pensava alla fine siamo andati solo alle isole Keys, niente Orlando, niente Disneyworld) ma i tempi erano quelli che erano. Un po’ di rimpianto c’è per non essere rimasti qualche giorno in più: prima di partire chi immaginava che tre settimane sarebbero durate così poco?
Abbiamo visto le Everglades, o almeno un parco all’inizio delle paludi che ci hanno spacciato per Everglades (gita organizzata dall’università per noi…) con qualche alligatore (forse sempre lo stesso?). E poi Miami Beach: stranamente non abbiamo visitato la città vera e propria, solo l’isola di Miami Beach e il quartiere Art Déco. Però conosco bene alcuni locali dove bere mojito.
Ecco il mojito. Ci abbiamo messo alcuni giorni per bere il primo ma una volta partiti… Abbiamo trovato un posto dove facevano dei bicchieroni incredibili, se volete sapere come si chiama fatemi un fischio.
Fra le puntate a Miami Beach, la gita a Key West e altre uscite ho visto cose nuove e respirato aria diversa. E’ stato bello fare tutto questo in gruppo ed in particolare con alcuni cari amici con i quali condividere tutto questo, con le nostre parole d’ordine, le battute ricorrenti, gli scherzi e le battute. Perfino preparare dei panini con degli improponibili affettati e formaggi diventava divertente: ormai voglio mangiare sempre “taccaino” anche se il sapore non è sicuramente lo stesso. Bello andare nel “peggior bar di Caracas” vicino al campus a bere birra e a giocare a freccette e biliardo fino a tardi. Bello stare nella living room del nostro piano a chiacchierare. Bello perfino incazzarsi come so fare solo io e per motivi che vedo solo io, perché come detto sono comunque emozioni vissute fino in fondo.
Le nottate in bianco. Ci sono state due categorie: studio e baldoria. Delle prime c’è poco da parlare, fortuna che di vera nottata in bianco ne ho avuta solo una (c'è chi da invasato ne ha avute di più: non serviva, per quello che ci veniva realmente richiesto) più un’altra volta che sono andato a dormire tipo alle 3 e mezza. Quanto al divertimento e al cazzeggio da segnalare le ultime sere.
Sabato scorso gita a Key West. Bello il viaggio sulla autostrada 1, con qualcosa come un centinaio di miglia da percorre in mezzo al mare attraversando le Florida Keys, questa catena di isole che termina appunto con Key West, il punto più a sud degli Stati Uniti continentali. Key West è un’isola fantastica, belle le spiagge (noi abbiamo beccato le alghe, spero che in altri periodi non ci siano…), bella la città, buoni i dolci (vi consiglio di provare la torta Key Lime, a base di lime: ne ho assaggiate diverse versioni, tutte buone devo dire), bella la vita notturna. Completamente presi da questo posto in un gruppetto non ce la siamo sentita di tornare indietro e abbiamo deciso di tenerci la macchina più grande e passare la notte a Key West.
Fra un locale e l’altro abbiamo assaggiato un po’ di cocktail (mi spiace dover sottolineare anche di aver trovato un cattivo mojito a un certo punto…) e girovagato per la città, fra il pilone che segnala sto famoso punto più a sud (90 miles to Cuba…), la casa di Hemingway, che a Key West ha vissuto molti anni, ed i locali, ovviamente. Alla fine abbiamo trovato Sodoma e Gomorra: così abbiamo ribattezzato il posto dove con altre cinque persone abbiamo finito di ubriacarci e divertirci. All’apparenza si tratta di un irish pub: al piano terra c’è il bancone, i tavolini, un palchetto per la band che suona musica dal vivo, al secondo piano ancora un altro bancone ma è un po’ un mortorio… Se resistete e arrivate al terzo piano troverete Sodoma e Gomorra… E’ un po’ come una prova: solo alcuni riescono ad arrivare fino su e a scoprire l’assurdità di quel posto. Musica, gente che balla. Fin qui nulla di strano. Poi ti giri intorno e inizia a vedere gente che si spoglia e si mette a ballare nuda: puoi fare il nudista, bere fino a morire ma non puoi salire in piedi su una panca o scattare una foto (presumo per ragioni di privacy…). In quel posto abbiamo ballato, riso, bevuto (ormai è un leit motiv…) finché brilli non è toccato andar via. Alla fine notte in bianco cercando di dormire un po’ nel famoso bed&breakfast “The Van”, dotato di sette comodi sedili. La mattina eravamo tutti sfatti (tumefatti direbbe una mia amica) e rincoglioniti: dopo una colazione in un ristorante di quelli dove passano a riempirti la tazza del caffè, partenza per un’altra spiaggia delle Keys di cui avevamo letto su una guida, Bahia Honda: altro bel posto, ve lo consiglio. E poi alla fine in marcia verso il campus, dove siamo arrivati alle cinque del pomeriggio, completamente distrutti ma soddisfatti di quanto fatto nelle 34 ore precedenti. Con il portfolio da chiudere che ci aspettava: ma chi se ne frega, ne è valsa davvero la pena.
1. Continua...
Immaginato da PhilipDick
alle 19:23 /
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# diario americano, diario e pensieri vari
[giovedì, 24 aprile 2008]
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Fra un mojito e l'altro
Contrariamente alle buone intenzioni dell'inizio non sono riuscito ad aggiornare spesso come avrei voluto Immaginaria per raccontare come stanno andando queste settimane in Florida, che stanno volando e fra una settimana appena già si ritorna in Italia.
Con il passare dei giorni sembra di essere qui da molto più tempo, sia per quello che riguarda il soggiorno in campus sia per ciò che concerne la Florida e Miami. E' una sensazione strana. E' molto facile abituarsi ad un posto, forse anche grazie al clima quasi vacanziero che stiamo vivendo, nonostante tocchi comunque studiare e pensare ai lavori da completare per chiudere, finalmente, questo master.
Rispetto alle ultime cose che ho scritto, abbiamo visto Miami, anzi Miami Beach: paradossalmente Miami-Miami ancora non l'abbiamo vista. Abbiamo trascorso un paio di giornate al mare a South Beach, un posto molto cool come direbbero qua, dove nell'arco di 100 metri si può passare dalla spiaggia ai locali di Ocean Drive dove bere secchi e secchi di mojito.
Qua sono le due di notte, sono tornato da poco in stanza dopo una serata a Miami Beach per la cena. Dovrei avere sonno ma per ora reggo, chi se ne frega che domani dovrei alzarmi per studiare. Ogni giornata che passa qua mi sembra di essermi comunque perso qualcosa: oggi per esempio tutto il giorno se ne è andato per completare uno degli ultimi lavori da consegnare e nonostante l'uscita serale è come se mancasse comunque qualcosa. In fondo abbiamo visto ben poco della Florida e anche dei dintorni di Miami, e chissà se si riuscirà prima della fine ad organizzare una gita da qualche parte.
Ma oltre a ciò, in questi giorni vivo in modo strano il mio rapporto col mondo e con gli altri. E' forte la sensazione di essere un po' alieno a molte cose che mi circondano in questi giorni, e non si tratta solo del fatto di essere negli Usa. Come sempre mi faccio prendere dalle mie ansie e dai miei desideri inespressi, o irrealizzati, e il morale va giù. Rischio anche di incrinare i rapporti con alcune delle persone che mi sono vicine, con le quali ho vissuto un anno frequentando il master e preparando questo viaggio. Ho questo carattere che mi porta a pensare sempre a quello che non ho, o che vorrei, o a come desidererei vedere il mondo girare, e finisco per non godermi le esperienze, e forse anche le amicizie.
Il proposito per quest'ultima settimana in Florida è di godermela fino in fondo, que sera sera...
Immaginato da PhilipDick
alle 08:12 /
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# diario americano, diario e pensieri vari
[domenica, 13 aprile 2008]
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Diario americano
Provo a scrivere qualcosa dalla Florida, e a tenere una specie di diario, se ci riuscirò. Come qualcuno sa giovedì sono arrivato a Miami (dopo 11 estenuanti ore di volo con la compagnia di bandiera ancora viva) per trascorrere tre settimane nel campus di una università della Florida (di Fort Lauderdale precisamente) per concludere il master iniziato ormai un anno fa.
Appena arrivato, dopo aver sbrigato le faccende per i passaporti e la dogana, è stata quella tipica di un italiano, o forse anche di un europeo, che sbarca per la prima negli Usa: tutto grande, tutto come nei film. E ovviamente il caldo, molto umido, che a tutto fa pensare tranne che a studiare.
Dopo il primo orientamento in questi giorni io e il mio gruppo abbiamo superato il jet-lag a forza di tirar tardi la sera, che non è una cattiva idea. Tra l'altro ora che abbiamo affittato due macchine possiamo anche uscire ed esplorare i dintorni: oggi finalmente dovremmo vedere Miami.
La maggior parte del tempo l'abbiamo finora trascorsa in campus, una struttura enorme con piscina, palestra e un sacco di altre cose che non invogliano prorpio a mettersi a studiare.
Nonostante il trambusto di questi giorni sto abbastanza tranquillo, ancora eccitato per l'esperienza. Come detto, se riesco con i tempi (le giornate sono abbastanza frenetiche), cercherò di scrivere ogni tanto qualche impressione ma nessuno conti sulla regolarità. Per ora vi saluto, vado a fare colazione!
Immaginato da PhilipDick
alle 15:14 /
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# diario americano
[lunedì, 21 gennaio 2008]
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American Gangster
Quest'anno al cinema stanno uscendo davvero bei film. E davvero un bel film è l'ultimo di Ridley Scott, da pochi giorni uscito in Italia, American Gangster, la storia del boss di Harlem Frank Lucas e del poliziotto che gli diede la caccia, Richie Roberts.
Il film di Scott è un gangster movie con i controfiocchi, non gli manca nulla sotto ogni aspetto: la sceneggiatura regge sotto ogni punto di vista, alcuni dialoghi sono bellissimi, la regia è perfetta, senza sbavature, così come il montaggio; ogni aspetto tecnico del film funziona perfettamente ai fini del racconto. E, cosa più importante, tutti questi elementi tengono lo spettatore incollato alla poltrona.
Brevemente, la storia: fine anni '60-primi anni '70, dopo la morte del vecchio boss di Harlem, Frank Lucas (Denzel Washington), suo autista, guardia del corpo e pupillo, intravede la possibilità di salire ai vertici della criminalità newyorkese importando eroina purissima direttamente dal sud-est asiatico, sfruttando la compiacenza di alcuni membri dell'esercito americano impegnato in Vietnam. Il poliziotto Richie Roberts (Russel Crowe), uno dei pochi poliziotti onesti fra Newark e New York, riceve l'incarico di formare una squadra anti-narcotici per l'arresto dei principali capi del traffico di droga.
Il film di Scott si gioca quindi tutto sul dualismo a distanza fra questi due personaggi, schierati agli estremi opposti ma entrambi dotati a modo proprio di un codice d'onore che né altri criminali né la maggioranza dei poliziotti di New York e del New Jersey dimostrano di avere. American Gangster è un film solido, che porta lo spettatore all'interno della vicenda senza cedere nulla all'inutile spettacolarizzazione ma alternando attentamente i momenti di maggior suspense con i passaggi emotivi del film, come il rapporto di Lucas con la madre e con la famiglia, originaria del North Carolina, o la vicenda privata di Roberts, che lotta con l'ex moglie per la custodia del figlio. Sia Lucas che Roberts però sono uomini totalmente assorbiti dal proprio ruolo, senza compromessi, o bianco o nero (e per questo, anche se può sembrare banale, funziona bene la coppia Washington-Crowe, davvero bravi entrambi in questo film, e se lo dico io che non sopporto l'attore de Il gladiatore...) e finiscono per sacrificare anche gli affetti.
American Gangster alla fine è un ottimo film proprio perché, pur vicino ad altre pellicole dello stesso genere (penso a Scarface e a Quei bravi ragazzi) non sembra rifarsi a nessun modello in particolare, ma può darsi io mi sbagli: Ridley Scott ha voluto in qualche modo dettare la sua versione del gangster movie, giocandolo sull'umanità dei personaggi (come però, a pensarci bene, sono anche i film che ho citato, quindi, forse, qualche riferimento Scott lo ha avuto...).
Immaginato da PhilipDick
alle 09:15 /
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# cinema
[mercoledì, 16 gennaio 2008]
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La Sapienza del Papa
A me che il Papa non va più ad aprire l'anno accademico della Sapienza (la mia università, avrei molto più diritto di aprirlo io l'anno accademico) non spiace nemmeno un po', anzi ne sono pure contento. E 'sti cazzi delle polemiche politiche.
La verità è che tensioni nascono per un motivo solo: da tempo ormai la Chiesa ha lanciato una offensiva forte alla laicità dello Stato italiano, il conflitto è inevitabile, e purtroppo gioca a favore della Chiesa stessa che ora potrà dire, per bocca dei suoi difensori d'ufficio, di essere stata zittita, che in Italia i cattolici sono discriminati, bla bla.
Immaginato da PhilipDick
alle 11:04 /
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# fatti e opinioni
[lunedì, 14 gennaio 2008]
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La monnezza siamo noi
Dell'emergenza rifiuti campana saprete tutto immagino (mi piace immaginare...), e forse, anzi sicuramente più di me, che so solo quello che si vede e legge in tv e sui giornali. Ed è ormai un luogo comune dire che è colpa della politica, degli amministratori locali e della camorra, of course. Tutto vero, senza ombra di dubbio.
Giusto ieri stavo riflettendo sul problema e sono arrivato ad una conclusione banalissima: il problema rifiuti, al di là delle conseguenze patologiche raggiunte in Campania, esiste perché produciamo rifiuti, perché la nostra società non può fare a meno di produrre rifiuti: la società industriale produceva merci ed oggetti, quella post-industriale rifiuti di ogni genere (torno nuovamente, per l'ennesima volta su questo blog a consigliare la lettura dei romanzi di DeLillo, in particolare Underworld: poche altre volte la letteratura ha saputo spiegare così bene la realtà in cui viviamo).
Proprio ieri pensavo che l'unica soluzione sia produrre meno rifiuti (perché in realtà ne produciamo sempre di più) e per produrre meno rifiuti bisogna consumare di meno, tutti e tutto. Inutile fare esempi, sono sotto gli occhi di tutti. Servirebbe un grande cambiamento culturale, oltre che maggiore attenzione da parte delle classi dirigenti (che sulla monnezza in qualche modo lucrano), ma la colpa è soprattutto nostra.
E stamattina come per magia leggo l'ultimo numero di Giap, nel quale i Wu Ming avvalorano questa tesi (ma non è una novità, come non sono una novità le mie riflessioni, non nascono mica nel vuoto, chissà quante volte le ho già sentite), con un interessante (quanto originale) attacco alla soluzione finale dei termovalorizzatori (eufemismo, la parola termovalorizzatore, che fa pensare alla neo-lingua di Orwell): l'unica soluzione finale è cambiare profondamente il nostro modello di consumo, e quindi di vita: bastano piccole cose e piccoli gesti quotidiani.
E qui, aggiungo io, perché non rendersi conto che oggi abbiamo a disposizione tecnologie che dovrebbero contribuire a produrre meno oggetti e di conseguenza meno rifiuti e che invece non vengono sfruttate come si dovrebbe? Oggi abbiamo meno bisogno di oggetti materiali, almeno per alcune cose; pensate alla potenza del digitale, con una politica industriale meno miope e con qualche passo avanti nella creazione di supporti sempre migliori e flessibili, chi avrebbe più bisogno dei supporti materiali?
Quello dei rifiuti è solo un aspetto di un fenomeno più vasto, forse il più importante nel mondo globalizzato di oggi, di consumo e sperpero delle risorse con conseguente consumo e sperpero della Terra stessa. Consumo e sperpero che dà a breve avrà effetti non solo sul clima, non solo sulla nostra salute, ma anche sugli equilibri geopolitici del pianeta. Siamo sicuri di volerlo?
Immaginato da PhilipDick
alle 10:33 /
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# fatti e opinioni
[giovedì, 10 gennaio 2008]
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Monk
Voglio allietare la vostra serata con un po' di buona musica del Thelonious Monk Quartet: Epistrophy, Parigi, 1966.
Immaginato da PhilipDick
alle 20:59 /
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#
“L’irreale è più potente del reale. Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione a cui può spingersi l’immaginazione. Perché soltanto ciò che è intangibile, le idee, i concetti, le convinzioni, le fantasie, dura. Le pietre si sgretolano. Il legno marcisce. La gente, bé… la gente muore.”
Chuck Palahniuk
(Soffocare)
“L'immaginario è un luogo senza tempo e senza spazio, come il delirio degli schizofrenici. C'è chi come loro vi resta impigliato e non riesce più a trovare la strada del suo corpo”
Valerio Evangelisti
(Nicolas Eymerich, inquisitore)
“Le cose non devono essere avvenute realmente per essere vere. Le storie e i sogni sono verità rivestite d'ombra che sopravviveranno quando i nudi fatti saranno polvere, cenere, oblio”
Neil Gaiman
(Sandman - A Midsummer Night's Dream)
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